Archive for aprile 2013

Dilettantismi di autodifesa.

29 aprile 2013

E’ tattica, la distanza di pensieri. Più garbata e rispettosa della privacy, mi permette comunque di essere presente e allo stesso tempo lontano.
Sono distante quando ascolto il minimo indispensabile, quando non ho voglia di ascoltare e non mi interessa.
Mi porto a distanza senza avere la più pallida idea di dove finisco. Probabilmente un posto lontano, ma non certo un gran bel posto. E da laggiù non c’è nulla che mi riporti indietro, se non l’entusiasmo per qualcosa. Un gol! Una donna! O semplicemente una scelta giusta.

La soluzione

27 aprile 2013

La soluzione è nel metodico caos di un illusorio e fragile universo, quello fatto di mille sconfitte e altrettanto apparenti vittorie, trinceate dietro alle profonde speranze di un uomo.
(tratto da “La prigione dei ricordi”)

La commedia della politica

23 aprile 2013

I tempi comici somigliano un po’ ai tempi politici. C’è il momento giusto per l’ingresso del protagonista, il tempismo per la battuta, per la sparata, per la rumorosa litigata, per la frase provocatoria, per le martellate in testa e le torte in faccia.
Ma è quando tutto questo non fa più ridere che tutto cessa di essere una commedia.

I tagli della politica.

21 aprile 2013

Con Napolitano rieletto, subito i primi benefici per il paese! Risparmiati almeno 100.000 euro tra quadretti, poster e cornicette varie con la foto del nuovo presidente. Caserme, scuole e uffici comunali manterranno quelle vecchie! I più tecnologici aggiungeranno un paio di rughe con photoshop!

Tecniche di vita vissuta

18 aprile 2013

Teorie e tecniche di vita vissuta. Una materia difficile che pensi di aver imparato a scuola. Ma, per quanto tu possa aver studiato, nulla poi accade con la rapidità e la semplicità che vorresti.

Quasi tutti

16 aprile 2013

Poche persone sono veramente quello che raccontano di essere, ma quasi tutte credono di esserlo veramente.

Il gioco delle bambole di pezza

12 aprile 2013

Noi che giochiamo agli imprenditori, agli uomini di successo, agli innamorati, ai vincenti. Noi che siamo fidanzati, mariti e amanti insoddisfatti. Che non somigliamo per niente ai nostri genitori, ma nemmeno ai nostri figli. Che ogni mattina ci osserviamo, ci misuriamo e valutiamo il nostro piazzamento rispetto a ció che ci circonda, a quel che siamo e che facciamo.
Noi, eternamente in gara contro tutto e tutti, tranne che con noi stessi. Ed è una folle corsa verso il basso. Quella di chi precipita e si compiace di accelerare.
Prigioniero anche io di questo sconsiderato gioco delle bambole di pezza, oggi sento che dovrei provare a scusarmi per tutte quelle volte che ho giocato e mi sono trovato a precipitare, convinto di dover solo staccare gli altri.
Chiedere scusa alle persone che amo e soprattutto a me stesso. Ma il monologo delle scuse potrebbe essere lungo e molto impegnativo. Per questo mi limiterò a rilasciare un sintetico: “perdonatemi, quello non ero io”. Un pugno di assordanti parole sussurrate sottovoce per pochi interessati.
Un colpo sferrato allo stomaco.
Forse la nostra esistenza è molto più simile alle favole che si raccontano ai bimbi, piuttosto che al mondo spietato, complesso e variopinto delle persone adulte.
Forse basterebbe solo provare a esserci di nuovo accettando tutte le nostre imperfezioni. Totalmente, esclusivamente, senza paura, dedicando questa nuova versione di “noi stessi” a noi e a tutte le persone care.
Tornare finalmente in contatto con le cose importanti e abbandonare questo comune e insensato, ma umano bisogno di esorcizzare le paure acquistando e ostentando un inutile, insipido prestigio.

Come un lungomare

9 aprile 2013

Certe scelte somigliano al lungomare di Ostia. Le percorri più volte convinto di tirare dritto fino al porto. Poi invece ti fermi a un semaforo, una rotonda e decidi di cambiare strada per non fare la coda, senza sapere se effettivamente poi cambierà qualcosa, ma niente. Le case, gli alberi, la gente, il tempo. Non cambiano.
Solo che non vedi più il mare.

Promesse

7 aprile 2013

A volte le promesse generano più emozioni dei fatti.

Mutare

3 aprile 2013

Ho smesso di pensare al tempo come a un qualcosa che scorre. Lo vedo come una entità che cresce e che assume ogni giorno forme diverse.
Per questo è importante concentrarsi sulla meta da raggiungere, ma senza guardarla con troppa ossessione. Bisogna stare nel viaggio e seguire il profilo di quella strada che non tira mai dritto verso l’obiettivo. Imparare ad amare anche tutte quelle curve e la forma delle cose che cambiano intorno a te.
E’ quello che sono diventato oggi a suggerirmi la funzione che ho rispetto al mondo che mi circonda, ma questo non abbrevia la strada che devo percorrere.
Ne muta solo le forme.

No War

3 aprile 2013

Uno degli errori più grandi che commettono le persone è quello di scatenare le guerre e credere che poi a rimetterci siano soltanto gli altri.


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