Posts Tagged ‘tempo’

Manca una fine

7 dicembre 2017

Credo che sia possibile vivere senza stringere. Senza abbracciare. Senza baciare. Ma non senza desiderare spietatamente di farlo.

Quando le possibilità non esistono i desideri non hanno corpo. Non sanno camminare. Non riescono nemmeno a tossire. A sbuffare. Oppure ad alzare un sopracciglio.

Una canzone di Tom Jones mi cammina dentro mentre aspetto a occhi semichiusi il solito treno. Intanto il freddo mi fracassa le ossa. Gela respiri. Mastica i polmoni e li risputa in terra. Goccia su goccia.

Ci sono giorni in cui sembra facile lanciare il cuore a canestro con la speranza di fare centro. Eppure continuo a prendere il ferro. Con quella sensazione di debordante incompletezza a farmi da sipario. Quando lo seguo con gli occhi. Quando lo vedo compiere qualche giro a vuoto. E poi cadere giù.

Stanotte mi resta la scrittura, lei sola. Assieme a tutte quella musica che non ascolta più nessuno. Quella che non è mai abbastanza. Quella che non è mai all’altezza del momento.

A tutti e tutto manca sempre qualcosa che li completi. Agli uomini. Al tempo. Allo spazio. Alla storia. Ai resti di un grande impero.

In fondo, anche all’infinito, manca una fine.

Laddove il tempo 

22 novembre 2017

Alice sapeva di essere osservata. C’era un gatto che si nascondeva sempre dietro quell’albero senza rami. Altre volte invece si confondeva in un universo parallelo. Un posto dove i buoni propositi facevano concorrenza alle foglie in autunno. 

Alice aveva più di un pensiero. Tagliare pomodorini. Soffriggere strisce di pancetta. Grattare pecorino e parmigiano. E poi se ne stava ore ad annusare le pareti della cucina per ottenere un martellante capogiro.

Alice voleva scendere ancora lungo quel sentiero che porta al mare. Sognava di camminare tra gli scogli dopo il tramonto. Passeggiare fino a quando la temperatura fosse stata insopportabile. Arrivare lontano con gli occhi fino ad avere sguardi inutili. Laddove il tempo non avrebbe avuto più nulla da chiedere ai ricordi.

Diamo tempo al tempo

16 aprile 2011


Nel Texas Hold’em, come nella vita, spesso si finisce con il confondere l’opportunità di giocare un torneo con la compulsiva necessità di farlo. A volte anche commettendo il banale errore di tirare in ballo la propria dignità a titolo di giustificazione. Esiste una categoria di giocatori che non riuscirebbe a rinunciare nemmeno per un istante alle luci della ribalta. Sia chiaro, ad ognuno di noi piace vincere e la speranza di tutti è che un giorno arrivi un singolo raggio di quella luce ad illuminare il nostro torneo.

Da qui a fare però della speranza una maniacale necessità, il passo rischia di diventare breve. Magari solo per via di un “appeal” squisitamente televisivo, dove è un semplice tavolo finale ad un campionato di poker live a trasformarsi nell’unica via di fuga da un anonimato a volte pesante. Anonimato che per certi players è addirittura difficile da sopportare.

Pochi d’altronde nel proprio lavoro o in ambito di una vita vissuta normalmente avrebbero il coraggio di mettere tutto in gioco, mentre in un torneo è relativamente facile andare “all-in” e magari vincere. Il Texas Hold’em dà la possibilità anche alle persone più semplici di trovare il proprio momento di gloria, combattendo e vincendo intorno a un tavolo verde. Ma se poi si viene eliminati? Cosa succede? L’indisciplinata voglia di rivincita può causare un brutto scherzo e spingere all’immediata ricerca di una nuova ribalta.

Così come in una sorta di sordido compromesso e in costante equilibrio tra il bisogno di “arrivare” e l’effettiva capacità di “arrivare”, si raddoppiano inutilmente gli sforzi, perdendo di vista una delle regole fondamentali che ogni giocatore non dovrebbe mai dimenticare. Il controllo del proprio bankroll.

Viviamo in un mondo dove l’uomo non è altro che un ingegnoso compromesso tra cuore e mente, e visto che sono soprattutto i compromessi a rappresentare il propellente dell’esistenza, perché non accettarne uno che metta d’accordo “uomo” e “giocatore” optando in certi casi per non giocare? Perché non rinunciare alla spasmodica ricerca di una ribalta da trovare ad ogni costo? “Diamo tempo al tempo” dicevano i saggi.

In realtà bisognerebbe accontentarsi di usarlo il tempo ed invece c’è chi addirittura si perde nel tentativo di possederlo. Ci si deve regalare una pausa quando non si ha a disposizione il bankroll necessario da destinare ad un torneo live. Non esistono solo decisioni da prendere al tavolo, ma anche scelte lontane dalla realtà del torneo stesso e sono quelle che fanno la differenza tra un uomo accorto ed un giocatore irresponsabile.

Purtroppo però, il “gambler” che si nasconde in noi non è sempre disposto ad accettare questo compromesso e la prima partita che ci troveremo ogni volta ad affrontare sarà proprio quella tra il “noi” che siamo ed il “noi” in cui vorremmo trasformarci. C’è una grande differenza tra il voler essere un “grande” e diventarlo veramente. Lo stessa distanza che passa tra il giocatore che vuole vincere e colui a cui invece importa solo che, alla fine, se ne parli.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: