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Presentazione a Libri da Scoprire 2013 de “La Prigione dei Ricordi” di Gianluca Marcucci

30 maggio 2013

“La Prigione dei Ricordi” è il titolo del tuo primo libro, una storia ambientata a Roma e che inizia con un frammento di poesia tratto da un diario misterioso. Allora Gianluca, il tuo romanzo sembra davvero somigliare a una favola.

Per scrivere una storia si parte sempre da un’idea, da un’immagine e poi si comincia con un “c’era una volta”. Da questo punto di vista si può dire che ogni scrittore racconti sempre una favola.
Nel mio caso si parte con un brano tratto da un diario scritto Mario Tagliaferri, il padre del protagonista. Cosa c’è scritto in quel diario? In che modo tutto questo coinvolgerà i protagonisti? E da qui che inizia la nostra storia, condita da un pizzico di soprannaturale e rapidi cambi di scena.

Se ti chiedessi di riassumerne in breve la trama?
Luca Tagliaferri è uno scrittore che dimentica il suo passato a causa di un terribile incidente stradale che lo costringe al coma.
I suoi ricordi non sono però cancellati del tutto, ma giacciono nascosti in un angolo remoto della sua coscienza. La sua mente si trasforma così nella “prigione dei ricordi”. Una cella pensante in un corpo immobile. Una prigione nella prigione.
Nella testa dello scrittore frammenti del passato riemergono confondendosi con la trama del suo ultimo libro che lui scambia per realtà. Ne esce un universo parallelo dove Luca si trasforma al tempo stesso da autore a personaggio principale della storia. La trama della sua opera incompiuta si sovrappone a quel passato che lui tenta di ricordare e Luca rimane attaccato alla vita solo grazie al suo romanzo e all’amore per sua figlia, ma è comunque bloccato in un altrove oscuro che lui stesso ha contribuito a creare.
L’unica via di fuga sembra sia ricordare ed è una prova d’amore. Un viaggio lungo, insidioso, che ha comunque per meta il punto di partenza.

Hai parlato di amore, un argomento trattato e ritrattato eppure sempre attuale nel tempo. Tu cosa pensi dell’amore?
Che da misura all’età che si ha. E’ quindi una sorta di termometro.
Quello però di cui si parla nel mio romanzo è un sentimento diverso, una forza che si mostra inarrestabile anche davanti a un ostacolo inamovibile. L’amore assoluto e incondizionato di un padre per la propria figlia.

Nel tuo libro ci parli del destino, anzi. Gli dai il volto di uno dei personaggi più importanti della storia. Sei un imprenditore, ma anche un giocatore di poker sportivo, qual è nella vita di tutti i giorni il tuo rapporto con il destino?
La vita è una strada lungo la quale ci si muove in un tempo finito. La maggior parte di noi affronta ogni giorno la quotidianità nel dubbio di cosa sia giusto e cosa non lo sia, per questo si sceglie, migliaia di volte, anche in situazioni che possono sembrare ricorrenti, abitudinarie o stupide come una partita di poker. Questo però non basta a fare andare le cose come vogliano che vadano. Non basta prendere la decisione giusta perché a infinite scelte corrispondono altrettante infinite e incontrollabili casualità. Siamo portati a chiamarle destino o sfortuna se sono negative e provvidenza o fortuna nel caso si traducano in un fatto positivo. Insomma al destino va data la giusta considerazione, ma spesso ci mettiamo del nostro e usiamo il destino come scusa per giustificare un errore che potremmo non commettere.

Un esempio?
Be’, allacciarsi le cinture. Sempre. Non fa la differenza se un asteroide colpisce la tua auto, ma in caso di incidente può essere fondamentale.

I personaggi della storia hanno tutti qualcosa che sembra ricondurli alla tua vita reale. Insomma, Luca Tagliaferri nasce il tuo stesso giorno. Goffredo, Nicoletta, Luca, esistono davvero o sono semplicemente frutto della tua fantasia? E se tutto è frutto della tua fantasia, come si fa a costruire i discorsi e i comportamenti di qualcuno che non è mai esistito senza utilizzare qualcosa di se stessi?
Nel romanzo è sicuramente dominante l’elemento soprannaturale, ma sono le coincidenze con la realtà a trasportare il lettore fino alla fine. C’è molto di Gianluca nel Luca della Prigione dei Ricordi: ma è un Gianluca sfumato e ambiguo, lo stato di coma in cui precipita il personaggio principale sembra quasi un’allucinazione dello scrittore.
E poi c’è il diario di Mario Tagliaferri, una raccolta di pensieri di un uomo geniale e imperfetto.

Qualcosa che potrebbe far pensare al tuo blog?
Esatto. Potrebbe essere la trasposizione del mio blog all’interno del racconto, visto che poi l’idea stessa del libro nasce tra le righe della mia pagina su internet.
Nel romanzo ho cercato di descrivere i personaggi con tutta la sensibilità possibile. Per questo li ho idealizzati e confusi con la realtà. Prendendo come esempio le persone che più amo. Credo che a molti lettori capiterà di riconoscersi o riconoscere una persona cara in Luca, Nicoletta e Goffredo Fidani.

Qual è tra tutti i personaggi del romanzo quello a cui ti senti più legato e perché?
Che cosa risponderebbe un padre se qualcuno gli chiedesse: dei tuoi tre bambini, quale preferisci? Sono tutti ugualmente importanti, i personaggi che ho inventato, compreso il destino. Non ne rinnegherò nessuno.

Io ho ovviamente letto il tuo libro e ho notato una particolare cura per linguaggio e le figure retoriche. Ecco, secondo te quanto è importante oggi lo stile nella stesura di un romanzo?
Io parto sempre dal presupposto che una buona storia sia sempre una buona storia, a prescindere dallo stile. Poi però bisogna anche tenere conto del pubblico a cui ci si vuole rivolgere. Più il romanzo è commerciale, più il linguaggio utilizzato deve a mio avviso essere semplice.

E il tuo romanzo è commerciale?
Non direi. Nella Prigione dei Ricordi ci sono figure retoriche complesse e c’è anche tanta filosofia. Credo di aver usato un linguaggio semplice nel limite di quanto la semplicità potesse consentire la descrizione dell’universo gotico in cui precipita il protagonista.
Prima di cominciare pensavo a cosa deve esserci di tanto importante in una storia perché valesse la pena essere scritta. E la risposta è stata un gran finale, personaggi in cui si rispecchino i lettori e un italiano degno di chiamarsi tale.


Come e quando ti sei reso conto di essere uno scrittore?


Quando ho ricevuto una email che diceva: caro Marcucci, il suo romanzo ci piace, sarebbe disposto ad apportare qualche modifica, in vista della pubblicazione? Ed io risposi, no grazie. Poi alla fine ho pubblicato con una piccola casa editrice esordiente. Diventi uno scrittore quando sei riconosciuto dagli altri, non prima.

Ci sono scrittori disciplinati, metodici, che stilano scalette e rileggono centinaia di volte i loro scritti; e autori che istintivamente buttano giù frasi su frasi fino a comporre un romanzo. Gianluca che tipo di scrittore è?
Un esordiente allo sbaraglio. Poco metodico e molto indisciplinato. Nel senso che quando dovevo scrivere mi aggiravo per la mia testa come un bambino in un negozio di giocattoli, facevo di tutto per distrarmi e perdere tempo. Contro ogni regola la prima cosa che ho scritto di questo romanzo è stata il finale poi sono andato a ritroso fino alla fine dell’ultimo capitolo, ed è una parte alla quale sono e rimarrò sempre affezionato.

Oltre a scrivere, tu sei un imprenditore e un famoso giocatore di texas hold’em; come si riesce a far convivere le due cose, le due anime. Preciso e rigido nel lavoro, disciplinato nel gioco e creativo e libero davanti a un foglio bianco.
Benissimo, grazie. Finché, come si dice a Roma, “me regge la pompa” per farlo e ottiengo risultati, allora vuol dire che posso farlo.


Se mi dovessi consigliare un romanzo non tuo?

Non credo che esista un romanzo che non valga la pena leggere. A Latina, in questa piazza, credo sia stata organizzata una manifestazione fantastica e ci sono tanti scrittori che meriterebbero una chance di essere letti. Me compreso.
Si lo so, leggere è impegnativo, non è come osservare un quadro, una scultura o un film d’autore, ma non esiste nulla come la scrittura che ci sveli più segreti sulla vita degli esseri umani. Quindi apprezzateci, criticateci. Amateci oppure odiateci, ma leggeteci. Perché un libro senza i suoi lettori è qualcosa che non è mai esistito veramente.


Se dovessi terminare questa presentazione con un tuo aforisma?

Credo che l’ultimo aforisma del mio libro si adatti alla perfezione.
“Posso sussurrare decine di volte la parola fine, ma quando arrivo a scriverla dopo metto sempre un punto.”

intervista di Romina D’Agostino

Come i bambini

29 maggio 2013

A volte mi sento come i bambini quando hanno paura. Loro preferiscono non conoscere i dettagli.

Toccare il cielo

28 maggio 2013

Non ho la più pallida idea di cosa voglia dire “toccare il cielo con un dito”. Sono uno di quelli che sale in piedi sul letto e spera almeno di sfiorare il soffitto.

La mela

15 maggio 2013

Mia figlia ha una vera passione per le mele, le adora, ne mangia due al giorno. La sua preferita è quella della sera, la sceglie scrupolosamente tra quelle rimaste, la lucida, la porta a letto e, ipnotizzata davanti al suo cartone animato preferito, la mordicchia operosamente come farebbe un criceto.
Ieri però c’era qualcosa di diverso. Certo, apparentemente sembrava la solita mela, ma non lo era.

“Papà? C’è un buchino nella mela!”
“Dove Niki, fammi vedere.”
“Qui papà. Lo togli papà?”

Ricordo quanto da piccolo odiassi sbucciare la frutta. Lo odiavo a tal punto che finivo spesso col rinunciarvi. Con quel coltello in mano che non tagliava mai, l’improvvisato piccolo ninja si arrendeva facilmente già alle prime difficoltà. Era una lotta impari e la mela di turno trionfava sempre.
Anche Steve Jobs non deve averne sbucciate moltissime di mele e se ha scelto per la Apple un improbabile logo con la mela morsicata, ci sarà stato pure un motivo.
Morsicata e non sbucciata.

A distanza di 30 anni, oggi un ninja ormai adulto studia, spella e affetta con destrezza e velocità, eliminando con chirurgica precisione prima la buccia, poi la parte rovinata.
Non credo che Dr. House potesse essere così preciso.
Ecco, la parte marcia non c’è più e anche se della mela rimane ben poco, posso dire di aver fatto davvero un ottimo lavoro.
Ho visto Niki seguire tutto con apprensione e curiosità.
Ora però appare pensierosa, non sembra del tutto convinta del risultato finale.

“Papà, dov’è la mia mela?”
“Niki, papà l’ha pulita, eccola!”
“Ma sai che ho sonno? Forse è meglio che vado a letto prima che la mamma si arrabbi.”
“…”

Bene, avevo giusto voglia di uno spicchio di mela, vuol dire che mi toglierò la soddisfazione.
Le mele poi hanno il sapore della tradizione.
Ne mordo uno spicchio, poi un altro e poi mi fermo un secondo a guardare nel mio caleidoscopio del tempo.
Ricordo bene come andò quella volta che qualcuno provò a correggermi.
Lo ricordo perché alla fine in quella storia proprio chi mi voleva diverso finì col cambiare.
Succede così, togli via alla mela col buchino la parte “marcia” e qualcuno non la trova più invitante.
Correggi i tuoi difetti e succede che qualcuno poi non ti trovi più affascinante.
Nessuno può dire quanto il bello di ognuno di noi si nasconda proprio nella singolare completezza delle nostre imperfezioni caratteriali.
Sappiamo lamentarci degli altri e lamentarci di noi stessi, ma la realtà è che inconsciamente ci piacciamo così… difettosi.

Migliore per chi?

9 maggio 2013

Tutti siamo convinti che il mondo potrebbe essere migliore solo se ragionasse con la nostra testa. Migliore per noi, ovvio.

30 frasi banali per dirti no

8 maggio 2013

Quello che le donne ti dicono… (aggiornato)

– Diventiamo amici.
– Rimaniamo amici.
– Siamo amici.
– Sei diverso da tutti gli altri, ma capisci, c’è troppa confusione nella mia testa!
– Mi fa davvero piacere uscire con te. Ma non viene nessun altro!?
– Cinema no. Teatro no. Locale no. Andiamo a cena, stavolta peró facciamo alla romana. Tu paghi e io faccio il gesto.
– Il mio ex aveva tanti difetti, ma…
– Il mio ex era un vero idiota, ma…
– Il mio ex non sapeva parlare ma…
– Il mio ex…
– Hai conosciuto il mio ex?
– Va bene, usciamo, ma promettimi che non mi metterai in imbarazzo.
– Non mi piacciono i complimenti, mi imbarazzano.
– Lo sai che solo con te mi sento veramente di essere quella che sono. Questo mi imbarazza.
– E’ imbarazzante quanto mi capisci.
– Ti garantisco che, a parte te, solitamente non mi comporto così con le persone.
– Non posso venire a cena oggi, ho una giornata pienissima. Vi raggiungo dopo cena. Ah, eri solo?
– Carino il tuo amico.
– Carino tuo fratello.
– Carino il tuo collega.
– Carino il cameriere.
– Sei l’uomo giusto, ma al momento sbagliato. La storia della mia vita.
– La nostra amicizia è qualcosa di troppo importante perchè si riduca a un semplice rapporto di coppia.
– Non fotografarmi dai. Non mi piace mostrarmi in foto, perchè credo di poter dare molto di più a livello mentale senza che la componente estetica e visiva possa imprimere un’idea deviante della mia personalità, non riuscendo ad esprimerla nella sua completezza, vincolata necessariamente ai limiti umani dell’istantaneità.
– No dai. Niente foto…
– No dai, non mi taggare su fb…
– Mi fa piacere uscire con te, magari andiamo a mangiare una cosa veloce così evito di truccarmi?
– Per stasera? Chiamami quando sei qui sotto tanto esco in tuta che sto più comoda.
– Mi ha fatto davvero piacere il tuo messaggio anche se non avevo capito che eri tu dato che non ho memorizzato il tuo numero, come stai?
– Non sono mai stata una donna gelosa.
– Lascia stare, non mi merito uno come te.
– Lascia stare. Tu meriti di più di una come me.
– Senti, sono stata davvero bene. Magari se capita ci vediamo eh?
– Sto troppo bene con te, ma se ci provi non te lo perdonerei mai.
– Ti dispiace se stasera viene anche una mia amica? Anzi 2!
– E’ stata una serata fantastica. Dobbiamo assolutamente rivederci. Ti faccio sapere.
– Ti chiamo io…
– Ti scrivo su Fb…
– Ti mando una mail…
– Ti whatsappo…
– Ce l’hai skype? Cavolo io no.
– Ti mando un sms col mio numero…
– Ti squillo…
– Sono stata benissimo. Come hai detto che ti chiami?
– Sei una persona che stimo davvero.
– Bello come Brad Pitt, ricco come Briatore, simpatico come Bisio, generoso come Padre Pio. Mica chiedo troppo secondo te?


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