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#Questa sostenibile pesantezza dell’essere

1 aprile 2018

La realtà ci osserva. Le cose intorno e le persone ci annotano. Ci stavo riflettendo qualche istante fa mentre ordinavo una spremuta al bar della stazione.Improvvisamente mi si è allungato il viso dentro il riflesso del bicchiere.

A pensarci bene non sembravo nemmeno così male. Una caricatura di ovale oblungo. Indefinito. Pallido. E dietro un arancione imperante, quasi omogeneo. Noi guardiamo le cose e le cose ci guardano di rimando.

Le cose ci studiano. Con una consapevolezza quasi formale e quella padronanza di linguaggio tipica di chi ti sa osservare. E volendo anche raccontare, ma senza parlare.

Stamattina ho lasciato che un piccolo pensiero rimasto inesploso deflagrasse nella ma testa, col suo carico di ricordi e di persone passate. Si può sempre entrare, o uscire dalla mia vita. La porta è aperta. Ma non si può sostare a lungo sulla soglia.

Penso ancora alle questioni irrisolte. Alle decine di cose da fare. E tutte quelle che davvero mi sarebbe piaciuto fare. Penso a mia madre. A mio padre. A quel disincanto bambino che ogni tanto si legge nei suoi occhi. Ai desideri di un tempo. Al mio essere spietatamente e continuamente insoddisfatto di tutto.

Penso al mio modo di sbuffare, senza gonfiare la bocca. Soffiando fuori l’aria un po’ a destra e un po’ a sinistra. Penso che probabilmente non lo nota nessuno, ma è un’evidenza meno eclatante di un sopracciglio alzato.

Continuo a centrifugare parole e mi stupisco ancora che qualcuno le legga. O che esista una qualche minima possibilità che qualcun altro le capisca. Ciò che è oggetto di troppa riflessione, diventa sempre inquietante.

Eppure ci sono ancora alcune persone da cui vorrei essere compreso. Persone importanti che vorrei imparare a comprendere. Stamattina scrivo con l’ingenua consapevolezza di un uomo che non sa raccontare quello che in realtà gli si annida nel cuore.

Forse è colpa di questo caffè improponibile che sa di brillantante. O magari è solo una questione temporanea. Quella sostenibile pesantezza dell’essere. E Milan Kundera non me ne vorrà certamente.

La verità è che non si dovrebbe mai raccontare nulla a nessuno. E lo scrivo qui, dallo stipite di questo foglio elettronico. Con l’ottimismo di chi parcheggia in divieto di sosta e spera ancora che non gli venga recapitata una multa.

Meditandoci su

26 maggio 2010

Lo specchio che la mia amica Gisella nasconde in cantina non è molto diverso da quello appeso nel mio bagno.
Se lo fisso tutto muta, pur rimanendo ambiziosamente uguale.

Stamattina cerco tracce di diversità riflesse, eppure questo volto sembra somigliare ancora una volta al me stesso di sempre.
L’acqua scorre calda ed il mio lavandino riflesso è una sorta di lago artificiale, dove non si può certo andare a pesca.

Un luogo appena al di fuori dell’insieme dei luoghi che vale la pena ritrarre in questa foto fatta di quotidianitá ricorrenti.
Confini che ogni giorno vorrei varcare per oltrepassare il significato di ogni singolo dettaglio. Capire davvero se in quell’altrove tutto è veramente come appare essere.

“Smettila di domandartelo!”
Alzo gli occhi, l’immagine ha rotto il suo abituale silenzio.
“Credi davvero che questa sia una porta che conduce a improbabili parallelismi?

Ogni mattina indossi le tue curiose espressioni e io non posso fare altro che assecondarti. Ma i dubbi, le speranze ed i sogni, quelli uno specchio non li riflette e l’unico modo per leggerli è guardarsi dentro.

Non credere che io sia un povero diavolo che ha sbagliato mondo! Esisto come te e non per scelta. Anche se mi vedi riflesso solo nelle vetrine dei centri commerciali, nei retrovisori delle auto in sosta, o seduto sulle girevoli di un barbiere. Anche se sono confuso tra migliaia di altre immagini frammentarie che non sento certo mie.
Esisto e non sto qui a farmene un problema.

Passo il mio tempo persuadendomi di vivere una vita normale.
Eppure non sai quante volte mi sia chiesto cosa si nasconda dietro la tela di un quadro appeso, o dentro le pagine di un libro chiuso. Tutti dettagli che al contrario tuo, io non vedrò mai.

Ormai ti conosco. Sei un’ingenuo, o forse un sognatore. Un personaggio che vive nella speranza di dare un significato a tutto, anche quando non c’è alcun significato da dare.

Svegliati!
La vita è una palese evidenza.
Ogni mattina percepisco chiara la sensazione di avere davanti un qualcuno pronto a mentire a se stesso pur di dare significato a ciò che non capisce.

Tu vivi davvero.
Io esisto di riflesso caro amico mio!
E al di là di questi confini che vorresti varcare, si vive solo di spietata apparenza.

Cerca di non essere il tuo riflesso.
Quella risposta che cerchi è in tutto quello che questo specchio non riuscirà mai a riflettere.”

Fisso quell’immagine con i suoi medesimi occhi, mentre un respiro affannoso fa eco al tam tam di pensieri confusi. Incertezze da correggere e rivedere, come tanti compiti a casa.

Mi chiedo come mai non mi abbia chiesto di fare un giro sulla ruota panoramica. Ridacchio senza terminare la frase e per un attimo rivedo alcune scene della fiaba di Biancaneve, quelle in cui una strega insicura e sucettibile parla con il suo specchio.

Il messaggio è chiaro. Se pur di trovare risposte sei disposto a credere a tutto, perderai con il tempo la capacità interpretare le persone e diventerai il riflesso di vite altrui.

Non mi rimane che custodire questa nuova delirante storia nel cassetto delle esperienze impossibili.
Medititandoci su.

In bilico tra sogno e realtà

10 marzo 2010


Ogni mattina, alle 7 in punto, mi trasformo in un efferato sicario che con spietata precisione si lancia sulla inconsapevole fragranza della sua prossima vittima..
Oggi il ripieno era al cioccolato..
Destabilizzante sogno..
Stamattina saltello incerto per raggiungere l’hotel cercando di evitare il solito lastrone di ghiaccio..
Percorro pochi metri e già sono davanti a un bivio..
Alla mia destra si allunga la Dora che ha scelto proprio Claviere, come punto di partenza, nel suo viaggio che ha come obiettivo il Po..
Il canale è fiancheggiato da un parapetto di pietra, non vi sono marciapiedi, ma solo una inutile sequenza di lampioni quasi sempre spenti..
Dall’altro lato una fila di case che, in un immaginario orizzonte prospettico, vanno a congiungersi con la strada provinciale dove a quest’ora passano solo i mezzi spalaneve..
Mi fermo e mi accorgo di non sopportare il peso di questa abitudinaria quotidianità..
Anche in un sogno serve un punto di fuga e per un attimo intravedo chiaramente le linee di un disegno mentale tutto mio..
Ecco che la Dora si trasforma in un mare cristallino.. ad un tratto non ci sono più case.. ma bianche spiagge e palmizio.. L’atmosfera assume improvvisamente contorni di maldiviana memoria..
E pensare che avevo questo disegno qui.. a portata di mano.. nascosto solo della realta’..
“Non è forse la vita.. solo un sogno dentro il sogno?”
Ok.. abbiamo testato una idea.. ma tutto ciò non mi aiuta certo a decidere quale diavolo di direzione prendere..
Sono sempre ad un bivio..
A sinistra ora c’è un ponticello in legno che attraversa il canale portando dritto a quella che sembra proprio una strada deserta..
In fondo alla strada una piccola chiesa..
Non c’è uno stile o un indizio per abbinare la costruzione ad un’epoca ben precisa..
C’è.. e sembra essere lì da sempre..
Tutto ciò non mi disturba affatto..
Mi sembra tuttavia opportunamente urgente dare una svolta a questo sogno prima che diventi insopportabile ed affannoso..
Pensieri mi bisbigliano nella testa.. mi chiedo cosa ci faccio io qui..
Avrei forse bisogno di un sogno con l’interpretazione incorporata.. o con allegato libricino delle istruzioni..
Senza sogni la vita è solo un sarcofago di terracotta impossibile da plasmare..
Finisco il mio bombolone..
Annego l’ultimo frammento di pensiero in un caffellatte ancora caldo..
A casa dormono ancora tutti..

Vado saltellando incerto per raggiungere l’hotel.. cercando di evitare il solito lastrone di ghiaccio.. e lo faccio in bilico tra sogno e realtà..

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Questo è reato..

19 febbraio 2010


Stamattina anche Roma sembra quasi soffocare sotto un cuscino di nuvole indifferenti..
Mi sveglio nella mia vecchia camera tra ricordi impolverati e tutto è esattamente allo stesso posto di dieci anni fa’..
Pensieri disarmati ora si muovono confusamente e danno vita ad un ragionamento a salve che non fa male a nessuno….. tantomeno a me stesso..
Tutto intorno è rumoroso silenzio..
Un niente sordo fatto di dubbi controllati.. Chiudo ancora gli occhi ed inconsciamente maturo l’ingenua certezza che qualcuno, in fondo, mi voglia davvero bene..

Dubbi obliqui fanno da supporto
ad ipotetiche storie rallentate.. Mi alleno con la mente a disinnescare un dubbio ed è un po’ come pompare l’addominale..
Faticoso..
Credo sia per questo che mi sento stanco..
Tanto vale mollare ogni allenamento ed inseguire l’indecifrabile canto della sirena di turno..
Perdermi in un mare fatto di sogni con il solo scopo di naufragare contro scogli di vita reale..
Giocare e perdere tutto per poi ricominciare ancora.. ed ancora.. ed ancora..
Stamattina il mio immutato bisogno di comunicare si frantuma in gorghi di scrittura che poco hanno a che vedere con la cultura..
Mi vengono in mente insensate frasi e storie di rara banalità.. ma tutto questo mi diverte..
Quando l’ironia prende possesso delle mie idee.. le riprese migrano in un controcampo immaginario..
Pensieri buffoni giocano a rubarsi il ruolo da protagonista e si azzuffano per guadagnare un po’ di attenzione..
Questo è reato.. e parte la mia arringa..

“Chiedo perdono a voi giudici e giurati..
Sono solo un pessimo poeta che, ubriaco di parole, stamattina ha voluto osservare da vicino la follia..
In fondo che cosa è la follia se non una donna bellissima che la ragione vuole soltanto portare a letto..
Eccomi qui quindi..! Innocuo.. dissacrante e balordo intellettuale..
Miei cari giurati non siate preoccupati..
Non verrà fatto male ad alcuno..
Non abbiate paura delle mie frasi banali..
Non temete i miei dubbi spietati..
Scrivo soltanto parole e qualche volta magari vivo sparando pensieri a salve..”

Mentre la giuria decide, io mi allontano da questa sala immaginaria senza far rumore..
Lascio un pensiero pagliaccio al posto mio.. lui sa parlare.. è un grande attore.. giudicassero lui per bene mentre io me ne vado..

Per me è giunto il tempo di fare colazione.. spremuta e bombolone..
Oggi ero solo nella mia solita stanza di quando ero piccolo..
Ed un sogno m’ha fregato..

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Tutta l’oscurità possibile

23 gennaio 2010

Cammino con attenzione su strade spietatamente strette.. Nessun parapetto.. Nessuna balaustra.. Ai lati di questo paradossale viottolo si apre solo il baratro..
La paura di cadere è ben diversa dal timore di volare.. e poi qui è tutto così assurdamente buio..
Camminare si trasforma un po’ come scivolare in un sonno qualsiasi..
Nessun colore.. Nessun rumore.. Delego per un istante il senso della vista alle mie mani..
Le allungo nell’oscurità tagliando lo spazio circostante senza un metodo..
Cerco di disegnare un percorso sicuro ma senza entusiasmo..
Trovo l’interruttore.. Lo premo.. Sento distintamente il click e posso immaginarmi le mie pupille dilatarsi per ricevere tutta la luce possibile in un solo momento..
C’è una profonda differenza tra una stanze buia ed un locale illuminato.. Sagome di idee scomposte rimangono piantate a terra un po’ sparpagliate e senza alcun senso logico..
Spengo di nuovo la lampada per percepire distintamente la sensazione di passare dalla luce all’oscurità totale..
Declinazioni di pensieri si sostituiscono alla delizia dei colori e delle tinte..
Smetto repentinamente di guardare.. eppure continuo a vedere..
Tutto quello che immagino possa accadere ora è un solco di luce tenue che mi indica la strada da percorrere.. e come percorrerla al meglio..
Quando la luce acceca il risultato è il buio totale.. per questo a volte è più opportuno avere a che fare con una “luminosa oscurità” di pensieri, piuttosto che affidarsi ad una “abbagliante realtà”..
Buona giornata a tutti..!

La corsa

13 gennaio 2010

Parte il cronometro come tutte le mattine.. ma questa volta credo di non essere pronto..
Non ho nemmeno sentito il colpo di pistola dello starter.. Ero distratto.. Guardavo altrove.. Sono dietro..
Frequenti allenamenti di scrittura al sapore intenso di creatina eppure eccomi qui.. ad inseguire di nuovo il mondo con la mia incoerente storia mattutina..
Non posso andare più veloce, allora rallento il tempo ed invento paradossi somministrando il dubbio in fiale come doping.. I pensieri si trasformano in storie che rincorrono altre storie.. ed alla fine vincono sempre le stesse storie.. Come nel ciclismo su carta.. vincono comunque le stesse emozioni..
Sono un giornalista piccolo piccolo.. Un testardo scrittore disilluso a cui nessuno può negare al mattino di guardarsi allo specchio e di sentirsi per un secondo come un improbabile Pablo Cohelo.. o la reincarnazione fantozziana di un assurdo Bukowski..
Un uomo virtualmente ricurvo su una vecchia Olivetti Mp1, con una sigaretta tra le dita ed un bicchiere di ghiaccio affogato nel whisky..!
Non fumo.. Non bevo.. Eppure desidero..
La mia mente si trasforma in un luogo per turisti del sogno visitabile ad orario continuato.. Non ci sono guide.. nè macchinette fornite di fessura dove infilare una monetina per sentirsi poi raccontare in cambio una storia in 15 lingue diverse..
Eccola qui la mia Mp1.. con tutti questi tasti neri da premere.. o forse più semplicemente da non premere..
C’è una gara ancora in corso e non ci sono nemmeno i miei pensieri sugli spalti a tifare per la propria storia.. Io mi illudo di pensare.. ma la verità è che non so davvero cosa succede ogni mattina dentro la mia testa..
Siamo agli ultimi metri e non c’è ancora nulla da festeggiare..
Lo sforzo è sovraumano e risalgo posizioni su posizioni.. Il tempo collassa.. magicamente rallenta.. Vengo come bombardato da una pioggia di parole ed in preda ad una improvvisa esaltazione neurale abbandono il mio whisky e comincio a frullare pensieri a caso..
E’ una assurda casualità dove tutto appare comunque avere un senso.. Il mio senso..
Incontro.. Scontro.. Amica.. Appello.. Concreto.. Improvviso.. Disperato.. Grande.. Profondo.. Puntuale.. Voglioso.. Bastardo.. Sensibile.. Destabilizzante.. Controllo.. Scudo.. Rincorsa.. Vita..
Come in un Tetris elettronico di livello superiore, gioco ad incastrare tutte le rumorose insignificanze che si presentano..
Col rallentare del tempo, la mia realtà percepita e la mia corsa mattutina non si fa nè più facile.. nè più difficile.. ma semplicemente diversa, ed assume i caratteri di una rimonta dal retrogusto storico..
Qualcuno crede che non valga la pena pianificare obiettivi difficili.. Qualcuno pensa sia inevitabile incontrare sempre una idea più veloce e che tutto ciò che ne conseguirà sarà un fallimento..

Stop al cronometro..
Siamo al photo finish..
Ci vorrà un po’ per sapere come è andata.. ma non ero poi così distante..!


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