Archive for febbraio 2020

#mentre tramonta il sole

26 febbraio 2020

Le travi in legno del soffitto non fermano i rumori. Ho sentito dei passi nel cuore della notte. Adesso sento il ronzio meccanico del frigorifero scatenato dalle cerniere di uno sportello aperto. Ho sentito cadere una scarpa. Poi l’altra.

È un mondo di persone che vivono con le scarpe ai piedi. Che ci tengono alle scarpe e alla salute. Ma è anche un mondo di persone che vuole farti le scarpe. Sorrido.

Ci sono notti in cui sbircio dalla finestra. Momenti in cui me ne resto inebetito a guardare le luce gialla dei lampioni proiettare ombre. Sui sanpietrini. Nei vicoli. Sulle cose degli altri. E intanto salto da un pensiero all’altro come con la tv accesa quando non trovi pace sui tasti del telecomando.

Le ho scritto. Non le scrivevo una lettera da un sacco di tempo e sarebbe dissacrante analizzare connotati di questa pausa. Le ho scritto, ma lo terrò per me. Per un tempo quasi forzato, non del tutto volontario. Al limite mi riconoscerò il merito di aver arredato questa mia assenza con una serata in stile bukowskiano.

Senza spiagge sabbiose dell’Havana. Senza sigari. Senza alcolici e bottiglie di Rum. Niente isolamenti coatti. Virus obesi e mascherine. Basta un elastico, tanto il risultato sarà lo stesso. Sorprendentemente soddisfacente.

Bisogna distrarsi rimanendo vigili. Aggiungere distanza ai ricordi. E allenarsi a riscoprire la qualità di certi pensieri, senza coinvolgere per forza persone che non ci tengono a far parte della tua vita. Insomma, cose così.

Da qualche anno il mio pensiero verso il mondo intorno si è fatto più attento. Il mio modo di catalogare la gente si è fatto ancora più personale. Il mio giudizio penetrante. Un tempo ero in grado di notare i dettagli. Oggi riesco anche a inquadrare i giusti contesti.

Ne sono quasi sicuro. Dico quasi perché a questo mondo, come dicono gli anziani quando li ascolti chiacchierare sulle panchine dei giardinetti, non si può avere certezza di niente. E gli anziani, si sa, hanno quasi sempre ragione.

Di cose ne sono accadute, anche in queste ore. Di eventi ne sono successi, anche in questi minuti. Per quanto mi riguarda non so se avrò voglia di parlarne, forse sì o più probabilmente no.

Dovrei farmi un’opinione ma è un processo alquanto elaborato e non so se ti va di stare qui in sala parto a sentirmi urlare mentre metto al mondo il mio punto di vista. Sono semplicemente deluso e sconcertato. Da tutti.

Allora facciamo così, facciamo che prendiamo due sedie di paglia e ci sediamo uno di fronte all’altro. Ci beviamo una birra gelata e ci raccontiamo i fatterelli, come fanno i vecchietti, quelli che hanno sempre ragione. Ci guardiamo fino alle sette di sera e parliamo dei paesi che muoiono. Poi guardiamo la luna dare il cambio alla luce. Mentre si allungano le ombre. Mentre tramonta il sole.

#Sempre la stessa luna

1 febbraio 2020

Quando ho riaperto gli occhi avevo 50 anni, o forse poco più di uno. Di certo non sentivo più il profumo dei gelsomini e della siepe, forse confuso dall’odore della pioggia sull’asfalto.

Quando ho riaperto gli occhi l’universo era saturo di stagioni diverse. La vita era fatta di anni luce e la felicità di “metri sotto al cielo”.

Quando ho riaperto gli occhi i pensieri erano tutti lì. A imbottire le pareti della mia testa. A impedire ai desideri di farsi male. Quanti cieli sarei in grado di vedere in questa stanza stamattina!

L’odore del tempo. L’ho lasciato decantare per arricchire i secondi e oggi somiglia a quello del vino buono.

Mi dissetavo di attimi. Mi ubriacavo di tempo. Di momenti trascorsi insieme. Oggi invece serve una formula a sostegno di questi numeri fatti di parole ed emozioni non lineari.

Quando ho riaperto gli occhi la ragione ha guardato il destino e mi ha poggiato una mano sulla spalla. Poi mi ha interrogato con occhi salmastri, pieni di nostalgie che non saprei descrivere.

“Non so.” Mi ha detto. “Lo scrittore sei tu e solo tu puoi inventarti un finale. Stavolta però fai in modo che sia credibile.”

Quando ho riaperto gli occhi non ero più solo. La radio era accesa. Il caffè già sul fuoco. Milioni di altre vite intorno. Altri luoghi. Altre emozioni. Ma sempre la stessa luna.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: