Archive for luglio 2018

Il terzo dei tre

28 luglio 2018

Il desiderio di partire che sento addosso oggi è difficilmente esprimibile a parole. Se fossi un rumore sarei qualcosa di molto simile allo sbuffo di disappunto che fa sempre mio padre. Oppure somiglierei al soffio di una caffettiera che tossisce il primo caffè al mattino.

Sebbene mi renda conto che non ci sia modo di rivivere certe emozioni passate, ogni tanto contraddico me stesso e ci riprovo.

Prenoto quello stesso ristorante. Quello stesso giorno. Poi metto in preventivo quello stesso errore. Invento eccessi da dilettante nel tentativo di diventare il terzo di tre litiganti.

Stamattina scrivo parole prive di fisica e senza filosofia. Poi guardo una vecchia foto e mi trasformo in retorica spicciola, mista a schegge di malinconia. Lo faccio quel tanto che basta per indignarmi col sorriso sulle labbra.

Il cuore è ancora la parte più profonda di me e continuo a precipitarci dentro. È un posto pieno di scrupoli e colorati sensi di colpa. Ma un luogo da visitare comunque e soltanto dal vivo.

Cocomero e Playmobil

21 luglio 2018

Intanto il tempo passa. I desideri cambiano. Una volta avrei fatto carte false per una fetta di cocomero e una busta di playmobil.

Oggi invece i bisogni sono diversi. I vecchi sogni si sedimentano sui giorni che passano. Forse qualche anno fa non me le sarei nemmeno fatte certe domande. Magari me ne sarei semplicemente accorto. E basta.

E questa faccia che vedo ora non sarebbe stata nient’altro che un riflesso in uno specchio. Una figura posta qualche cm sopra a due spazzolini, dentro il loro bicchiere di cristallo azzurro.

Sono sempre lì. Che si guardano da mesi sottocchio, senza parole e senza motori di ricerca. Come nemici agli angoli opposti di uno stesso universo.

Sulla parete specchiata invece riesco a vedere solo una parte del mio viso. Quella che non mostra alcuna espressione.

Ho imparato che ci sono molti modi per ferirsi, ma niente è più affilato delle parole. Quella mattina è come se le avessi ingoiate e poi sputate. Raccolte e piegate come una camicia e poi riposte in cantina.

Il tempo si stava già prendendo tutto lo spazio dentro. Oggi rimane poco. È un altro personaggio con cui dovrò fare i conti durante le accelerazioni. E questo caldo insopportabile?

Magari tu ci avresti visto la poesia di un’estate. Ma ti sarebbe sfuggita l’utilità di quelle gelide gocce di sudore. Avresti ignorato la dialettica della mia lingua pulsante. Quel retrogusto di ferro che ha il sangue quando la mordi e quella percettibile mancanza di fiato, piena di colpi di tosse e respiri a caso.

“Tempo passato” ti prego, rimani e ascolta. So benissimo che non potrei mai addormentarmi di nuovo con te. Poco spazio dentro. Troppo spazio fuori.

Distraimi, ripetimi le stesse storie. Stavolta sono un bimbo più avveduto. Raccontami di orbite ellittiche e di universi non convenzionali.

Annoiami fino a ridarmi la vita. Forse tutto questo impalpabile nulla comincia a piacermi. Ma è troppo tardi perché somigli a qualcosa di cui poter essere comunque felice.

Il posto degli orsetti gommosi

16 luglio 2018

Ascolto a volume alto le parole di una vecchia canzone di Elisa: “E così scegliere, che ci sia luce nel disordine…”

Io invece ho visto troppo spesso la luce buttarsi via. Nascondersi. Celarsi. Sparire con discrezione nei vicoli poco frequentati del centro di Roma.

Nei rumorosi ristoranti, sempre alla moda e sempre pieni. Nella frenetica fila dei semafori di viale trastevere. Sempre rossi. Sempre anticipati dai motociclisti.

Sorrido a mezza bocca. A volte la mia ironia zoppica. Anche il sarcasmo ogni tanto vacilla.

Chiudo gli occhi e finalmente prendo coscienza di me stesso. Un uomo quasi alla fine della fila. Lanciato prepotentemente nel posto dove vivono gli orsetti gommosi, le vivident e i kinder bueno.

Non arrabbiarti

7 luglio 2018

Per fare certe cose bisogna essere concentrati. Per altre magari un po’ meno.

Nel gioco del poker non basta che tu abbia scavato e capito le debolezze del tuo avversario. Devi fare in modo che quelle debolezze si manifestino contro di te.

Alcuni giocatori devi tormentarli. Fargli credere che giochi a caso. Mentre invece stai giocando esattamente contro di loro.

Organizzare la giocata sbagliata. Una tattica dove, mentre sono convinti tu stia puntando a caso, stai invece organizzando la grande trappola. Sintetizzo il concetto amico.

Non me ne frega niente di te, di chi sei, del tuo stile, del tuo talento. Non mi importa cosa tu abbia vinto, o perso in carriera. Per me rimane solo un gioco dove devo buttarti fuori per vincere. E in questo gioco valiamo le chips che abbiamo davanti.

Facciamo così, io te le metto tutte nel piatto e tu decidi quello che vuoi fare, dall’alto del tuo curriculum. A prescindere da ciò che pensi, ma anche da ciò che penserai dopo che sarà successo quello che sarà successo.

È solo un gioco amico mio. Soltanto un gioco. Non arrabbiarti. Respira profondo. E fatti due risate.


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