E poi la notte…

22 aprile 2021

Chissà quante maschere erano già state indossate. Chissà quante altre se ne sarebbero indossate da quel giorno. E le maschere alla fine soffocano, soprattutto se sono da buffone.

Regala a una persona una maschera e lei sarà costretta a mostrarti per un istante il suo vero volto. Avrebbe detto Jep.

Un bel ricordo rimane comunque un bel ricordo. E “stare bene” somiglia un po’ al passeggiare in uno di quei paesini di montagna. All’imbrunire.

Magari bevendo una birra o risalendo una di quelle stradine tra vicoli e antiche fortificazioni in pietra. Che siano le fortificazioni a renderti più forte! In fondo sono state edificate per quello, no?

E poi la notte, il buio, il vecchio orologio senza ingranaggi. I fari delle auto sulla strada del ritorno. Il sonno. Le case. Il silenzio.

Noi

24 marzo 2021

Lei mi parla come se ascoltarla fosse facile. Come se non dovessi mai chiudere gli occhi. Come se fidarsi di certe parole non fosse un segno costante di fiducia incondizionata.

Come se davvero non esistesse nulla di più importante. Come se non ci fosse mai stato questo scontro in campo neutro tra due universi così diversi. Così lontani. Come se le stelle che vedo ogni tanto cadere volessero dire qualche cosa.

Come se non mi fosse mai riuscito lo “scansarmi in tempo”. Come se non lo avessimo mai fatto entrambi. Noi che tagliamo il cielo a metà con le parole. Noi che battezziamo ogni possibilità con le gocce di pioggia.

Noi che sopportiamo calamità, turbolenze e disinvolture. E viviamo le distanze inarrivabili di questa martellante quotidianità postulando pensieri, forse inutili. Ma convincendoci che tutto, alla fine, sia comunque raggiungibile.

Da mozzo a cologno

2 febbraio 2021

Ho guidato da Mozzo a Cologno. Lo faccio tutte le mattine. Passo accanto al centro commerciale di Curno, ai parco giochi di Urgnano e Ghisalba. Anche oggi sono chiusi.

Qui sembra incombere un’antica maledizione sull’infanzia. E su quei nonni che accompagnavano per mano altre piccole mani all’altalena.

E poi tutti quei panni bianchi dipinti a pastello alle finestre. #andràtuttobene.

Una volta ho fatto questa promessa a una cara amica. E non andò affatto bene. Da allora ho capito che non lo posso più fare. La promessa, intendo. Si può promettere solo se si ha la soluzione in mano. Perché poi se non succede niente se ne esce distrutti.

“Gianluca,” ha scritto mio padre “dirlo serve a esorcizzare le paure, a non perdere la fiducia.” Si daccordo papà, ma se l’evidenza è tristemente fuorviante. Che senso ha tranquillizzare. Lo trovo molto simile al tradire. E nella vita non sono mai riuscito a promettere quello che non potevo mantenere.

Ieri ho guardato Anna dopo una bruttissima mattinata. Mi ha stretto la mano con la sua tipica spontaneità. Il volto ricco di sorrisi di getto e occhietti lucidi. Adoro il suo modo di parlare mezzo bergamasco, con qualche punta di schietta romanità.

Impazzisco quando accelera i pensieri per nascondere un disagio. Mi ha visto tanto nervoso e mi ha abbracciato per non farmi andare via. “Aspetta.” ha detto. “Respira. Andrà come deve andare. E qualsiasi sia quella stramaledetta strada la percorreremo insieme.”

Potrei affondare nel fascinoso oceano dei suoi occhi e riemergere ogni volta come un balenotto appagato. Lei é qui con me in quello che non si può evitare. E non dice #andratuttobene. Sussurra: “Accompagnami, se mi vuoi bene.”

Ha ragione. Non andrà tutto bene. Non potrà mai andare tutto bene. Perché per tante persone è andata già malissimo. Perché se mi metto nei panni di chi ha perso qualcuno. Di chi ha perso un genitore. Un fratello. Nei panni di un bimbo che ha perso i nonni. Mi rendo conto che la promessa è solo per gli altri. E che queste parole, oggi come domani, non mi possono appartenere.

Anche se sono certo che per molte persone andrà bene. Gli imponibili. Gli intoccabili. I politici. Gli amici degli amici. Quelli che hanno smantellato attività in tempi record per fare produzione di mascherine.

Intanto un papa prega. Scorrono immagini di vip che lo ripetono assiduamente. #andratuttobene. Ma in quella casa dall’altra parte della strada dove ho visto due volte portare via persone. Quella dove ora campeggia un lutto. Quelle parole echeggiano come una tremenda bugia.

E io faccio fatica a entrare in questa logica, anche se questa è la logica. In questo evo oscuro c’è ancora un raggio silenzioso e intangibile. Forse ci stiamo risvegliando esseri umani. Non italiani, non tifosi, non salvi per diritto divino. Ma esseri dannatamente umani. Spietatamente umani. Ancorati alla vita e fatalmente fragili.

Da anni sentivo un bisogno nuovo di percepire la vita come ora. Ridare finalmente un valore sensato alle cose intorno e ridimensionarle per quello che davvero valgono.

Un tramonto luminoso.

Un’alba colorata.

L’arcobaleno dopo un temporale.

L’odore dell’erba tagliata.

Un gatto grigio che fa le fusa.

Un sorso d’acqua fresca bevuto dalla cannella di una fontana. Dopo una lunga corsa.

Il primo sorriso dopo un grande spavento.

Le parole di una persona che ti ha a cuore senza retropensieri.

Intanto in tv il papa recita le sue credenze. Questo virus è entrato nelle persone e non solo a livello fisico, ma anche a livello spirituale. Ripenso alle parole della mia ragazza. Andrà come deve andare. Si, andrà come deve andare.

Io la osservo e l’ascolto come se non sapessi fare altro della mia vita. Ogni volta che i miei occhi incontrano i suoi mi rendo conto che esiste un passaggio segreto che unisce il cuore con il mondo. Anna mi sorride. Continua a parlare. Andrà come deve andare.

Scalo ogni parola come farebbe un esperto esploratore alla ricerca dell’origine dei suoi pensieri. Il suo abbraccio è un connubio perfetto di grinta e irrazionale emozione. Il suo obiettivo è un’indole senza metafore.

Mostrare la realtà. Andrà come deve andare.

Siamo abbastanza forti da poter soffrire. E i nostri figli impareranno a viverlo con la forza che noi riusciremo a trasmettere loro. Ma per favore non approfittate delle nostre sventure. Usate il vostro potere per ridare lustro a questo paese e alle nostre timide speranze di ricominciare a vivere come due anni fa.

#andràcomedeveandare

I non auguri più belli

2 gennaio 2021

Esco ora da una magnum di Clicquot e mi accorgo di essere ancora in viaggio trasportato da una corrente inarrestabile. Con me porto un messaggio per chiunque volesse intenderlo. Niente auguri, troppo scontati. Nessun buon anno, messaggio più che mai inopportuno.
Ma una sorta di pensiero inesploso che si muove nell’indefinito mare delle amicizie a cui tieni e che non senti quasi mai.

Stiamone certi, anche se aspetti fiducioso, il niente della banalità della maggior parte delle persone intorno non cambia. Nemmeno a capodanno. Ma possiamo comunque lottare e farcela da soli.
Non sono nato per vedere anni e sforzi andare al macero con il falso perbenismo della gente che non mi ha mai sopportato. Eppure quest’anno sembra voglia proprio andare così.


Vi auguro e mi auguro che questo 2020, che mi ha quasi cancellato come imprenditore, lasci la scena a un anno diverso. Fatto di certezze e di reazioni. Fatto della volontà di tutte le persone buone, che poi in fondo a cercarle ce ne sono, di ricominciare a sorridere e a regalare quei sorrisi che ti cambiano la giornata. E a volte anche la vita.
Io sto qui. Ho ancora poche frecce. E perdio vorrei fare almeno un centro.
Un abbraccio e tanti tanti auguri a chi lotta senza mollare mai.

Nord

21 novembre 2020

Non si può ignorare quella bussola che si ostina a mostrarti il Nord, anche quando non sei diretto a Nord.

Forse oggi. Forse domani.

16 novembre 2020

Il freddo di ieri sera è esattamente lo stesso di questa mattina, così come le occhiate a seguire della improbabile gente che incontro.

Chiacchiere da bar, melanconici cappuccini a portar via e sorrisi indossati male, o della misura sbagliata. Scene post apocalittiche da contorno a quel tipo di previsioni meteo che ti dicono che presto qualcosa cambierà.

Forse oggi. Forse domani, ma poi non cambia niente.

Solo quando scende la marea, le cose che nascondiamo dentro si mostrano e vengono alla luce. Sabbia, conchiglie, piccoli relitti affondati e pezzi di cemento simili a scogli.
Ma dura poco. Poi arriva l’onda e tutto torna come prima.

Si ricomincia

2 novembre 2020

È vero. Più ti preoccupi di chi ami e più i tuoi problemi sembrano diventare piccoli e lontani.

Più ti metti da parte e più riesci ad avvicinarti e capire gli inferni che le altre persone vivono quotidianamente.

Sarò banale forse. Ma negli occhi di un anziano, per esempio, la felicità è diversa che negli occhi di un bambino. È più vera, come sono più vere le sofferenze.

Buongiorno

27 ottobre 2020

Questo buongiorno è dedicato a chiunque cerchi un abbraccio, un “ti amo”, un “mi manchi’”, o un “tranquillo, è tutto a posto”.

A tutti quelli che hanno ancora un po’ di speranza nel cuore nonostante le avversità. Nonostante le amarezze di una quotidianità che non si smentisce mai.

Questo buongiorno è dedicato a tutte quelle persone che amano e che stanno aspettando. Anche se fa freddo. Anche se piove a dirotto e la terra trema.

A tutti quelli che credono e non importa a cosa. Che si tratti di un dio, di un abbraccio, di una luce, di una relazione importante. Oppure un vento caldo, un messaggio, una scelta, o un sorriso.

Quando non cambia nulla se ti arrivi da uno sconosciuto, o da una persona cara.
Perché ognuno di noi meriterebbe di iniziare la giornata con un buongiorno così.

Arriva l’onda

24 ottobre 2020

Insisto a tifare per i più deboli. A perdere e a ritrovare le chiavi della macchina. A essere un’ancora che non trova fondo. Insisto a pensare, a volte rinunciando a capire. A disegnare ogni incertezza con il volto di un’opportunità.

Come un’onda anomala che sbatte carcasse di vecchie navi sulla spiaggia, anche noi, prima o poi, tiriamo fuori quello che abbiamo dentro. E quando questo accade avviene a qualsiasi costo, qualunque sia la forza necessaria per farlo.

Ritengo sia una delle cose che in assoluto io temo da sempre. Quel dovermi confrontare davvero con ciò che sento dentro o che nascondono dentro gli altri. Verità che spesso nessuno ha il coraggio di dirmi in faccia.

Scrivere per me è percorrere questa strada. Quella di un’onda nella sua inarrestabile corsa verso la terra ferma.

Il resto è tutto facili morali, virus amorali, demagogia, cremette per la pelle, televisione spazzatura, facebook, hamburger, coca zero, chiacchiere di statistica, calcio la domenica, smart working, mascherine strausate, malinconia di aperitivi e di risate eccessive, i capricci di un bambino, relazioni stanche, lunghissimi viaggi, previsioni meteo che dicono che forse domani pioverà, o forse no.

All’inizio è un mare calmo.
Poi arriva sempre l’onda.
Ma noi abbiamo lottato e lotteremo ancora.

Oggi il nostro Hotel Bergamo La Muratella riapre ai malati covid.

Funambolo

18 ottobre 2020

C’era una volta un uomo imperfetto che voleva dare un significato alla propria esistenza applicando l’etica del Cirque du Soleil.
Era funambolo, quando cercava di rimanere in equilibrio sul suo cuore. Era trapezista, quando restava perennemente appeso al suo sguardo. Era pagliaccio, quando in ciò che voleva c’era solo strapparle un sorriso.

Nutella

16 ottobre 2020

Il barattolo di Nutella è come quei feticci maledetti di cui vuole liberarsi ogni protagonista nei film dell’orrore.

Gli dai fuoco, lo getti in un fiume. Ci passi sopra con lo schiacciasassi. Lo abbandoni a centinaia di km da casa. Ma niente.

La mattina ti svegli e lo ritrovi sempre li sul tavolo della cucina, che ti guarda fiero e ti dice: “Povero illuso. Io sono il male!!”

Viaggiare

7 ottobre 2020

Si può viaggiare senza mai guardare il profilo di un luogo, senza mai imparare i colori di un cielo, senza ricordare i volti delle persone incontrate.

Si può vivere senza ricordare le emozioni provate, il sapore del buon cibo, gli occhi di coloro che ti hanno amato.

Spostarsi non è viaggiare e sopravvivere non vuol dire aver vissuto davvero. La differenza la fanno i significati che noi attribuiamo alle cose, ai gesti, a tutto quello che guardiamo o che ci accade intorno.

Viaggiare non è spedire cartoline, scattare foto o comprare souvenir per amici e parenti. Viaggiare non è tornare indietro identici a come si è partiti.

Anche vivere è cambiare. Abbracciare persone meravigliose. Regalare un senso a ogni cosa.

Fermarsi ogni tanto ad ascoltare chiunque abbia una bella storia da raccontare e trovare qualcuno disposto a seguire con attenzione la tua.

Il ragazzo

7 giugno 2020

C’era una volta un ragazzo che giocava a pallone sotto casa con gli amici. Senza nulla da chiedere al tempo. Niente preoccupazioni, niente retropensieri.
Prima che la vita cominciasse a modellarmi la faccia e il desiderio a istruire le mie strategie. Non c’erano gol da realizzare. Solo una serie infinita di passaggi. E l’unica paura era che qualcuno arrivasse a bucarmi il pallone.

La cosa giusta

15 aprile 2020

Il sole calibra un’alba radente sui campi davanti alle finestre della mia stanza. La luce sbatte sugli alberi. Poi rimbalza sul perimetro dei prati e li tinge di un verde che sembra darti il buongiorno.

La periferia di Bergamo è il confine tra esistenze che continuano e mondi che purtroppo non ci sono più. In strada nessuno. Il nulla se la gioca con i fagiani timorosi e i conigli. E poi ci sono i gatti assonnati che ammiccano pigri alle tortore sui tetti e qualche lepre attempata accovacciata al sole. Succede spesso, soprattutto a quest’ora del mattino.

Il Coronavirus ci sta trasformando tutti. Almeno noi che possiamo raccontarlo. La sospensione forzata della vita come la ricordavamo tira una riga di silenzio su tutte le nostre abitudini. Ne crea di nuove.

Vedo nel silenzio di queste mattine qualcosa di più religioso di qualsiasi cerimonia. Credenti e non credenti, come è sempre stato. Tutti lì ad aspettare che passi. Anche se “il cosa” non lo abbiamo ancora capito. La nostra paura? La furia del virus?

Ma è ovvio che sia così. Perché in una città dove si muore troppo. In questa Bergamo dove tutti hanno perso almeno un amico. Non c’è bisogno di cerimonie, basta un TG per piangere o sfogare la rabbia dei nostri “andrà tutto bene”.

Malgrado il rumore assordante che questo silenzio porta con sé, un ricordo riemerge sempre al mattino. Qualcosa che da bambino ero abituato a sentirmi ripetere infinite volte. “Non allontanarti troppo” mi sussurrava mia madre. Lo stesso faceva mio padre, gridandolo con la mano tra i denti. Quando ero davvero lontano.

E io lo sento gridare ora, con la mando dolcemente tra i denti. No, non mi allontano papà. Resto qui a portata di cuore. Mi hai insegnato a non fuggire.
Ad aiutare. E ovunque sono stato sono rimasto con sentimento, dando più del dovuto. Anche quando si complottavano facili invidie.

Lo so che mi tieni d’occhio e io mi lascio osservare da distanze abissali. Ci scalda quello stesso sole che ogni mattina sembra cancellare brutte realtà per non farle esistere più

Non mi manca nessuna messa, nessun appuntamento, nessuna cena od occasione sociale. Mi manca l’abbraccio forte dei miei genitori.

È un incubo e ormai ci siamo dentro davvero tutti. Minacciati dalle sue più inarrivabili profondità. Percepisco in questo silenzio un dramma collettivo. Lo sento chiaro e al tempo stesso sono grato a me stesso di sentire questo dolore, perché vuol dire esserci ancora.lAmo fare parte di questa gente.
Amo pensare che ogni mattina sia quella giusta per tornare a vivere.


Amo chiudere gli occhi e salutare i miei genitori dalle finestre della mia stanza.
E amo rendermi conto di non aver fatto la cosa buona, ma la cosa giusta. Rimanendo qui a Bergamo a resistere con tutti voi.

Rinasci Bergamo

7 aprile 2020
“Siamo abbastanza forti da poter soffrire. E i nostri figli impareranno a viverlo con la forza che noi riusciremo a trasmettere loro.”

#andràcomedeveandare

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: