Chi festeggia

Chi festeggia forse vive meglio di chi non lo fa. Non saprei. Tra poco è Natale e mi rendo conto che non ho ancora studiato un piano di fuga. Quest’anno probabilmente lo vivrò come mi viene. Servendo in una mensa per poveri dietro piazza del Popolo. Passeggiando con mia figlia per le strade del centro. Con l’imbarazzante sorriso di chi non si rende conto di quello che succede intorno. La beneficenza è un incosciente nirvana nel quale sguazzare. E io mi sento un pesciolino rosso nella sua bolla d’acqua. Senza un fiume sotterraneo da percorrere al contrario. Senza rive inesplorate da raccontare. Niente è più intimo dello sguardo di un uomo che si osserva nella sua immagine riflessa. Niente è più assordante del silenzio quando ci si ferma a parlare con se stessi. Stamattina è più dicembre di quanto lo sia mai stato. Strade vuote. Mulinelli improbabili di foglie alzate dal vento. Incantevoli moti a spirale differenti per direzione. Mai per destinazione. Una figura retorica che descrive perfettamente la vita. A volte scrivo con l’ingenuità di un bambino e la sincerità di un uomo che ha bevuto troppo. Non controllo più i pensieri. Sbiascico le parole. Di certo non penso di mettere in dubbio l’integrità delle mie certezze più radicate. Da qualche giorno vedo riflessi due occhi che non somigliano affatto ai miei. Magari Natale è diventato un periodo che non so affrontare. Eppure ho ancora la presunzione di pensare che non sia affatto così.

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