Archive for settembre 2014

Visioni

29 settembre 2014

È stato terribile. Ero sulla porta di casa vestito da jogging e in un istante mi sono passati tutti i divani della mia vita davanti.

Arredamento quotidiano

28 settembre 2014

Credo che il divano posto tra me e la porta di casa sia il vero motivo del mio non riuscire a fare jogging al mattino. A volte essere in forma è una mera questione di arredamento.

Mi gira la testa

19 settembre 2014

A volte mi chiedo che cosa se ne può fare un uomo di tutto questo sentirsi solo.
Per quanto tempo si può tenere in mano un cellulare? Guardare una foto? Scrivere senza chiudere gli occhi? Per quanto si può permettere ai ricordi di rimanere intrappolati tra le dita?
Non lo so. Stamattina i miei pensieri hanno un odore strano. Quasi metallico. Mi gira tanto la testa.
Lascio defluire il presente, come se potessi vederlo scorrere attraverso quella minuscola cavità che unisce i due emisferi di una clessidra. Un progressivo, lento, ovattante scorrere delle cose.
Ho lasciato scivolare “ieri” e con “oggi” farò la stessa cosa.
Mi gira la testa, ma non dimentico chi sono, che cosa desidero, chi amo davvero.
Il cielo non è fatto solo per gli uccelli, gli aerei, gli aquiloni, ma anche per chi ha voglia di guardarlo con il naso all’insù.
Stamattina lo guardo con gli occhi di un bimbo che si diverte a perdere il contatto con la terra.
Vorrei prendere una nuvola. Accarezzare quell’elefante con le orecchie enormi. Guardare un’astronave cavalcando il drago.
Mi gira troppo la testa per emozionarmi più di così.
Ho giusto il tempo di uno sguardo. Un mezzo sorriso. Osservo una tua foto e sogno di vederti arrossire un po’.
Ecco, il cielo serve proprio a questo. A guardare oltre.
A immaginare.
A sognare di vederti infilare quel maglione di chachemire. Bere una tazza di cioccolata. Stringerti forte così, senza alcun preavviso. Ascoltare il suono della legna che arde. Guardare l’autunno dalle finestre e dare un senso alla malinconia che portiamo incisa negli occhi. Ad assecondare questo devastante desiderio che ho di esserti accanto.
Mi gira la testa.
Ma se ti penso tutto diventa una giostra e il mondo finalmente si ferma se mi tieni la mano.

Buongiorno briciola

13 settembre 2014

A volte mi smarrisco. Succede quando faccio un sogno o addirittura due. Apro gli occhi. Mi cerco, mi affanno. E mi ritrovo dentro le tasche di una giacca dimenticata nell’armadio. Perso tra gli spicci e i foglietti di carta.
Chissà. Potrebbe non essere poi così male. Essere irraggiungibili, voglio dire. Acquistare distanze, trovare il giusto punto di vista. Mettere tutto a fuoco.
Mi sono alzato alle sei con il pressante desiderio di scriverti qualcosa. E invece sono rimasto ad ascoltare i rumori di fondo della mia camera da letto. I suoni sbiaditi del mattino. Il verso ovattante del condizionatore.
Poi ho lentamente serrato le palpebre.
Ti ho cercato ancora nel mio universo dormiente, ma ho trovato qualcuno con gli occhi del tuo stesso dolore.
Mi è venuta incontro. Mi ha preso la mano. Mi ha portato a prendere una granita al limone. E mi parlava con un filo di voce: “A Palermo però le fanno più buone!”.
Il risveglio è stato simile a un atterraggio lungo, dilatato, morbido.
Ho preso il cellulare confrontandomi con la nebbia negli occhi.
Sai?
Vorrei avere il potere di guardare le cose succedere. Restare fermo nell’occhio dell’uragano mentre i giorni vorticano intorno, sempre uguali, continuamente diversi, invariabilmente mutevoli.
Forse dovrei rivedere le mie strategie di vita. Affrontare i sogni nel loro territorio. Dormire più spesso come piano B e valutare l’opportunità di un piano C.
Dovrei. Poi capita che mi stendo un istante e mi ritrovo sull’erba di un prato qualunque. In un sogno qualunque. In una notte qualunque. Capita che ti vedo passare. Stanotte indossavi il tuo profumo di spezie rubate al deserto e di meridione caldissimo. Non lo so, ma credo sia vita quella che sento battere da qualche parte nel petto.
Così, respirandoti.
Nei miei sogni arrivi costantemente in ritardo, ma sei sempre in tempo per un sorriso.
Così aspetterò il prossimo come si aspetta il sabato. Pazientemente.
So che sarai bellissima, ne sono certo. Come è certa l’illusione di poter fare a meno di te.
Non so cosa me ne farò un giorno di tutte queste parole. Magari un aereo di carta da lanciare per arrivarti dritto nel cuore senza passare dagli occhi.
Però se poi precipito. Tu raccoglimi.
Buongiorno briciola. Non farti portare via.

L’infinito

7 settembre 2014

Tu sei la costante. Ti penso e lo faccio contemplando il mare. Misurando il vento che mi accarezza il viso. Il sole che mi scalda le braccia. La vita è un lento e costante sgretolarsi e ricostruirsi di giorni. Qui c’è ancora lo stabilimento con gli ombrelloni bianchi, gli stessi di quando avevo dieci anni. È rimasto tutto com’era. Il passato è una consolazione inevitabile anche mentre all’orizzonte si addensano nuvole bianche e pastose.
Vado a prendere una spremuta. Insisto per avere del ghiaccio. Poi osservo ancora il mare.
Guardo la schiuma delle onde accarezzare altre onde.
Riconsidero l’eterno andirivieni dell’acqua sul bagnasciuga. Battere e levare. Tutto sta nel mantenere il ritmo giusto. Uno in battere e uno in levare. Vorrei avere mani forti, braccia abbastanza lunghe per stringerti e un cuore costante.
E invece sono distante. Coltivo passioni come siepi che vorresti far crescere e gioco con i miei sentimenti come con gli aquiloni al vento.
Vorrei avere la serenità delle lenzuola stese al sole e l’implacabile determinazione di certi alberi arroccati disperatamente sulla pietra di un precipizio.
Quelli pronti a salvare il malcapitato attore di turno che precipita nei film di avventura.
Una volta hai usato le sue parole per descrivere un tuo stato d’animo. Giacomo Leopardi, penso alla sua poesia. Penso che il naufragar mi è caro, ma non saprei dire quanto.
Questo è il mare che bagna i miei desideri. Questa è la vita che voglio.
Un’altra spremuta, ma senza ghiaccio. Sì. Poi ritorno a casa. O forse mi perdo. Dovrei solo ritrovare il coraggio. E credimi ce l’ho qui, è da qualche parte, nascosto in mezzo alle parole: TI AMO.

La fisica degli accendini

5 settembre 2014

Forse avevano ragione i PFM a ritenere Settembre il mese delle impressioni. O magari sono io che ho il potere di illudermi in maniera spietatamente creativa. Non ho alcuna voglia di partire. Eppure implacabilmente devo. Non trovo nemmeno lo spazzolino da denti.
Chiudo la borsa tirando la zip e sono pronto. Per cosa poi, nemmeno lo so. Sorrisi di circostanza, strette di mano, pacche sulle spalle.
Ci sono giorni in cui mi riconosco nella fisica degli accendini. Quelli che passano di mano in mano. Li cerchi in tasca. Li trovi nel vano portaoggetti dell’auto. In una borsa. E poi spariscono per riapparire dopo mesi in un cassetto.


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