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Religioso silenzio

4 marzo 2011


“Il silenzio non è un vuoto da riempire per forza.” (Nicholas Sparks)

Vorrei risvegliarmi dopo un lungo sonno e sorridere tra folletti sagaci e sirene dai sussurri di cristallo.
Stamattina apro gli occhi e, come un criceto affamato di giustizia, rosicchio le amare schegge di rabbia e indignazione che un dio distratto ha lanciato a caso sul mondo.
Un’altra stella è bruciata in cielo ed io non posso fare altro che consumarmi lo sguardo sperperando i miei ultimi pensieri di fronte a questo ennesimo chiarore maledetto.
E’ per l’atroce sussistere primitivo delle cose se l’assurdità ha sempre la meglio sulla ragione?
E’ colpa di questo mio quotidiano non capire l’uomo se non ho più nulla da dire o da comprendere?
E colpa di questa luce che nasconde solo tanto incolmabile buio se il mio cuore rimane cieco, calpestato e muto?
A volte odio il mio lessico e sento che dovrei tenerlo a bada con una mazza da baseball, così picchio duro e colpisco con tutta la forza che posso ogni mio pensiero e le parole arrivano come palle scagliate da un talentuoso lanciatore. Vendetta, amore, giustizia, insensato, morte, raccapricciante, dolore, rabbia, pianto, maledetto, maledetto, per sempre maledetto.
Negli incavi di questo foglio bianco le verità si smussano e la tastiera diventa magma bollente per le mie dita.
Non c’è più nulla da dire.
Non c’è più nulla da scrivere.
Anche pensare è fatica inutile.
E’ un delirio di religioso silenzio.
Un delirio lacero di tenerezza che ci colpisce tutti.

(dedicato a chi non è riuscito a trattenere una lacrima ed a tutti quelli che sperano che ora non si cerchi il colpevole con l’ausilio del televoto)


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