Archive for settembre 2010

Lettera a Giulio Golia

29 settembre 2010

Caro Giulio,
volevo scrivere sulla tua bacheca ma lo spazio non è così generoso, così ti dedico una nota un po’ diversa da quelle che sono solito pubblicare.
Ho visto anche io il servizio sul poker andato in onda nell’ultima puntata de “le Iene”. Un montaggio veloce e d’impatto come sei solito d’altronde presentare i tuoi servizi.
Un bel personaggio buttato in copertina.
Un po’ di clamore.
E tanto, tanto, tanto colpevole pressappochismo. Almeno in questo caso.
Scusami se puoi il tono confidenziale, ma credo che l’oggetto del servizio dovesse essere la “Sindrome da gioco compulsivo” , mentre si è arbrariamente andati contro il “Poker da Torneo” ed i suoi protagonisti, disegnando contorni inquietanti e contorti di una realtà che, evidentemente, credo tu conosca davvero poco.
Ti spiego.
La sindrome da gioco compulsivo è una vera e propria patologia, riconosciuta a livello psicologico, ma non a livello medico e sembra, a questo punto, anche mediatico. Un disturbo mentale maladattivo equilvalente ad altre forme di dipendenza psicologica come lo shopping compulsivo.
Posso dire di aver conosciuto una signora fissata con le caramelle, ne comprava quantitativi industriali senza peraltro mangiarle. Ogni scusa era buona per uscire ed acquistarne. Quintali di caramelle stipate in ogni angolo della casa, in automobile, in garage. Vogliamo fare un bel servizio sulla signora e colpevolizzare chi produce caramelle di avere, in qualche modo, favoreggiato il disagio mentale della signora?
Si tratta di caramelle, ma potevano essere banane, carciofi, bambole o centrifughe termozeta.
Dico io. Ma di cosa stiamo parlando?
Per molteplicità di dettagli il poker da torneo si avvicina molto al gioco degli scacchi.
Una meravigliosa sfida tra esseri umani che si misurano a colpi di disciplina, logica, tattica, statistica e perchè no anche resistenza fisica.
Ore ed ore passate intorno ad un tavolo.
Cercando di rimanere concentrato più del tuo avversario.
Cercando di limitare le distrazioni, gli errori, portando al limite la propria soglia di attenzione e di sopportazione quando una mano non gira come la statistica vorrebbe.
Su una cosa ti do ragione.
Il poker da torneo giocato a certi livelli non è per tutti e sicuramente non ci si improvvisa giocatori alla domenica.
Ci sono testi da studiare ed esperienze da fare. Un percorso lungo attraverso il quale misurare e migliorare le proprie competenze ed abilità.
E’ vero. Si vincono soldi. Ma anche in un torneo di scacchi il vincitore riceve un premio in denaro e stai certo che una potenziale vittima da “sindrome del gioco compulsivo” non discriminerebbe certo di dilapidare un patrimonio giocando a scacchi.
Certo la casistica parla di un numero maggiore di soggetti nel mondo del poker, ma allora andiamo in fondo alla cosa.
Rispetto al lotto, al super-enalotto, ai gratta e vinci, alla roulette o alle scommesse sull’ippica o su qualsivoglia evento, il poker da torneo può davvero porsi in cima alla classifica nella statistica dei casi?
Con quel tuo servizio, tra l’altro seguitissimo, hai demonizzato una categoria di giocatori ed appassionati di questo gioco perdendo di vista l’obiettivo. Quello di spingere la medicina a riconoscere una volta per tutte questa patologia trattandola analogamente al problema delle tossicodipendenze.
Sappiamo entrambi quanto sia impensabile intervenire sulla “sindrome da gioco compulsivo” in ottica squisitamente proibizionista, visto che le entrate per il gioco del lotto ed affini costituiscono una vera e propria forma di tassazione parallela in Italia.
Quanti soldi entrano ed entreranno ancora nelle casse dello stato?
Quanti italiani verranno folgorati dall’illusoria convinzione di poter agguantare l’ultimo jackpot al super-enalotto?
Nel prossimo servizio cerca di curare i dettagli studiando a fondo la materia.
Ti invito ad approfondire l’argomento leggendo il “Trattato completo degli abusi e delle dipendenze” vol 1 e 2 di Umberto Nizzoli, tra l’altro disponibile su google libri, o i temi trattati dallo psicologo Custer, l’uomo che identifica e spiega , da un punto di vista psicologico, le caratteristiche delle sei diverse tipologie di giocatore di poker.
Chiudo con una frase di Custer “La dipendenza da gioco va sempre inquadrata in rapporto alla soggettività del giocatore, alla sua struttura di personalità, alla sua storia affettiva, alle relazioni interpersonali significative ed alla fase del proprio ciclo di vita”.
Insomma, non risolvi certo il problema delle dipendenze con un semplice “Fate attenzione ragazzi!” spiattellato alla tv in fascia protetta.
Tanto ti dovevo.
Gianluca “The Bear” Marcucci

Le stagioni del cuore

6 settembre 2010

La mia mente oggi se ne sta immobile, ma non impotente, davanti ad un mare inesplorato di pensieri. Un ostacolo che si pone tra me ed il solito ovunque ancora da raggiungere.
Un sole infetto riscalda le mie quotidiane incertezze, mentre altri dubbi suggeriscono le immagini di improbabili mete che attendono solo di essere scoperte.
Ma quale ponte sarebbe in grado di osare oltre questo orizzonte?
Sto qui, seduto a pochi metri dal mare, mentre i pensieri si rincorrono tra passato e presente senza sfiorarsi nemmeno. Mentre la mia testa rielabora i ricordi di fantastiche stagioni passate.
Non basta saper nuotare.
Non basta saper contare tutti quei relitti di navi affondate che non torneranno mai a galla.
Chiudo gli occhi cosí che migliaia di dettagli squisitamente tecnici finiscano in acqua.
Ora é una ingegnosa fantasia che disegna il ponte perfetto.
Quel progetto razionalmente visionario che non ha certo bisogno di una riva opposta per funzionare.
Ed io ho voglia di crederci.
La mia architettura é in grado di avvolgere il tempo e poi farlo scorrere di nuovo.
Emozioni comuni di tempi non comuni si confondono tra rive che forse aspettavano solo di essere raggiunte.
O forse no.
Non si trattava di vederle o non vederle. Non si trattava di essere o non essere mai stati lì, ma di averlo in qualche modo solo dimenticato.
Apro gli occhi.
Mi immergo nella magia fredda di questo nuovo stato emotivo, quasi allucinatorio.
Mi inebrio di un niente che é già abbastanza.
Intanto un cuore comunque batte e se ne rimane timidamente in disparte, senza avere il coraggio di dire piú nulla.


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