Archive for ottobre 2010

Sagome

23 ottobre 2010

Oggi solo una mente libera potrebbe sforzarsi di leggere quello che ho da scrivere, perchè il rischio è uscirne confusi.
Pazienza.
Se poi non si capisce il senso del mio scritto dalle prime 3 righe, tranquilli…
E’ sempre alla fine che si riordinano i pensieri. Come quando al termine di una grande festa, la musica è finita e rimangono solo tristezza, piatti sporchi e coriandoli da raccogliere in terra.
E’ curioso, ma per quanto ti sforzi, non riesci ma a raccoglierli tutti.
Stamattina i luoghi sono “non luoghi”.
Il detto è il “contraddetto”.
Vorrei limitarmi a scrivere il banalmente necessario, ma fallisco.
Precipito nel rumoroso silenzio del mio soliloquio, e ci rimango per più del dovuto.
Forse troppo.
In un sogno tutto è possibile tranne che tracciarne i confini, eppure io mi danno nel vano tentativo di segnare un territorio che sia soltanto mio.
Vorrei dettare regole, ma l’unica che conosco è che non ve ne sono.
Così distrattamente inciampo e cado nel curioso tentativo di segnare i bordi del mio sogno con un gessetto bianco.
Disegno la sagoma di un altro me stesso caduto come me, ma forse da molto più in alto.
Evidente evidenza.
Era un sogno senza i requisiti minimi di sicurezza.
Tutto da rifare.
L’architettura dei miei pensieri non funziona, la struttura collassa ed a me non rimane che realizzare altri progetti di abusive felicità virtuali.
E la felicità oggi, è solo un’appuntamento a qualsiasi ora a cui spero di non arrivare troppo tardi.
Questa testa non è un albergo, ma funziona come tale.
Poche idee e non bastano a coprire i costosi dubbi.
Colpa forse della bassa stagione.
Colpa forse degli arredi obsoleti.
Il mio turistico tentativo di occupare ogni singola camera della mia mente a 4 stelle si frantuma e non rimane che chiudere ancora gli occhi.
Come in un capolavoro di Stanley Kubrik mi perdo in questo dedalo di ordinati corridoi tutti da esplorare.
Ho centinaia di camere da visitare.
Centinaia di porte da aprire.
Tutte eccetto una. La 237.
Per tutti c’è una camera 237 da evitare.
Nella mia ho riposto sensazioni, ricordi e tutte quelle emozioni che non sono ancora pronto a rivivere!
E’ chiusa a doppia mandata e la chiave l’ho buttata nel cesso su consiglio del mio migliore amico.
Quello che mi dice sempre di mantenere la calma anche quando ci sarebbe di che preoccuparsi.
Quello disposto anche a ferirmi pur di essere sincero dicendomi la verità.
Quello vero.

“Gianlù? Tutto ok? Tocca a te… Io ho rilanciato e sono in all in”
“Sto bene, scusa, mi ero solo fermato un attimo a pensare! Leggo…”

Lascio scivolare le dita sul profilo di due assi rossi, poi alzo lo guardo per incontrare i suoi occhi.
Emiliano sorride ed io sorrido di riflesso.
Pochi istanti e le mie carte vincenti finiscono coperte nel mazzo.
Resisto a quella spietata voglia di sbirciare l’ultima pagina.
Rinuncio a sapere chi sarà il colpevole.
Forse perché non ne sento il bisogno.
Forse perché rimango l’ultimo dei romantici.
Una sagoma sull’asfalto a cui piace pensare che in ogni sconfitta esista comunque un modo per sentirsi vincente.

Fermo immagine

3 ottobre 2010


Fermo immagine.
Avanti veloce.
Movimenti ripetitivi, quasi meccanici.
Stasera indosso il mio vestito migliore ed invito lo specchio a mostrarmi la realtà in un modo meravigliosamente lineare.
Senza spigoli.
Senza rumori di sottofondo.
Rimango solo.
Orfano di quelle immagini e quei pensieri che somigliavano tanto alle voci fuori campo dei film di Orson Welles.
Avanti veloce.
Fermo immagine.
Me ne imango in silenzio e guardo dall’altra parte un mondo che riflette il profilo di un quarantenne ben vestito.
Se lo fisso negli occhi lui mi fissa di ritorno.
Maleducato ed illuso, non ha capito niente.
Ecco un altro povero sfigato che legge i testi di Simone Maria Navarra e sogna di fare lo scrittore.
C’è qualcosa di profondamente oscuro dietro tutta quella sua luminosa realtà.
Spengo la luce.
“Che fai? Vieni con me?”
“O certo! Grazie mille. Andiamo.”
La figura riflessa di un uomo mi segue e scompare.
Avanti veloce.
Fermo immagine.
Due aspirine si rincorrono disegnando curiose effervescenze nell’acqua, ma i pensieri ancora si spintonano.
Mi infilo in un corridoio fatto di ricordi ed emicraniche riflessioni.
Forse è troppo tardi per uscirne, fuori piove e c’è vento.
Non ho mai sopportato il vento.
Non è mai riuscito a portarmi via.
Nella mia stanza un criceto curioso gioca con la ruota nell’involontario tentativo di essere adorabile.
Avanti veloce. Fermo immagine.
Anche io non mi muovo di un centimetro e stanotte, misurandolo in sogni, mi assicurerò che il mondo esista ancora.


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