Archive for luglio 2011

Alienabile e schizofrenico

25 luglio 2011

È sabato, il sole è alto e l’aria che si respira ha quel solito retro­gu­sto friz­zan­tino che solo la mon­ta­gna in estate può rega­lare. Trin­ceato come al solito die­tro il ban­cone della mia recep­tion ritrovo anche oggi quel minimo di cose pos­si­bili da rea­liz­zare. Rat­tri­stato da una con­cla­mata crisi eco­no­mica ed asse­diato della gene­rosa pre­senza dei “NO TAV”, che ogni male­detto week end rea­gi­scono al buon­senso bloc­cando l’autostrada per la val di susa, eccomi di nuovo alle prese con un cospi­cuo numero di con­si­de­ra­zioni e pensieri da tra­durre in parole.

Ormai da tempo si lavora a sin­ghiozzo, si lavora in per­dita, in sin­tesi si lavora male. Quando que­sto accade il gio­ca­tore di poker riflette, l’imprenditore si tra­sforma in uno scrit­tore e l’unica atti­vità intel­li­gente e rela­ti­va­mente appa­gante diventa quindi uti­liz­zare la potenza dif­fu­siva di un social net­work e par­to­rire quat­tro righe più o meno espres­sive nella spe­ranza di far scat­tare nella testa di ogni let­tore una scin­tilla che rie­sca poi ad accen­dere il grande fuoco. Con­si­de­ra­zioni che per oppor­tu­nità con­ti­nuo ad osti­narmi di chia­mare “note”. Ma sono senza dub­bio qual­cosa di diverso.

Le mie note. Oggi sono quanto basta per fug­gire la realtà eco­no­mica di que­sti posti. Quanto basta per trasfe­rire ad un me stesso pacato e ben­pen­sante l’illusione che esi­sta comun­que una via sicura capace di unire il fra­stuono silen­zioso di una inac­cet­ta­bile realtà alla bru­li­cante sud­di­tanza di una tra­so­gnata virtua­lità.
La realtà è tale solo se viag­gia paral­le­la­mente ad un mondo vir­tuale attra­verso due piani di pen­siero entrambi vicini, entrambi incli­nati. Uno spa­zio obbli­gato fatto di idee dove rim­bal­zano e riman­gono intrap­po­late milioni di rifles­sioni libere, ma anche fal­sità e parole inutili.

Ci sono cose che sare­sti dispo­sto ad accet­tare nel mondo vir­tuale, ma che in quello reale pro­prio fati­cano ad andare giù. Ogni male­detto week end c’è una sta­tale chiusa per una frana, una strada bloc­cata per un son­dag­gio geo­lo­gico, un’autostrada inter­detta per una mani­fe­sta­zione. Eppure si con­ti­nuano a pagare mutui, sti­pendi, leasing.

Ogni giorno ci sono par­celle da ono­rare e cen­ti­naia di domande che non sai a chi fare e che riman­gono senza ade­guate rispo­ste. Più passa il tempo e più mi rendo conto che sono pochi gli uomini capaci di rico­no­scere e spie­gare le pro­prie azioni. Pochi sono in grado di dimo­strare coe­renza in ciò che dicono ed evi­tare di nau­fra­gare in rispo­ste improv­vi­sate ed adat­tate oppor­tu­na­mente ad ogni situa­zione. E poco importa se tutto que­sto equi­vale a fran­tu­mare la pro­pria per­so­na­lità, per­chè onore e per­so­na­lità sono con­cetti vir­tuali lontani da que­sta realtà.

Ovvia­mente que­sti par­ti­co­lari biso­gne­rebbe notarli, ma non si può notare qual­cosa che non si vede o che non si vuole notare. Non si pos­sono leg­gere con­tem­po­ra­nea­mente le due facce di una stessa moneta se non la fai ruo­tare velo­ce­mente e que­sta è una moneta che non esce mai dalla tasca.
Alle soglie di que­sto evo poli­tico che sta riget­tando l’italia nel buio di un nuovo oscu­ran­ti­smo, mi accorgo senza volerlo di par­lare di poli­tica ed attua­lità quando avevo giu­rato di non ritor­nare più su certi argomenti.

Mi ritrovo in una moderna terra di mezzo cir­con­dato da vas­salli, val­vas­sini e val­vas­sori. Impe­gnato in una sorta di assurdo gioco di società che molto ricorda il feu­da­le­simo, dove un insieme di per­so­naggi molto più simili a nul­lità che ad uomini sta tentando, in modo presuntuoso, di impartire al mondo lezioni di imprendi­to­ria, eco­no­mia, giu­sti­zia, libertà, mora­lità e demo­cra­zia.
Pri­gio­niero di que­sta incer­tezza glo­bale e spesso vit­tima di invi­si­bili ovvietà e meschi­nità emo­tive con­tinnuo comun­que ad affron­tare la realtà lot­tando con­tro la con­cor­renza sleale di strut­ture ana­lo­ghe alla mia. Pic­coli alber­ghi che in Fran­cia bene­fi­ciano di cor­rente, gaso­lio e pre­vi­denza sociale scon­tati anche del 40%. Ed è una par­tita insen­sata dove mi ostino a voler vin­cere gio­cando ogni volta un dado con­tro due e dove infatti non si vince mai. E lo fac­cio senza creare problemi a nessuno o bloc­cando una statale o un’autostrada.

Se da un lato il rischio è quello di essere con­dan­nato alla mor­ti­fi­ca­zione e desti­nato ad una aber­rante fol­lia impren­di­to­riale, dall’altro ne esco comun­que sti­mo­lato. Ricordo alcune scene del film “Ogni mal­detta dome­nica”, una pel­li­cola epica di Oli­ver Stone della quale molti cono­scono il deva­stante discorso di Al Pacino allo spo­glia­toio, poco importa se quella squa­dra alla fine della sto­ria non vin­cerà comun­que il titolo, conta solo la carica emo­tiva di quei 4 minuti e 21 secondi di riprese.

Ho ascol­tato cen­ti­nai di volte quel discorso e dopo quasi 9 anni tra­scorsi lot­tando con­tro i mulini a vento, vor­rei rivol­germi final­mente a certe per­sone per vomi­tar­gli addosso tutte le cita­zioni pos­si­bili, anche se que­sto rischie­rebbe di farmi appa­rire vol­gare. So comun­que che le parole non cam­bie­reb­bero di una vir­gola la situa­zione di que­sta valle per­chè è meta­sta­tiz­zata e le meta­stasi non si com­bat­tono né con le parole, né con i fatti.

Mi fermo a pen­sare ad alcune let­tere aperte scritte in pas­sato, ma a stento rie­sco a ricor­dare le frasi che ho scritto.Son o un nar­ra­tore lento ed un let­tore distratto. Lascio quindi che sia la mia fan­ta­sia a per­cepire una cura per tutto que­sto. Lascio che sia l’ebrezza fine a se stessa di un gioco che adoro a farmi cre­dere che ci siano sem­pre i mar­gini per recu­pe­rare. C’è poca dif­fe­renza tra il cre­dere e il far finta di cre­dere a qualcosa.

C’è un solco invi­si­bile fatto di leggi e rego­la­menti sba­gliati, di oppor­tu­ni­smo e mala­fede da parte di chi ha pen­sato che si potesse rea­liz­zare e far cre­dere alla gente ad una unione euro­pea che di fatto non esi­ste. Non spero certo di riem­pire a parole que­sta pro­fonda vora­gine che separa l’Italia dalla Fran­cia. Tan­to­meno credo che avrò mai la pos­si­bi­lità di farlo con i fatti.

C’è un vuoto mas­sic­cio for­mato dalle migliaia di stron­zate che siamo costretti ogni giorno ad ascol­tare attra­verso i canali di infor­ma­zione reale, ed è per colpa di que­sto vuoto che oggi se me ne rimango soli­ta­rio, con­fuso ed ingan­nato nella spie­tata ed ogget­tiva impos­si­bi­lità di discer­nere il legale dall’illegale, il giu­sto dallo sba­gliato e il buono dal cat­tivo. Voi vi chie­de­rete per­ché?
Per­ché in fondo in que­sta vita tutto è real­mente comico, tutto è vir­tual­mente beffardo.

Tutto è spie­ta­ta­mente alie­na­bile e male­det­ta­mente schizofrenico.

Aforismi in compresse

24 luglio 2011

Dove sia la verità non conta, conta solo quello in cui siamo disposti a credere.

La ragazza insicura è la tipologia di donna più divertente. Ogni volta che le fai un complimento del tipo: “stasera hai davvero degli occhi fantastici”, nel suo cervello si avvicendano le immagini di tutte le parti del corpo che dal suo punto di vista hai scartato prima di arrivare agli occhi. Inoltre la sua mente è geneticamente modificata per eliminare la parte “occhi fantastici” dalla frase e considerare arbitrariamente solo l’avverbio temporale “stasera”. Il ragionamento che ne consegue è spietatamente semplice: “ha detto stasera, quindi ieri ero uno schifo, quindi sono con molta probabilità improponibile, quasi anziana, magari avrei dovuto mettermi le lenti a contatto e coprirmi le borse sotto gli occhi…” e così via a sfumare. Ma è proprio in quel momento che tira fuori le faccine più belle del mondo.

Dove scorre il tempo al mattino, c’è sempre un sogno in tazza grande, macchiato caldo.

Non sempre è possibile toccare il cielo con un dito, stamattina con la sedia arrivo appena al soffitto. Chiamiamolo, un buon inizio.

I pensieri positivi sono molto più simili ad una moneta con cui giocare in aria che ad un sassolino da lanciare in uno stagno.

Tutto quello che si puó imparare nella vita conta poco quando quello che si è non è quello che si pensa di essere. Con una idea chiara del proprio valore si puó ottenere il massimo possibile e crescere riuscendo a volte anche a stupire. Se invece ci si sopravvaluta c’è solo la certezza di matematici e frequenti insuccessi.

Quando mi sono chiesto se tutto questo avesse davvero un senso l’ho cercato fuori di qui. L’ho trovato giusto a metà strada tra l’ultima gioia e la prossima delusione, ma non aveva “senso” fermarmi a raccoglierlo e sono andato oltre.

In certi giorni la mia testa si trasforma in uno di quei meccanismi da bar, in cui infili 2 euro per guidare una mano meccanica a raccogliere pensieri come tanti piccoli premi. Un pupazzo, un pallone, una scatola colorata, un sogno, qualsiasi cosa comunque scivola e ricade nel mucchio prima che io riesca a farla mia. Oggi è uno di quei giorni.

In vino veritas. In Martini ogni tanto due cazzate.

‎”Chi disprezza compra.” Si, ma in genere vuole almeno uno sconto.

Non si può cambiare il mondo senza prima cambiare noi stessi e servono cambiamenti forti. Io per esempio con l’invisibilità e lo sguardo al laser farei grandi cose.

La solu­zione è in quel rischio che temi, ma che vale sem­pre e comun­que la pena correre.

Non mi spaventa il domani, è il dopodomani a mettermi un po’ di ansia addosso.

Mi parlò dicendo che avrebbe voluto una storia seria, così le regalai “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Essere buono non significa essere un santo o non avere un metro di scorrettezza da applicare quando c’è qualcosa che si pone, con prepotente cattiveria, tra te e l’obiettivo che ti eri preposto. Abbiamo tutti un lato oscuro nella forza.

La fotografia dell’attuale momento in italia è nella battuta di una mia amica : “Sono inchiodata sulla prua di un Titanic, che do le spalle ad un Tremonti diversamente arrapato. Io continuo a guardare avanti mentre lui in atteggiamento inequivocabile e stropicciandosi le mani mi sussurra:”TI FIDI DI ME???”
“No guarda, preferisco prende de faccia l’iceberg che me faccio meno male.”

Io dico che svegliarsi, a prescindere dall’umore, è sempre il modo giusto di iniziare la giornata.

L’intuito è azione. E’ una freccia lanciata con forza e senza eccessiva precisione, ma che raggiunge comunque l’obiettivo in un punto impreciso. Il ragionamento è riflessione. E’ come un enorme drago che si scrolla di dosso tante inutili frecce con un semplice un colpo di coda. Il dubbio è quando cedere alla forza di una intuizione e quando perdersi invece nella logorante lentezza di un ragionamento.

Sono un nar­ra­tore lento ed un let­tore distratto. Lascio quindi che sia la mia fan­ta­sia a per­ce­pire una cura per tutto que­sto. Lascio che sia l’ebrezza fine a se stessa di un gioco che adoro a farmi cre­dere che ci siano sem­pre i mar­gini per recu­pe­rare. C’è poca dif­fe­renza tra il cre­dere e il far finta di cre­dere a qualcosa.

Ci sono sempre due lati in una stessa medaglia che pur somigliandosi si differenziano profondamente. Posso sentire oppure ascoltare, posso vedere oppure guardare, posso toccare o accarezzare, posso conoscere oppure riconoscere il mondo. L’etimologia delle parole a volte inganna.

La pura verità

24 luglio 2011

“La fede comincia appunto là dove la ragione finisce. “ (Sören Kierkegaard)

Dibattiti. Discussioni. Affermazioni contrapposte indotte e ricorrenti.
Come un improbabile personaggio partorito dalla mente di Ken Follet eccomi pronto a difendere la mia verità, sempre preparato a schierarmi di fronte a quelle persone che non sembrano averne una propria. Cosa vuol dire verità? E soprattutto ne esiste una che si può definire “pura”?

Attualità, Cronaca, Economia, Politica, Scienza, Medicina ed ultimamente anche la Storia sono oggetto di un continuo revisionismo, a volte documentato, altre volte però solo legato ad una mera opportunità o ad interessi di parte. Ogni giorno migliaia di informazioni si rincorrono in rete zigzagando tra puntuali smentite ed improbabili conferme, a chi dare ragione? Credere o non credere a “chi” o a “cosa”?
E che cos’è la verità? Dov’è e chi può vantarsi di averne sempre una pronta? Ne esiste sempre una nascosta a metà strada tra due affermazioni contrarie?
Eppure se quando scaldo il latte lo faccio con prudenza, è perchè ho una vaga idea di cosa succede. Se non gioco con il phon nella vasca mentre faccio il bagno ci sarà un motivo. Esitono verità soggettive per tutto quello che si ritiene essere vero, in base ad esperienza, conoscenza o scelta. Quando faccio affermazioni del tipo “Totti è il miglior calciatore del mondo” o “questo è il piatto di carbonara più buono mai cucinato” è chiaro che sto sottolineando un pensiero soggettivo ed è una mia verità che non deve necessariamente corrispondere a quella di qualcun’altro. Si tratta solo di conclusioni di una mia personale elaborazione.

Ci sono poi delle verità che potrei definire oggettive e sono tutti quei discorsi che dovrebbero scaturire solo dal riscontro di un qualcosa su cui nessuno può assolutamente disiquisire. Non contano le opinioni di alcuno e se affermo cose del tipo “il ghiaccio scioglie al sole”, sto dicendo una verità oggettiva, frutto di un’esperienza comune, pienamente verificabile, come un calcolo matematico. Se dichiaro, invece, che in hotel la toilette è in fondo a destra può essere una verità oggettiva, se tutti stiamo guardando nella stessa direzione, ma diventa assolutamente relativa se uno si trova dall’altra parte del corridoio. Ecco che l’oggettività assume i contorni della relatività e la verità non è più la stessa perchè i punti di vista cambiano.
Se un marito lavora tutto il giorno ed una moglie invece è impegnata a casa ecco che si ha a che discutere su uno stesso concetto di verità relativa e ci si scontra nel vano tentativo di trasformarla in oggettiva. Roba da farsi venire un bel mal di testa.

E poi, beh. Ci sarebbe la verità assoluta. Un dogma legato a valori universali, collegati con la morale, ma molto più spesso con le religioni ed è qui che spesso le persone finiscono col confondersi.
Se io ed un mio amico stessimo facendo una chiacchierata per la strada ed un operaio si trovasse a verniciare un balcone all’ultimo piano di un palazzo alto dieci piani sopra di noi, chi tra i tre avrebbe una visione migliore su quello che succede in fondo all’isolato? Sicuramente l’operaio, ma questo non vuol dire che sia necessariamente un Dio e che le sue verità siano assolute. Per esempio ignorerebbe il gusto del caffè che abbiamo appena preso al bar o il colore degli occhi della donna che ha appena attraversato la strada.

Ci sono arrivato forse partendo da molto lontano, ma sono giunto al dunque. E’ l’accettazione di una verità con la mancanza di riscontri oggettivi assoluti a trasformare ogni azione in un atto di fiducia e questo succede solo nei rapporti tra persone che si vogliono bene.
La fiducia e l’amore che si compenetrano sono gli unici valori fondamentali in una società dove anche la fede per un Dio si trasforma nella maggior parte dei casi in fanatismo puro.
Sapere cosa sia la verità? Non mi interessa. Credere in Dio? Non è affatto importante.
L’affidabilità delle persone che amo è tutto quello di cui ho bisogno ed è il sorriso di mia figlia l’unica religione che conosca.

Aforismi in supposte

24 luglio 2011

Anche se cessi di combatterlo il tempo non si trasforma mai in un fedele alleato.

Non tutti reagiamo allo stesso modo davanti ad un momento difficile. Qualcuno lo fa lottando come un gladiatore, altri si lasciano travolgere dagli eventi e c’è anche chi fugge o chiude gli occhi per non guardare la realtà.
Io semplicemente mi adatto e preferisco non fermarmi troppo a pensare a ció che potrà essere, perchè non riuscirei ad apprezzare più nulla di quello che sono.

L’intuito è azione. E’ una freccia lanciata con forza e senza eccessiva precisione, ma che raggiunge comunque l’obiettivo in unpunto impreciso. Il ragionamento è riflessione. E’ come un enorme drago che si scrolla di dosso tante inutili frecce con un semplice un colpo di coda. Il dubbio è quando cedere alla forza di una intuizione e quando perdersi invece nella logorante lentezza di un ragionamento.

Stamattina tutto è stancante quiete. Anche la gravità sembra aver optato per qualche giorno di vacanza e sono come circondato da cose che non cadono. La mia smisurata voglia di controllare l’incontrollabile comincia così, davanti ad un cappuccino, sfidando gli umori mattutini e le leggi della fisica.

Piuttosto che chiudere gli occhi preferisco puntare lo sguardo su un orizzonte inventato.

Forse avrei bisogno di una maschera per sembrare quella persona cattiva che a volte vorrei essere, ma che probabilmente non saró mai.

Non serve imparare quello che non sai per sembrare quello che non sei.

Nei miei sogni non bado certo a spese. C’è sempre un regista di primissimo piano, decine di attori, centinaia di comparse, scenografie maestose, un bel copione da imparare a memoria ed effetti speciali da far strizzare gli occhi ad un bambino. Il dubbio é se tenere in mano il ciak o provare ad esserne il protagonista.

Non ho mai sopportato l’invidia e tutti quei personaggi infantili che parlano solo per svalutare il prossimo, invece di riflettere su sé stessi, sulle proprie aspirazioni mancate e su qualcosa di intelligente che li aiuti a superare i propri limiti.

E’ troppo semplice prendersela con gli altri. Bisogna prima imparare a guardare noi stessi, perchè spesso il problema comincia proprio da qui.

Ci sono giorni in cui guardo con disinteresse tutto ciò che mi circonda e la realtà mi appare come visibile solo attraverso un solido vetro opaco. In quei momenti i ricordi diventano il centro storico del mio piccolo universo. Ed è un altrove da visitare con calma, a piedi.

“Non è la meta che conta, ma la strada percorsa.” Forse è proprio leggendo questa tremenda idiozia che un tizio in Technogym inventó il tapis rullant.

Ogni mia certezza è un tentativo fallito di autocontrollo. Ogni mio pensiero si ferma ad un passo dall’essere filosofia, per poi trasformarsi in un grido silenzioso in perenne incubazione. La mia testa è una scatola vuota dove custodire balocchi. Se ora mi presti i tuoi pensieri, magari posso giocarci un po’.

Gli uomini spesso si lasciano trasportare e non sempre per via dell’entusiasmo.

Le rette parallele non si incontrano mai, ma sono certo che qualche volta sognano di farlo.

Dietro ad ogni pensiero creativo c’è sempre un dubbio inconscio a governarne le dinamiche.

Qualcuno dice che i ricordi rallentano il pensiero, che si sorride solo per paura, per insicurezza o per debolezza. Ebbene, io non ho una domanda per tutte queste risposte.

Mi piace il disordine. Si abbina bene con il caos e le casualità della vita.

Se avessi una memoria grande almeno quanto la mia curiosità di conoscere le cose, sarei diventato un cazzutissimo genio.

La vita e’ come una scatola di cioccolatini, il problema non e’ scegliere quello più buono, ma evitare lo schiaffo quando allunghi la mano per prenderlo.

C’è sempre un tempo per riflettere ed una colonna sonora per ogni mio pensiero.

La vita è come una scatola di cioccolatini, quando hai voglia di pane e mortazza.

Ridispongo i pezzi sulla scacchiera e rimango curiosamente sedotto dalle innocenti simmetrie dei quadrati bianchi e neri.
Sono stanco. Saturo di strategie e di molteplici combinazioni di attacco e difesa. Vorrei per una volta giocare solo per il gusto di farlo.

Ci sarà un motivo se chiamano da sempre gli uragani con nomi di donna.

Oggi mi riposo facendo finta che il pianeta non si muova, leggo storie al contrario ed uso la fantasia come segnalibro. C’è stato un tempo in cui anche le sirene avevano le ali, ma questo alle farfalle dava un po’ fastidio. Oggi peró stanno tutti bene. 🙂

Ho trascorso la mia vita a sciogliere piccoli nodi insignificanti, ma non sono mai riuscito a sciogliere il grande nodo ed a trovare l’origine di tutti questi miei pensieri.

Alle volte serve un dubbio forte come una scossa tellurica per cambiare la primitiva morfologia delle nostre stupide convinzioni.

Caro Gesù, ridacci Lucio Battisti e prendi ti prego in cambio Cesare Battisti. Amen.

Il sogno è come un bambino che non puoi fare a meno di accompagnare ovunque, almeno con lo sguardo.

Vendo biglietto di prima classe per un treno di cui non conosco orario e destinazione. Il prezzo è un affarone

Stamattina ho a che fare con una versione ristilizzata di un me stesso “trentenne” che sembra non solo in grado di porre domande giuste, ma anche di dare risposte a tono. E sono solo le 8 e mezza

La bellezza è un concetto spietatamente vago, magico ed immateriale, ma anche delirante, scomodo e poco concreto. Devo togliere quello specchio di lì…

Ci sono nomi da scrivere in maiuscolo e nomi dove usare il minuscolo è fare anche troppo.

Possiamo risolvere definitivamente il problema del nucleare. Non mi risulta che l’uranio impoverito si sia arricchito in modo regolare. Lasciamo quindi che se ne occupi la guardia di finanza.

Giocare con le parole e cercare la scintilla senza abbandonarsi al fuoco. Svelare il segreto di quell’inesprimibile e disordinato inizio che guarisca la mia voglia di scrivere, di resistere, di insistere ed esistere. E’ questa l’intermittente barriera che a volte mi separa dagli altri, lasciandomi vivere una stupenda ed indisciplinata alternanza di corteggiamenti e rifiuti.

L’intelletto è sicuramente un dono del Signore, ma sono sicuro che potendo scegliere in molti avrebbero preferito una Tv 55 pollici HD a led.

Tutti hanno un punto di rottura, ma non tutti sono in grado di riconoscere il proprio.

Ogni mia certezza è un tentativo fallito di autocontrollo. Ogni mio pensiero si ferma ad un passo dall’essere filosofia, per poi trasformarsi in un grido silenzioso in perenne incubazione. La mia testa è una scatola vuota dove custodire balocchi. Se ora mi presti i tuoi pensieri, magari posso giocarci un po’.

Dio. Rateizzerei il tempo, anche con percentuali da usura se solo mi fosse possibile.
Stamattina, mentre mi abbandono ad infantili e materne voglie marsupiali, i ricordi prendono fuoco ed ogni dubbio si trasforma in una saggia scelta.

Le cattive idee posso riconoscerle dalla furia con cui mi perseguitano. Alcune somigliano alla santa inquisizione. Inappropriate, inviolabili, illegittime e quindi tassabili.

E pensare che basta uno specchio a far capire ad un uomo che riflettere è necessario. Poi possiamo non cambiare idea, ma ci si accorge se un capello è fuori posto e almeno ci si da una pettinata.

Un giocatore senza il suo tavolo da gioco non è nulla. Ma un giocatore al tavolo da gioco senza una propria tattica è ancor meno di quel nulla.

Spesso quando scrivo divento troppo riflessivo e diversamente tenebroso. Una sorta di Giacomo Leopardi bendato, senza gobba e comunque sfigato. No no. Meglio l’autoironia indotta.

Bisogna lottare cm dopo cm !! Sempre. Lo diceva spesso mia nonna lavorando a maglia ed alla fine sorrideva regalandomi delle lunghissime sciarpe.

Imbecille? Intelligente? Il segreto sta nel lasciare che siano sempre gli altri a chiederselo.

Esiste un limite oltre il quale nessuno può permettersi di dire ció che vuole.Questo mi consente di riconoscere gli idioti, perchè sono sempre quelli che ci si avvicinano più degli altri.

A prescindere da qualunque fatto stia succedendo oggi, devastante o epico che sia, tra 200 anni non importerà più nulla a nessuno.

Aforismi e aspirine effervescenti

24 luglio 2011

Sono un imperfetto e vivo il presente, anche se so che bisogna essere molto veloci nelle scelte e ciò presuppone intuizione ed una buona conoscenza del passato. Manca solo il futuro ed abbiamo declinato tutto il verbo vivere.

Pagine di vita, di tanto in tanto è bello accartocciarne una e divertirsi a tirarla per prendere in testa qualche passante.

Chissà se nel meccanismo alieno che regola la fantasia i merli sulle torri di un castello sono destinati ad incastrarsi con i merli di un castello in aria, ma rovesciato.

Le illusioni non sono altro che biglietti scaduti per quel treno che non è mai partito.

Chissà perchè il passato ed il presente mi appaiono elastici come la gomma, mentre il futuro è sempre così spietatamente acuminato.

Se devo attraversare un fiume non perdo tempo a controllare se l’acqua sporca, piuttosto mi assicuro che non sia troppo profonda.

Lancio una moneta e scelgo testa. Lei gira e si rigira nell’aria, volteggia qualche secondo su se stessa, poi si lascia cadere sul palmo della mia mano per mostrare la sua verità: Croce. Sorrido

Mi sforzo ogni giorno di affrontare le cose con metodo e intelligenza, ma poi arriva un lampo di pura imbecillità e la vita diventa di colpo più interessante.

Un mediano che tira sempre da centrocampo e manda la palla in curva puó essere due cose: un calciatore da buttare o un campione di rugby!
Per ognuno di noi c’è una giusta disciplina, un campo ed una platea pronta ad applaudire.
Bisogna solo evitare di confondere le regole del gioco.

Ma se una persona mi scrive “i tuoi antenati ti appartengono” devo andarne fiero o qualcuno ha trovato un modo elegante per dirmi “mortacci tua?”

Individuare il pollo al tavolo in un torneo di poker live serve a poco, tanto alla fine li devi far fuori tutti.

Quanto è difficile cambiare idea quando non ne hai…

Stamattina i miei pensieri somigliano ad usurai che riscuotono vecchi ricordi come le rate di un prestito inestinguibile ed affamante. Il passato non concede dilazioni.

In questa società di Don Chischotte è meglio difendere la propria idea che somigliare ad un mulino a vento.

Basta accendere 10 minuti la tv su un telegiornale qualsiasi per rendersi conto che tutto ciò che noi facciamo in qualità di esseri umani è assurdo e carente di significato.

Non si può riempire una bottiglia se ti ostini a lasciarla a testa in giù. E non puoi incolpare la sfiga se l’acqua esce, ma solo il tuo cattivo rapporto con Newton ed una visione troppo approssimativa del concetto di “gravità”.

Vivo nella periferia di questa realtà, ma prima o poi so che potrò permettermi un sogno tutto mio.

Volevo essere un sommergibile ed invece sono un mulino a vento. E’ la prova che il Don Chisciotte di Cervantes è probabilmente uno dei libri più dannosi mai scritti.

Io vivo nutrendomi di sana ironia. Quando il grigiore si impossessa del tutto è lei che mi distacca dalla realtà quel tanto che basta ad accettarla fino in fondo, ad accoglierla ed allo stesso tempo aggredirla. E’ il tratto più caratteristico della mia personalità, ed è presente tanto nella vita reale quanto in ogni fantasia possibile.

Non fermarti a pensare. Fallo correndo, che ha un suo “perchè”.

La parte più difficile nel difendere una propria idea è averne una e sapere bene di cosa si tratti.

Nuvole, ombre, infusioni, smorfie, sorrisi, sacrifici, verità, occasioni, condizioni, opportunità, sudore, invidia, sempre, mai più. C’è una versione di me che non solo ha tutte le domande, ma anche tutte le risposte.
Ed è la stessa versione che confonde ogni mattina lo zucchero del bombolone alla crema con la felicità.

Se rallenti ricordi. Se acceleri dimentichi.

L’ordine è quello che tutti ricercano sia nel poker che nella vita, ma è semplice illusione. Basta un istante di caos a rendere l’ordine “disordinato”. Il caos è tutto. Non serve combatterlo. Bisogna solo imparare a conviverci ed a controllarlo.

41 anni rappresentano uno spartiacque tra quello che sognavo di diventare e quello che effettivamente sono diventato. Migliore o peggiore, questo non sono in grado di dirlo. Oggi mi fermo a tirare le somme e leggo tante delusioni, ma anche grandi soddisfazioni. Ed a quei momenti per i quali credo sia valsa la pena soffrire io non rinuncerei mai per niente e nessuno al mondo.

A volte il desiderio ha bisogno di uno spazio più grande di quello che la fortuna può concedergli.

Ci sono giorni in cui mi muovo con la stessa autostima di un tarzan rauco ed obeso in una foresta piena di piante carnivore. In quei giorni sono un uomo da ricostruire.

Aforismi e caffè Borghetti

24 luglio 2011

Paradossalmente, si pensa meglio quando non si hanno pensieri per la testa.

Rivincita, amicizia, notte, figlio, destino, meta, roma, fortuna, febbraio, soluzione, distanza, identità, imperfetto, bugiardo, devastante, perdono, spietato, insicurezza, paura, amore, solo, reazione, natura, troppo, niente, abbastanza, tutto, quello che ti aspetti, e non è ancora notte.
Sono le 10:31 e siamo sempre nell’anno 2011. Interessante, vero?

Destino. Non ho mai trovato un amico che mi facesse più compagnia. D’accordo, per viaggiare in due occorre comunque aspettare che l’altro sia pronto, ma quando si viaggia in direzione di un sogno meglio avere pazienza che farlo da solo.

C’è un temporaneo abbassamento del solo ego pokeristico dovuto da una prepotente emersione del lato oscuro della forza. Forse anche a Obi-Wan Kenobi gli si inceppava la spada laser ogni tanto? Mah !!

Sono fatto così, voglio sempre capire. Sapere se il tempo è veramente quello che mi resta quando voglio che qualcosa accada, ma poi non accade nulla.

Il tempo mi è nemico, ma è un nemico leale.

Gioco spesso a scacchi con il mio lato oscuro e malgrado io non nasconda una marcata simpatia per l’avversario, non è mai una trascurabile soddisfazione batterlo.

“Non puoi nasconderti all’infinito, Luke. Consegnati al Lato Oscuro della Forza. Noi abbiamo i bomboloni con la crema.”

Ho bisogno della mia testa per fare scelte e per impedire ai pensieri di uscire dalla bocca. Da ieri ho un anno di più ed ho testato il sapore che si prova ad essere più grandi. Niente di che. Sa di pollo

E’ sempre più importante il personaggio della scenografia.

Quando guardi l’orizzonte non ci sono angolazioni, quello è.

Dentro questo corpo di adulto si annida lo spirito di un bambino disordinato che vuole solamente giocare.
Non ho bisogno di un esorcista, ma di un enorme castello gonfiabile dove fare 4 salti con mia figlia.

Solo gli stupidi accumulano certezze senza dubitare mai. Ne sono certo.

Non serve un corso di recitazione per imparare ad essere un uomo qualunque.

Ogni gabbia proietta un ombra ed ogni ombra è una via di fuga.
Avvicinati e non temere. Ho solo il desiderio di sussurrarti qualcosa all’orecchio.

Se oggi possiedi una personalità tormentata e una vita disordinata, praticamente hai già tutto quello di cui hai bisogno.

Nella vita l’unica costante che conosca sono i cambiamenti.

Il meccanismo che regola il buon andamento di un rapporto è litigare e riappacificarsi.
Tutto poi finisce nel momento in cui non si litiga più o non si fa più pace.

Se ci vai sempre vicino, o sei un campione di bocce oppure un perdente di lusso.

E’ nel tentativo di evitare l’inevitabile che spesso ti accorgi di poter realizzare l’impossibile.

Se costruiamo castelli di sabbia anche sotto un temporale è perchè in fondo abbiamo l’infantile certezza che rimarranno lì per sempre.

Ognuno ha i sogni che si merita.

Il mondo non è poi così brutto se lo guardiamo con un pizzico di fantasia.

Disarmare la serietà di un avversario a colpi di sorriso è facile, ma di fronte a chi non vuol ridere è opportuno rimanere seri.

Ci sono giorni in cui sei avanti ed altri in cui ti trovi a dover rincorrere. L’importante è rimanere comunque in gara. Questo si chiama vivere.

Sono un sognatore ad occhi aperti e cerco di dormire meno possibile.

Se i progetti li tieni nel cassetto e gli scheletri nell’armadio, succede che non sai più dove mettere le camicie.

Non lamentarti mai nella solitudine, perchè a volte trovarti solo è la miglior fortuna che possa capitarti.

Almeno una volta nella mia vita vorrei ragionare come Leonardo e sorridere come la Gioconda.

Persegui obiettivi impossibili e rimarrai per sempre schiavo dei tuoi desideri. Persegui la disciplina e forse raggiungerai obiettivi impossibili.

Come primo obiettivo del 2011 voglio recuperare un paio d’ali e un mantello nero.
Devo regalare a me stesso qualcosa che non sia la solita via di fuga.
“Buongiorno vorrei un divano comodo per me e per questa mia coda.”
“Mi spiace signore, ma questa è una birreria. Per l’inferno sono due isolati più giù.”

Quando il cuore ha un bisogno, e quel bisogno è amore, lo spinge senza sosta all’infinito.

Voglio rassicurare tutti dopo capodanno. Le analisi del sangue al secondo tentativo sono risultate buone, ma la prima siringa l’hanno dovuta buttare che sapeva di tappo.

Se fossi Babbo Natale non ti porterei un regalo… Ti porterei via con me!

C’era un tempo che nelle conchiglie si sentiva il rumore del mare.

Ogni sorriso è un investimento a lungo termine che spero diventi gioia.

C’è una distanza oltre la quale le persone smettono di ascoltarsi, pur continuando a parlarsi. In quei casi sarebbe più opportuno un rumoroso silenzio.

Parla “con me”, non “a me”.

In ognuno di noi c’è un baratro e profondità inesplorate. A volte affacciarsi fa paura.

Tanto, ma non tutto. Giusto ad un passo dall’essere abbastanza…

Confondere un piacere con la felicità è uno degli sbagli più grandi che abbia fatto in vita mia. Roba da imperfetti.

Ridisegno, ad uno ad uno, ogni mio pensiero con la presunzione di una barchetta di carta che si accinge ad attraversare l’oceano.

La vernice era ancora fresca quando mi sono seduto. E’ la vita che appena puó lascia comunque il segno ed è per questo che esistono le lavanderie a gettone.

A volte è più facile sembrare quello che non sei che trovare qualcuno che se ne accorga.

Aspettando davanti all’entrata del Casinó sono arrivate ben 3 persone che mi hanno chiesto di parcheggiare l’auto. Non so’ se sia il caso di rivedere l’abbigliamento o attendere pazientemente che passi una Lamborghini !

Insegnerò a mia figlia che tutto in fondo è possibile.

Sono diventato un asso nel sollevamento delle polemiche. Ora se miglioro nel lancio del giavellotto e nei 400 dorso potrei anche pensare alle olimpiadi.

Mentre sognavo di aspettare per ore un treno che non passava mai, mi sono chiesto quanto valga il tempo perso nei sogni. Ammetto di essere un cattivo sognatore.

Via da Las Vegas

24 luglio 2011

E’ notte a Las Vegas, una di quelle notti apparentemente diversa eppure sempre troppo simile alla precedente. Centinaia di volte sono fuggito da notti come questa e centinaia di volte sono tornato indietro anche se solo con la testa, perchè dietro a queste notti si nascondono sempre una delusione che non ti aspetti ed un pacchetto di sigarette troppo vuoto, anche per chi aveva da tempo già deciso che non avrebbe fumato mai più. Io conosco solo un modo per fuggire e tornare così veloce. Scrivere.

Chiametelo esercizio da svitati, ma non sottovalutate il suo effetto sedativo in notti come questa, quando il tavolo verde si è ripreso in un secondo tutti i tuoi sogni lasciandoti con un pugno di percentuali e la solita domanda senza risposta. Perchè? Perchè la statistica si ostina a non coincidere con la realtà? Perchè le cose più importanti sono anche le più complicate da raccontare? Perchè realizzare un sogno che appare a portata di mano a volte appare più difficile che bersi l’oceano con un cucchiaino? In un attimo Las vegas si trasforma prima nel labirinto in cui perdermi, poi nella strada da seguire e di nuovo in uno spietato dedalo con poche vie d’uscita. In ogni mia storia c’è sempre una via d’uscita in meno rispetto a quelle che ti aspetti di trovare.

Mi affaccio alla finestra. Vedo un castello che non è certo uscito da un libro di fiabe, poco più in là una piramide scura, una sfinge in materiale plastico e luci bianche impegnate a tagliare la notte come il raggio di una astronave aliena in una complicata manovra d’atterraggio.

Poi c’è una strada prigioniera di profezie al neon e decine di schermi rotanti su cui scorrono onirici messaggi di improbabili felicità e convenevole fortuna. Guerrieri, cantanti, fate danzanti, attori e maghi si alternano nella luce scintillante di un tracotante, povero ed invitante nulla. Ogni due ore c’è una eruzione senza fuoco. Ogni due ore c’è un vascello pirata che affonda e riemerge tra acque sporche, incurante dello sguardo incredulo di ingenui passanti.

Ogni due metri c’è un santo, un profeta, un barbone, un sogno infranto ed un miracolo da inventare, ma mai una mano da stringere con palpitante disinteresse o un’emozione diversa, che abbia il sapore di un sentimento vero o di una vittoria. Anche stasera tutto ha un prezzo e il prezzo non è mai quello giusto.

C’è un deserto disincantato intorno e dentro questa città senza cuore. Figlia di un miraggio che non incanta e di milioni di dollari che si muovono per passare di mano in mano come una droga spacciata a saldo, che insudicia ed intossica un’aria troppo calda ed apparentemente irrespirabile.

Qui non si gioca per vincere, si gioca per perdere. Ed è un segreto che questa città custodisce da sempre e protegge come fosse il più prezioso dei suoi tesori. Un segreto nascosto così nel profondo che quasi sembrerebbe non esistere.

Eppure sono pochi gli uomini che possono raccontare di una notte magica in cui sbancarono a Las Vegas, perchè alla fine gli uomini giocano, ma è Las Vegas a vincere sempre.

Tutto appare così comico nella sua spietata tragicità. Ma ciò che è comico si basa su cose negative che capitano ad altri e per le quali si ride pensando: «Per fortuna non è capitato a me!». Quando invece sei tu il protagonista tutto cambia e per l’imponderabile evento negativo non si dimostra mai troppa simpatia. Non si ride, non si piange. Al limite si riesce ad emettere un suono gutturale che niente ha a che vedere con una risata, ma che non somiglia certo nemmeno ad una esclamazione di trionfo.

Credo che le luci ed i suoni di Las Vegas servano solo a coprire tanti improbabili mugugni, figli di speranze miseramente implose davanti a quei colpi che hai solo il 2,15% di possibilità di perdere. Una rarità nel Texas Hold’em.

Non c’è un dio che si preoccupi e che ti protegga nemmeno a Vegas. L’unico prototipo di dio possibile qui, ha acceso il giochino ed è andato a spassarsela incurante della notte, di un universo mosso dal caos e di un silenzioso ed assordante rumore di fondo, lasciando tutti in balia di questo allucinatorio, rumoroso e logorante miraggio notturno.

Eppure, malgrado tutto questo disciplinato caos, allungo ancora la mano nell’aria per afferrare un pensiero. Un pensiero normale, non uno di quelli capaci di risolvere una situazione o di aiutarti a realizzare un grande sogno, ma pur sempre un pensiero positivo. Quei pensieri positivi che trovo molto più simili ad una moneta con cui giocare in aria che ad un sasso da lanciare in uno stagno.

Provo a tirarlo in alto con un colpetto di pollice. Lo vedo prima disegnare un arco e poi rimanere sospeso a dispetto di ogni legge della fisica nota. Lo vedo fluttuare, rallentare e fermarsi quasi per non voler fare ritorno. Forse ha paura di questa città, o il fondato timore di essere condannato a rimanere qui per sempre.

Nella vana attesa del rumoroso impatto frugo ancora nella mia testa ed afferro un pensiero più grande. Lo accarezzo e mi accorgo che ha i lineamenti irreali di un sogno e nasconde impronte che non somigliano affatto alle mie.

Immerso in un oscuro stupore, tra nuove speranze e vecchi ricordi da cancellare, allungo l’ultima volta la mano sulle rovine di questa avventura per raccolgliere le mille traballanti certezze abbandonate oggi sul mio cammino come tanti piccoli petali. Era l’ultimo alchemico tentativo per un uomo di creare nel deserto il suo fiore più bello e rimarrà un sogno ancora per molto, moltissimo tempo.

Si torna a casa.

La prossima mossa

15 luglio 2011


“Sognate e mirate sempre più in alto di quello che ritenete alla vostra portata. Non cercate solo di superare i vostri contemporanei o i vostri predecessori. Cercate, piuttosto, di superare voi stessi.” (William Faulkner)

A chi pensa che il giocatore di texas hold’em sia solo un freddo calcolatore o uno scaltro esecutore capace di operare solo all’ombra di dati statistici e matematica, io rispondo che ci sono anche personaggi in grado di mostrare una parte squisitamente filosofica. Così per ogni giocatore che si concentra sull’analisi delle probabilità, parallelamente esiste un uomo in grado di interrogarsi sulle disordinate oscillazioni del destino e su tutte quelle conseguenze a volte paradossali a cui non si riesce a dare un senso. Queste situazioni possono consolidare i dubbi di un player o trasformarsi all’occasione in terapeutici luoghi comuni da utilizzare al momento giusto.

Io sono affezionato ai miei luoghi comuni. Ammetto però quanto sia facile entrarvi e difficile uscirvi. Soprattutto quando rimango intrappolato tra tutti quei pensieri raccolti nella pause di giornata o nei viaggi che intercorrono tra un torneo e l’altro. Tutti quei ragionamenti interessanti, a volte anche acuti, sui quali però alcune persone non sarebbero pronte a scommettere sulla loro attendibilità. Idee da tenere ben strette quindi, ma senza entusiasmarsi tanto. Un po’ come avere due assi in mano e trovare il terzo asso al flop con un board che apre anche irriguardosi progetti di scala o di colore. Una di quelle mani insomma, che non puoi mai affrontare con disinvoltura.

C’è una pubblicità di una famosa marca di cioccolatini che si affida ad una citazione di Oscar Wilde e che recita: “L’unico modo di liberarsi di una tentazione è cederle”, ma osservando alcuni grandi del poker ho imparato che l’unico modo per non perdere soldi è proprio non cedendo alle tentazioni. Questo non lo dicono le statistiche, ma l’esperienza, il cuore ed i luoghi comuni. Che sia il caso di smetterla con questi cioccolatini? Eppure il biglietto dell’ultimo bacio perugina citava testualmente “ora mangiane un altro, sciocco!”

Battute a parte eccomi qui, quasi in partenza per Vegas con il main event delle World Series of Poker che si avvicina e lascia sempre più spazio alle speranze e meno ai ricordi. Forse lo devo a questo il mio monologo dal retrogusto squisitamente filosofico. E’ il mio modo di esorcizzare il passato e pontificare sabbatiche speranze riordinando frammenti di tempo come fossero istantanee da infilare in un album: un biglietto di seconda classe per Los Angeles, poche cose nella tracolla blu con lo stemma dell’Italia campione del mondo, i miei libri preferiti con l’inseparabile “Poker Mindset” di Taylor e Hilger, i due volumi di Dan Harrington, “Le conseguenze dell’Amore” di Paolo Sorrentino e la mia incessante ed aliena voglia di misurarmi prima con la tastiera del mio fedelissimo Apple e poi con il mondo intero.

Non ricordo esattamente quale sia stato il primo giorno in cui ho iniziato a scrivere, ma deve essere stato senza dubbio un giorno in cui avevo davvero qualcosa da dire. Ricordo però il momento in cui ho preso per la prima volta in mano le carte. Ero a Las Vegas, il 4 luglio dell’anno 2008. Da allora quanti momenti passati a scrivere, ragionare, riflettere ed agire anche solo per sbagliare e sentirmi profondamente e meravigliosamente imperfetto. Paradossalmente si pensa meglio quando non si hanno pensieri per la testa e questo è uno spietato “luogo comune” che calza alla perfezione nel Texas Hold’em.

Una volta scrissi che se non hai la testa libera è meglio lasciar perdere. Meglio salutare tutti e rimandare l’appuntanento a giorni migliori e che “saper rinunciare” è una scelta da grandi. Ma il sogno americano rimette tutto in gioco ed è così che anche “affrontare il proprio destino” si trasforma in una scelta da grandi. Ma si può essere grandi anche con mille alzatacche da smaltire? Si può scendere in campo anche con problemi irrisolti da affrontare e tanti indescrivibili inestetismi dell’anima da sistemare ogni mattina? E’ la magia stessa delle World Series of Poker a rispondere ed ecco che tutto d’un tratto spaririscono stanchezza fisica e stagnazione mentale. Finalmente si parte.

Lo ammetto, non mi sento del tutto in forma in questo periodo, ma allo stesso modo sento di poter essere all’altezza. Non sarò il più forte, ma posso essere comunque migliore del mio avversario di turno. Ho forti motivazioni, coscienza pulita, disciplina da vendere e una assoluta volontà di creare quelle condizioni dove si può e si deve rendere al meglio. In fondo non esistono professionisti dell’intelligenza nel poker. Conta solo la conoscenza di se stessi, quella dei propri avversari e l’opportunità di agire al momento giusto con ordine anche quando al tavolo regna il caos. Una volta scrissi che bisogna evitarlo il caos se non sei in grado di gestirlo e sono ancora di questa opinione.

È curioso. Mi trovo qui a dispensare consigli e per quanto mi sforzi non ricordo esattamente quale sia stato il personaggio che mi abbia dato il primo suggerimento, come non riesco a ricordare i nessi che uniscono la mia attrazione per il poker alla mia passione per la scrittura. Quello che hanno in comune è la caratteristica di essere stancanti e senza dubbio è la stanchezza il mio avversario peggiore ogni volta che gioco. Alle volte vorrei avere un interruttore in grado di spegnere tutto per qualche ora, ma so che non è possibile regolare la realtà a colpi di fantasia. E poi addormentarsi non rende niente più facile, anzi a volte peggiora anche le cose.

Mi viene in mente una vecchia barzelletta. Un paziente: “Dottore, Dottore, mi fa malissimo se faccio così. Ahia!” e il dottore: “Ho la soluzione! Non lo faccia più!”

Accenno un sorriso, ma alla fine scopro di essermi stancato e rimando l’impresa. La luce del sole sta ormai tramontando su queste considerazioni ed anche l’effetto dell’ombra delle mie mani sulla tastiera è svanito. Chiudo le imposte della mia mente e già è ora di partire per quel viaggio che ha per meta il suo punto di partenza. Sistemo disordinatamente i miei libri in valigia, poi rileggo quello che ho appena scritto. Sembra incompleto. Manca un successo da raccontare.

Approposito! La barzelletta nasconde la sua morale. Anche se sei pronto a riceverle non è detto che avrai sempre tutte le risposte di cui hai bisogno. Un altro “luogo comune” da non utilizzare, soprattutto se hai già ben chiaro quale sarà la tua prossima mossa.


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