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La prossima mossa

15 luglio 2011


“Sognate e mirate sempre più in alto di quello che ritenete alla vostra portata. Non cercate solo di superare i vostri contemporanei o i vostri predecessori. Cercate, piuttosto, di superare voi stessi.” (William Faulkner)

A chi pensa che il giocatore di texas hold’em sia solo un freddo calcolatore o uno scaltro esecutore capace di operare solo all’ombra di dati statistici e matematica, io rispondo che ci sono anche personaggi in grado di mostrare una parte squisitamente filosofica. Così per ogni giocatore che si concentra sull’analisi delle probabilità, parallelamente esiste un uomo in grado di interrogarsi sulle disordinate oscillazioni del destino e su tutte quelle conseguenze a volte paradossali a cui non si riesce a dare un senso. Queste situazioni possono consolidare i dubbi di un player o trasformarsi all’occasione in terapeutici luoghi comuni da utilizzare al momento giusto.

Io sono affezionato ai miei luoghi comuni. Ammetto però quanto sia facile entrarvi e difficile uscirvi. Soprattutto quando rimango intrappolato tra tutti quei pensieri raccolti nella pause di giornata o nei viaggi che intercorrono tra un torneo e l’altro. Tutti quei ragionamenti interessanti, a volte anche acuti, sui quali però alcune persone non sarebbero pronte a scommettere sulla loro attendibilità. Idee da tenere ben strette quindi, ma senza entusiasmarsi tanto. Un po’ come avere due assi in mano e trovare il terzo asso al flop con un board che apre anche irriguardosi progetti di scala o di colore. Una di quelle mani insomma, che non puoi mai affrontare con disinvoltura.

C’è una pubblicità di una famosa marca di cioccolatini che si affida ad una citazione di Oscar Wilde e che recita: “L’unico modo di liberarsi di una tentazione è cederle”, ma osservando alcuni grandi del poker ho imparato che l’unico modo per non perdere soldi è proprio non cedendo alle tentazioni. Questo non lo dicono le statistiche, ma l’esperienza, il cuore ed i luoghi comuni. Che sia il caso di smetterla con questi cioccolatini? Eppure il biglietto dell’ultimo bacio perugina citava testualmente “ora mangiane un altro, sciocco!”

Battute a parte eccomi qui, quasi in partenza per Vegas con il main event delle World Series of Poker che si avvicina e lascia sempre più spazio alle speranze e meno ai ricordi. Forse lo devo a questo il mio monologo dal retrogusto squisitamente filosofico. E’ il mio modo di esorcizzare il passato e pontificare sabbatiche speranze riordinando frammenti di tempo come fossero istantanee da infilare in un album: un biglietto di seconda classe per Los Angeles, poche cose nella tracolla blu con lo stemma dell’Italia campione del mondo, i miei libri preferiti con l’inseparabile “Poker Mindset” di Taylor e Hilger, i due volumi di Dan Harrington, “Le conseguenze dell’Amore” di Paolo Sorrentino e la mia incessante ed aliena voglia di misurarmi prima con la tastiera del mio fedelissimo Apple e poi con il mondo intero.

Non ricordo esattamente quale sia stato il primo giorno in cui ho iniziato a scrivere, ma deve essere stato senza dubbio un giorno in cui avevo davvero qualcosa da dire. Ricordo però il momento in cui ho preso per la prima volta in mano le carte. Ero a Las Vegas, il 4 luglio dell’anno 2008. Da allora quanti momenti passati a scrivere, ragionare, riflettere ed agire anche solo per sbagliare e sentirmi profondamente e meravigliosamente imperfetto. Paradossalmente si pensa meglio quando non si hanno pensieri per la testa e questo è uno spietato “luogo comune” che calza alla perfezione nel Texas Hold’em.

Una volta scrissi che se non hai la testa libera è meglio lasciar perdere. Meglio salutare tutti e rimandare l’appuntanento a giorni migliori e che “saper rinunciare” è una scelta da grandi. Ma il sogno americano rimette tutto in gioco ed è così che anche “affrontare il proprio destino” si trasforma in una scelta da grandi. Ma si può essere grandi anche con mille alzatacche da smaltire? Si può scendere in campo anche con problemi irrisolti da affrontare e tanti indescrivibili inestetismi dell’anima da sistemare ogni mattina? E’ la magia stessa delle World Series of Poker a rispondere ed ecco che tutto d’un tratto spaririscono stanchezza fisica e stagnazione mentale. Finalmente si parte.

Lo ammetto, non mi sento del tutto in forma in questo periodo, ma allo stesso modo sento di poter essere all’altezza. Non sarò il più forte, ma posso essere comunque migliore del mio avversario di turno. Ho forti motivazioni, coscienza pulita, disciplina da vendere e una assoluta volontà di creare quelle condizioni dove si può e si deve rendere al meglio. In fondo non esistono professionisti dell’intelligenza nel poker. Conta solo la conoscenza di se stessi, quella dei propri avversari e l’opportunità di agire al momento giusto con ordine anche quando al tavolo regna il caos. Una volta scrissi che bisogna evitarlo il caos se non sei in grado di gestirlo e sono ancora di questa opinione.

È curioso. Mi trovo qui a dispensare consigli e per quanto mi sforzi non ricordo esattamente quale sia stato il personaggio che mi abbia dato il primo suggerimento, come non riesco a ricordare i nessi che uniscono la mia attrazione per il poker alla mia passione per la scrittura. Quello che hanno in comune è la caratteristica di essere stancanti e senza dubbio è la stanchezza il mio avversario peggiore ogni volta che gioco. Alle volte vorrei avere un interruttore in grado di spegnere tutto per qualche ora, ma so che non è possibile regolare la realtà a colpi di fantasia. E poi addormentarsi non rende niente più facile, anzi a volte peggiora anche le cose.

Mi viene in mente una vecchia barzelletta. Un paziente: “Dottore, Dottore, mi fa malissimo se faccio così. Ahia!” e il dottore: “Ho la soluzione! Non lo faccia più!”

Accenno un sorriso, ma alla fine scopro di essermi stancato e rimando l’impresa. La luce del sole sta ormai tramontando su queste considerazioni ed anche l’effetto dell’ombra delle mie mani sulla tastiera è svanito. Chiudo le imposte della mia mente e già è ora di partire per quel viaggio che ha per meta il suo punto di partenza. Sistemo disordinatamente i miei libri in valigia, poi rileggo quello che ho appena scritto. Sembra incompleto. Manca un successo da raccontare.

Approposito! La barzelletta nasconde la sua morale. Anche se sei pronto a riceverle non è detto che avrai sempre tutte le risposte di cui hai bisogno. Un altro “luogo comune” da non utilizzare, soprattutto se hai già ben chiaro quale sarà la tua prossima mossa.


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