Non posso cancellare, tornare indietro, ripensare, migliorare, correggere.
Non posso prendermi la rivincita sulle mille parole che ho scritto.
Ma posso andare via e sognare come sarebbe andata se avessi scelto quelle giuste, se avessi fatto o detto davvero le cose giuste.
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Le cose giuste
2 giugno 2014Psicologia semplice
1 giugno 2014A volte ti accorgi che non ha senso continuare a tendere la mano. Arriva per tutti il momento di mollare e se lo sai riconoscere è una virtù. Quello che non riesci a tirar via dalle sabbie mobili, se non lo molli ti porta giù con lui.
Non possiamo aiutare tutti, ma soprattutto non esiste modo di aiutare chi non vuole essere aiutato.
Chi dice di fuggire il caos, ma ha bisogno della confusione.
Chi dice di cercare la felicità, ma edifica ovunque la sua insofferenza.
Chi non evita il dolore e lo arreda come si trattasse di un monolocale dove passare la notte, ma sono notti che non finiscono mai.
Chi sa bene cosa vuol dire stare male e si adatta a vivere in quella condizione solo perché in fondo è l’unica che riconosce, e fare dei passi in altre direzioni spaventa più delle frustrazioni che già si è abituati ad affrontare.
Un saggio ha scritto che la felicità sta esattamente al di là delle nostre paure ed è per questo vanno superate.
Invece per alcuni sembra che la vita sia come la traccia di un tema di cui non si sa cosa scrivere. Così è meglio copiare di sana pianta qualcosa che sappiamo valere un 5 scarso piuttosto che approntare da zero un nuovo svolgimento.
Un po’ come avere un social network e inserire ogni giorno lo stesso status, tutti i giorni, per non avere la sorpresa di qualcuno che magari una mattina ti risponda “ciao, sei felice?” E tu non sai che fare.
E così si finisce con il dare per scontato tutto quello che c’è, finché c’è, e si impazzisce accorgendosi un giorno di averlo perso.
Si, perché malgrado quel dolce far nulla che sembra non cambiare le cose, le cose cambiano. Malgrado il non volere rischiare nulla, comunque un rischio si corre sempre.
E a volte correre ai ripari con una ciambella e un mazzo di fiori non basta, perché poi si ritorna a fare i conti con i propri conflitti, le proprie insicurezze e le proprie paure. Non c’è nulla di più invitante che aggirare le proprie paure perché si trova sempre una giustificazione per farlo.
Quella più semplice? Non riesco a prendere decisioni, “io non sto bene”.
La chiamano “depressione” solo che nessuno ha ben chiaro come funziona il meccanismo.
Depresse sono le persone che si ostinano a non cambiare la propria vita, perché non si vogliono bene.
Che inventano con gli altri gli stessi sguardi con cui vorrebbero essere guardate dagli altri.
Che preferiscono anestetizzare che curare.
Che non amano il partner, eppure non prendono in considerazione l’ipotesi di poterlo lasciare per non farlo star male. Ma sbagliano.
In realtà sono preoccupate per loro, perché non saprebbero affrontare la “sconfitta” di perderlo un partner. Per questo non fanno che aggrapparsi a qualsiasi scusa pur di non fuggire via. In pratica si rifugiano nella vita che non vogliono, perché non conosco un’altra esistenza meno spaventosa di quella.
Eppure la vita è una cosa semplice.
Le scelte sono semplici.
Le conseguenze semplici.
Non c’è una ragione al mondo per cui valga la pena di renderle complicate.
Non tutti
1 giugno 2014Non possiamo aiutare tutti, ma soprattutto non possiamo aiutare chi non vuole essere aiutato.
Quando
1 giugno 2014Quando ti ho vista arrivare in quel ristorante.
Quando mi hai sorriso.
Quando mi hai guardato e ascoltato le mie sciocche domande.
Quando mi indicavi le strade di Vegas.
Quando non dormivo per parlarti la notte.
Quando ti aspettavo davanti a un teatro all’aperto.
Quando tornavo sui miei passi solo per darti un bacio.
Quando eri troppo alta, troppo impegnata, troppo complicata.
Quando attendevo interminabili ore sotto casa.
Quando arrivavi e mi si accendevano gli occhi.
Quando crollavi addormentata sulla mia spalla.
Quando ogni treno ti sembrava troppo sporco.
Quando ti muovevi sicura e veloce in una cucina e nessuno riusciva a starti dietro.
Quando non c’era mai modo di farti mettere un punto.
Quando stringevi forte la mia testa tra le tue gambe.
Quando scivolavi sulla neve cercando la mia mano.
Quando trattenevo il fiato prima di parlare.
Quando alzavi il sopracciglio prima di rispondere.
Quando facevi una battuta e improvvisavi il broncio.
Quando scomparivi per ore nella tua vecchia vita.
Quando le notti non passavano mai.
Quando ignoravi con chi avresti trascorso quella festa o quel compleanno.
Quando giuravi a te stessa che non mi avresti più rivisto.
Quando capivi che non sarebbe mai stato possibile.
Quando piangevi per un pesce rosso o per una parola di troppo e io mi sentivo sbagliato.
Quando saltavo un cancello.
Quando rimanevo impigliato nei gelsomini.
Quando aspettavo un messaggio che non arrivava mai.
Quando guardavo il contachilometri segnare 240.
Quando spingevo il tuo carrello della spesa.
Quando le mie e le tue insicurezze.
Quando accarezzavo una cagnetta nera in una sala di attesa.
Quando ti commuovevi ascoltando cantare gli uccelli nel nido di una siepe.
Quando “devo fumare una sigaretta”.
Quando “devo uccidere la cocciniglia”.
Quando “ho finito le sigarette”.
Quando “non potrò mai farti felice”.
Quando “non sono felice”.
Quando ho capito che tutto sarebbe finito.
Quando un giorno mi volto all’improvviso e ci sei tu che mi regali un fiore.
Quando quel fiore si trasforma in un abbraccio.
Tutti questi “quando” sono stati la mia vita e oggi nemmeno quando dormo il “quando” s’addormenta.
Quando sogno.
Quando non ci sei.
Quando parlo di te con le persone a cui voglio bene.
Quando gli racconto che ho amato proprio tutto di te, anche quello che mi ha fatto stare male e che non mi fa più stare male.
Quando penso che un giorno smetteremo di esserci.
Quando smetterò finalmente di chiedermelo.
Ancora pensieri in pillole
31 Maggio 2014Immaginare qualcosa che si teme mette più paura del pericolo stesso.
Un sorriso di un amico non nasconde mai nulla. La maggior parte delle volte è solo un sorriso.
Ci sono pensieri che non vorrei mettessero mai piede nella mia testa, ma che ogni tanto sono costretto ad ospitare. Stasera vorrei essere in grado di liquidarli con una risata.
Ignoravo di trovarlo così affollato altrimenti avrei scelto un altro tunnel.
Sono milioni le persone che ti passano accanto senza vederti e solo alcune si accorgono di te. Se impari bene la differenza tra utile, importante e indispensabile, nessuna di queste potrà mai deluderti.
Nel modo
31 Maggio 2014Nel modo in cui mi sorridi ci sono collisioni di stelle.
Nel modo in cui mi guardi ci sono i raggi di un sole lontano.
Nel tuo modo in cui ti avvicini c’è un uragano col nome di donna.
Ieri sera mi hai detto che sembravo più giovane, ma forse non ero io. Erano i tuoi occhi a vedermi così, perché per qualche interminabile istante mi hai guardato dentro.
È vero, sono diventato leggibile. Lo sono diventato mentre correvo di qua e di là in cerca di una persona che mi ritenesse più importante che utile.
Lo sono diventato e nemmeno me ne sono accorto. Talmente leggibile da pensare che è meglio una vita con la luce accesa la sera, quando rientro a casa, piuttosto che la solitudine dell’amore di cui ho bisogno.
Non è un ossimoro.
La solitudine sono i mille compromessi a cui cedo ogni volta che mi fermo a scrivere di te e dimentico di essere solo.
Anime
30 Maggio 2014Ignoro cosa sia un’anima, ma la mia e la sua erano probabilmente fatte della stessa cosa.
L’amore semplice
29 Maggio 2014L’amore è difficile da capire? La teoria dei quanti di Plank è difficile da capire, solo che non mette i brividi.
Tranne una cosa
27 Maggio 2014Sei perfetta e non c’è nulla che vorrei davvero cambiare in te. Tranne una cosa. Aggiungerei un po’ di me.
Assenza
25 Maggio 2014Oggi mi guardo allo specchio e so chi sono, ma non vedo più in là della mia faccia. Sbattuta, sfruttata, a volte forse troppo utilizzata.
Posso abbellirla e sistemarla una faccia, ma l’anima no. E quando scrivo dell’anima non so nemmeno di cosa parlo.
Se si tratta di una presenza oppure un’assenza.
Mi sento multiplo. Sono come in un salone rettangolare pieno di specchi sulle pareti che riflettono tutto e niente. Sono “tutti” e “nessuno”.
Come un talentuoso giardiniere sente il bisogno di sentirsi albero oppure fiore, io stamattina sogno di essere una goccia di sangue che ti scorre nelle vene. L’unico modo che conosco per arrivarti al cuore.
Mi sento vivere le assenze altrui.
Ma in fondo che cosa altro è l’assenza se non una presenza incompleta.
Uno stato d’animo, qualcosa che accettiamo solo perché in fondo ci da comunque emozioni. L’importante è che sia la nostra e non quella di qualcun altro.
Per questo quando sto con te il due vale più di due, ma quando non ci sei, solo è sempre meno di uno.
Le cose serie
25 Maggio 2014Credo sia arrivato il momento che io mi presenti ai genitori del mio barattolo di nutella da 5kg
Treni che corrono
24 Maggio 2014Ci sono treni che corrono, eppure non sembrano portare in alcun luogo. La velocità non è mai più importante della direzione. E non importa quanto siano lunghi, eleganti e puliti. Dalla prima stazione, dal primo passo verso quel vagone, dal primo centimetro percorso dopo la chiusura delle porte, anche quando so che potrei aver sbagliato binario, io rimango comunque seduto, resto comunque me stesso.
Sono una di quelle persone con il cuore dentro, una di quelle che non hanno la vista o l’udito di un gatto e nemmeno si muovono come un gatto, ma che non puoi fare a meno di chiamare “cicciogatto”.
Sono una di quelle persone che la mattina scrive che cosa ha dentro su un social network. Una di quelle che quando è sola parla con gli alberi e gli alberi gli rispondono, ma non sempre. Solo certi alberi.
Uno che alla bellezza preferisce l’armonia, che del mare adora la tempesta, che “la tigre non è poi tanto diversa da un girasole”, o un sorriso da un broncio, un abbraccio da un pianto.
Come a parafrasare una foto che mi hai inviato ieri, io oggi non mi sento diverso, ma unico. Un me stesso fuori dagli schemi e dentro le righe. Un uomo, un sognatore, un animale, un padre, uno zingaro, un poeta, uno scrittore, un simpatico umorista a volte un po’ folle. L’unico vero ingegnere della mia vita, nel bene e nel male, sono io.
Un nome che respira. Un ragazzo che ancora piange, ride, scherza e si innamora di nascosto dall’altro lato di una luna grigia.
Io sono un prolungamento del tuo sguardo, l’estensione di un sorriso e il tocco lieve delle mie labbra sul tuo corpo.
Sono solo un passeggero in questa vita, ma ho le mie valige, le mie mappe e le mie folli speranze.
Ecco.
Ci siamo fermati.
C’è una stazione.
Una qualsiasi.
Mi stropiccio gli occhi…
Potrei anche scendere.
Mi manca solo il quando, il dove, il perché, un caricabatterie, il coraggio e qualcuno che mi mostri la felicità come un posto dove non sono mai stato prima.
Il punto di arrivo
23 Maggio 2014Le parole che ti voglio dire sono sempre le più difficili da dire.
Sono parole che non descrivono sentimenti, ma li trasportano da un posto all’altro.
Da un cuore a una mente o da una mente a un cuore.
Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando le parole rimangono chiuse dentro non per mancanza di un punto di partenza, ma perché non esiste alcun punto di arrivo.
Uno sguardo che sappia vedere.
Un cuore che sappia scaldare.
Una mano che sappia stringere.
Un orecchio che sappia ascoltare.
Non so se per te ora è mattina oppure sera.
Non so quali parole dovrei scrivere.
So solo che a tutto quello che non c’è io ora darei il tuo nome.
Mi manchi come il calore di uno sguardo.
Mi manchi come la gioia di un abbraccio.
Mi manchi come il suono di tutte le parole che ancora non ti ho detto e che temo di non riuscire a scrivere più.
Tutto quello che
23 Maggio 2014Tra i mille messaggi che ci scambiamo riesco anche a emozionarmi e scrivere ogni tabto qualcosa. Una frase, un pensiero.
Oggi postavo foto, sfogliavo ricordi, ho provato a scrivere tutto quello che c’è stato tra me e te, tutto quello che penso, che provo, che sento, che spero, che giuro, che voglio, che progetto, che manco, che imbroglio, che penso di aver capito, che so di non aver capito, tutto quello “che”.
Poi tu posti una faccina e mi fai piangere, così tolgo tutto quello che non è essenziale, tutto quello che fa paura, tutto quello che non mi aspetto, tutto quello che non è sincero, tutto quello che non è verità, tutto quello che non importa, tutto quello che non conta o che non mi piace, tutto quello che può essere frainteso, conteso, inquinato, dimenticato, perso, tutto quello “che”.
Alla fine solo poche righe restano impresse sul mio cuore.
Sono sereno quando sei serena, sono triste quando sei triste, sono felice quando lo sei anche tu, ma soprattutto quando non ci sei mi manchi tanto, mi manchi troppo, mi manchi da morire.
Questo non è un buongiorno, ma spero lo considererai come tale anche se è notte fonda.
Rapporti umani
22 Maggio 2014Se mi chiedessero in che misura sono insoddisfatto dei rapporti umani direi una quinta piena, quasi sesta.








