Archive for gennaio 2010

Tutta per colpa di questa tiepida malinconia

31 gennaio 2010

Forse non è un caso che una luna piena sfumata di azzurro occupi un posto così importante in questo cielo..
Una innaturale luce riflessa unge le montagne circostanti e tutto intorno a me sembra contagiato dalle sfumature fredde di un paesaggio lunare..
E’ notte.. Una di quelle notti in cui ci si perde solo per il gusto infantile di ritrovarsi..
Puntello pensieri dai colori forti alle pareti della mia mente e rimango immobile ad ammirarne ogni piccolo particolare..
Quello che la testa crea a volte la realtà distrugge, ma ti prego.. non stanotte..
Ad un tratto però, il mio credo si trasforma in un sentimento da masticare e ne percepisco chiaro il sapore.. La notte cigola sotto il peso della luna ed il cielo sembra ridimensionarsi in uno spazio angusto..
Nella penombra del mio pensiero raccolgo tutta la fantasia possibile, ma ritorna chiaro il ricordo di tutte le mie notti insonni, colme di pensieri vuoti da riempire a qualsiasi costo..
Ora tutto é buio.. Anche la luna sparisce coperta dal torpore di un cielo dubbioso..
In questi momenti di oscurità lunare mi accorgo che il pensare è solo una spietata, ma efficace, barriera che allontana me stesso dagli altri..
Come in un assurdo gioco di corteggiamenti e rifiuti i miei pensieri si rinocorrono.. si respingono.. si annullano..
La luce dei fari di un’auto che si accinge a partire, mi invita a percorrere una stradina a ritroso ed io sono pronto a farlo accompagnato da una frammentata realtà fatta di freddo, neve e ricordi un po’ marci..
La solitudine di questa sera si ammala di incomprensioni, forse siamo in troppi a balbettare passioni fingendo di provare veri sentimenti.. oppure, in fondo, è solo tutta colpa di questa mia tiepida ed inutile malinconia..

La pelliccia dell’orso

28 gennaio 2010

Il mio volto, le mie espressioni, il mio aspetto trascurato, il tono di voce un po’ rauco, la febbre che mi tiene incollato a letto, tutto questo non fa che ricordarmi momenti di infantile dolcezza..
La figura rassicurante di una mamma apprensiva ha però i contorni barbaramente sbiaditi dal tempo. Tutto cambia ed oggi mi ritrovo solo, a fare i conti con una realtà senza troppe certezze e con un me stesso spietatamente diverso da quello di allora.
Stamattina fuggo verso un altro territorio mentale. La febbre non mi impedisce di essere la solita persona di sempre. Socievole, disponibile, confusamente dolce, brutalmente lunatico, goffo, testardo, ma in linea di massima apparentemente simpatico.
Mi alzo dal letto, barcollo verso il bagno ed allo specchio, quella che vedo riflessa, è l’immagine di uno spaventapasseri che vomita le sue quotidiane incertezze.
Devastato..
Ai margini di una emicrania latente, mi sforzo di vivere anche oggi le mie imperfezioni, ma con qualche linea di febbre in più. Devo in ogni caso rassegnarmi alle ambiguità del giorno. Paradossi mattutini mi suggeriscono di vestirmi senza stare li a riflettere troppo. Non riuscirei certo a trascorrere un altro giorno a letto, quindi lascio le mie perplessità sul pavimento accanto ad un asciugamano sporco ed indosso i caratteri del personaggio che tutti conoscete e che mi appartiene da sempre.
La pelliccia da orso..
Spero mi protegga dal freddo..

La giostra equestre

27 gennaio 2010

Interagire… Realizzare… Crescere…
Nella testa tutto è possibile e il conto delle cose che posso fare nei prossimi 11 giorni diventa una mera questione di calcolo.
Volontà, moltiplicata per il tempo necessario, il tutto diviso il numero di possibilità che mi da la vita. Una formuletta mica male.

Stamattina vivo l’ordinato caos di una mente iperproduttiva e questo credo sarà sufficiente a tenermi occupato per l’intera giornata.
Ho disinnescato la sveglia trenta secondi prima del segnale acustico. Nessuna giornata potrebbe iniziare meglio.

Vivo a pieni giri un insieme di rapporti che interagiscono tra loro e non c’è davvero il tempo per curare un rapporto alla volta. Spesso non c’è nemmeno il tempo di fare la barba, tagliare i capelli o guardarsi di sfuggita allo specchio.

Discussioni…
Si può discutere su tutto, non certo sulle funzioni del sole o del colore della luna.
Il mio vivere sembra fatto di cose semplici e banali, ma non sono così banali, nè tantomeno così semplici. A volte mi sento il guardiano di un faro alle bocche di un porto dove non approda mai nessuno, ma questo non vuol dire che quel faro non abbia comunque una collocazione importante, o che quel molo sia abbandonato.

C’è sempre quel faro che indica la strada giusta da seguire e per ogni imbarcazione che passa indenne una leggera euforia facilita il mio compito di dimenticare i dubbi della quotidianità.

Un senso di meravigliosa mediocrità mi pervade.
La sensazione di non potercela fare.
La voglia di scappare via e nascondermi tra le pagine di un libro che non ho mai scritto.
Oggi la realtà si risolve in qualcosa di meglio dell’idea della realtà stessa.

Io sono quel sole ed allo stesso tempo quella luna che tu ti ostini ad ignorare.
Io sono molto meglio della parte giusta del meglio.
Sono l’indiscusso guardiano del faro che illumina qualcosa di più della mia stessa vita.
Ma questo forse ancora non ti è chiaro.

Ho più volte affrontato quel processo in cui io stesso ricopro la parte di giudice, di accusato, della pubblica opinione e della giuria, eppure ne disconosco ancora il verdetto…
Ma questo è un altro discorso.
Adesso ho voglia di chiudere gli occhi sul troppo e concentrarmi sul necessario.

Troppa realtà…
Odio la realtà perché non posso guardarla ad occhi chiusi.
Mi tengo quindi ben stretta questa spietata sensazione di aver vissuto fino ad oggi una vita fatta di sogni e raccolgo le schegge di una caccia al tesoro che dura da oltre 40 anni.

Paradossale…
La mia storia somiglia tanto ad una circonferenza dove tutto ritorna.
Mi guardo intorno e scopro che qui ci sono sicuramente già stato e forse questo mio viaggio ha da sempre come meta lo stesso punto di partenza.

La vita come una sorta di giostra equestre, dove ogni tanto il destino è in pausa caffè e non può certo guardarmi mentre afferro ciò che voglio.
Posso mancare la presa, ma so comunque che capiterà di nuovo ed avrò ancora una fottuta occasione.

L’ora zero

25 gennaio 2010

Stamattina faccio più fatica del solito ed anche alzarsi dal letto sembra diventare una impresa ciclopica..
Eccola lì la sveglia.. ferma.. immobile.. indifferente.. Segna le sette in punto.. Cerca di farsi notare in qualche modo, ma io faccio il finto offeso e continuo a non darle corda..
Una volta mi regalarono una sveglia fantastica a forma di galletto amburghese.. Morbida.. La mattina emetteva un fastidioso chicchirichì, ma tirandola contro il muro si interrompeva immediatamente..
Geniale..
Quella attuale invece non gioca e si limita ad eseguire gli ordini.. Come un marines holliwoodiano, recita il suo ruolo fino in fondo.. Ed alla fine mi faccio convincere anche io..
Sono finalmente in piedi..
Guardo attraverso il vetro della mia finestra ed ascolto l’apparente tranquillità del paesaggio montano..
C’è il monte Janus.. vecchio.. antico.. assurdo.. Anche lui è fatto prigioniero dal mio sguardo mattutino..
Prigioniero.. Forse prigioniero no, troppo forte come parola..
Ammiro una montagna innevata e continuo a pensare al tempo che scorre.. Non è da me fare ostaggi.. soprattutto a quest’ora..
Lei non c’entra.. È una questione solo mia.. Della mia mente..
Se chiudo gli occhi spariscono i paesaggi.. scompare la sveglia.. sbiadiscono i colori.. Eppure tutto rimane esattamente al proprio posto..
Chissà per chi.. Chissà perché, poi..
Sono le sette e mezza.. Le otto.. Le nove..
E lo zero? Non é un ora.. Non esiste.. Non conta.. ma qualcosa succede sempre quando penso allo zero..

L’ora zero arriva per tutti prima o poi..
Difficile solo settare la sveglia per alzarsi in tempo e curiosare dalla finestra..
Come direbbe Massimo Troisi:
“Ricordati che devi morire..”
“Ah si?”
“Adesso me lo segno.. Non ti preoccupare..”

Genio..

Esco alla ricerca di un bombolone caldo..

Io.. Avatar..

24 gennaio 2010

Io..
L’uomo dei sogni.. e dei pensieri in esilio.. degli obiettivi sfumati.. e del bombolone mattutino..
Ogni giorno analizzo confusamente i miei soliti dubbi.. Come un chirurgo impazzito seziono parte di anatomici momenti vissuti e riporto su un foglio elettronico elaborati pensieri, orfani di un lieto fine..
Non vivo tutte le emozioni possibili.. Colpa mia o forse merito del mio Avatar..
In una sorta di parallelismo imperfetto, mi accorgo che sottili dettagli fanno la differenza tra ciò che scrivo.. quello che sono.. e quanto invece sogno di poter essere..

In quale di queste realtà mi vogliono più bene? Questo lo ignoro.. e quasi quasi mi commuovo..

Quando lancio una monetina.. scelgo sempre testa.. La vedo volteggiare in aria.. girare acrobaticamente su se stessa.. puntare un obiettivo indefinito per poi ricadere finalmente sul palmo della mia mano..
Mostra la faccia.. Croce..
Non posso crederci.. Sono ancora fuori..
Periodaccio..
Sorrido..

Dovrei limitarmi a scrivere una storia.. non viverla.. Ma questo è un altro discorso…

Tutta l’oscurità possibile

23 gennaio 2010

Cammino con attenzione su strade spietatamente strette.. Nessun parapetto.. Nessuna balaustra.. Ai lati di questo paradossale viottolo si apre solo il baratro..
La paura di cadere è ben diversa dal timore di volare.. e poi qui è tutto così assurdamente buio..
Camminare si trasforma un po’ come scivolare in un sonno qualsiasi..
Nessun colore.. Nessun rumore.. Delego per un istante il senso della vista alle mie mani..
Le allungo nell’oscurità tagliando lo spazio circostante senza un metodo..
Cerco di disegnare un percorso sicuro ma senza entusiasmo..
Trovo l’interruttore.. Lo premo.. Sento distintamente il click e posso immaginarmi le mie pupille dilatarsi per ricevere tutta la luce possibile in un solo momento..
C’è una profonda differenza tra una stanze buia ed un locale illuminato.. Sagome di idee scomposte rimangono piantate a terra un po’ sparpagliate e senza alcun senso logico..
Spengo di nuovo la lampada per percepire distintamente la sensazione di passare dalla luce all’oscurità totale..
Declinazioni di pensieri si sostituiscono alla delizia dei colori e delle tinte..
Smetto repentinamente di guardare.. eppure continuo a vedere..
Tutto quello che immagino possa accadere ora è un solco di luce tenue che mi indica la strada da percorrere.. e come percorrerla al meglio..
Quando la luce acceca il risultato è il buio totale.. per questo a volte è più opportuno avere a che fare con una “luminosa oscurità” di pensieri, piuttosto che affidarsi ad una “abbagliante realtà”..
Buona giornata a tutti..!

Non mollare mai..

22 gennaio 2010

Sbircio oltre la siepe ed un talentuoso giardiniere stamattina sembra essersi impossessato del mio giardinetto dei ricordi..
Lo vedo annaffiare prima un concetto banale.. poi distinguere in un variegato pensiero il dubbio giusto da tagliare via.. ed alla fine impazzire nel delirante tentativo di estirpare a colpi di macete un petalo di rosa rossa..
Paradossi espressivi di un uomo imperfetto..
Comunicare.. Mutare.. Separare.. Distinguere.. Accorpare.. Comprendere.. Rifiutare.. Dimenticare.. Scrivere..
Si scrivere.. Quello che veramente conta per me è scrivere sempre.. Scrivere ancora..
A volte parto alla ricerca di parole e concetti senza una meta ben precisa da raggiungere.. I pensieri si rincorrono e come cani da slitta mi trascinano al di fuori di ogni tormentosa tempesta di dubbi..
Scrivere per non dimenticare e’ diventata ormai la mia quotidiana specialità..!
Il monitor del mio iphone riflette una sorta di immagine rassicurante.. il profilo sfumato di un me stesso che uno specchio docile non sarebbe mai in grado di catturare..
Vedo pensieri di ogni tipo scorrere luminosi su questo piccolo monitor senza faticare troppo.. Ed io sto qui a dar loro una forma decente..
Mentre un caro amico è ai ferri corti con il suo spietato destino.. un alveare di pensieri anonimi mi tiene compagnia ancora per qualche ora prima di partire di nuovo per St.Vincent..
Spero che alla fine questa giornata non vada comunque a farsi fottere per colpa di scelte sbagliate e del mio singolare modo di reagire davanti agli scherzi imprevedibili della quotidianità..
Non sopporto gli imprevisti..
Detto in parole povere.. Gli errori sono a portata di mano.. ma anche a portata di sguardo.. Quindi serve concentrazione..
Serve un ragionamento balistico.. una via di fuga.. un piano mentale perfetto per evitare che sia l’imponderabile a dettare sempre le regole del gioco..
E’ una sfida contro gli altri.. ma soprattutto contro un me stesso che comincio a conoscere.. e riconoscere.. con accurata precisione ogni giorno di più..
In questo mare, fatto di parole e speranze, c’è una bottiglia che galleggia in balia dei pensieri e nella bottiglia un messaggio per chiunque voglia intenderlo.. ma soprattutto per te Max..
C’è scritto: “Non mollare mai..”

Apologia di un bombolone all’autogrill

21 gennaio 2010

Una delle caratteristiche principali del bombolone è lo zucchero.. Deve essere rigorosamente utilizzato quello classico..
Spesso invece si preferisce ricoprire la parte superiore con lo zucchero a velo e questo vuol dire snaturarne atrocemente le dolci peculiarità..
Stamattina, addentando uno di quegli pseudo-bomboloni all’autogrill, ho avuto la netta percezione di mordere un cuscino vecchio ed impolverato..

Il processo di regressione mentale che ne è scaturito ha impiegato solo pochi secondi ad impadronirsi della mia mente..
In un improvvisato delirio geometrico ho moltiplicato la base di un dubbio per la lunghezza di un paradosso.. Ne è scaturito un pensiero critico esteso all’infinito eppure apparentemente privo di ogni profondità..
La quarta dimensione pasticcera è servita all’autogrill e costa solo 2 euro e 50 !!
Tristezza..
Tutto è destinato nel tempo ad essere ricoperto da un sottilissimo strato di polvere..
Tutto fatta eccezione per un bombolone ripieno creato con la ricetta originale.. Lui no.. Come un audace mercante di dolcezza si appropria dello zucchero restituendoti in cambio tutta la fiera fragranza del ripieno..
Anche se i pensieri invecchiano e finiscono opportunamente impolverati come libri in qualche scaffale della memoria.. Il bombolone prepotentemente resiste al tempo.. piazzandosi nelle fantasie mattutine di un orso goloso..
Autogrill o Pasticcerie Andreotti…
Qual’è la vera differenza tra il prezzo e il valore di ogni cosa..?
In preda ad un improvviso delirio di sopravvalutazione mi ritrovo ad etichettare tutti i buoni propositi di oggi senza conoscerne minimamente il valore..
Finisco di mordere il cuscino vecchio mentre invento qualcosa a cui ripensare con piacere.. Mi assumo colpe improbabili solo per il gusto sadico di affrontarne le conseguenze..
Come in una sorta di variante della roulette russa scelgo un dubbio esplosivo.. lo inserisco a caso nel tamburo del mio microcosmo fatto di ricordi e premo deciso il grilletto..
Sono passati i tempi in cui la colazione da Massimo dava alla giornata quel qualcosa in più.. Oggi mi devo accontentare di un surrogato di pasticceria servito al primo autogrill di turno.. e di una smorfia caricata a salve che mi restituisce violentemente alla realtà del giorno..

Cala il sipario su Venezia

20 gennaio 2010

Sono serate come quella appena trascorsa che riescono ad imprimermi le più dissordanti emozioni..
Un caro amico che subisce una grave perdita in famiglia.. e poi due colpi devastanti di Bonavena al tavolo finale che trasformano il mio ruolo da protagonista in una istantanea griffata “settimo posto”..
Voglio bene a Salvatore.. E’ un solido giocatore, capace di foldare preflop anche i KK se la situazione lo richiede.. Conosco davvero poche persone in grado di farlo..!
Stamattina ho già in mente la favola giusta da raccontare a mia figlia.. E’ la storia di un orsetto reso disilluso dalla sua stessa fortuna, che torna a casa dopo aver lottato fino alla fine e lo fa comunque da vincente.. pur non avendo vinto nulla..
Ogni persona in grado di mantenere il proprio sorriso in ogni occasione deve potersi considerare vincente..
E’ questo che mi ha insegnato la vita ed è questo che cerco di trasmettere a Nicoletta.. la mia unica.. grande ed impareggiabile vittoria..
Un saluto a tutti dall’orsetto !!!

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La ricetta del campione

18 gennaio 2010

Non mi pongo mai un obiettivo che non sia in grado di raggiungere.. E’ una questione di buonsenso ed autosufficienza..
Stamattina è l’eco di una canzone di Luca Dirisio a monopolizzare i miei pensieri..
Accendo la tv nella mia stanza in hotel ed é incredibile.. su MTV sta passando lo stesso brano..
La probabilità che questo possa succedere è una su centomila.. la stessa percentuale di andare, che so, in vacanza ad Haiti e trovarsi nel bel mezzo di un terremoto catastrofico..
Cambio canale e lo spettacolo è servito dai vari tg.. Vedo bambini impolverati uscire miracolati dalle macerie.. Molti però non ce la fanno.. E’ devastante tutto ciò..
Sono contento di aver raggiunto questo tavolo finale, ma anche spaventato..
Quando vedo persone soffrire non sono più me stesso.. Mi ammalo di malinconia e non guarisco più..
Credo che tutti abbiano il diritto di sorridere..
Oggi anche un neonato avrebbe più controllo di me sulle sue funzioni primarie..
Chiudo gli occhi e cerco di riprendere possesso dei miei pensieri elaborando piani di fuga molto complicati..
Torno alla realtá.. Alla finale di oggi.. Ai miei avversari..
Penso come loro.. vedo quello che vedono.. sono abili, ma a volte prevedibili..
Castelluccio è un giocatore spietato.. pericoloso.. L’ho osservato per gran parte del day3.. E’ la cosa che so fare meglio.. Osservare..
Lineare e diretto.. Un calcolatore.. Gioca un gran numero di mani e lo fa senza lasciare niente al caso..
Se il chip leader non lo attacca subito sarà un problema per noi che siamo in debito di chips..
Inutile.. Non riesco a concentrarmi..
Ogni aggettivo che penso corre in cerca del suo sinonimo, ed è un difetto..
C’è una nube che aleggia sopra il contenuto dei miei pensieri e su ognuno di questi è impressa una etichetta che ne dichiara il prezzo..
Il sorriso di un bambino è l’unico mio pensiero senza un valore dichiarato..
Oggi i dubbi scorrono come un fiume in piena ed anche se credo di poterne arginare il corso so che dovrò comunque faticare..
Torno nel passato alle aule che occupavo da ragazzo nel doposcuola.. Raccolgo un frammento di gessetto bianco.. scrivo stampatello sulla lavagna il mio nome e cognome ed ancora una volta mi ricordo chi sono..
Oggi un uomo ossessionato da tutte le ossessioni che non ha, si trasforma magicamente in un sognatore.. Un esploratore dell’animo umano che, a piccoli passi, cerca solo di non finire con la testa in una pozzanghera di paradossi per non bagnarsi i pensieri..
Così vado avanti.. Ogni tanto però mi copro ancora il volto per non vedere cosa succede intorno..

Granitiche consapevolezze

18 gennaio 2010

Il poker somiglia ad un linguaggio che si può affinare, come tutti i linguaggi, solamente con la pratica..
Con il tempo se ne acquisiscono costrutti sempre più complessi ed aumentano la quantità di “storie” e di sfumature di “storie” che possono essere interpretate e raccontate..
Ieri ho passato minuti interminabili a studiare tutte le impercettibili contrazioni dei muscoli del viso dei miei avversari..
Non ho lasciato nulla al caso e ad ogni mia parola apparentemente banale ho letto reazioni di impressionante fondatezza..
Microscopici frammenti di labbra serrate.. accenni di riso.. tutti presagi di un inquietante smarrimento che mi hanno dato granitiche consapevolezze nei momenti cruciali del torneo..
All’inizio giochi senza assolute certezze, se non quella di esserci.. Poi il tempo passa.. Interpreti il linguaggio dei giocatori al tuo tavolo e tutto si fa progressivamente più assoluto..
Rimane solo l’attimo per un fotogramma prima di scendere di nuovo in campo..
Ad ogni persona è concessa la possibiltà di scegliere ed oggi verranno prese decisioni importanti.. Nel poker, ma più in generale anche nella vita, arriva il momento in cui sono i dettagli a fare la differenza.. Non ci sono più margini di manovra.. Sei dentro o te ne rimani fuori..
Sono gli acuti del gioco..
Ho visto persone superate dalla vita continuare a correre.. lacerarsi per lo sforzo e riprendersi tutto quello che la vita stessa gli aveva tolto..
Ho visto scomposte nuvole di polvere alzarsi e fallire nel vano tentativo di trasformarsi in solide montagne..
Per ogni azione due sole conseguenze vuote di qualsiasi significato oltre quello letterale.. Vincere o Perdere..!
Immaginate con me una macchina da presa che possa immortalare l’attimo in cui verrà fatta la scelta giusta..
Ora non rimane che filmare e scegliere un soggetto giusto..
Tutti pronti..? Ok..
Ciak ! Si gira.. Azione..

Orizzonti sfumati

18 gennaio 2010

Alla vigilia di ogni appuntamento importante dormire assume le caratteristiche di una missione impossibile..
Provo mettere a fuoco un ragionamento, ma si autodistrugge dopo dieci secondi.. Ho la netta sensazione di essere vittima di una sfortunata patologia hollywoodyana.. Forse devo smetterla di andare al cinema..!
Apro la finestra della mia stanza d’hotel.. L’aria è ghiacciata ai limiti del sopportabile… umida.. Gioco a respirare con la condensa della bocca facendo finta di fumare.. ammucchio pensieri di rara banalità come cicche consumate di marlboro light, mentre in lontananza le luci gialle di una statale sfumano la linea dell’orizzonte..
Non riesco a trattenere due colpetti di tosse.. forse anche fumare per gioco nuoce gravemente alla salute..!
Mi sento assurdamente impotente.. ma vivo..
Giornate come quella di oggi sono troppo lunghe.. eppure devo riuscire ad imprimere la giusta intensità ad ogni singolo istante.. mantenere picchi di concentrazione che mi consentano di non sbagliare..
Quasi in combutta con il clima all’esterno, anche la temperatura del mio bagno stamattina sfiora il minimo sindacale..
Apro l’acqua calda della doccia e lascio che il vapore vada a depositarsi sullo specchio nascondendone i riflessi..
La tentazione infantile è troppo forte.. Traccio con il mio indice i lineamenti perfetti di uno smile sorridente e rido di riflesso anche io.. Mi sono reso conto di avere ingenuamente invertito i ruoli..
L’acqua intanto scorre e scivola via in un gorgo rumoroso trascinando in fondo ad un tubo ogni pensiero negativo..
Sotto la doccia svuoto la testa.. divento qualcosa che non ha memoria.. una curiosa macchina da un solo pensiero alla volta..
La realtà è quasi romantica.. anestetica.. senza storia.. senza trame e priva di alcun colpo di scena..
Se tutto quello a cui credo c’è ancora, è segno che non mi sono perduto e che il sentiero che mi ha portato fin qui.. forse.. è davvero la strada giusta da seguire..

Il mio Dio

18 gennaio 2010

La terra irragionevolmente trema.. spietatamente inghiotte..
Mi alzo presto questa mattina.. penso insonnolito a chi può essere in grado di sopportare l’assurdità di tutto quello che sta accadendo ad Haiti..
Siamo certi che esista davvero un Dio?
Se così fosse tutto questo non sarebbe altro che una delle sue “banalità quotidiane”.
Colpire i più deboli con la forza devastante di chi divrebbe essere per definizione infinitamente buono..
Tutto questo non è da Dio..
L’essere umano sa di essere un animale brutalmente stupido.. ma a volte questo Signore sembra non essere da meno e si comporta come un uomo di quelli peggiori.. lascia che bambini innocenti muoiano.. lascia che intere popolazioni soffrano la fame.. Ti chiede di avere fede e poi attacca tutto quello che hai di più caro.. E mentre tu avresti bisogno solo di qualcuno con cui camminare fianco a fianco.. Lui ti cammina avanti.. o rimane colpevolmente indietro..
E’ un post blasfemo quello di questa mattina.. ma consentitemi un po’ di buonsenso..
Forse questo qualcuno semplicemente non esiste.. Nessuno può assomigliarci così tanto e vantarsi di essere un Dio..
Siete liberi di pensare ed altrettanto liberi di non condividere..
Credo non possa considerarsi superiore un essere che reagisce nel nostro identico modo ad ogni avvenimento della vita..
Per una semplice questione di coerenza mi limito a non credere.. Ma a coloro che credono do un consiglio..
Non camminategli davanti potreste scoprire che non vi sta seguendo..
Non camminagli dietro potreste
non sapere dove vi condurrà..
Non camminategli troppo vicino.. potreste capire dal profilo del suo viso che non si tratta poi di un essere così buono..
Se potete.. camminate sempre al fianco dei vostri figli.. perchè per loro sarete sempre e solo voi “Dio”

La corsa

13 gennaio 2010

Parte il cronometro come tutte le mattine.. ma questa volta credo di non essere pronto..
Non ho nemmeno sentito il colpo di pistola dello starter.. Ero distratto.. Guardavo altrove.. Sono dietro..
Frequenti allenamenti di scrittura al sapore intenso di creatina eppure eccomi qui.. ad inseguire di nuovo il mondo con la mia incoerente storia mattutina..
Non posso andare più veloce, allora rallento il tempo ed invento paradossi somministrando il dubbio in fiale come doping.. I pensieri si trasformano in storie che rincorrono altre storie.. ed alla fine vincono sempre le stesse storie.. Come nel ciclismo su carta.. vincono comunque le stesse emozioni..
Sono un giornalista piccolo piccolo.. Un testardo scrittore disilluso a cui nessuno può negare al mattino di guardarsi allo specchio e di sentirsi per un secondo come un improbabile Pablo Cohelo.. o la reincarnazione fantozziana di un assurdo Bukowski..
Un uomo virtualmente ricurvo su una vecchia Olivetti Mp1, con una sigaretta tra le dita ed un bicchiere di ghiaccio affogato nel whisky..!
Non fumo.. Non bevo.. Eppure desidero..
La mia mente si trasforma in un luogo per turisti del sogno visitabile ad orario continuato.. Non ci sono guide.. nè macchinette fornite di fessura dove infilare una monetina per sentirsi poi raccontare in cambio una storia in 15 lingue diverse..
Eccola qui la mia Mp1.. con tutti questi tasti neri da premere.. o forse più semplicemente da non premere..
C’è una gara ancora in corso e non ci sono nemmeno i miei pensieri sugli spalti a tifare per la propria storia.. Io mi illudo di pensare.. ma la verità è che non so davvero cosa succede ogni mattina dentro la mia testa..
Siamo agli ultimi metri e non c’è ancora nulla da festeggiare..
Lo sforzo è sovraumano e risalgo posizioni su posizioni.. Il tempo collassa.. magicamente rallenta.. Vengo come bombardato da una pioggia di parole ed in preda ad una improvvisa esaltazione neurale abbandono il mio whisky e comincio a frullare pensieri a caso..
E’ una assurda casualità dove tutto appare comunque avere un senso.. Il mio senso..
Incontro.. Scontro.. Amica.. Appello.. Concreto.. Improvviso.. Disperato.. Grande.. Profondo.. Puntuale.. Voglioso.. Bastardo.. Sensibile.. Destabilizzante.. Controllo.. Scudo.. Rincorsa.. Vita..
Come in un Tetris elettronico di livello superiore, gioco ad incastrare tutte le rumorose insignificanze che si presentano..
Col rallentare del tempo, la mia realtà percepita e la mia corsa mattutina non si fa nè più facile.. nè più difficile.. ma semplicemente diversa, ed assume i caratteri di una rimonta dal retrogusto storico..
Qualcuno crede che non valga la pena pianificare obiettivi difficili.. Qualcuno pensa sia inevitabile incontrare sempre una idea più veloce e che tutto ciò che ne conseguirà sarà un fallimento..

Stop al cronometro..
Siamo al photo finish..
Ci vorrà un po’ per sapere come è andata.. ma non ero poi così distante..!

La fiaba

11 gennaio 2010

Stamattina il mio viaggio è al limite tra il metafisico e lo scaramantico..
Come il pifferaio dei fratelli Grimm me ne vado fischiettando impropabili melodie mentre centinaia di gatti neri si accalcano per attraversarmi la strada.. Alle mie spalle un paesaggio distorto fa da sfondo al passaggio di tanti altri animali che si improvvisano protagonisti di nuove interpretazioni fiabesche..
Ci sono cani, ragni, gufi, volpi, pony, scoiattoli.. ma anche pecore bianche che pascolavano fino a ieri su distese verdi al limite dell’urbe civilizzata e che oggi sono qui a reclamare un posto all’interno di una nuova favola..
Credo di sapere il perchè..

Ieri, in una serata all’insegna di piccoli mammiferi saltellanti nel bosco, mi sono perso tra i cirillici libricini una bimba di 5 anni..
“Papà mi leggi una fiaba che mi addormento?”
“Niki ma questi libri sono scritti in russo.. Facciamo un gioco.. Papà inventa una nuova fiaba!!!”

Accompagnato dal sorriso di mia figlia mi sono calato nel ruolo di cantastorie..
Ci sono un mago ed una principessa da salvare.. C’è un cavaliere ed il suo fido orso buono.. Un cavallo alato.. un castello di luce ed un drago ubriaco che crede di essere una renna di Babbo Natale..
Stavolta ho abbandonato il mio sacro furore linguistico sotituendolo con una escalation di buffonerie.. E mentre raccontavo a mia figlia le mirabolanti avventure dell’orso buono.. un brandello di infanzia riemergeva accompagnandomi al limite dei ricordi coscienti..

Mia nonna aveva l’abitudine di raccontare improbabili favole mai scritte.. Ricordo la favola della “Tinca dell’alto mare” o della “Penna dell’uccello grifone”.
Fantastico..
Ero lì ad inventare storie per mia figlia ed un parallelismo magico affiorava con le nenie che dispensava mia nonna..

E’ una nuova tappa del mio inarrestabile sogno.. Continuo a guidare un mio immaginario mezzo di locomozione per muovermi più in fretta tra ricordi e sensibilità.. ed ogni volta però c’è qualcosa che non va a bordo.. Se non rimango senza benzina in mezzo alla strada dei ricordi.. allora sono i freni che non funzionano piú e mi impediscono di rallentare le emozioni..
Sono atrocemente imperfetto..

Niki dorme.. nella sua cameretta c’è un orologio fermo che segna sempre le 5 e 40.. E’ posato su uno scaffale della libreria e due volte al giorno segna l’ora esatta.. Ogni tanto la notte mi sembra di confondere ogni strano rumore con il suo ticchettio..
Perdo qualche minuto guardando attraverso il vetro della mia stanza.. Distinguo a malapena un accennato riflesso del mio viso.. Nella mia camera ci sono infissi che che non riflettono.. fanno stupidamente entrare il freddo ed uscire il caldo..
Vado a letto mentre tutto è in silenzio.. sento un bip regolare.. attenuatissimo.. E’ un gatto delle nevi che manovra in lontananza..
Ogni volta che rileggo ciò che scrivo mi convinco di avere instaurato un rapporto di vera amicizia con il mio passato e lo considero una impresa al limite del sovraumano..
Ora mi sto allenando a fare i conti con il passato di qualcun altro.. Qualcuno che non ci tiene molto a farti entrare nel suo presente..
Prima di addormentarmi cullo la convinzione che sia più facile raggiungere un obiettivo.. se sai di avere qualcuno a cui raccontare poi la tua storia.. Facile come narrare una fiaba inventata a mia figlia..

Gatti, Cani, ragni, gufi, volpi, pony, scoiattoli.. ma anche pecore bianche.. stasera c’è davvero posto per tutti..


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