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Ho sognato

15 luglio 2013

Ho sognato stanotte una principessa dai capelli lunghi che giocava a nascondere il suo sguardo dal mio. Ho sognato le sue insoddisfazioni di bambina trasformarsi prima in certezze di cioccolata e poi in dubbi che si scioglievano al sole.
L’ho vista crescere e diventare pioggia, poi ridere, raccontarsi e starsi per la prima volta ad ascoltare. Ho trascorso ore a dipingere questo mio desiderio.
Ho arrotolato la tela poi l’ho stretta fortissimo per non farmela portare via. Tanto che alla fine si è rotta.
Caro pensiero, vorrei sezionare il tempo per poterti regalare solo i momenti migliori di questa mia vita del cazzo.
Vorrei per te essere quello che purtroppo non sono e non so se sarò mai.
La persona giusta.
Caro il mio piccolo sogno, mi rendo conto che non posso permettermi di andare oltre, ma non posso fare altro che venirti incontro accompagnato dalla mia lucida pazzia.
Se davvero vuoi, puoi cancellarmi tu. Spietatamente.
Sbianchettarmi senza pensarci troppo. Urlarmi in faccia che sono solo uno sconsiderato. Un sognatore bambino. Un capriccio da vivere a distanza di sicurezza.
Un bonsai da annaffiare di tanto in tanto con emozioni in miniatura.
Una pasta corta scotta.
Un biscotto rotto.
Un pesce fuggito tre metri sopra il cielo che non si rende più conto di quanto sia importante l’acqua.
Sai, spesso nascondo tutte le mie debolezze dietro la corteccia di un uomo di cultura. Sono i miei dilettantismi di autodifesa.
Così indosso il mio costume da filosofo senza aver nemmeno mai letto Freud o Fromm.
Mi affaccio dall’alto dei miei 40 anni e sparo sentenze.
Metto in scena il mio universo così diverso e lontano dal tuo.
Storie che si incrociano e allontanano per incrociarsi di nuovo come in un giallo dall’epilogo inesorabile.
A volte ti penso e scorrono davanti ai miei occhi le aule scolastiche, i bus affollati, le tangenziali di Roma percorse in motorino, le strade del centro, le assenze al liceo per trascorrere una giornata con gli amici, i brutti voti, le risse, i sogni e i privilegi dei miei primi 20 anni, mia madre e mio padre, le mie storie d’amore, mia figlia. Ripenso a tutto il bene e il male che mi sono portato dentro. E sorrido.
Poi però mi rendo conto che il tempo non si ferma e torno a calpestare la quotidianità lungo un percorso che si addentra nei territori del presente.
Cerco così di dare forma a una realtà caotica, sfuggente e a tratti completamente sconosciuta.
Cerco di camminare e tenermi a distanza dalle cose che possono farmi male usando il mio ieratico senso dell’humour, una profonda intelligenza e la mia ironia.
In fondo mi sento anche fortemente consapevole. So che dovrei allontanarmi da te e farlo anche in fretta. Ma tu sfoderi il tuo paradosso.
Non vuoi che io ti stia troppo distante e comunque desideri che mi tenga comunque a distanza.
Così quando in un altro emisfero il sole sale all’orizzonte, nel mio universo cala la sera ed è la tua ombra ad allungarsi e giungere fino a me quel tanto da poterla perfino accarezzare.
Sei la mia piccola principessa con gli occhi tristi e riconoscerei la tua ombra tra mille.
È l’unica in grado di cambiarmi l’umore. E non sempre in meglio.
Soprattutto quando mi scrivi cose come quelle di ieri sera.
Credo esistano tre tipi di ombre nella vita di un uomo.
Ci sono quelle del mondo che lo circonda.
C’è la propria ombra che si proietta solo intorno.
E poi ci sono quelle che si nascondono dentro e che non capisco. Che temo.
Quelle mi lasciano qualche volta con gli occhi lucidi e teneri di un bimbo che vorrebbe solo stringere forte quel vecchio pupazzo di pezza a cui si è accidentalmente scucito un braccio.
Una brutta favola dove a volte mi rendo conto che non c’è fine.
E se non c’è fine non c’è nemmeno rimedio.
E se non c’è rimedio allora che importa?
Irrimediabilmente ti cerco.
Incredibilmente ti penso.
Tu.
Spietatamente bambina. Prepotentemente donna.
E anche stamattina me ne starò qui ad aspettare la tua ombra, occupando quel tempo lasciato libero dai pensieri, cullandomi nel tentativo di riparare con ago e filo quel pupazzo di pezza che non voglio e non posso buttare via.

Ogni sogno

18 ottobre 2012

Ogni sogno è qualcosa che in principio desideri dentro e poi cerchi di realizzare fuori di te.
Ma se non ti sforzi di renderlo realizzabile, quel sogno diventa un’ossessione con la quale devi essere pronto a convivere.
Fino a quando finirai per tradirlo con un altro sogno, esattamente come in quelle storie che nascono per noia, vanno avanti per inerzia e si esauriscono per inconsistenza.
Se non lo hai realizzato, non l’hai mai desiderato veramente.

In bilico tra sogno e realtà

10 marzo 2010


Ogni mattina, alle 7 in punto, mi trasformo in un efferato sicario che con spietata precisione si lancia sulla inconsapevole fragranza della sua prossima vittima..
Oggi il ripieno era al cioccolato..
Destabilizzante sogno..
Stamattina saltello incerto per raggiungere l’hotel cercando di evitare il solito lastrone di ghiaccio..
Percorro pochi metri e già sono davanti a un bivio..
Alla mia destra si allunga la Dora che ha scelto proprio Claviere, come punto di partenza, nel suo viaggio che ha come obiettivo il Po..
Il canale è fiancheggiato da un parapetto di pietra, non vi sono marciapiedi, ma solo una inutile sequenza di lampioni quasi sempre spenti..
Dall’altro lato una fila di case che, in un immaginario orizzonte prospettico, vanno a congiungersi con la strada provinciale dove a quest’ora passano solo i mezzi spalaneve..
Mi fermo e mi accorgo di non sopportare il peso di questa abitudinaria quotidianità..
Anche in un sogno serve un punto di fuga e per un attimo intravedo chiaramente le linee di un disegno mentale tutto mio..
Ecco che la Dora si trasforma in un mare cristallino.. ad un tratto non ci sono più case.. ma bianche spiagge e palmizio.. L’atmosfera assume improvvisamente contorni di maldiviana memoria..
E pensare che avevo questo disegno qui.. a portata di mano.. nascosto solo della realta’..
“Non è forse la vita.. solo un sogno dentro il sogno?”
Ok.. abbiamo testato una idea.. ma tutto ciò non mi aiuta certo a decidere quale diavolo di direzione prendere..
Sono sempre ad un bivio..
A sinistra ora c’è un ponticello in legno che attraversa il canale portando dritto a quella che sembra proprio una strada deserta..
In fondo alla strada una piccola chiesa..
Non c’è uno stile o un indizio per abbinare la costruzione ad un’epoca ben precisa..
C’è.. e sembra essere lì da sempre..
Tutto ciò non mi disturba affatto..
Mi sembra tuttavia opportunamente urgente dare una svolta a questo sogno prima che diventi insopportabile ed affannoso..
Pensieri mi bisbigliano nella testa.. mi chiedo cosa ci faccio io qui..
Avrei forse bisogno di un sogno con l’interpretazione incorporata.. o con allegato libricino delle istruzioni..
Senza sogni la vita è solo un sarcofago di terracotta impossibile da plasmare..
Finisco il mio bombolone..
Annego l’ultimo frammento di pensiero in un caffellatte ancora caldo..
A casa dormono ancora tutti..

Vado saltellando incerto per raggiungere l’hotel.. cercando di evitare il solito lastrone di ghiaccio.. e lo faccio in bilico tra sogno e realtà..

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La corsa

13 gennaio 2010

Parte il cronometro come tutte le mattine.. ma questa volta credo di non essere pronto..
Non ho nemmeno sentito il colpo di pistola dello starter.. Ero distratto.. Guardavo altrove.. Sono dietro..
Frequenti allenamenti di scrittura al sapore intenso di creatina eppure eccomi qui.. ad inseguire di nuovo il mondo con la mia incoerente storia mattutina..
Non posso andare più veloce, allora rallento il tempo ed invento paradossi somministrando il dubbio in fiale come doping.. I pensieri si trasformano in storie che rincorrono altre storie.. ed alla fine vincono sempre le stesse storie.. Come nel ciclismo su carta.. vincono comunque le stesse emozioni..
Sono un giornalista piccolo piccolo.. Un testardo scrittore disilluso a cui nessuno può negare al mattino di guardarsi allo specchio e di sentirsi per un secondo come un improbabile Pablo Cohelo.. o la reincarnazione fantozziana di un assurdo Bukowski..
Un uomo virtualmente ricurvo su una vecchia Olivetti Mp1, con una sigaretta tra le dita ed un bicchiere di ghiaccio affogato nel whisky..!
Non fumo.. Non bevo.. Eppure desidero..
La mia mente si trasforma in un luogo per turisti del sogno visitabile ad orario continuato.. Non ci sono guide.. nè macchinette fornite di fessura dove infilare una monetina per sentirsi poi raccontare in cambio una storia in 15 lingue diverse..
Eccola qui la mia Mp1.. con tutti questi tasti neri da premere.. o forse più semplicemente da non premere..
C’è una gara ancora in corso e non ci sono nemmeno i miei pensieri sugli spalti a tifare per la propria storia.. Io mi illudo di pensare.. ma la verità è che non so davvero cosa succede ogni mattina dentro la mia testa..
Siamo agli ultimi metri e non c’è ancora nulla da festeggiare..
Lo sforzo è sovraumano e risalgo posizioni su posizioni.. Il tempo collassa.. magicamente rallenta.. Vengo come bombardato da una pioggia di parole ed in preda ad una improvvisa esaltazione neurale abbandono il mio whisky e comincio a frullare pensieri a caso..
E’ una assurda casualità dove tutto appare comunque avere un senso.. Il mio senso..
Incontro.. Scontro.. Amica.. Appello.. Concreto.. Improvviso.. Disperato.. Grande.. Profondo.. Puntuale.. Voglioso.. Bastardo.. Sensibile.. Destabilizzante.. Controllo.. Scudo.. Rincorsa.. Vita..
Come in un Tetris elettronico di livello superiore, gioco ad incastrare tutte le rumorose insignificanze che si presentano..
Col rallentare del tempo, la mia realtà percepita e la mia corsa mattutina non si fa nè più facile.. nè più difficile.. ma semplicemente diversa, ed assume i caratteri di una rimonta dal retrogusto storico..
Qualcuno crede che non valga la pena pianificare obiettivi difficili.. Qualcuno pensa sia inevitabile incontrare sempre una idea più veloce e che tutto ciò che ne conseguirà sarà un fallimento..

Stop al cronometro..
Siamo al photo finish..
Ci vorrà un po’ per sapere come è andata.. ma non ero poi così distante..!


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