Archive for the ‘Riflessioni’ Category

Inferni

23 luglio 2021

Credo che anche Dante ne fosse convinto. L’inferno è un posto troppo facile da descrivere e ognuno ha il suo.

Inferno è la paura di sbagliare. È intolleranza. È incomprensione.
Inferno è quello che proprio non capiamo. Quello che non siamo disposti ad accettare.

Un sentimento dannato. L’angoscia di essere, oppure di non essere abbastanza. Di non avere abbastanza. Inferno è sentirsi soli. Inadatti. Anonimi dinanzi al pensiero comune.

Eppure esiste un bivio. Una via per uscire da questi molteplici inferni.
Accettare l’attimo fuggente. Vivere il presente che arriva puntuale nelle sue molteplici fragilità.

Accettare con ironia di non poter controllare tutto. Di non essere migliore di tutti. E sapere tuttavia che non serve, perché il presente comunque passa, ed è un bene che passi.

Stanotte trasformo le mie paure e rendo luminoso il buio. Provo ad amare la notte, senza temerla. Provo a gridarle in faccia e a puntarle lo sguardo fisso. Dritto negli occhi.

Come se fosse un giorno stellato. Felice solo per il fatto di avere un cuore che batte, un tagliolino al sugo da dividere, una birra ghiacciata e un fottuto sorriso stampato in faccia.

Giustizia è resa?

5 giugno 2021

Decine di omicidi. Un bambino di 13 anni sciolto nell’acido. La mano che attivò l’ordigno che dilaniò Falcone e la sua scorta. Rimani stupito, ma ti dicono che “il il mondo gira”.

Gira? Ma quegli anni sono davvero finiti o qualcosa di oscuro ancora si muove? Indignato? Lo sono. Tanto. Troppo. Mi sento come la recluta Clarice Starling che si allena a diventare un’agente dell’F.B.I.

Così, mentre negli anni 90
le indagini e gli arresti decapitavano la cupola mafiosa in Italia, e al cinema scorrevano le immagini de “il silenzio degli innocenti”, oggi dentro di me fanno eco le parole di Hannibal:

“E come iniziamo a desiderare? Leggi Marco Aurelio: guardando quello che c’è intorno. Anche a Dio deve piacere uccidere. Lo fa in continuazione. E noi non siamo fatti a sua immagine?”

Stamattina scrivo il mio odio per chi ha ucciso tanto da sentirsi un dio. Scendo quasi al suo stesso livello desiderando la sua morte.

Comincio a sentire che per questo tipo di ammissione il prezzo è la solitudine. Un silenzio che vale per tutte le esperienze di profondità, ma non so quanto sotto io mi trovi nel momento in cui il giornalista griderà la parola: “è libero”.

Libero lui. Liberi tutti. E legge della giungla sia.

Intanto Hannibal continua il suo monologo. Mi guarda: “L’essenza del male nello spirito umano non si trova nei pazzi figli di puttana. L’orrore si trova nei volti della gente.”

E alla fine ci ritroviamo così. Al semaforo. Io con le mani che tremano e lui senza un capello in testa. Per un momento penso di dirgli: “Hannibal, avrai un ragazzo di 13 anni per cena stasera?”

Ma da qualche giorno ho scelto di evitare le parole per comunicare. Meglio gli occhi. Così lo guardo.

Sto come quel bambino sciolto nell’acido, con la strada deserta alle spalle e il semaforo rosso. L’orrore di quegli anni è tutto dentro di me, anche se il cervello non arriva più a capire fino a che punto una legge sia giusta.

Perché il mostro è libero. E c’è qualcuno che la chiama giustizia.

Per rialzarsi

31 maggio 2021

Ho sognato mia nonna stanotte e per la prima volta ho percepito la sensazione di un bel film che è da sempre dentro di me.

Qualcosa fatto di immagini scolorite, ma profonde. Una storia che semplicemente riemerge a colpi di bellezza.

Sembra ieri che chiacchieravi. Sorridevi e chiacchieravi sempre. Ti informavi sul mondo e davi consigli sulla vita. La tua era una saggezza semplice, quella da bar sulla rotonda del porto.

Ma non si trattava di consigli alcolici, piuttosto erano figli di un caffellatte e qualche biscotto al mattino. Una saggezza da lavoratrice vera. Quella che non gridava mai ai diritti, ma implodeva di doveri. Quella che ti eri fatta da sola, giorno per giorno, senza mollare un giorno.

Rivivo la velocità delle tue mani che stendevano la pasta fatta in casa. Quella cautela con cui il coltello sezionava tagliatelle e fettuccine. E io che impastavo a caso e poi buttavo là, solo per fare colpo su di te.

Anche oggi i miei occhi frugano il cuore come gatti nel vecchio quartiere di Monteverde e si sincerano che tu sia ancora lì. Presente tra le pieghe del tempo.

Sai nonna, il mondo ha appena ricominciato a vivere, ma la botta è stata pesante. Io è da qualche settimana che provo a rialzarmi.

Lo faccio come chi cade col motorino e non sa se gli sarà possibile restare in piedi.

Amare. Perdere. E poi una mattina sognare di ritrovarsi. Per non perdere ancora. Per lottare fino a rialzarsi.

Cari Voi

11 maggio 2021

Se li cerchi in rete il loro slogan aziendale è: “innovazione, passione, professionalità”. Certo. Ma poi ti revocano una convenzione formidabile: “…perché siete stati un covid hotel e non è rispettoso per i nostri clienti che…”

Nemmeno la delicatezza di improvvisare una scusa. Magari una di quelle che si inventano per non andare a un matrimonio a ferragosto. No, la verità te la sputano in faccia dopo averla masticata per bene. Tanto che gli si vede ancora in mezzo ai denti quando li mostrano per accennare il solito sorriso di circostanza.

Cari Voi, noi abbiamo rispettato i protocolli ATS ampliando la già testata sicurezza sanitaria con ulteriori costosi nostri accorgimenti. Usiamo macchine ai sali quaternali di ammonio e ioni di argento. Nemmeno i vampiri e i demoni sotto il letto resisterebbero.

Cari Voi… si si proprio voi che siete anche tra i miei contatti di uno stupido social network, che cosa avete previsto per la “Sicurezza” nella vostra azienda? Già. Proprio nei locali o nei mezzi di trasporto, là dove accogliete gli stessi dipendenti o clienti che non soggiorneranno più qui. Mi domando se date una passata di straccio con lo stesso sorriso mostrato a me.

Qui ci sono rivelatori di temperatura all’ingresso e negli ascensori. Apparati a emissione di ultravioletti nelle sezioni di ricircolo aria.

Addirittura abbiamo eliminato ogni contatto con il rischio nel passaggio dei contanti e istallato “cash machine” sanificanti. A breve avremo anche i Qcode per l’apertura porte attraverso il cellulare. Eppure abbiamo appurato che tutto ciò non basta a tenere lontana la stupidità e l’irriconoscenza.

Cari Voi, i numeri parlano chiaro, da oltre un anno ad oggi ZERO contagiati tra gli addetti ai lavori, fornitori, volontari, personale e clienti dei nostri hotel. E si, siamo orgogliosi dei numeri. Siamo orgogliosi dell’apporto dato alla comunità. Siamo orgogliosi di ciò che siamo e di quello che voi non sarete mai.

Tanto vi dovevamo.

E poi la notte…

22 aprile 2021

Chissà quante maschere erano già state indossate. Chissà quante altre se ne sarebbero indossate da quel giorno. E le maschere alla fine soffocano, soprattutto se sono da buffone.

Regala a una persona una maschera e lei sarà costretta a mostrarti per un istante il suo vero volto. Avrebbe detto Jep.

Un bel ricordo rimane comunque un bel ricordo. E “stare bene” somiglia un po’ al passeggiare in uno di quei paesini di montagna. All’imbrunire.

Magari bevendo una birra o risalendo una di quelle stradine tra vicoli e antiche fortificazioni in pietra. Che siano le fortificazioni a renderti più forte! In fondo sono state edificate per quello, no?

E poi la notte, il buio, il vecchio orologio senza ingranaggi. I fari delle auto sulla strada del ritorno. Il sonno. Le case. Il silenzio.

Noi

24 marzo 2021

Lei mi parla come se ascoltarla fosse facile. Come se non dovessi mai chiudere gli occhi. Come se fidarsi di certe parole non fosse un segno costante di fiducia incondizionata.

Come se davvero non esistesse nulla di più importante. Come se non ci fosse mai stato questo scontro in campo neutro tra due universi così diversi. Così lontani. Come se le stelle che vedo ogni tanto cadere volessero dire qualche cosa.

Come se non mi fosse mai riuscito lo “scansarmi in tempo”. Come se non lo avessimo mai fatto entrambi. Noi che tagliamo il cielo a metà con le parole. Noi che battezziamo ogni possibilità con le gocce di pioggia.

Noi che sopportiamo calamità, turbolenze e disinvolture. E viviamo le distanze inarrivabili di questa martellante quotidianità postulando pensieri, forse inutili. Ma convincendoci che tutto, alla fine, sia comunque raggiungibile.

Da mozzo a cologno

2 febbraio 2021

Ho guidato da Mozzo a Cologno. Lo faccio tutte le mattine. Passo accanto al centro commerciale di Curno, ai parco giochi di Urgnano e Ghisalba. Anche oggi sono chiusi.

Qui sembra incombere un’antica maledizione sull’infanzia. E su quei nonni che accompagnavano per mano altre piccole mani all’altalena.

E poi tutti quei panni bianchi dipinti a pastello alle finestre. #andràtuttobene.

Una volta ho fatto questa promessa a una cara amica. E non andò affatto bene. Da allora ho capito che non lo posso più fare. La promessa, intendo. Si può promettere solo se si ha la soluzione in mano. Perché poi se non succede niente se ne esce distrutti.

“Gianluca,” ha scritto mio padre “dirlo serve a esorcizzare le paure, a non perdere la fiducia.” Si daccordo papà, ma se l’evidenza è tristemente fuorviante. Che senso ha tranquillizzare. Lo trovo molto simile al tradire. E nella vita non sono mai riuscito a promettere quello che non potevo mantenere.

Ieri ho guardato Anna dopo una bruttissima mattinata. Mi ha stretto la mano con la sua tipica spontaneità. Il volto ricco di sorrisi di getto e occhietti lucidi. Adoro il suo modo di parlare mezzo bergamasco, con qualche punta di schietta romanità.

Impazzisco quando accelera i pensieri per nascondere un disagio. Mi ha visto tanto nervoso e mi ha abbracciato per non farmi andare via. “Aspetta.” ha detto. “Respira. Andrà come deve andare. E qualsiasi sia quella stramaledetta strada la percorreremo insieme.”

Potrei affondare nel fascinoso oceano dei suoi occhi e riemergere ogni volta come un balenotto appagato. Lei é qui con me in quello che non si può evitare. E non dice #andratuttobene. Sussurra: “Accompagnami, se mi vuoi bene.”

Ha ragione. Non andrà tutto bene. Non potrà mai andare tutto bene. Perché per tante persone è andata già malissimo. Perché se mi metto nei panni di chi ha perso qualcuno. Di chi ha perso un genitore. Un fratello. Nei panni di un bimbo che ha perso i nonni. Mi rendo conto che la promessa è solo per gli altri. E che queste parole, oggi come domani, non mi possono appartenere.

Anche se sono certo che per molte persone andrà bene. Gli imponibili. Gli intoccabili. I politici. Gli amici degli amici. Quelli che hanno smantellato attività in tempi record per fare produzione di mascherine.

Intanto un papa prega. Scorrono immagini di vip che lo ripetono assiduamente. #andratuttobene. Ma in quella casa dall’altra parte della strada dove ho visto due volte portare via persone. Quella dove ora campeggia un lutto. Quelle parole echeggiano come una tremenda bugia.

E io faccio fatica a entrare in questa logica, anche se questa è la logica. In questo evo oscuro c’è ancora un raggio silenzioso e intangibile. Forse ci stiamo risvegliando esseri umani. Non italiani, non tifosi, non salvi per diritto divino. Ma esseri dannatamente umani. Spietatamente umani. Ancorati alla vita e fatalmente fragili.

Da anni sentivo un bisogno nuovo di percepire la vita come ora. Ridare finalmente un valore sensato alle cose intorno e ridimensionarle per quello che davvero valgono.

Un tramonto luminoso.

Un’alba colorata.

L’arcobaleno dopo un temporale.

L’odore dell’erba tagliata.

Un gatto grigio che fa le fusa.

Un sorso d’acqua fresca bevuto dalla cannella di una fontana. Dopo una lunga corsa.

Il primo sorriso dopo un grande spavento.

Le parole di una persona che ti ha a cuore senza retropensieri.

Intanto in tv il papa recita le sue credenze. Questo virus è entrato nelle persone e non solo a livello fisico, ma anche a livello spirituale. Ripenso alle parole della mia ragazza. Andrà come deve andare. Si, andrà come deve andare.

Io la osservo e l’ascolto come se non sapessi fare altro della mia vita. Ogni volta che i miei occhi incontrano i suoi mi rendo conto che esiste un passaggio segreto che unisce il cuore con il mondo. Anna mi sorride. Continua a parlare. Andrà come deve andare.

Scalo ogni parola come farebbe un esperto esploratore alla ricerca dell’origine dei suoi pensieri. Il suo abbraccio è un connubio perfetto di grinta e irrazionale emozione. Il suo obiettivo è un’indole senza metafore.

Mostrare la realtà. Andrà come deve andare.

Siamo abbastanza forti da poter soffrire. E i nostri figli impareranno a viverlo con la forza che noi riusciremo a trasmettere loro. Ma per favore non approfittate delle nostre sventure. Usate il vostro potere per ridare lustro a questo paese e alle nostre timide speranze di ricominciare a vivere come due anni fa.

#andràcomedeveandare

I non auguri più belli

2 gennaio 2021

Esco ora da una magnum di Clicquot e mi accorgo di essere ancora in viaggio trasportato da una corrente inarrestabile. Con me porto un messaggio per chiunque volesse intenderlo. Niente auguri, troppo scontati. Nessun buon anno, messaggio più che mai inopportuno.
Ma una sorta di pensiero inesploso che si muove nell’indefinito mare delle amicizie a cui tieni e che non senti quasi mai.

Stiamone certi, anche se aspetti fiducioso, il niente della banalità della maggior parte delle persone intorno non cambia. Nemmeno a capodanno. Ma possiamo comunque lottare e farcela da soli.
Non sono nato per vedere anni e sforzi andare al macero con il falso perbenismo della gente che non mi ha mai sopportato. Eppure quest’anno sembra voglia proprio andare così.


Vi auguro e mi auguro che questo 2020, che mi ha quasi cancellato come imprenditore, lasci la scena a un anno diverso. Fatto di certezze e di reazioni. Fatto della volontà di tutte le persone buone, che poi in fondo a cercarle ce ne sono, di ricominciare a sorridere e a regalare quei sorrisi che ti cambiano la giornata. E a volte anche la vita.
Io sto qui. Ho ancora poche frecce. E perdio vorrei fare almeno un centro.
Un abbraccio e tanti tanti auguri a chi lotta senza mollare mai.

Nord

21 novembre 2020

Non si può ignorare quella bussola che si ostina a mostrarti il Nord, anche quando non sei diretto a Nord.

Forse oggi. Forse domani.

16 novembre 2020

Il freddo di ieri sera è esattamente lo stesso di questa mattina, così come le occhiate a seguire della improbabile gente che incontro.

Chiacchiere da bar, melanconici cappuccini a portar via e sorrisi indossati male, o della misura sbagliata. Scene post apocalittiche da contorno a quel tipo di previsioni meteo che ti dicono che presto qualcosa cambierà.

Forse oggi. Forse domani, ma poi non cambia niente.

Solo quando scende la marea, le cose che nascondiamo dentro si mostrano e vengono alla luce. Sabbia, conchiglie, piccoli relitti affondati e pezzi di cemento simili a scogli.
Ma dura poco. Poi arriva l’onda e tutto torna come prima.

Si ricomincia

2 novembre 2020

È vero. Più ti preoccupi di chi ami e più i tuoi problemi sembrano diventare piccoli e lontani.

Più ti metti da parte e più riesci ad avvicinarti e capire gli inferni che le altre persone vivono quotidianamente.

Sarò banale forse. Ma negli occhi di un anziano, per esempio, la felicità è diversa che negli occhi di un bambino. È più vera, come sono più vere le sofferenze.

Buongiorno

27 ottobre 2020

Questo buongiorno è dedicato a chiunque cerchi un abbraccio, un “ti amo”, un “mi manchi’”, o un “tranquillo, è tutto a posto”.

A tutti quelli che hanno ancora un po’ di speranza nel cuore nonostante le avversità. Nonostante le amarezze di una quotidianità che non si smentisce mai.

Questo buongiorno è dedicato a tutte quelle persone che amano e che stanno aspettando. Anche se fa freddo. Anche se piove a dirotto e la terra trema.

A tutti quelli che credono e non importa a cosa. Che si tratti di un dio, di un abbraccio, di una luce, di una relazione importante. Oppure un vento caldo, un messaggio, una scelta, o un sorriso.

Quando non cambia nulla se ti arrivi da uno sconosciuto, o da una persona cara.
Perché ognuno di noi meriterebbe di iniziare la giornata con un buongiorno così.

Arriva l’onda

24 ottobre 2020

Insisto a tifare per i più deboli. A perdere e a ritrovare le chiavi della macchina. A essere un’ancora che non trova fondo. Insisto a pensare, a volte rinunciando a capire. A disegnare ogni incertezza con il volto di un’opportunità.

Come un’onda anomala che sbatte carcasse di vecchie navi sulla spiaggia, anche noi, prima o poi, tiriamo fuori quello che abbiamo dentro. E quando questo accade avviene a qualsiasi costo, qualunque sia la forza necessaria per farlo.

Ritengo sia una delle cose che in assoluto io temo da sempre. Quel dovermi confrontare davvero con ciò che sento dentro o che nascondono dentro gli altri. Verità che spesso nessuno ha il coraggio di dirmi in faccia.

Scrivere per me è percorrere questa strada. Quella di un’onda nella sua inarrestabile corsa verso la terra ferma.

Il resto è tutto facili morali, virus amorali, demagogia, cremette per la pelle, televisione spazzatura, facebook, hamburger, coca zero, chiacchiere di statistica, calcio la domenica, smart working, mascherine strausate, malinconia di aperitivi e di risate eccessive, i capricci di un bambino, relazioni stanche, lunghissimi viaggi, previsioni meteo che dicono che forse domani pioverà, o forse no.

All’inizio è un mare calmo.
Poi arriva sempre l’onda.
Ma noi abbiamo lottato e lotteremo ancora.

Oggi il nostro Hotel Bergamo La Muratella riapre ai malati covid.

Funambolo

18 ottobre 2020

C’era una volta un uomo imperfetto che voleva dare un significato alla propria esistenza applicando l’etica del Cirque du Soleil.
Era funambolo, quando cercava di rimanere in equilibrio sul suo cuore. Era trapezista, quando restava perennemente appeso al suo sguardo. Era pagliaccio, quando in ciò che voleva c’era solo strapparle un sorriso.

Nutella

16 ottobre 2020

Il barattolo di Nutella è come quei feticci maledetti di cui vuole liberarsi ogni protagonista nei film dell’orrore.

Gli dai fuoco, lo getti in un fiume. Ci passi sopra con lo schiacciasassi. Lo abbandoni a centinaia di km da casa. Ma niente.

La mattina ti svegli e lo ritrovi sempre li sul tavolo della cucina, che ti guarda fiero e ti dice: “Povero illuso. Io sono il male!!”


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