Questa notte

Questa notte non ha odore. Questa notte è bagnata di pioggia stanca che non ha sapore.
Ci siamo guardati per un secondo, io e la notte, poi è passata oltre con l’inquietante agitazione di chi crede di aver riconosciuto qualcuno. Quella triste consapevolezza che disegna il volto di un condannato a morte.
L’ho sentito. Ho sentito il suo sguardo appoggiato sulle spalle. Ma non mi sono voltato, non ho cercato conferme. Mi sono solo allontanato in fretta.
La strada è deserta. I muri di Bergamo sono pieni di scritte d’amore e di lotta. Io però non so distinguerle.
Questa notte in fondo sta solo chiudendo i battenti. Sta svanendo il buio.
Ti ho pensato. Poi ho stretto forte il volante dell’auto e per un attimo mi sono sentito in trincea. Protetto. Esageratamente riflessivo. Misurato con la quotidiana difficoltà di muovermi ogni giorno. Tutti i giorni. Impegnato a ricercare nel significato delle cose quella ragione che magari non basta per vivere una vita felice, ma che comunque dà un calcio in culo all’insofferenza e alla fine ti fa sopravvivere bene.
Il mio difetto è che non smetto mai di correre, di pensare, di rinunciare alle cose che amo. Anche quando mi accorgo che tutto questo cercare serve solo a non trovare.
Per trovare. Per capire. Basterebbe forse chiudere gli occhi. Smettere di correre e di guardare l’allucinazione di questa società interamente occupata a ritrarsi, condividersi e piacersi sui social network. Ignorare la sfrenata idiozia delle relazioni che non nascono e l’inutile disperazione di tutte quelle storie che finiscono.
Questa vita non è altro che una sala d’aspetto piena di gente che non conosce il suo numero. Si aspetta non sai cosa. Non sai quando.
Stasera mi stava bene la camicia nera. Meglio del solito. E non mi ricordavo che ci fosse questo profumo di pulito in giro.
Scrivo ancora qualche riga come fosse un’ultima sigaretta. Un po’ per dispetto. Un po’ perché non fumo. Un po’ perché mi sembra di poter fermare il tempo e parlarti un istante.
La notte muore alle sei del mattino.
Passo con l’auto il curvone. Rallento fiancheggiando il cimitero. Mi fermo e resto a guardare quell’albero sbieco che sembra il sipario strappato di questa strana serata. Stanotte non si dorme. Ma stavolta non è davvero colpa di nessuno.

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