Archive for marzo 2010

Il meccanismo alieno

13 marzo 2010


Ci sono notti in cui ho la netta percezione che esista un meccanismo alieno nascosto sotto al mio letto, qualcosa in grado di spingermi talmente in alto da farmi sfiorare il soffitto.
Un sistema apparentemente perfetto che si accende nell’istante esatto in cui il sonno si impadronisce dei miei pensieri.

Il meccanismo alieno è uno strumento di religiosa tecnologia che non fa paura, ma inquieta.
Il meccanismo alieno non ama, non odia e non ha un libretto di istruzioni, è un insieme puro di paradossi irrisolvibili e completi.
Il meccanismo alieno consente di sognare il futuro, il passato e soprattutto il presente.
Il meccanismo alieno è il tempo in sè che costruisce il mio mondo un secondo prima di aprire gli occhi, per distruggerlo nell’attimo esatto in cui li richiudo e mi addormento.
Il quella frazione di storia che dura il tempo di un sogno, il meccanismo alieno disallinea le rotazioni dei cieli e dei pianeti, centrifuga la materia per creare tutto lo spazio possibile che poi irradia di contaminante fantasia.
Il meccanismo alieno rielabora la realtà del giorno all’interno dei miei sogni. Sogni che spesso non ricordo.

Nel mio sonno senza memoria, le sillabe e le parole si confondono come a voler creare un linguaggio nuovo, drammaticamente privo di alcuna grammatica. Ed io non faccio altro che rielaborarlo alla costante ricerca di un significato nascosto.:
“..frapposto il siffatto sonno, al contrario tre per tre uomini energicamente, ma non testa a testa. Seduti in spirale che non da fastidio, si o no, forse gira male che alla sintesi conducano vincente il bianconiglio..”

Il meccanismo alieno ha prodotto un altro discorso meravigliosamente insensato. Un concetto paradossalmente illogico, inconfutabile e quindi perfetto.

Ma la traduzione è chiara:
“..il bianconiglio mi conduce all’interno del mio sogno alieno, dove nove persone giocano a carte. Un gioco antico dove vince chi, anche mediocremente e con il consenso della fortuna, è il solo in grado di mostrare la carta giusta.”

Sogni. Sogni. Sogni. Roba da dormirci sopra ancora per un po’.

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Copenaghen

13 marzo 2010


Stamattina svuoto la testa per meglio capire cosa rimetterci dentro..
Decine di pensieri invisibili finiscono disordinatamente sul pavimento della mia stanza per fare posto ad una sola ed unica emozione..
Spero che Riccardo non inciampi camminando in tutto questo mio disordine mentale..
Ci sono diversi gradi di realtà e non saprei dire con precisione a quale livello corrisponda il mio stato attuale..
Le idee boccheggiano in una boscaglia di pensieri ingialliti e come foglie secche si accatastano nelle piazze vuote della memoria..
A Copenhagen ci sono già stato lo scorso anno.. ed anche allora sulle pareti della mia stanza al Radissons era appesa una improbabile immagine dai lineamenti della Venere di Botticelli..
Forse le hanno arredate tutte uguali.. o forse si tratta della stessa stanza.. Non saprei..
Oggi come allora nevica..
Mi butto in tutto questo spazio lasciato opportunamente vuoto da ogni dubbio e creo una realtà nuova fatta traguardi lasciati in sospeso..
Quali sono le cose che devo e quali quelle che posso fare oggi..
Nella vita non credo esistano traguardi in eccesso.. basta quindi trovare il giusto modo per affrontare con ordine tutti questi obiettivi lasciati distrattamente in sospeso..
Ci vuole disciplina e carattere..
Stamattina sento uno spietato bisogno di accartocciare questo foglio di emozioni, come facevo un tempo con la brutta copia di un compito in classe di italiano..
Sono ancora quello studente che incosciente tirava pallette di carta nel vano tentativo di centrare un bidello da 30 metri.. e ci riusciva..
Cosa potrei temere quindi?
Raccolgo senza fretta i miei pensieri migliori ancora sparsi sul pavimento..
Oggi verranno prese centinaia di decisioni nell’arco di un tempo che definire breve è puro eufemismo.. e dovranno essere tutte scelte giuste..
D’altronde si vince così..
Senza sbagliare..
Lascio che sia la forza della disciplina a scontrarsi con la fortuna..
Tra poche ore si inizia..
Ed io sono opportunamente e semplicemente.. pronto..

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In bilico tra sogno e realtà

10 marzo 2010


Ogni mattina, alle 7 in punto, mi trasformo in un efferato sicario che con spietata precisione si lancia sulla inconsapevole fragranza della sua prossima vittima..
Oggi il ripieno era al cioccolato..
Destabilizzante sogno..
Stamattina saltello incerto per raggiungere l’hotel cercando di evitare il solito lastrone di ghiaccio..
Percorro pochi metri e già sono davanti a un bivio..
Alla mia destra si allunga la Dora che ha scelto proprio Claviere, come punto di partenza, nel suo viaggio che ha come obiettivo il Po..
Il canale è fiancheggiato da un parapetto di pietra, non vi sono marciapiedi, ma solo una inutile sequenza di lampioni quasi sempre spenti..
Dall’altro lato una fila di case che, in un immaginario orizzonte prospettico, vanno a congiungersi con la strada provinciale dove a quest’ora passano solo i mezzi spalaneve..
Mi fermo e mi accorgo di non sopportare il peso di questa abitudinaria quotidianità..
Anche in un sogno serve un punto di fuga e per un attimo intravedo chiaramente le linee di un disegno mentale tutto mio..
Ecco che la Dora si trasforma in un mare cristallino.. ad un tratto non ci sono più case.. ma bianche spiagge e palmizio.. L’atmosfera assume improvvisamente contorni di maldiviana memoria..
E pensare che avevo questo disegno qui.. a portata di mano.. nascosto solo della realta’..
“Non è forse la vita.. solo un sogno dentro il sogno?”
Ok.. abbiamo testato una idea.. ma tutto ciò non mi aiuta certo a decidere quale diavolo di direzione prendere..
Sono sempre ad un bivio..
A sinistra ora c’è un ponticello in legno che attraversa il canale portando dritto a quella che sembra proprio una strada deserta..
In fondo alla strada una piccola chiesa..
Non c’è uno stile o un indizio per abbinare la costruzione ad un’epoca ben precisa..
C’è.. e sembra essere lì da sempre..
Tutto ciò non mi disturba affatto..
Mi sembra tuttavia opportunamente urgente dare una svolta a questo sogno prima che diventi insopportabile ed affannoso..
Pensieri mi bisbigliano nella testa.. mi chiedo cosa ci faccio io qui..
Avrei forse bisogno di un sogno con l’interpretazione incorporata.. o con allegato libricino delle istruzioni..
Senza sogni la vita è solo un sarcofago di terracotta impossibile da plasmare..
Finisco il mio bombolone..
Annego l’ultimo frammento di pensiero in un caffellatte ancora caldo..
A casa dormono ancora tutti..

Vado saltellando incerto per raggiungere l’hotel.. cercando di evitare il solito lastrone di ghiaccio.. e lo faccio in bilico tra sogno e realtà..

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Quando si diventa grandi

5 marzo 2010


Stamattina il mio delirante obiettivo è rimettere un po’ in ordine alcuni ricordi, nella speranza di fare un po’ di opportuna chiarezza nel mio passato..
Tra le pareti della mia coscenza c’è una vecchia scrivania che conserva dubbi e pensieri lasciati da sempre in spontaneo disordine..
Ci sono riposti tutti i momenti legati ad un passato recente e lontano.. le immagini.. le storie.. gli articoli.. i post mattutini e tutti i testi delle canzoni più belle della mia vita..
Sposto una pila di ricordi e ne scivola via uno.. “I didn’t know” dei Phd..
Fù mio primo lento ad un festa di compleanno e lo ballai con una ragazzina stupenda, Francesca Badia.. Dovevamo avere intorno ai 13 o 14 anni.. eppure sembra ieri..
Quanti mucchi di appunti inchiostrati e pensieri abbozzati, ma mai definitivamente conclusi.. E’ inquietante come tutto appaia prudentemente in disordine.. eppure opportunamente al suo posto..
Incompleto..
Apro il cassetto e ritrovo bozze di decisioni affrettate e mille istantanee di scelte sbagliate.. Ma dai.. c’è anche una vecchia foto che mi ritrae con Erik Cantona.. Questo si che è un bel ricordo.. E chi se la rammentava quella stoica partita di beach soccer..
Questo disordine comincia ad assumere i contorni della logicità.. Tra i tanti pensieri di carta ritrovo gli oggetti soliti della mia esistenza: un cellulare Nokia scarico.. il doppione delle chiavi della macchina.. una bottiglia di chinotto Neri.. la fede nuziale.. un paio di occhiali Ray Ban ed un portafogli della Timberland in nappa..
Sulla fede c’è ancora scritta la data del matrimonio.. 4.7.1999.. I nomi però sono sbiaditi..
Vado avanti nella mia paziente esplorazione mentre i dubbi si fanno avanti.. li sento bisbigliare con rispetto..
Forse è il momento di tornare di corsa alla realtà.. Accenno uno scatto.. mi scoppiano subito i polpacci e per correre devo far ricorso a tutta la mia rabbia..
Rientro nella abituale quotidianità e trovo la colazione pronta in tavola..
Prendo un bombolone e mi chiedo quante siano in fondo le banali cose che potrei fare semplicemente.. senza pensare..
Allacciarmi le scarpe.. aprire il frigo.. spengere la luce all’ingresso o zuccherare il cappuccino..
Ma no.. io voglio esserci sempre.. anche nelle cose apparentemente più meccaniche..
Il giorno del mio quarantesimo compleanno Niki mi ha fatto una domanda ben precisa..
“Papà ma quando si denta grandi?”
Quando.. quando..
Credevo di essere cresciuto il giorno che i miei giocattoli hanno smesso di parlare..
In realtà è solo scoprendo di poter dialogare con me stesso che sono diventato grande..

“Niki si diventa grandi il giorno in cui smettiamo di chiedercelo..!”
“Tra 5 anni allora papa’?”
“Chissà.. Forse si amore mio! Magari anche tra 5 anni, ora però abbraccia fortissimo il tuo papà..”

Il sole di oggi accende il buon umore.. era ora..

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Meteoropatico

4 marzo 2010


Quando a Roma andava di moda radunarsi in improbabili comitive di ragazzi, anche io mi parcheggiavo la sera in predefinite zone del mio quartiere..
In comitiva si parlava del più e del meno.. nascevano legami forti.. alcuni inscindibili nel tempo.. era la nostra fabbrica della spensieratezza e delle battute umoristiche.. che tempi..
I miei amici amavano commentare ogni cosa, parlavano tanto di calcio quanto di improbabili scopate fatte la sera prima magari con la vicina di casa.. o a scuola con la ragazza della classe accanto.. Nella maggior parte dei casi però si trattava di storie inventate..
Tutti in comitiva avevamo il nostro nomignolo estroso.. Pasolero, Chiggia, Manolo, Acido, Barros, Jimmy, Emy, Virgy.. questi alcuni nomi del gruppetto ed io? Io come mi chiamavo?
Strano ma vero.. un soprannome non l’ho mai avuto..

Oggi invece mi chiamano “Orso” e non so se lusingarmi o meno di questo nomignolo.. Ormai poi mi ci sono abituato..
Orso..
Amo leggere… di tutto, ma soprattutto storie ricche di paradossi, libri di cui la letteratura sfortunatamente non è affatto generosa..
E poi adoro pensare.. inesorabilmente pensare.. ricordare..
Ma continuo ad aprire, come un bambino goloso, la credenza dei miei ricordi ed a trovare il barattolo della nutella vuoto..
Meteoropatico..
Ho inoltre scoperto di avere l’umore alimentato da tecnologici pannelli solari.. Se è brutto tempo.. si spegne.. e questo mi fa decisamente rabbrividire..

Speriamo torni un po’ di sole 🙂

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