Archive for ottobre 2014

Aforismi mattutini

30 ottobre 2014

La stragrande maggioranza dei rapimenti alieni viene perpetrata tra le 5 e le 8 del mattino. Figuriamoci se con quest’ansia riesco ad andare a correre.

Similitidini

29 ottobre 2014

Quando sei a dieta le pasticcerie somigliano ai confessionali delle chiese. Da bambino li guardavo e mi sentivo maledettamente in colpa pure se non avevo fatto niente.

Succede e basta

28 ottobre 2014

Ieri ho comprato un biglietto per Amsterdam. Era tanto che volevo andare. Parto il 7 novembre.
Lo sai che ci sono oltre 50 musei?
Ho immaginato spesso di passeggiare con te in questa città e guardarli tutti. Con il freddo, mano nella mano. Accorgermi a un certo punto che hai un sorriso triste e darti un bacio. Riuscire a farti fare una smorfia dove mimi la gioia. Forse sorrideresti in modo diverso e il mio desiderio di serenità sarebbe temporaneamente appagato.
La verità è che sai sorridere. I sorrisi li sai trattare, li sai adoperare e mettere disciplinatamente in fila senza che rompano le righe. Anche quando sei maledettamente triste.
Sorridere è una grande libertà. La capacità di bersi la vita e immaginare un “magari” diverso.
L’autunno si sta finalmente disimpegnando con le foglie. Occorre dargliene atto. Non ho idea di che tempo faccia ad Amsterdam. Immagino un bagliore giallastro al posto del sole.
Stamattina aspetto, rifletto, tergiverso. Ho sbucciato una mela indispettito, pensando che da qualche parte nasconda carboidrati. Me lo hai detto tu. Poi ho bevuto un po’ d’acqua e limone.
Aspetto pazientemente. Aspetto il massaggio delle dieci. Aspetto il caffè lasciato morire in una tazzina mette parlo con il mio amico in Unicredit. Aspetto e gioco a infiocchettare con un “nastro azzurro” la latente malinconia che circonda le parole che stanno per nascere.
Aspetto un sorriso diverso, aspetto la fila al check in e il diluirsi lento delle ore sotto un cielo color preservativo.
Ogni mattina ci vediamo. Al solito posto. Dentro le parole. Seduti in quel nostro modo di dirsi buongiorno come fosse il bancone di un bar.
Non conosco altro modo di stringerti forte e mettere fine alle farneticanti bugie che ogni tanto mi racconto. Alle illusioni che coltivo con scarsa coerenza. Alle deliranti aberrazioni di un sentimento a cui non so dare un nome e dal quale sfuggo per non farmi riconoscere.
Le mie maschere sono fatte di ossimori, avverbi, aggettivi, predicati e sottintesi. Figure retoriche, sottrazioni indebite di senso, ricerche spasmodiche di significato, verbi senza tempo. E l’unica costante è il sorriso. A volte triste, amaro, raffermo, ma sempre spontaneamente sincero.
Un sorriso a tratti, episodico, lasciato defluire o annichilito dalla riflessione, liquido come un bicchiere di vino rosso o denso come la cioccolata calda.
Ci sarebbero un paio di cose che vorrei dirti.
Sei deliziosa quando la luce del giorno ti si appoggia sulla pelle e illumina il tuo viso. Quella luce che passa anche attraverso un sorriso, un silenzio, uno sguardo. Non te lo sto scrivendo, succede e basta.
Quanta inquantificabile meraviglia e quanta indecifrabile bellezza nasconde ogni tuo risveglio.
E quante parole sfuggono ogni mattina al mio buongiorno.
Non lo so. Non te lo sto scrivendo.
Succede e basta.

Forse

27 ottobre 2014

Sentirsi distanti 10 chilometri a volte è comunque una questione di centimetri. Un milione per l’esattezza. Uno spazio abbastanza grande da contenere decine di paesaggi diversi, migliaia di altre persone, centinaia di promesse saettanti, molteplici possibilità e sporadici momenti di vita in comune.
Ieri sera sono stato qualche minuto a guardare la locandina di un film. Era al contrario. Un po’ come me. Però non sono entrato. Forse lo guarderemo insieme un giorno e sarà una ennesima grande bellezza.

Divano mannaro

25 ottobre 2014

Allora fatemi capire. Se ti morde una vipera muori. Se ti morde Dracula diventi un vampiro. Se ti morde un ragno diventi Spiderman. Se ti morde uno zombie sei Walking Dead.
A questo punto credo mi abbia morso il divano.

Io sono il male

16 ottobre 2014

Il barattolo di Nutella è come quei feticci maledetti di cui vuole liberarsi ogni protagonista nei film dell’orrore. Gli dai fuoco, lo getti in un fiume. Ci passi sopra con lo schiacciasassi. Lo abbandoni a centinaia di km da casa. Ma niente. La mattina ti svegli e lo ritrovi sempre li sul tavolo della cucina, che ti guarda fiero e ti dice. Io sono il male!!

Questa notte

11 ottobre 2014

Questa notte non ha odore. Questa notte è bagnata di pioggia stanca che non ha sapore.
Ci siamo guardati per un secondo, io e la notte, poi è passata oltre con l’inquietante agitazione di chi crede di aver riconosciuto qualcuno. Quella triste consapevolezza che disegna il volto di un condannato a morte.
L’ho sentito. Ho sentito il suo sguardo appoggiato sulle spalle. Ma non mi sono voltato, non ho cercato conferme. Mi sono solo allontanato in fretta.
La strada è deserta. I muri di Bergamo sono pieni di scritte d’amore e di lotta. Io però non so distinguerle.
Questa notte in fondo sta solo chiudendo i battenti. Sta svanendo il buio.
Ti ho pensato. Poi ho stretto forte il volante dell’auto e per un attimo mi sono sentito in trincea. Protetto. Esageratamente riflessivo. Misurato con la quotidiana difficoltà di muovermi ogni giorno. Tutti i giorni. Impegnato a ricercare nel significato delle cose quella ragione che magari non basta per vivere una vita felice, ma che comunque dà un calcio in culo all’insofferenza e alla fine ti fa sopravvivere bene.
Il mio difetto è che non smetto mai di correre, di pensare, di rinunciare alle cose che amo. Anche quando mi accorgo che tutto questo cercare serve solo a non trovare.
Per trovare. Per capire. Basterebbe forse chiudere gli occhi. Smettere di correre e di guardare l’allucinazione di questa società interamente occupata a ritrarsi, condividersi e piacersi sui social network. Ignorare la sfrenata idiozia delle relazioni che non nascono e l’inutile disperazione di tutte quelle storie che finiscono.
Questa vita non è altro che una sala d’aspetto piena di gente che non conosce il suo numero. Si aspetta non sai cosa. Non sai quando.
Stasera mi stava bene la camicia nera. Meglio del solito. E non mi ricordavo che ci fosse questo profumo di pulito in giro.
Scrivo ancora qualche riga come fosse un’ultima sigaretta. Un po’ per dispetto. Un po’ perché non fumo. Un po’ perché mi sembra di poter fermare il tempo e parlarti un istante.
La notte muore alle sei del mattino.
Passo con l’auto il curvone. Rallento fiancheggiando il cimitero. Mi fermo e resto a guardare quell’albero sbieco che sembra il sipario strappato di questa strana serata. Stanotte non si dorme. Ma stavolta non è davvero colpa di nessuno.

La fisica nota

8 ottobre 2014

Il barattolo di Nutella è come quelle icone maledette che si vedono nei film dell’orrore. Le getti in mare, gli dai fuoco, ci passi sopra con lo schiacciasassi, ma non serve a niente. Rientrando a casa te le ritroverai sempre sul comodino contro ogni legge della fisica nota.

La costante

6 ottobre 2014

Nella mia vita ho visto più rigori inesistenti alla Juventus che stelle cadenti in cielo. Con l’unica costante che i sogni comunque non si realizzavano.

Ogni desiderio è un grido

5 ottobre 2014

Il futuro che può raccontarsi un bimbo è fatto di atterraggi sulla luna, imprese fantastiche e gol nella finale di champions. Il mio invece è più semplice, ma ha margini di oscillazione che si spingono ben al di la del possibile. È una curiosa inversione dei ruoli dove i bambini si perdono in un universo dalle possibilità infinite senza vedere gli ostacoli della realtà e i parametri che essa pone. Io invece mi comporto esattamente all’opposto. Sono spaventato dalle possibilità che sono fin troppe, tutte incontrollabili, imprevedibili, destabilizzanti e chissà, magari anche fatali.
E se io?
E se lei?
E se loro?
Così ogni scelta si riduce a una semplice intonazione della voce. Quel modo così soggettivo che abbiamo di pronunciare la parola “se”.
Progetto o paura.
Speranza o disincanto.
Presente o futuro.
Vero o falso.
Tutto oppure, niente.
Sai quale differenza passa tra gli adulti e i bimbini?
La diversa quantità di storie a disposizione. Quelle passate.
La cosiddetta esperienza, o la “fragilità” che canta nell’ultima canzone Mina, quella che sto sentendo ora e che a qualcuno non piace prendere nemmeno in considerazione ascoltare.
Ecco cosa li differenzia.
Noi pontifichiamo il futuro sul passato, le storie possibili su quelle già vissute, la vita da vivere sulle storie raccontate. Dovrebbe essere il contrario e invece è così. La vita si plasma sulle vicende che viviamo e poi raccontiamo. Forse per questo le storie dei bambini hanno più spazio, perché hanno ricevuto meno, perché mancano le altre storie con gli scheletri nell’armadio e tutti gli steccati invalicabili da superare.
Questa canzone stasera è un aiuto.
Mi rende più umano.
Un uomo alle prese con il proprio orgoglio, il proprio carattere, con i suoi rapporti fallimentari alle spalle, il suo immenso amore per una bimba che non vede quanto vorrebbe, il suo voler sempre aiutare tutti. Un bimbo troppo cresciuto che assiste speranzoso all’imprevedibile andamento della propria vita.
È in quel fondo che sono in passato stato in grado di toccare e dal quale sono ripartito, che posso autenticamente abbracciare la speranza anche quando si nasconde dietro alla più nera disperazione.
Precipiti tutto il possibile, ma poi a un certo punto arrivi a dartela una risposta. Se esiste un rimedio, qualunque cosa. Se c’è anche una sola possibilità che un’esistenza funzioni passo sopra al mio orgoglio, al buon senso, all’esperienza dei fallimenti. Qualunque cosa se c’è un rimedio, se la vita può essere aggiustata, rigenerata.
Stasera ogni mio desidero è un grido che invoca buon senso e ribalta anche la più assurda probabilità, mentre rimango immobile sul mio letto ad aspettare un’onda che mi riporti la luce negli occhi.

Propositi

4 ottobre 2014

Devo assolutamente convertirmi ad una religione che non preveda il girone dei golosi all’inferno. E che abbia un divano in purgatorio.

Un posto sicuro

2 ottobre 2014

Non so mai cosa sia meglio.
Confrontarsi con le preoccupazioni oppure rimanere orfani di pensieri.
Credo comunque che saperli distinguere sia più importante che non averne.
Ci sono pensieri che all’inizio non comprendi, che piantano radici profonde e che col tempo si trasformano in alberi.
Considerazioni sotto cui ti puoi sedere a leggere, ma non sai se ti ci puoi addormentare. Certezze che nessuno può abbattere, più simili a un luogo rassicurante che ad un ostacolo da superare.
Questo vorrei essere per te.
Una mano sicura da stringere.
Un uomo che parla e che ti sa ascoltare quando hai qualcosa da dire, anche quando sa che quel qualcosa potrebbe non piacergli.
E non gli importa, perché sei tu a parlare e ogni parola detta da te diventa comunque importante.
Un uomo che riesce a farti sorridere e a cui vengono ancora gli occhi lucidi quando ti vede ridere di gusto.
E’ vero. Quando ti spegni lui si spegne con te, ma poi lotta, si riaccende e fa di tutto per riportare la luce nei tuoi occhi.
Oggi ti osservo a distanza.
Comprendo le tue difficoltà e rispetto il tuo stato d’animo.
Solo non confondermi mai con un pino cresciuto in mezzo alla tangenziale. Un pensiero problematico.
Non lo sono mai stato e non lo sarò mai per te.
Sono più simile a un robusto salice piangente cresciuto sul prato all’inglese. Sono un posto sicuro sotto cui giocare.

“sta scrivendo”

2 ottobre 2014

La mia vita sentimentale è uno “sta scrivendo” che non conosce fine.

Macinare chilometri

1 ottobre 2014

Io ho una caratteristica. A volte sorrido invece di dire di sì e guardo verso l’alto se ho intenzione di dire no. Uso il corpo per dialogare. La voce mi esce debolmente quando mi emoziono, perché non sono abituato a parlare ed emozionarmi allo stesso tempo. Ecco perché mi riesce più facile scrivere.
Sono come quei bimbi che aspettano a pochi passi del mare e poi scappano quando arriva l’onda.
Poi però si lasciano prendere e da quel momento non li tiri più fuori dall’acqua.
Ebbene, io mi sono bagnato già da un po’.
Solo che questo mare mi spaventa. In questo mare c’è qualcosa di attraente, di pericoloso, di consolante e di stordente.
Stamattina il cielo si sta sporcando di nuvole. Passo la mano sul vetro pensando di farle sparire, ma non succede nulla.
In questo andirivieni di pensieri, in questo caleidoscopio di parole confuse, si cela il segreto della consapevolezza.
Quando scrivo appallottolo idee e cerco di centrare il cestino della spazzatura. Prendo la mira, lancio e godo dell’atto in sé, non del suo risultato. Non mi importa di fare centro. Non si vince nulla. Nessuna sicurezza, nessuna certezza.
Credo che da qualche parte nell’amore si nasconda il bisogno della conclusione e non è detto che si tratti di un lieto fine. Forse nemmeno Platone aveva idea di cosa dimostrare alla gente con quella favola della mela tagliata a metà.
L’amore se arriva è come un onda difficile da evitare. Lei ti avvolge, ti sconvolge, ti toglie il fiato e quando l’onda si ritrae ti accorgi che si è portata via qualcosa di te, lasciandoti in cambio solo un pizzico di malinconia.
È così che i passi diventano spaiati, che le mattine rimangono da sole a trascorrere il tempo.
La speranza è solo una infinita somma di attese che poi finiscono. L’amore è anche questo. Chiudersi la porta alle spalle e iniziare a mancarsi. Sconvolgere i dubbi con momenti di episodica felicità. Sentire la necessità di quel sorriso di salvataggio che non arriverà mai.
Se sono fortunato finirò di scrivere questo “buongiorno” davanti a un cappuccino. Resterò un momento o due in silenzio. Idealmente, mi metterò a immaginare le espressioni del tuo viso mentre leggi ciò che ho scritto. Sorriderò e addenterò un cornetto caldo con un briciolo di senso di colpa.
Magari la mia mente non avrà mosso un passo in avanti rispetto a dove era ieri sera, ma il mio cuore ha percorso chilometri per essere almeno un minuto accanto a te.


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