Posts Tagged ‘Claviere’

Buon ferragosto 

15 agosto 2016

Una mattina ti svegli e il mondo è tutto ordinatamente al suo posto. I tetti delle case nel sole. Il cielo privo di nuvole. Le foglie verdi degli alberi. Le campane indisciplinate di una chiesa. Il battente della finestra che si apre e che sembra non volersi chiudere più. Gli uccelli. I passanti. Quel rumore appena accennato di tazzine che giunge da un bar. Il mio volto riflesso, attenuato dalle trasparenze di un vetro. Niente confusione. Nessun paragone. Non mi manca nulla. Sono le evidenze di un ferragosto di festa. Un giorno sereno qualsiasi che si contrappone all’inintelligibilità di ogni altro giorno. 

Alienabile e schizofrenico

25 luglio 2011

È sabato, il sole è alto e l’aria che si respira ha quel solito retro­gu­sto friz­zan­tino che solo la mon­ta­gna in estate può rega­lare. Trin­ceato come al solito die­tro il ban­cone della mia recep­tion ritrovo anche oggi quel minimo di cose pos­si­bili da rea­liz­zare. Rat­tri­stato da una con­cla­mata crisi eco­no­mica ed asse­diato della gene­rosa pre­senza dei “NO TAV”, che ogni male­detto week end rea­gi­scono al buon­senso bloc­cando l’autostrada per la val di susa, eccomi di nuovo alle prese con un cospi­cuo numero di con­si­de­ra­zioni e pensieri da tra­durre in parole.

Ormai da tempo si lavora a sin­ghiozzo, si lavora in per­dita, in sin­tesi si lavora male. Quando que­sto accade il gio­ca­tore di poker riflette, l’imprenditore si tra­sforma in uno scrit­tore e l’unica atti­vità intel­li­gente e rela­ti­va­mente appa­gante diventa quindi uti­liz­zare la potenza dif­fu­siva di un social net­work e par­to­rire quat­tro righe più o meno espres­sive nella spe­ranza di far scat­tare nella testa di ogni let­tore una scin­tilla che rie­sca poi ad accen­dere il grande fuoco. Con­si­de­ra­zioni che per oppor­tu­nità con­ti­nuo ad osti­narmi di chia­mare “note”. Ma sono senza dub­bio qual­cosa di diverso.

Le mie note. Oggi sono quanto basta per fug­gire la realtà eco­no­mica di que­sti posti. Quanto basta per trasfe­rire ad un me stesso pacato e ben­pen­sante l’illusione che esi­sta comun­que una via sicura capace di unire il fra­stuono silen­zioso di una inac­cet­ta­bile realtà alla bru­li­cante sud­di­tanza di una tra­so­gnata virtua­lità.
La realtà è tale solo se viag­gia paral­le­la­mente ad un mondo vir­tuale attra­verso due piani di pen­siero entrambi vicini, entrambi incli­nati. Uno spa­zio obbli­gato fatto di idee dove rim­bal­zano e riman­gono intrap­po­late milioni di rifles­sioni libere, ma anche fal­sità e parole inutili.

Ci sono cose che sare­sti dispo­sto ad accet­tare nel mondo vir­tuale, ma che in quello reale pro­prio fati­cano ad andare giù. Ogni male­detto week end c’è una sta­tale chiusa per una frana, una strada bloc­cata per un son­dag­gio geo­lo­gico, un’autostrada inter­detta per una mani­fe­sta­zione. Eppure si con­ti­nuano a pagare mutui, sti­pendi, leasing.

Ogni giorno ci sono par­celle da ono­rare e cen­ti­naia di domande che non sai a chi fare e che riman­gono senza ade­guate rispo­ste. Più passa il tempo e più mi rendo conto che sono pochi gli uomini capaci di rico­no­scere e spie­gare le pro­prie azioni. Pochi sono in grado di dimo­strare coe­renza in ciò che dicono ed evi­tare di nau­fra­gare in rispo­ste improv­vi­sate ed adat­tate oppor­tu­na­mente ad ogni situa­zione. E poco importa se tutto que­sto equi­vale a fran­tu­mare la pro­pria per­so­na­lità, per­chè onore e per­so­na­lità sono con­cetti vir­tuali lontani da que­sta realtà.

Ovvia­mente que­sti par­ti­co­lari biso­gne­rebbe notarli, ma non si può notare qual­cosa che non si vede o che non si vuole notare. Non si pos­sono leg­gere con­tem­po­ra­nea­mente le due facce di una stessa moneta se non la fai ruo­tare velo­ce­mente e que­sta è una moneta che non esce mai dalla tasca.
Alle soglie di que­sto evo poli­tico che sta riget­tando l’italia nel buio di un nuovo oscu­ran­ti­smo, mi accorgo senza volerlo di par­lare di poli­tica ed attua­lità quando avevo giu­rato di non ritor­nare più su certi argomenti.

Mi ritrovo in una moderna terra di mezzo cir­con­dato da vas­salli, val­vas­sini e val­vas­sori. Impe­gnato in una sorta di assurdo gioco di società che molto ricorda il feu­da­le­simo, dove un insieme di per­so­naggi molto più simili a nul­lità che ad uomini sta tentando, in modo presuntuoso, di impartire al mondo lezioni di imprendi­to­ria, eco­no­mia, giu­sti­zia, libertà, mora­lità e demo­cra­zia.
Pri­gio­niero di que­sta incer­tezza glo­bale e spesso vit­tima di invi­si­bili ovvietà e meschi­nità emo­tive con­tinnuo comun­que ad affron­tare la realtà lot­tando con­tro la con­cor­renza sleale di strut­ture ana­lo­ghe alla mia. Pic­coli alber­ghi che in Fran­cia bene­fi­ciano di cor­rente, gaso­lio e pre­vi­denza sociale scon­tati anche del 40%. Ed è una par­tita insen­sata dove mi ostino a voler vin­cere gio­cando ogni volta un dado con­tro due e dove infatti non si vince mai. E lo fac­cio senza creare problemi a nessuno o bloc­cando una statale o un’autostrada.

Se da un lato il rischio è quello di essere con­dan­nato alla mor­ti­fi­ca­zione e desti­nato ad una aber­rante fol­lia impren­di­to­riale, dall’altro ne esco comun­que sti­mo­lato. Ricordo alcune scene del film “Ogni mal­detta dome­nica”, una pel­li­cola epica di Oli­ver Stone della quale molti cono­scono il deva­stante discorso di Al Pacino allo spo­glia­toio, poco importa se quella squa­dra alla fine della sto­ria non vin­cerà comun­que il titolo, conta solo la carica emo­tiva di quei 4 minuti e 21 secondi di riprese.

Ho ascol­tato cen­ti­nai di volte quel discorso e dopo quasi 9 anni tra­scorsi lot­tando con­tro i mulini a vento, vor­rei rivol­germi final­mente a certe per­sone per vomi­tar­gli addosso tutte le cita­zioni pos­si­bili, anche se que­sto rischie­rebbe di farmi appa­rire vol­gare. So comun­que che le parole non cam­bie­reb­bero di una vir­gola la situa­zione di que­sta valle per­chè è meta­sta­tiz­zata e le meta­stasi non si com­bat­tono né con le parole, né con i fatti.

Mi fermo a pen­sare ad alcune let­tere aperte scritte in pas­sato, ma a stento rie­sco a ricor­dare le frasi che ho scritto.Son o un nar­ra­tore lento ed un let­tore distratto. Lascio quindi che sia la mia fan­ta­sia a per­cepire una cura per tutto que­sto. Lascio che sia l’ebrezza fine a se stessa di un gioco che adoro a farmi cre­dere che ci siano sem­pre i mar­gini per recu­pe­rare. C’è poca dif­fe­renza tra il cre­dere e il far finta di cre­dere a qualcosa.

C’è un solco invi­si­bile fatto di leggi e rego­la­menti sba­gliati, di oppor­tu­ni­smo e mala­fede da parte di chi ha pen­sato che si potesse rea­liz­zare e far cre­dere alla gente ad una unione euro­pea che di fatto non esi­ste. Non spero certo di riem­pire a parole que­sta pro­fonda vora­gine che separa l’Italia dalla Fran­cia. Tan­to­meno credo che avrò mai la pos­si­bi­lità di farlo con i fatti.

C’è un vuoto mas­sic­cio for­mato dalle migliaia di stron­zate che siamo costretti ogni giorno ad ascol­tare attra­verso i canali di infor­ma­zione reale, ed è per colpa di que­sto vuoto che oggi se me ne rimango soli­ta­rio, con­fuso ed ingan­nato nella spie­tata ed ogget­tiva impos­si­bi­lità di discer­nere il legale dall’illegale, il giu­sto dallo sba­gliato e il buono dal cat­tivo. Voi vi chie­de­rete per­ché?
Per­ché in fondo in que­sta vita tutto è real­mente comico, tutto è vir­tual­mente beffardo.

Tutto è spie­ta­ta­mente alie­na­bile e male­det­ta­mente schizofrenico.

In bilico tra sogno e realtà

10 marzo 2010


Ogni mattina, alle 7 in punto, mi trasformo in un efferato sicario che con spietata precisione si lancia sulla inconsapevole fragranza della sua prossima vittima..
Oggi il ripieno era al cioccolato..
Destabilizzante sogno..
Stamattina saltello incerto per raggiungere l’hotel cercando di evitare il solito lastrone di ghiaccio..
Percorro pochi metri e già sono davanti a un bivio..
Alla mia destra si allunga la Dora che ha scelto proprio Claviere, come punto di partenza, nel suo viaggio che ha come obiettivo il Po..
Il canale è fiancheggiato da un parapetto di pietra, non vi sono marciapiedi, ma solo una inutile sequenza di lampioni quasi sempre spenti..
Dall’altro lato una fila di case che, in un immaginario orizzonte prospettico, vanno a congiungersi con la strada provinciale dove a quest’ora passano solo i mezzi spalaneve..
Mi fermo e mi accorgo di non sopportare il peso di questa abitudinaria quotidianità..
Anche in un sogno serve un punto di fuga e per un attimo intravedo chiaramente le linee di un disegno mentale tutto mio..
Ecco che la Dora si trasforma in un mare cristallino.. ad un tratto non ci sono più case.. ma bianche spiagge e palmizio.. L’atmosfera assume improvvisamente contorni di maldiviana memoria..
E pensare che avevo questo disegno qui.. a portata di mano.. nascosto solo della realta’..
“Non è forse la vita.. solo un sogno dentro il sogno?”
Ok.. abbiamo testato una idea.. ma tutto ciò non mi aiuta certo a decidere quale diavolo di direzione prendere..
Sono sempre ad un bivio..
A sinistra ora c’è un ponticello in legno che attraversa il canale portando dritto a quella che sembra proprio una strada deserta..
In fondo alla strada una piccola chiesa..
Non c’è uno stile o un indizio per abbinare la costruzione ad un’epoca ben precisa..
C’è.. e sembra essere lì da sempre..
Tutto ciò non mi disturba affatto..
Mi sembra tuttavia opportunamente urgente dare una svolta a questo sogno prima che diventi insopportabile ed affannoso..
Pensieri mi bisbigliano nella testa.. mi chiedo cosa ci faccio io qui..
Avrei forse bisogno di un sogno con l’interpretazione incorporata.. o con allegato libricino delle istruzioni..
Senza sogni la vita è solo un sarcofago di terracotta impossibile da plasmare..
Finisco il mio bombolone..
Annego l’ultimo frammento di pensiero in un caffellatte ancora caldo..
A casa dormono ancora tutti..

Vado saltellando incerto per raggiungere l’hotel.. cercando di evitare il solito lastrone di ghiaccio.. e lo faccio in bilico tra sogno e realtà..

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Allergia alla realtà

20 ottobre 2009


Questa mattina Claviere sembra una pallina di carta che fugge alla nebbia nascondendosi in fondo al cestino della spazzatura.
Sta lì tra buste strappate di cremini e bicchierini di plastica sporchi di caffè Lavazza.
In questo clima di perfetta discordanza con la realtà anche il tempo sembra limitarsi a passare.
Tutto comunque scorre.
E’ solo un sabato qualunque.
Un sabato da trascorrere tra estremismi sentimentali.
Odio ed amo questi luoghi perchè mi appaiono ogni giorno reali eppure immaginari.
Uguali eppure diversi.

Quattro case ed una chiesa buttate li come a vandalizzare il bosco.
Eccole emergere in questo disordine generale dove tutto sembra comunque rispettare un ordine ben preciso.
La via principale, il campanile, la piazza, i negozi.
Ogni cosa è “disordinatamente” al proprio posto.

Et…ciuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu’.
Scusate
E’ la mia solita allergia alla realtà.

Il treno della ragione

20 ottobre 2009


Questa mattina incrocio personaggi con la solita giacca, i soliti pantaloni, la camicia pulita e sto li a domandarmi quanto pulita sia invece la coscienza. Li vedi incedere attraverso la porta del bar con andatura ferma e decisa arrestandosi solo davanti al bancone.
Alcuni hanno davvero voglia di sembrare sicuri di se. Beati loro.
La fragranza del bombolone appena sfornato oggi è pura utopia. così nel disappunto butto giù qualche pensiero distorto.
Questa mattina, come ogni mattina, in quella che ormai sembra diventata un’abitudine.
Un appuntamento a cui non so rinunciare.
Claviere.
L’unica cosa certa che riesce ad offrirti questo villaggio è il rosso del semaforo piantato all’inizio della strada o il cenno di saluto della signora del panificio di fronte all’hotel.
Il più classico dei cenni con la testa.
Comincia così la mia giornata oggi.
In un passaggio frenetico di idee e pensieri mi proietto nella realtà pronto a dimostrare a non so chi che non sarò mai in difficoltà. Che in fondo tutto è sempre normale o almeno lo è quel tanto che basta da non doverselo nemmeno chiedere.
Senza un bombolone alla crema la mia mente rimane un luogo dannatamente caotico ed inesplorato, dove pochi neuroni si sforzano di interagire vagabondando alla ricerca di un qualcosa all’interno di uno spazio spietatamente vuoto.
Stamattina anche l’hotel è vuoto.
Anche io, come uno di quei neuroni, mi abbandono allo spazio lasciato libero dagli altri.
Al mio parlare silenzioso attraverso una tastiera.
Ai miei ragionamenti caotici.
Rumorosi.
Talmente veloci da sembrare disturbati.
Tutto scorre.
Ed in un continuo passaggio tra un attimo e l’altro mi intestardisco ad aprire una serie infinita di porte.
Ne apro alcune perché devo farlo.
Ne apro altre perché voglio farlo.
Ed alla fine mi accorgo di volerne aprirne una solo per condividere il piacere di non oltrepassarla solo.
Oggi il mio tentativo quotidiano di scrivere qualcosa di socialmente deviante termina a bordo di un veloce treno che corre sui binari dell’immaginario, non posso scendere in corsa e peggio ancora non saprei dove farlo.
“Mi scusi, saprebbe indicarmi la fermata della ragione?”.
“Guardi, non saprei, ce ne sono diverse, tutti ne hanno una ! Se scendi alla mia. Ti indico la strada””.


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