Archive for ottobre 2019

#misere cinque assi

27 ottobre 2019

Credo nell’amore. Ci ho sempre creduto. Credo nell’ispirazione che nasce dall’ammirazione verso un’altra persona. Credo anche nel mestiere di amare. Credo in Prevert e Khalil Gibran. Credo che il primo dovere di ogni uomo innamorato sia quello di soddisfare. Di proteggere. Di interessare, coinvolgere e realizzare i desideri dell’altra.

Credo che tutte le relazioni sane debbano contenere dei misteri insondabili. Delle circostanze inspiegabili. Dei ragionamenti per assurdo. Credo negli inizi di ogni storia, temo le parti centrali e ho il terrore dei finali. Credo nelle relazioni forti di persone con caratteri forti. Uomini e donne che sognano qualcosa, che hanno bisogno di qualcosa e agiscono per ottenerlo.

Credo nei protagonisti, negli antagonisti, negli obiettivi mancati che insegnano e negli ostacoli superati, o presi in faccia. Fa lo stesso. Credo che i desideri concreti siano più forti di quelli astratti. Credo nella tensione. Nell’emozione di un’attesa, nel dramma di un rifiuto, e nella suspense di una risposta difficile.

Credo che si impari più dal passato, che non rinnegandolo il passato.

Credo che ogni bella persona abbia comunque i suoi segreti da custodire, le sue idee da difendere, la sue potenzialità da esprimere. Credo nella sincerità di un pianto e nelle mille possibilità di un abbraccio. Credo nella natura umana delle scelte. Nel rispetto dei sentimenti. Anche quelli non ricambiati. Credo che le domande più profonde della nostra anima siano più importanti delle risposte.

Credo che un uomo innamorato sia un poeta travestito da architetto. Credo che amare sia il mestiere più difficile. Sottopagato. Sottostimato. L’amore è un ponte. Che parte dentro di noi e porta dritto al cuore degli altri. Un ponte. Già. Detto così non sembra molto. Sono solo misere assi di legno. Nei casi migliori è ferro. Niente di che. Ma ci si emoziona così tanto per tutto quello che ci può passare sopra. E senza mai restare troppo tempo a chiedersi, “reggerà?”

Un amore non nasce da solo. Non è un desiderio nascosto tra le sinapsi di una testa. Ma un sentimento in cui credere, che si manifesta con devastante prepotenza e che ti chiede di vivere. Senza trama. Senza copione. Senza finali a sorpresa.

Bisogna però saperlo fare. Amare intendo. Perché quando ci si innamora e non si è mai veramente pronti a farlo. Ci si confonde. Ti sembra di sapere alla perfezione sempre tutto quello che va fatto, ma in realtà non ne sai nulla.

Agisci a caso. Nella convinzione che ogni passo sia nella giusta direzione. Mosso soltanto dal bisogno di affetto, dalla confusione e da una crescente carenza di attenzioni. Per questo oggi io dico che prima di innamorarsi ci vuole prudenza. Ci vuole cautela. Saper rimanere in ascolto. In equilibrio su quelle misere cinque assi. In paziente attesa che arrivi il giorno in cui nessuna domanda sarà più così difficile, e nessuna risposta farà più tanta paura.

Tutto torna

26 ottobre 2019

Passeggio per i vicoli del centro di Roma. Indosso quei blue jeans strappati che fanno tanto moda e un paio di scarpe da ginnastica fucsia. Unico compromesso sportivo di questa notte. Per fortuna ho uno di quei k-way fantasia militare a proteggermi dai miei stessi pensieri e dall’umidità.

Ripenso a quel giorno in cui stavo passeggiando come adesso. A quell’artigiano che a tarda notte era quasi ossessionato dal lavoro nella sua bottega in via della lungara. Oggi invece la serranda è chiusa. Quella sera ricordo che mi ero affacciato, gettando uno sguardo. Gli chiesi se era la passione per i mobili antichi a farlo lavorare fino a tarda notte.

Lui ricambiò il saluto e mi rispose gentilmente.

“La verità è che non mi interessa davvero. È un modo come un altro per stare da solo con i miei ricordi. A ripensare alle cose che mi sono state dette .” E intanto continuava a impagliare una seduta. Lentamente, ma senza sosta e soprattutto senza accennare a fermarsi.

Lo salutai con un cenno del capo.

E già. Forse non pensiamo alle cose quando ci vengono dette, ma quando giungono a noi. Attraverso il silenzio. Attraverso il tempo. Attraverso una solitudine ricercata e preziosa. Questa distanza tra timpano e intimità può durare anni.

Per esempio oggi capisco che la fine di un qualcosa può essere anche la “bellezza di accettarne la fine”. Rispettarla. Attendere altro. Capisco che il discorso sulla necessità di rivedere certe scelte e ascoltare alcuni consigli magari mi arriverà col tempo. Nessuna fretta. La vita non è distratta. E soprattutto nessuna parola d’amore si perde mai davvero. Alla fine tutto torna.

E poi

22 ottobre 2019

E poi arrivarono gli occhi e si presero la rivincita su tutto quello che non erano riuscite a fare le parole.

Godendosi il panorama

17 ottobre 2019

Scrivere è una trappola dannatamente dolce. Ti cattura, ma sa anche lasciarti andare. Stanotte mi nutrivo dei sorrisi avanzati da qualche altra storia. Prendevo la luna per mano finché lei si lasciava afferrare. Poi mi accarezzavo le cicatrici dei sogni passati.

La scelta di ridurre al minimo le cose noiose nella mia vita mi allontana spesso da casa. Le persone che ho conosciuto in passato mi attraversano la testa e io stesso faccio parte di questo flusso.

Ricordare è facile. Scordare un po’ meno. Eppure servirebbe un gesto condizionato. Una “forma mentis” dedicata a tutte quelle persone che hanno pensato di poter occupare un posto nella mia vita. Di potersi accomodare sui miei sentimenti e di restare lì, a bere uno spritz godendosi il panorama.

Un jep

9 ottobre 2019

Vieni. Qui c’è lo spazio destinato alle cose belle e discutibili. Una cena non convenzionale. Un film dannatamente coinvolgente. Forse “scorretto”, ma non per questo meno godibile. Città Alta, ma solo dall’esterno.

La statua di un leone che vomita acqua in una fontana. Una vista mozzafiato. I primi freddi. Un viale alberato a metà strada tra un brivido e una stella cadente. E in mezzo alla strada un Jep che deve solo rimanere vigile. Mettere distanze. Riscoprire la qualità della presenza.

Da quando ho superato i quaranta, lo sguardo verso i fatti che accadono si è fatto più attento. Più personale. Più penetrante. E giunto alla soglia dei cinquanta posso dichiarare di essere diventato quasi un perfetto osservatore. Dico quasi perché a questo mondo, come dice spesso mio padre, non si è mai davvero sicuri di nulla. E mio padre ha “quasi” sempre ragione

Un racconto qualunque

1 ottobre 2019

Viaggiare è un verbo spietatamente transitivo. Vuole sempre una meta e un posto al quale fare ritorno.

Viaggiare. Velocemente. Senza un complemento di causa efficiente.

Viaggiare in piedi o rigorosamente seduti. Dietro a un ricordo. Un numero dispari. Cento colpi di spazzola.

La strada del ritorno poi è la stessa. Sempre troppo solo. Mai veramente da solo. Altri passeggeri. Troppi. Altre storie.

E Alice? Potrebbe essere passata di qui.

Potrebbe esserci stato davvero chiunque. E questo potrebbe essere nient’altro che un racconto qualunque.


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