Archive for febbraio 2019

#il giorno del non compleanno

7 febbraio 2019

La soluzione sarebbe semplificarsi la vita. Guardare senza studiare. Camminare senza correre. Scrivere senza rileggere. Mangiare senza gustare. E invece alla fine finisco col farmi carico di tutto. Degli umori. Dei sapori. Delle emozioni forti.

Rifletto sul percorso, in ogni attimo del percorso. E mi appesantisco la vita con quella parte di me che è alla continua ricerca di conferme. Quella che giudica e che si lamenta se poi non se ne esce. Quando invece si potrebbe vivere bene anche sapendo che c’è qualcosa da migliorare. Ma senza dannarsi cercando di farlo subito.

Piuttosto con calma. Respirare senza affanno. Alzare gli occhi e scegliere una luce a caso. Senza preoccuparsi che si tratti di un lampione o della stella più luminosa. Inventare orizzonti meno lontani. Intrecciare desideri possibili. Aprire e chiudere un libro accontentandosi di leggere una singola favola.

Buon “non compleanno” Alice. Magari domani attraversiamo lo specchio insieme. Stanotte invece aspettiamo che la penombra faccia le valigie, poi minuziosamente iniziamo a descrivere qualcosa.

Confido in una bella storia, un bicchiere di vino rosso e un destino più collaborativo. Confido nelle speranze che dicono al buio di farsi da parte. Nei sogni che senza farsi scoprire infilano nelle tasche la voglia di fare programmi. Nei ricordi più belli che se ne vanno via scodinzolando.

Senza quelle delusioni gettate a manciate dentro a un letto scomodo. Senza tutte quelle parole che ogni tanto grido e che non penso. Senza tutti quegli errori che lasciano spazio vuoto e che non sono mai stato in grado di riconoscere.

#la più breve

5 febbraio 2019

Sorseggio un’aspirina effervescente. Le poltrone non sono poi tanto scomode se sai sopportare un mal di schiena. Il vagone è colmo di persone. Chi parla al telefono, chi gesticola idee. Io non presto attenzione. Non ho nulla da barattare, tantomeno parole.

Potrei separarmi da questa poltrona e camminare verso la coda del convoglio, mentre il treno sfreccia in direzione opposta. Andare così, avanti e indietro nel tempo che passa. Un lusso che non tutti possono permettersi.

Io non ho proprio idea di quale forma abbia la mia disciplina stasera. Però viaggiare non mi ha mai fatto davvero paura. E comunque non troverò nessuno in piedi ad aspettarmi stasera, magari nervoso, mentre guarda un orologio.

Mi piacerebbe scoprire l’origine di certi vocaboli. Per esempio chi ha inventato la parola “destinazione”. Vorrei essere astuto e invece sto camminando verso la coda di un treno che sfreccia in direzione contraria. Ma questo l’ho già scritto.

Ricordo Alice. Lei teneva l’astuzia in cucina, nella cassettiera in basso, accanto alle barrette di un qualche tipo.

Il treno rallenta all’improvviso. Si scuote di dosso la realtà. Io cado scivolando sulle ginocchia. Giusto davanti a una ragazza.

Che diamine di figura retorica è questa? Un’iperbole? Una sinestesia? Magari è una semplice figura da scemo.

Mi rialzo. Sorrido come le statue di cera. Non ricordo nemmeno se ho salutato prima di ricominciare a camminare. Forse ho solo immaginato di farlo.

Quando ripasso porgerò a quella ragazza le mie più sentite scuse. Non mi ero mai trovato in ginocchio davanti a nessuno.

Adesso ho solo idee un po’ confuse. Quella felpa nera col cappuccio l’ho già vista. E quel libro sulla vita di Marilyn? Ne esiste un altro dimenticato da qualche parte e che avrei tanto voluto leggere.

Questo mio inutile tornare indietro. Questo pensare e ripensare a dove fossero le mie mani in quel momento. La fisica gioca con il passato. La chimica provoca ricordi allucinatori. Ma è la filosofia che trasforma tutto in parole.

Non ci sono le geometrie giuste per intervenire stasera. Niente emozioni da elevare al cubo. Nessuna piramide che nasconda un segreto. Nessuna sfera che introduca una conoscenza. E neanche un cilindro dal quale estrarre un fottuto coniglio bianco.

La ragazza non c’è più. Forse l’ho soltanto immaginata. Oppure anche lei era di passaggio nella mia vita. In assoluto è questa la mia storia d’amore più breve.

Ti gira la testa

2 febbraio 2019

Stamattina il mio foglio elettronico se la ride. Succede ogni volta che provo a metterci sopra certe parole. Sostantivi, verbi e aggettivi che si inseguono lentamente, feriti da uno sterile inchiostro elettronico.

Forse ho perduto le occasioni migliori osservando i miei castelli in aria. Curiose architetture fatte di sogni e briciole di pane della cena. Posso ancora rivederli quei merli sgraziati. Quei lunghissimi corridoi infestati dalle immagini degli amici e delle amanti mai avuti.

Abitanti curiosi di un regno compromesso e solitario. Personaggi impostati privati di entusiasmi e nostalgie. Senza certezze.

Quelle che oggi hanno il barcollante tremore di una sbronza notturna nei vicoli poco illuminati di Roma.

Ci sono serate dove la birra marcisce. Altre dove ghiaccia e spacca i sorrisi. E poi ci sono serate dove il vino non disseta. Il tempo scorre lento. E il ronzio delle parole si confonde con l’alcol e ti gira la testa.


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