Archive for febbraio 2017

Chi sono?

28 febbraio 2017

E’ un martedì dal profilo ingannevole. Sembra quasi domenica sul lungotevere. Appare deserto, ma non è un inganno. È soltanto un’illusione. 

Lei ci stava pensando mentre il barista le serviva un caffè schiumato. I capelli raccolti in un foulard di seta grigio. Lo sguardo stregato dal suo riflesso in un piatto d’argento. Poche parole e qualche sorriso. 

Lui la osservò con scrupolosa attenzione. Adorava quando un’espressione le addolciva il volto. 

A volte il freddo gioca a rendermi le notti impossibili. Intanto la vita va avanti tra le bugie che mi racconto senza crederci. E quelle a cui credo senza nemmeno il bisogno di starle ad ascoltare. 

In fondo il tempo è la chiave che che apre e chiude la porta su ogni storia.

Un giorno

21 febbraio 2017

“Un giorno il tempo si vendicherà di tutte le parole che non sono riuscito a scrivere. Punirà la mia indifferenza. Si porterà via i miei anni. I miei rumorosi silenzi. E non avrò nemmeno il coraggio di domandargli dove sono finiti i miei giorni migliori.”

Trascorsi gli anni

18 febbraio 2017

“Trascorsi gli anni, la vita ti trasforma in una sorta di riflesso distorto dei tuoi desideri. Che poi rimangono sempre quelli di un tempo. Solo un po’ più sfumati e meno realizzabili.”

Dentro

14 febbraio 2017

Ricordando. Affondando i pensieri nelle immagini di qualche febbraio passato. Le montagne di notte. Quel freddo irreale che blocca le cose. 

Una volta credevo valesse la pena ricordare solo i fatti più divertenti. Poi col tempo ho capito che ha un senso rivedere anche tutto quello che mi ha fatto paura. Forse perché ho sempre avuto un certo talento con le mie paure. 

Ogni ricordo terribile è una strada piena di coraggio. Qualcosa da ripercorrere sapendo bene dove poggiare i piedi. Per non cadere ancora nei tranelli di una quotidianità stancante.

Basta avere un buon rapporto con le voci dentro. Quelle che ti suggeriscono cosa fare. Le mie sono tantissime. Sono contraddittorie e coesistenti. 

Dentro ho un universo con cui devo ancora fare i conti. Un passato dal quale ho bisogno di imparare a essere onesto. A riconoscere gli errori. Soprattutto quelli da non ripetere più. Ho sempre avuto una certa tendenza a distruggere tutto quello che non riesco a capire.

Ieri sera ho guardato negli occhi un’antica paura. Sono stato qualche istante a ricordarne il retrogusto agrodolce. Senza giudicare nessuno. Senza giudicare me. 

Ho una lista di fatti tristi che prima o poi dovrò dimenticare. E nella lista c’è anche lei, con quella sua espressione dolcissima che mi esondava nel cuore con tutte le mie paure. Un incantevole mostro con gli occhi di fata. 

Un essere in grado di masticare il presente e risputarne le macerie sul mio sentiero sotto forma di futuro impossibile. 

La percezione della verità

9 febbraio 2017

Una cosa che amo di New York è quella sua capacità di nascondere universi complessi in immagini di assoluta semplicità. Quel malcelato senso di malinconia che avvolge le strade. Le insegne luminose. I volti della gente che mi passa accanto. 

Esistono due modi di guardare le cose. Il mio e quello delle persone che mi stanno intorno. Due diverse prospettive non necessariamente parallele, ma spesso convergenti. 

Stamattina nevica. È una specie di mondo fluttuante quello dei punti di vista. Un qualcosa che coesiste con lo stato reale delle cose. Come la neve. Fin quando non si scioglie. La percezione della verità che si posa sulla verità. 

E poi ci sono le decine, le centinaia, le migliaia di intersezioni che si creano ogni volta che questi punti di vista si vengono a toccare.

È da questo mio modo di interpretare le cose che partono le fantasie più sfrenate e i sogni impossibili. L’inizio. La fonte di ogni pensiero. 

Una delle cose più difficili della verità oggettiva è che non riusciamo a capire se è vera semplicemente osservandola. Bisogna interagire con lei. Bisogna danzare con lei. Sapere che esiste. Ascoltarla, ma anche educarla ad ascoltare noi e non le nostre paure. 

Serve una domanda giusta. Ma una domanda giusta nel momento sbagliato è una domanda giusta? Non lo è. Allora servono anche i tempi giusti. Perché il tempo che passa ci concede la prospettiva migliore per capire cosa domandare.

Perché solo col tempo ci accorgiamo che si tratta di una verità oggettiva e non della nostra verità. Solo il tempo che passa che ci aiuta a superare quella frustrazione del non aver saputo essere all’altezza di una situazione. Di aver sbagliato.


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