Archive for dicembre 2010

La maschera

22 dicembre 2010


Riordinare concetti ed idee e per questo forzare il pensiero per individuare da che parte è il lato oscuro.
Alzarsi con un pugno ed ascoltare una improbabile musica, è un buon tentativo di dare una collocazione ottimistica anche a questa quotidianità.
La direzione da prendere appare chiara eppure mi sento spietatamente debole, indeciso, confuso. Perso in uno scostante intimismo di idee che non migliorerà finché non avrò capito se mi trovo alla fine di un sogno oppure nel bel mezzo di una pausa.
Mi immergo in un caffellatte ancora caldo e regredisco fino a toccare il fondo del bicchiere.
I pensieri di oggi se ne stanno immobili raschiando il fondo come tanti mollicci frammenti di biscotto.
Un uomo spontaneamente creativo ed uno squallidamente superficiale si danno appuntamento nella mia testa come fossero al bar. Si guardano e si studiano a vicenda.
Indossano entrambi una maschera che vagamente ricorda alcune scene di uno stupendo film di Stanley Kubrik, “Eyes Wide Shut”.
Vorrebbero scendere a patti, ma hanno la pessima abitudine di far troppo rumore e nella mia testa stamattina il silenzio è d’oro.
In 40 anni ho incontrato troppe maschere, troppi visi nascosti, visi mascherati che spesso nascondevano i commedianti, ma non le loro inopportune commedie.
Bugiardi.
Per mentire bisogna imparare a nascondere i pensieri veri e comunicarne altri e spesso si usa una maschera.
Buffoni.
Io li conosco, anzi li riconosco ed è proprio in quel momento che sento sul mio viso il tremendo bisogno del peso di una maschera.
Così sogno di indossare anche io un costume e truccarmi in modo perfetto.
Non più una maschera, ma la maschera.
L’unica e la sola possibile quando iniziano le danze e c’è da ballare.
E’ la mia maschera.
La maschera che non nasconde.
La vera maschera di un me stesso vero fino allo stare male.
Spontaneamente maschera.
Sapientemente maschera.
Spietatamente maschera.
Posso portarla in viso con stile e naturalezza, senza che nessuno se ne accorga, perché in realtà non c’è proprio alcuna maschera a celare il mio volto.
Io sono io.
Divertente e farsesco, ma non falso, non bugiardo.
I miei pensieri sono veri.
Tragicamente veri.
Stramaledettamente veri.
A volte dissacranti, magari divertenti e che sfiorano il ridicolo, ma veri.
Posso mascherarmi, ma i panni di ciò che sono mi restano sempre attaccati addosso.
Sempre uguali.
Sempre gli stessi.

Qual’è la maschera?
Io ne possiedo una sola.
La mia faccia.
Sfruttata.
Strautilizzata ed in passato anche derisa.
Ma questo un commediante non può capirlo.
Per lui maschera significa solo finzione ed inganno.
Camaleontico.
Ipocrita.
Ti mette in crisi. Ti blocca la porta nascondendosi dietro uno sguardo, e tu non hai che un solo pensiero sincero da sbattergli in faccia.
Non hai nient’altro da proteggere se non te stesso, le tue idee, la voglia di correggere i tuoi errori.
Dietro la mia maschera c’è un io che non è niente di più di ciò che appare.
Non nascondo nessun misterioso segreto.
Io sono i miei gesti, ma non provocatemi.
E’ un avvertimento per tutte le numerose maschere ancora in circolazione.
Se avrò qualcosa da dire la dirò.
Se avrò una verità da scrivere la scriverò.
Tagliatemi la testa, le mani e lo sguardo oppure statemi lontano.
Sono infettato di verità e posso spingermi fino al limite, dove un me stesso può arrivare senza essere sconfitto.
Posso toccare il fondo, ma non frenare il mio desiderio di inseguirmi e sono sempre in grado di riconoscere un commediante.
Se sbatti la sua maschera contro il muro dell’indifferenza e dell’ipocrisia, del calcolo e dell’interesse.
Si frantuma in tanti pezzi mollicci, come i biscotti nel mio caffellatte.

Intervista Assopoker di Domenico Gioffrè

4 dicembre 2010

Eccoci qui a colloquio con “the bear”. Dalle pagine del tuo “vita da orso” emergono diverse cose di te, ma una mi suscita una enorme curiosità e quindi partiamo a bomba. Da quello che scrivi, mostri di essere una persona in perenne evoluzione, in perenne ricerca di sé e di “nuovi sè”. Come fa tutto questo a convivere con lo spirito competitivo di un player che deve mostrarsi più sicuro e granitico dell’avversario di turno?
Mi è sempre rimasta impressa una frase del mio vecchio professore del liceo. “Prima confrontarti con gli altri devi imparare a confrontarti con te stesso.” Ed io non faccio altro. Scrivo e mi rileggo ogni volta che ne sento il bisogno. Credo di avere il dono dell’esposizione e la sensibilità necessaria per guardarmi dentro. Raccontare diventa quindi una elementare conseguenza. Nascono così le mie riflessioni e tutte quelle note che possono essere belle o brutte, scritte bene o male e riguardare la “mia” come altre migliaia di vite reali come la mia.
Quello che mi piace sottolineare nei miei scritti è che esiste una linea ben visibile che separa la realtà, l’esperienza e la fantasia. Le tre cose non si escludono, ma non si possono neanche confondere o sovrapporre.
Soprattutto però, non possono fare a meno l’una dell’altra: la fantasia non può fare a meno della realtà e la realtà dell’esperienza.
Il mio mettermi in dubbio è tutt’altro che sintomo di insicurezza o paura. E’ pura coscienza.
Non c’è nulla di esoterico, filosofico o psicologico in questo. Tutto diventa oggetto di riflessione, tutto può essere messo in discussione e tutto diventa quindi raccontabile.
Il rapporto tra l’uomo e il giocatore?
Non sei la prima persona a notare questo mutevole contrasto di personalità.
Qualcuno mi chiede se i pensieri coincidono oppure no. Se le loro idee sono simili oppure differiscono completamente.
In realtà vado d’accordo con entrambi.
Interpreto alla perfezione il giocatore sedendomi al tavolo e guardandomi intorno con l’unico scopo di saccheggiare le emozioni di tutti gli avversari. Analizzo le parole, i comportamenti. Cerco di entrare nella pelle di ognuno e quando riesco a farlo quel giocatore diventa un libro aperto.
Nel poker come nella vita sono diventato molto bravo ad osservare gli altri, ad ascoltarli, a non farmi sfuggire un gesto o una parola. E’ questa la competizione, le carte sono secondarie.
Alla fine il giocatore legge i testi dello scrittore, mentre lo scrittore vive e si limita a tifare spietatamente.

Scherzi a parte, si nota da subito che non sei un poker player nell’accezione “comunemente intesa”, a partire dal tipo di comunicazione. Molti scrivono “ho shippato qui”, “mi hanno sculato di là” etc etc…Tu invece fermi i tuoi pensieri liberi, su di te e su ciò che ti circonda, e li condividi con tutti. Come vivi questo mondo (del poker obv)? Ti sta stretto?
Ti confesso che il mondo del poker mi va effettivamente un po’ stretto, ma ho intenzione di mettermi seriamente a dieta.
Ironia a parte.
Esiste un momento per vivere, uno per raccontarmi, uno per rileggermi ed uno per sognare.
Ad ogni momento corrispondono emozioni forti e mutevoli stati d’animo. Non sto certo a misurare quanto mondo ci sia intorno a me per godere di tutto questo.
La cosa singolare è che in questi miei singolari stati d’animo si rileggono anche centinaia di affezionati lettori.
Forse questo spazio non è poi così stretto ! Ci si entra tutti comodamente.

Si inizia a parlare di te più o meno due anni fa, con due tavoli finali importanti. Ma cosa c’è nel tuo background e quando hai scoperto l’hold’em?
Seguivo il poker da diversi anni, ma non avevo mai giocato un torneo vero. Poi decisi di cominciare ed eccomi qui. Nella vita di chi non gioca sono presenti soltanto immagini e ricordi di partite viste. Io posso ritenermi fortunato di averle anche vissute e qualche volta, vinte.
Il motto del mio primo Main Event alle World Series era “Oggi sei qui, meritatelo!”

Attualmente hai un Hotel & SPA a Claviere. A parte il fatto di essere molto frequentato anche da colleghi poker players, lo consideri un pò l’habitat naturale per “l’orso”?
L’Hotel Bes è diventato col tempo la tana dell’orso. Era naturale che si trasformasse anche in un punto di riferimento per le vacanze invernali di quegli amici o colleghi con cui ho avuto modo di condividere le emozioni del poker in giro per il mondo.

Sei molto prolifico come scrittore/blogger. Ma che esperienza è per te scrivere?
Creatività e fantasia. Credo che soprattutto il mio carattere sia la variabile di valore alla base di quello che tu definisci “prolifico”.
Scrivendo cerco di trasferire ad altri la terapeutica immagine di un me stesso migliore.
Non è facile perchè una cosa è raccontare, un’altra cosa è raccontarsi.
Servono coraggio, grinta ed energia per scrivere e descrivere e riscrivere sempre.
Ma bisogna essere anche quel tipo di persona in costante ricerca di un proprio equilibrio. Come dire, sempre ad un passo da un baratro fatto di dubbi, eppure mai in bilico.
Scrivo e so che alla fine altri leggeranno quello che ho scritto.
C’è chi tiene le sue pagine chiuse a chiave in un cassetto e lì le lascia per sempre. Scelta legittima ma credo che sia molto più utile aprirlo quel cassetto.

Non so…ricerca, abitudine, necessità magari!Riusciresti a grindare con una simile regolarità?
Al tempo sono stato un trader privato e per oltre 5 anni l’attività svolta per il fondo hedge iniziava dalle 8 di mattina (con sveglia alle 6:30 circa) fino alle 22 (al netto delle dovute e necessarie pause).
Ero quotidianamente sui mercati di mezzo mondo in modo spietatamente attivo ed assorbente, tanto che la sera spesso finivo con il portatile a letto. Grindare non mi spaventa di certo, ma al momento non la considero una necessità, nè tanto meno una priorità. Il tutto si ridurrebbe ad una mera questione economica. Non si grinda per passione, lo si fa solo per denaro.

Scherzi a parte…giochi online? O per te il poker è un’esperienza squisitamente “vis a vis”?Come analizzi il tuo gioco? Utilizzi software o anche qui meglio le dita, una tastiera e un foglio bianco?
Il poker live è ragione e sensibilità. Il poker online automatismo e disciplina. Si tratta di giochi diversi giocati da giocatori con differenti peculiarità.
Nel poker online è come nella vita, quando la fretta ti costringe ad agire e non c’è tempo di ragionare. Servono software e schemi soprattutto se si gioca su più tavoli. Non credo di essere un forte giocatore online, però mi diverte giocare soprattutto affiancando giocatori meno esperti. Ne faccio una mera questione didattica.
Nel poker live ho invece tutto il tempo per ragionare su ciò che è possibile, impossibile o necessario fare. Si studiano gli avversari. Servono memoria e spirito di osservazione. Un pizzico di esperienza, un po’ di fortuna, tanta pazienza ed il gioco è fatto. Questo è quello che si avvicina di più ad una passione.

C’è un collega player che stimi più di altri? E così per gioco, se si potesse, c’è una qualità che ruberesti a qualcuno per farla tua? Se sì, cosa e a chi?
Parto sempre dal presupposto ci sia sempre un “qualcosa” da imparare da tutti. Io, in attesa di migliorare, mi tengo ben strette le mie imperfezioni.
Citare un giocatore in particolare sarebbe da parte mia poco elegante e forse inutile. Sappiamo tutti che il giocatore perfetto è quello fortunato.
Farei mia questa qualità.

Ti abbiamo visto uscire da tornei con monoout contro, eppure nelle foto hai sempre un’espressione serena e sorridente. Fingi bene o davvero non tilti mai?
E’ un gioco di carte e lo considero tale anche quando le cose non vanno per il verso giusto. Non può essere una vittoria a farmi sentire migliore di quello che sono. Tantomeno una sconfitta, seppur beffarda, potrà mai togliermi un briciolo della mia autostima.
L’espressione serena ed il sorriso sono solo una mera questione di signorilità.

Hai avuto un’esperienza da pro sponsorizzato con Goalwin. Ora cosa bolle nel pentolone dell’orso? (rispondi obv solo se vuoi e puoi ;))
Devo ringraziare la famiglia Merighi e il manager Francesco Pivetta per avermi dato quella possibilità. Purtroppo non si è riusciti a dare un seguito all’avventura, ma rimangono comunque buonissimi ricordi e qualche ottimo risultato ancora ben visibile in bacheca.
Cosa bolle in pentola? Visto che è l’ultima domanda ti risponderò alla maniera dell’orso. Con filosofia.
“Non c’è una via di mezzo. Esistono solo strade, alcune le percorriamo, altre no.
C’è sempre un qualcosa per cui valga la pena lottare e visto che lo abbiamo fatto fino ad ora, non vedo perchè non farlo anche domani.”
Ho detto tutto.
Un abbraccio ed un saluto affettuoso.

di Domenico Gioffrè – Assopoker.it


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