Archive for dicembre 2015

Semplicemente

31 dicembre 2015

È la fine di dicembre. Ma non un giorno a caso. È proprio la fine. L’ultimo giorno. L’ultima notte. Quella dove tutti festeggiano la routine. Anche chi non avrebbe un bel niente da festeggiare. Ultimamente mi sono reso conto che prima di scrivere penso in bianco e nero. Forse in una scala infinita di grigi la cose accadono più lentamente. E comunque le cose accadono. Anche nelle favole. Che senso avrebbe un cappuccetto rosso senza lupo. Una bella addormentata nel bosco senza arcolaio. O una Biancaneve senza la strega cattiva. Dalle favole però ho imparato a fuggire. E l’ho fatto tante volte, ma sono sempre tornato, convinto che prima o poi sarei rimasto. E invece ogni volta sono ripartito. Scappato.
Anche stanotte ho fatto ritorno nei miei pensieri più intimi. Senza muovermi. Senza spostarmi di un centimetro. Immobile sul divano rosso di una hall deserta in un qualsiasi hotel di montagna. Circondato dal silenzio. A tratti spiato da un soffitto curioso. La notte ogni pensiero è la pagina di un diario. La notte ogni ricordo mi ruota intorno. E per un istante la mia mente diventa il centro copernicano di un universo che orbita al contrario. Sono tornato. Forse per sussurrare un “mi manchi”. L’ho fatto in modo scontato. Quasi didattico. Eppure era la verità e lo è anche ora che sto ripartendo. Stasera alzerò un calice per brindare a tutto quello che non sono riuscito. A tutto quello che non posso e che non voglio. A tutto ciò che non importa a nessuno e che per me è importante. A tutti i desideri che vorrei farle indossare. E a tutti quei meravigliosi abiti che mi piacerebbe strapparle di dosso. Del resto che rimane farò invece una pallina di carta da gettare via con un impreciso colpo di tacco. Guardando negli occhi il mio migliore amico e abbracciandolo come fosse la prima persona che mi viene incontro. Come per dire semplicemente. Auguri.

Manca la fine

22 dicembre 2015

Credo che sia possibile vivere senza stringere. Senza abbracciare. Senza baciare. Ma non senza desiderare spietatamente di farlo. Stanotte poi. Le possibilità non esistono. I desideri non hanno corpo. Non sanno camminare. Non riescono nemmeno a tossire. A sbuffare. Oppure ad alzare un sopracciglio. Una canzone di Tom Jones mi cammina dentro mentre aspetto il solito treno. Intanto il freddo mi fracassa le ossa. Gela respiri. Mastica i polmoni e li risputa in terra. Goccia su goccia. Ci sono giorni in cui sembra facile lanciare il cuore a canestro con la speranza di fare centro. Eppure continuo a prendere il ferro. Con quella sensazione di debordante incompletezza a farmi da sipario. Quando lo seguo con gli occhi. Quando lo vedo compiere qualche giro a vuoto. E poi cadere giù.
Stasera mi resta la scrittura. Lei sola, assieme a tutte la musica che non ascolta più nessuno. Quella che non è mai abbastanza. Quella che non è mai all’altezza. A tutti e tutto manca sempre qualcosa che li completi. In fondo anche all’infinito. Manca la fine.

Da molto lontano

20 dicembre 2015

Stanotte ho preso un frammento di tempo e ne ho fatto pensieri. L’ho scelto piccolo. Meno di un’ora. Un istante buio e silenzioso. L’ho stretto forte e poi lasciato andare. Di solito riesco a scrivere. Sempre. Ovunque. Mi appoggio con le parole al primo pensiero disponibile. Il resto poi viene da se. E fa poca differenza che si tratti del ciglio di una statale. Di un vagone. O una qualsiasi sala d’attesa. Non importa che sia giorno, oppure notte fonda. La mente va. E le storie sfrecciano con la stessa supponenza di un treno che affronta un passaggio a livello.
Stasera i ricordi sono l’unica moneta che nelle mie tasche abbia un valore. Ma non conosco una valuta in grado di acquistare la notte. Vorrei non pensarci più. Vorrei avere le persone che amo sempre vicine. Senza doverle per forza ricordare. O immaginare che stiano guardando la stessa luna da molto lontano.

Chi festeggia

17 dicembre 2015

Chi festeggia forse vive meglio di chi non lo fa. Non saprei. Tra poco è Natale e mi rendo conto che non ho ancora studiato un piano di fuga. Quest’anno probabilmente lo vivrò come mi viene. Servendo in una mensa per poveri dietro piazza del Popolo. Passeggiando con mia figlia per le strade del centro. Con l’imbarazzante sorriso di chi non si rende conto di quello che succede intorno. La beneficenza è un incosciente nirvana nel quale sguazzare. E io mi sento un pesciolino rosso nella sua bolla d’acqua. Senza un fiume sotterraneo da percorrere al contrario. Senza rive inesplorate da raccontare. Niente è più intimo dello sguardo di un uomo che si osserva nella sua immagine riflessa. Niente è più assordante del silenzio quando ci si ferma a parlare con se stessi. Stamattina è più dicembre di quanto lo sia mai stato. Strade vuote. Mulinelli improbabili di foglie alzate dal vento. Incantevoli moti a spirale differenti per direzione. Mai per destinazione. Una figura retorica che descrive perfettamente la vita. A volte scrivo con l’ingenuità di un bambino e la sincerità di un uomo che ha bevuto troppo. Non controllo più i pensieri. Sbiascico le parole. Di certo non penso di mettere in dubbio l’integrità delle mie certezze più radicate. Da qualche giorno vedo riflessi due occhi che non somigliano affatto ai miei. Magari Natale è diventato un periodo che non so affrontare. Eppure ho ancora la presunzione di pensare che non sia affatto così.

Lo spettacolo migliore

11 dicembre 2015

Uno dei meccanismi in grado di incepparmi la mente è il dubbio. Quella sottile paura di non aver fatto bene. Il timore di non essere sulla strada giusta. Quel moto perpetuo di incertezze che spesso passa anche attraverso lo sguardo degli altri. Si, perché sposiamo religioni. Veneriamo deità diverse per cultura e dogma. Ma poi gli unici occhi che davvero ci preoccupano non sono mica quelli di un dio. Ma i pensieri di chi ci sta intorno. Di chi nemmeno amiamo, o stimiamo. Gente. A volte virtuale. Fisicità che nemmeno conosciamo, ma per le quali bisogna essere pronti a piacere. A essere simpatici. A essere belli. A essere opportuni. Occorre almeno sembrare di essere giusti agli occhi di tutta questa giudicante moltitudine, no? Io mi sono sposato e poi ho divorziato. Ho avuto alcune storie importanti. Una figlia. Ho fatto cose buone e altre un po’ meno. Ho gridato. Ho attaccato e mi sono difeso. Ho riso, pianto e agguantato pareggi all’ultimo minuto. Ho aggiunto ore ai giorni e tempo agli anni nella spietata convinzione di non aver mai fatto davvero nulla di completamente inutile. Anche sbagliare. Anche scrivere banalità. Trovo appagante per esempio raccontarmi. Sorseggiare un caffè in strada. Oppure viaggiare prigioniero di un maleodorante treno regionale. Per raggiungere mete sognandone altre. Passeggiare per i vicoli di una città che amo. Osservare un’alba. Un ricordo. Una storia. Mai del tutto in compagnia, eppure mai completamente solo. Ogni giorno c’è un uomo che strizza l’occhio al ragazzo che gli è rimasto dentro. E mentre gazzelle e leoni si rincorrono da qualche parte nel mondo. Lui gli rivolge un sorriso. Poi una domanda. E non c’è spettacolo migliore che attendere la sua risposta. In fondo la fantasia è l’unico abito che mi sia mai stato così meravigliosamente bene addosso.

Il mio piccolo universo intorno

9 dicembre 2015

Ci sono giorni in cui preferisco percorrere le strade che vanno a sud. Stamattina mi sono lasciato la curiosità alle spalle. Ho letto cose. Ho bevuto un Nespresso. Ho preparato la valigia e fatto il check-in on line. Poi sono sceso a comprare dei bulbi di tulipano nero. Camminando ho immaginato una canzone da trovare che fosse diversa da quello che ascolto di solito. Qualcosa che non sfuggisse al fascino della memoria. Che si prendesse la rivincita sulle distanze. Quelle che certi sguardi non riescono a colmare. Se la musica avesse i capelli stamattina avrebbero un colore che tende al grigio, con qualche sfumatura di verde. Mi viene in mente un film, “In to the wild”. Ne sto ascoltando la colonna sonora. Colleziono passi e respiro a pieni polmoni un vento freddo che soffia da nord. I ricordi più belli sono come piccole vittorie. E anche quando il tempo alza mura inespugnabili loro non hanno bisogno di un cavallo di legno per entrarmi nel petto. Basta la musica giusta. Una strada deserta. Il mio piccolo universo intorno. E quella sensazione leggera di riuscire per un attimo a fare a meno di tutto. Anche di me.

Dietro a un caffè

4 dicembre 2015

Quello che ottengo è sempre una conseguenza del modo in cui cerco. Lo faccio se ho bisogno di trovare. E continuo a farlo finché non trovo. Quando sento una mancanza. Un vuoto. Una crescente latenza di risposte. Oppure semplicemente per noia. Ma ci sono anche volte in cui non cerco. Perché penso che in fondo il mio universo possa andare bene così. Perché sono stanco. Distratto, o troppo occupato a fare altro, Insomma quando tutto è chiaro ed è inutile farsi altre domande. Se vedo qualcuno ordinare un caffè, gli preparano un caffè e devo aspettarmi di vedere arrivare un caffè, no? Non è che ci siano teologie da edificare in merito. Sembra del tutto inutile chiedersi cose del tipo “quando avrà bevuto l’ultima volta un caffè?”. Che poi se la risposta fosse “12 ore fa” potrebbe davvero cambiare qualcosa? Ma anche si trattasse di “10 minuti” cosa ci sarebbe di strano? Magari è solo un caffeina dipendente. O magari gli è piaciuto il primo. O l’ha dimenticato. Magari gli interessa la persona che lo prepara. In effetti è una gran bella donna e non sa come fare ad imbastire un discorso. Quante storie esistono dietro a un caffè. Di fatto stamattina rileggo cose e autorizzo la mente a scrivere una storia, ma non autorizzo la storia a interrogare la mia mente. E a maggior ragione non le permetto di interagire con il cuore, o la pancia. Si può essere bianchi. Si può essere neri. Ed essere criticati o compiaciuti per il colore. Ma si può anche scegliere di essere trasparenti.

Soltanto parole

2 dicembre 2015

La notte si accartoccia negli angoli della mia stanza. La notte è senza vergogna. E non è così semplice prendere sonno. Troppi pensieri passati. Troppi errori. Questa notte poi è più scura in volto. Il cielo si agita senza la sua luna. Ma il tempo non sospetta. Non mormora. Si limita a fuggire via. Disciplinato. Silenzioso. E io cambio faccia ai miei pensieri. Rileggo cose del mio passato. Sono tanti i ricordi. Troppi. Eppure mi vengono in mente sempre le stesse immagini. L’entusiasmo dei momenti felici. La noia. Le cose lasciate a metà. Le zanzare sfortunate disegnate sulle pareti. L’indifferenza di chi ha ragione. Lo sguardo di chi nel silenzio trova sempre qualcosa da dire. Le vetrine illuminate. Le ali di farfalla. I cartocci avari di castagne. I noccioli di albicocca. Il mare. Gli scogli. I vicoli del centro di Roma. Il timore di perdersi. I sogni cuciti sulla schiena. Le abitudini. Le velocità eccessive. Le moltitudini di pensiero. I bicchieri rovesciati. Le teste calanti. Una fotografia. Una multa costosa. La grande bellezza. E tutto. Davvero tutto. Rimane impresso nelle mia mente. Come non fossero mai state soltanto parole.


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