Archive for dicembre 2011

Ogni giorno

27 dicembre 2011

Ogni giorno, che sia Natale, Pasquetta, il giorno del tuo compleanno oppure un giorno qualunque, sei chiamato a fare un qualcosa di importante.
Poco conta che sia un periodo felice della tua vita o rigonfio di profonde malinconie, perché c’è quel qualcosa che va comunque fatto.
Esiste per ogni uomo un compito non scritto che, per quanto gravoso possa essere, deve comunque essere svolto sempre, con chirurgica dedizione ed a qualsiasi condizione, senza stare lì troppo a pensare.
Il mio dovere è quello di essere un buon padre. Un ruolo che ho interpretato per otto anni, senza distrazioni, ed al quale per niente e nessuno sarei disposto a rinunciare.
Niente. E nessuno!
Papà ti sarà sempre accanto piccolina mia.

Argomenti importanti

22 dicembre 2011

Quando metto a fuoco argomenti profondamente importanti ed attuali come la situazione politica, il surriscaldamento della terra, la fame nel mondo, sembra tutto tremendo, senza possibilità di recupero, senza la minima prospettiva di soluzione.
Se invece regolo la traiettoria del mio pensiero e mi concentro sulle banalità di turno, che so, sugli occhi della ragazza appena conosciuta, sull’ultima prestazione di Totti, o lo sci club di mia figlia, diventa tutto improvvisamente vivibile e bellissimo. Insomma, il rischio è che oggi per essere davvero sereni, si finisca con l’impostare i propri pensieri solo su scala ridotta. Da qui a trasformandosi in una sorta di figura mitologica superficiale ed impotente il passo è breve. Ecco perchè io non posso, non voglio e non devo limitarmi più a pensare solo su scala ridotta.

Un sogno

22 dicembre 2011


Ho sognato che rincorrevo un coniglio bianco in una strada deserta e che lo vedevo sfuggire via all’ultimo momento, solo un istante prima che riuscissi ad afferrarlo.
È stato come se un destino beffardo lo allontanasse all’improvviso proprio quando lo vedevo più vicino.
Freud scriveva: “I sogni anticipano le impressioni di un nuovo giorno, come lo splendore delle stelle anticipa la luce del sole.”
Io ho un’interpretazione diversa e magari assolutamente sbagliata.
Ho la netta sensazione che nei sogni si riflettano le fatiche e le frustrazioni di chi vorrebbe di più e non riesce ad ottenerlo. Ed io potrei aver rivissuto solo l’improbabile tentativo di un uomo di raggiungere ciò che davvero desidera o che ama.
Se così fosse, preferirei volentieri non sognare di rincorrere un coniglio per strada, ma Charlize Theron su una spiaggia maldiviana.

E’ più giusto dire che ci tengo

22 dicembre 2011

Non è giusto dire che “mi inquieto spesso”, è più giusto dire che “ci tengo tanto”. Perché se si ha a cuore davvero qualcosa o qualcuno, mi sembra del tutto ovvio, arrabbarsi, o prendersela ed incazzarsi se le cose poi non vanno bene.
Non sarei più io se dovessi comportarmi diversamente. E comunque sempre meglio puntare i piedi di fronte ad “un problema” che ritirarsi di buon ordine, o peggio a capo chino, dichiarando la propria sconfitta, come fanno certe persone.

Buoni o cattivi?

22 dicembre 2011

I cattivi capiscono quando si stanno comportando da buoni ed è questo il presupposto che li rende cattivi. Ma i buoni non sanno niente e dubitano anche della propria bontà. Trascorrono la vita sorvolando sulle cattiverie e perdonando gli altri, ma non riescono a perdonare se stessi, mai.
Ora la domanda è: ti senti buono o cattivo?

La balistica di un’opportunità

22 dicembre 2011

L’intelligenza è solo una scorta di munizioni, ma se non fai della tua mente un’arma di precisione rimane una dote inutile.
Certo, l’aforisma bellico potrebbe sembrare inopportuno, ma ogni giorno mi sveglio ed è l’inizio di una piccola grande guerra. Comincio sempre combattendo quella con me stesso e con i miei limiti, quella che inizia la mattina di fronte ad uno specchio. Dove un uomo riflesso non smette mai di ricordarmi che tanta ambizione, tanto talento e tanta esperienza servono a poco senza un’opportunità.
“Saperla riconoscere” è importante almeno quanto “saperla sfruttare”.
Ogni occasione si trasforma quindi in un target da colpire, sfruttando una mera miscela balistica di talentuoso opportunismo.

Riflessioni all’alba di un nuovo anno

17 dicembre 2011

Anche il poker è la mia vita. Una vita in cui ho iniziato a fare tante cose, forse troppe, molte portandole addirittura a termine. O forse così mi illudo di aver fatto. Ma il punto oggi è: “potevo farle meglio?” Ogni giorno è stata una corsa forsennata. Ogni giorno ho inseguito idee, desideri, obiettivi e fatto di tutto puntando al meglio, ma senza eccellere mai in nulla. Questo è il rischio che si corre in questa nostra società. Viviamo il tempo delle globalizzazioni, dei grandi sogni, della libertà, dell’istintività e ci sentiamo motivati a percorrere innumerevoli strade ed a provare una molteplicità di esperienze. Questo, se da un lato ci arricchisce, dall’altro ci espone al rischio di raddoppiare gli sforzi perdendo di vista il singolo obiettivo, senza mai riuscire ad arrivare fino in fondo a nulla. Sono, o permettetemi di dire siamo, persone spietatamente imperfette, fatte a metà.

La sensazione che ho è quella di una carenza di disciplina di intenti che ci imponga di marciare in modo convinto verso una metà ben precisa. Soprattutto ci manca, o almeno credo mi siano spesso mancate, la pazienza e la costanza per portare a compimento fino in fondo, fino alla vera eccellenza, le cose che ho provato a fare.

Si sono arrivato, ma potevo sfondare, potevo fare e dare davvero di più.

Questi, stamattina, sono i pensieri di un uomo giovane di anni e vecchio di minuti che inonda il suo blog di frasi fatte e concetti poco tecnici.

Un uomo che pensa ogni giorno alla sua bambina, agli obiettivi mancati ed a quelli raggiunti, ed al sapore che avrebbe raggiungerne di nuovi. Un uomo che vorrebbe sfondare per poi fermarsi e condividerne l’esperienza con chi gli vuole davvero bene.

Ma per vivere in un mondo così frenetico e dispersivo, che espone a infiniti stimoli e sollecitazioni, ogni tanto bisogna anche fermarsi, riflettere, scegliere e discernere tra quali siano i reali obiettivi e snodi importanti della nostra vita.

Magari attardandosi ad ascoltare il proprio cuore quel minuto in più e scartando tutto quel rumore di fondo che confonde la mente. Investiamo su noi stessi e facciamolo scavando in profondità, riscoprendo tutte quelle cose che realmente definiscono le nostre capacità nel significato più intimo della parola.

Bei pensieri vero? Da persona abituata a vivere in montagna potrei sentirmi dire di aver riscoperto l’acqua calda. Ma, in questi anni, anche attraverso un social network, ho incontrato, conosciuto, ascoltato tanta gente e queste considerazioni le sto facendo oggi non tanto come una riflessione religiosa o culturale, ma come un pensiero parassita da sputare fuori che avevo parcheggiato nello stomaco da mesi.

Conosco bene le mie peculiarità, potevo e posso ancora usarle al meglio. Questo mi sento di affermarlo con certezza.

Ma cosa potrei fare nel tempo che ho ancora a mia disposizione per essere in un qualche modo di aiuto a quelle persone che mi leggono, che non hanno ancora vissuto esperienze come le mie, ma che si accingono a percorrere la stessa strada?

Forse scrivere queste cose e condividerle è già un passo utile. Il primo. Quantomeno, mi piace poter credere nell’illusione che sia veramente così.

Chiudo augurando l’inizio di un nuovo anno pieno di emozioni a tutti voi.

Consigli imperfetti

11 dicembre 2011


Nel texas hold’em si tralascia sempre di cercare quel significato che vada al di là della semplice scelta squisitamente tecnica. Soprattutto in un torneo mtt live esistono giocate in grado di esprimere anche la personalità del giocatore, reazioni tali e ricorrenti da evidenziare anche i tratti più latenti tanto di un dilettante, quanto di un professionista. A volte sono proprio questi tratti a rappresentare quel punto debole del quale bisogna approfittare.

Nonostante non ci sia contatto diretto con l’avversario, il modo di prendere le proprie chips e di metterle al centro del tavolo, il modo di guardare e riguardare le prorpie carte, il tono della voce o la qualità di ciò che si pronuncia sono un mezzo per sublimare o accentuare l’aggressività e la conflittualità che ognuno di noi mette nelle proprie azioni. Tutto questo può essere interpretato.

Ci sono alcuni giocatori in grado di fare della loro qualità interpretativa un arma in più. Giocatori disciplinati, diligenti. Capaci di sedersi al tavolo e rimanerci per ore senza perdere un dettaglio di ciò che gli sta succedendo intorno.

Quando si siedono ad un tavolo da poker lo fanno sempre con discrezione, senza manifestare nulla che possa in qualche modo svelare le proprie intenzioni. Questa tipologia di giocatori è sempre in grado di capire la qualità delle giocate di chi ha di fronte e se chi è di fronte non prende qualche piccolo accorgimento può offrire informazioni ben più importanti delle carte stesse.

Non tutti sono però in grado di comportarsi come un predatore di emozioni, una sorta di condor perennemente pronto a violare la psicologia dei propri avversari e ad afferarne le debolezze. Non tutti possono attaccare, ma tutti possiamo in qualche modo, difenderci.

E’ sempre importante essere equilibrati e non dare a nessun avversario le chiavi per aprire un varco nella nostra personalità. E’ bene evitare reazioni improvvise davanti alla lettura delle proprie carte o dopo aver visto cadere un flop troppo fortunato o eccessivamente sfavorevole. E’ opportuno fare sempre tutto con calma, sistemare le chips alla stessa maniera, seguire uno schema e non variarlo mai. Durante una mano importante è bene tenere la sedia sempre alla giusta distanza dal tavolo, fare attenzione a non variare mai la posizione del corpo. Avvicinarsi al tavolo o abbandonarsi con il busto sulla spalliera della sedia sono segnali chiari di debolezza e forza.

Avete visto Cheong con quale lentezza agisce al tavolo? Eppure è in grado di capire tutto in fretta. Lui è in grado di percepire movimenti apparentemente insignificanti, che sottovalutati si trasformano in tells fatali per l’esito della mano.

La nostra personalità e le nostre abitudini influenzeranno sempre il nostro stile di gioco ed il modo di approcciare il gioco stesso.

“Io credevo che…” “Io pensavo che…” “Ero sicuro del fatto che…” erano, come diceva il principe Antonio De Curtis, tre pazzi che giravano per il mondo, tre affermazioni che possono fare parte solo del bagaglio di un giocatore perdente che non ha fatto attenzione al dettaglio.

Chiudo con un consiglio imperfetto per coloro che amano giocare i tornei live. Tenete d’occhio quei giocatori al vostro tavolo a cui piace collezionare pile di basso valore. Un giocatore a cui piace collezionare chips da 1000, trovandosi a giocare una mano marginale o quando non è completamente sicuro di vincere il piatto, punterà probabilmente con facilità due chips da 10.000, rispetto che spingere una pila da 20.000. Fateci “caso” e non lasciate mai niente al “caso”.


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