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Prima di prendere sonno

2 ottobre 2017

“C’era una volta un dio onnipotente e buono che viveva solo soletto in uno spazio vuoto. Era un nulla freddo, insondabile e cosmico.

Davvero stanco di tutto questo niente, decise un giorno di creare un universo infinito e di lasciarlo a se stesso. Scelse poi di non interferire. Di starlo a guardare. Insomma, per qualche motivo, quel dio aveva deciso di non dare ad alcuno la prova scientifica della sua esistenza.”

“Ma papa scusa…” È Nicoletta che mi interrompe. “Perché mai un dio buono sceglierebbe di starsene in disparte dopo aver creato tutto questo? E chi pensa poi alle guerre? Alle ingiustizie? Alle catastrofi? Alle persone cattive? E chi ascolta le preghiere di nonna?”

“Non lo so amore mio.” Le rispondo sorridendo. 

“Dio è da sempre una questione di fede. E la fede va ben al di là di ogni storia raccontabile e verificabile. Io non so se esista un qualche dio. Da quanto esista, o se magari l’abbiamo solamente creato noi per non sentirci così piccoli davanti a tutto questo sconfinato universo. 

So solo che probabilmente farei molta fatica a vivere in un posto dove posso avere la prova che un Dio non esiste.”

“È vero. Nemmeno io ci vorrei stare papà.” Sussurra Nicoletta stropicciandosi gli occhi. 

“Ma come facciamo a sapere che non è una bugia? Io so che non esiste il demone sotto al letto. Ho anche scoperto che babbo natale sei tu. Ti ho spiato sai? Ma un dio? Come si può fare? Ci vuole una prova.”

Mia figlia mi sta guardando come si osserva un’alba. E io mi rendo conto di quanto il suo sorriso sia la mia unica religione.

“Amore tu vuoi bene alla mamma?”

“Si papà. Io gliene voglio tantissimo di bene.”

“E se ora papà ti chiedesse di dargli una prova? Lo prenderesti o no per matto?”

Le sue parole se ne stanno in equilibrio sulle labbra per qualche istante prima di andare a occupare tutto lo spazio possibile.

“Forse ho capito, papà! Me la racconti un’altra storia? Quella della lumaca?”

“Mmmh! Quella mi mette nostalgia! Ti racconto la storia di un monaco? È noiosa e fa addormentare!”

Mi guarda. Mi strizza gli occhi. Adoro l’incanto di quel sorriso. Vale più di qualsiasi si.

“C’era una volta un frate francescano. Si chiamava Guglielmo. Fra’ Guglielmo di Okham. 

Lui credeva in un dio cristiano senza il bisogno di alcuna prova, ma era anche certo della profonda fallibilità degli uomini. Dei papi. Degli imperatori. E dei papi imperatori in particolare.

“Fallibilità, è quando non sei onnipotente, vero papà?”

“Non esattamente, piccola. L’onnipotenza non implica il ‘riuscire sempre a fare delle cose buone’ per esempio. Quindi anche un dio, sotto un certo aspetto, è fallibile. E se sei fallibile è statisticamente probabile, anzi quasi del tutto certo, che prima o poi farai qualcosa di sbagliato.”

“Fra’ Guglielmo scrisse cose forti per quei tempi. Il medio evo era un posto brutto dove le persone venivano uccise per un pensiero. Lui mise in dubbio lo stato pontificio. Disse che un papa non può attribuirsi alcun potere, né temporale, né spirituale, giacché la sola possibilità per l’uomo di salvarsi…”

“…deriva dalla grazia divina. Ma questa è un’altra storia per la mia piccola orsetta stanca.”

Eccoli qui. I suoi occhietti chiusi. La serenità in persona. Una bimba che dorme proiettata chissà dove nel sonno. Forse in un universo diverso. E un papà che la osserva pensando che non esista niente di più bello al mondo. E poi Fra’ Guglielmo mette sonno.

A me non sono mai bastati pochi minuti per lasciarmi andare. Per sprofondare in quel posto meraviglioso. Il mondo visto da dietro le palpebre. 

Da bambino mi addormentavo ascoltando storie, o in alternativa contavo pecorelle. Oggi invece sono i lupi a saltare lo steccato e non tutti vengono con le migliori intenzioni.

Per questo ogni tanto perdo il conto e devo scrivere un po’ prima di prendere sonno.


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