Archive for giugno 2014

Destino

28 giugno 2014

“Il destino non si fa annunciare, ma ci coinvolge e condiziona in maniera definitiva l’esistenza. Se non fosse così la vita sarebbe influenzata solo dalle nostre scelte e dalle nostre azioni. Sarebbe tranquillizzante poter vivere solo di gioie e fortune inaspettate, ma la realtà è che tutto quello che arriva di inaspettato e che ognuno di noi chiama destino, spesso è solo portatore di grande sofferenza.”
(da “La Prigione dei Ricordi”)

Ho visto

27 giugno 2014

Ho visto gente lamentarsi perché si era slocata il polso dando una coltellata.

Quello che non dico

27 giugno 2014

Quello che dico genera sempre delle conseguenze, ma quello che non dico, alle volte, anche di più.

Delizioso pericolo

26 giugno 2014

Ogni relazione nasce senza un apparente motivo e vive dinamiche uniche e irripetibili, non omologabili e soprattutto non investigabili.
Le conseguenze dell’amore non sono però mai cosi’ lineari, ma conscio e inconscio, passione, frustrazione, dubbio, tolleranza, sintonia, trasgressione, sensibilità, condivisione e sacrificio si intersecano con modalità esponenziali, creando una ragnatela di sentimenti dalla quale spesso è troppo complesso uscire fuori.
Tu riesci a guardarmi dentro, ascolti i miei silenzi e ogni sguardo è un caotico equilibrio di sensazioni che mi accende il cuore.
Un giorno mi hai chiesto quale parte di te avrei mai scelto di tenere con me. I tuoi occhi. Sono la cosa più giusta e più vera che Dio mi abbia mai concesso di trovare.
Un delizioso pericolo che mi corre incontro e dal quale io non intendo nemmeno accennare la fuga.

Indispensabilità

25 giugno 2014

Il giorno che ti accorgi dell’indispensabilità di una persona, controlla che sia la stessa che ti vive accanto. Perché se non lo è forse hai davvero sbagliato qualcosa.

Fine corsa

24 giugno 2014

A volte mi sento come su un treno che viaggia veloce in un binario morto. E io sono sulla locomotiva di testa, ma non mi muovo. Non mi sposto di un metro. Non mi getto dalla carrozza.
Tento fino all’ultimo di fermare il mostro. Con tutto quello che ho, anche quando tutto quello che mi rimane sono le idee e la speranza.
Esamino dettagli.
Cerco soluzioni.
Immagino che qualcosa alla fine arrivi e mi aiuti a fermare i maledetti motori o ad azionare i freni. Intanto mi accarezzo la faccia pensando.
Passando i pensieri come dita sulle cicatrici che mi ha lasciato la vita.
Le ferite in fondo ci sono e mi sono sempre state utili. Sono la mappa completa delle mie esperienze, delle mie paure, ma anche di tutto il coraggio possibile. Quello stropicciato. Quello elemosinato, voluto o sofferto.
Io non credo di essere i miei successi, io sono soprattutto i miei fallimenti.
In tutto quello che ho sempre fatto per me o per gli altri ci ho messo in principio la faccia e poi il cuore.
Ma ci sono state volte in cui non è bastato e sono finito di schianto, a tutta velocità, verso quella barriera posta a fine corsa.

Silenzi necessari

24 giugno 2014

Le parole sono importanti, ma i silenzi necessari per comprenderne il significato lo sono molto di più.

Quelle di una volta

22 giugno 2014

Trovare qualcuno che ci voglia davvero bene non basta. Deve avvenire in tempo. Deve avvenire in un momento della vita che non si può rimandare a dopo, perché le storie che contano non possono essere sostituite con nessuna storia successiva.
Un giorno smetterò di credere che le superfici del vetro decorato e bagnato siano la stessa cosa.
C’è bisogno di piccole cose, di cose carine, di cose semplici. Di presenza. Di continuità. Di fedeltà. Di condivisione. Di fiducia. Di sacrificio. Di tolleranza. Di rinunce. Di tenerezza.
Sono sempre più convinto che il mondo lo salveranno le storie d’amore. Quelle romantiche. Quelle di una volta.

Il tempo di pensare a “cosa”.

21 giugno 2014

E poi ci sono momenti in cui rimani immobile a pensare sulla riva. Il mare è un disastro, lo vedi sporco e l’acqua è terribilmente fredda. Eppure sai che devi entrare. Dalla parte hai le tue forze, ma non sai quante e non c’è tempo per chiederti se davvero te la senti.
Questo per me è vivere.
Guardare.
Affrontare.
Conoscere e riconoscere.
Si può stare anche ore a guardare il mare, ma alla fine sai che devi entrarci e non ci sarà più tempo per pensare a “cosa”.

Da Bergamo a Motta Visconti

19 giugno 2014

Esistono situazioni difficili da accettare e storie dove il nostro giudizio verso quello che sta accadendo diventa prioritario.
Quella che va da Bergamo a Motta Visconti è una strada da percorrere impauriti, increduli, quasi arrabbiati. Tragedie capaci di creare un clima nazionale simile a quello generato da una partita di calcio. Fatti scatenanti dalle inevitabili conseguenze sui sentimenti.
Se queste tragedie non fossero accadute sarebbe meglio per tutti, ma sono accadute e di fronte al dato certo della cronaca l’unica libertà che ci rimane è quella di attribuire ai fatti un significato.
Sono due eventi scollegati che incidono sull’architettura di una società e che interrogano il nostro grado di civiltà.
Oggi sembra che tutto possa essere messo in discussione dalle fondamenta. Un matrimonio è un progetto, la vita di coppia è un progetto, i figli che crescono e vanno a scuola sono un progetto e i progetti sono la nostra volontà, le nostre speranze, declinate al futuro di un verbo che si chiama “amare”.
Sono la storia di noi come vorremmo che tutto andasse.
Ho letto su Facebook i giudizi accorati, a volte terribili, delle persone che non capiscono e fanno della rete la tana di un branco virtuale, pronto a difendersi, a vendicare e sbranare chi non ha rispetto per la vita. Come se si trattasse di un crimine contro la natura umana e della natura umana che si vendica.
Ma la natura umana non sa vendicarsi mai davvero e spesso non ricorda niente. Cerca solo di sopravvivere come può alle atrocità della gente.
Siamo noi i genitori di Yara. Siamo noi la moglie e i figli di Lissi.
Siamo noi a sperare che il colpevole venga punito subito. Colui che ha progettato e sabotato il progetto a noi più caro. La famiglia, i bambini.
Amiamo, ma sappiamo anche odiare e colpire chi colpisce.
Niente e nessuno sembra più al sicuro.
Siamo abituati ad attribuire un valore ai fatti e i bambini massacrati atrocemente hanno un valore inquantificabile nella nostra scala di umanità.
È questo il sentimento che mi sta travolgendo da qualche giorno e basta guardarmi negli occhi per coglierlo.
Tremo all’ipotesi di perdere un figlio in quel modo. Di perderlo in qualsiasi modo ed è un’ipotesi agghiacciante.
Una possibilità in grado di destrutturare tutto quello che ho sempre dato per certo e travolgere ogni singolo atomo del mio cuore.
Ho ancora tanta confusione nella testa e non solo per i fatti di cronaca di questi giorni. Di questo chiedo scusa a chi mi legge, soprattutto ad una persona in particolare a cui voglio un bene inquantificabile.
Sento che questa tragedia è un appello a guardare con amore ogni singola parte che ci abita dentro, un appello a sentire profondamente tutto quel che non riusciamo a far dialogare dentro e intorno a noi.
Uomini che impazziscono e perdono contatto con la ragione, che si scollegano dal mondo e crollano insieme a tutti i progetti più belli. Uomini che violentano e uccidono bambini. Qual’è la distanza che c’è fra queste persone e tutti gli altri? Qual’e la differenza che fa del nostro progetto un “progetto” migliore, più sicuro?
Possa il sorriso di Yara e quello di tutti gli angeli scomparsi in modo così atroce, rimanerci dentro.
Non so se esista un modo per cancellare il grido di dolore che accompagna ogni singola vita strappata a questo mondo. Non so quale progetto può esistere ancora per chi ha perso i propri cari in questa modalità inumana.
Io dico solo questo, nessuna pietà per chi ha calpestato vite in una maniera che nemmeno la natura nella sua forma peggiore si sarebbe mai permessa di fare.

Il buio delle mie distanze

19 giugno 2014

Quando ti ho conosciuto non sapevo tante cose. Non sapevo se preferivi il profumo del mare o la quiete della montagna, il dolce o il salato. Se ti piaceva la senape o la maionese, se ti stregava il colore di un’alba rispetto al rosso di un tramonto.
Non sapevo se bevevi il caffè amaro o se preferivi non prenderlo affatto. Se ti piaceva il cioccolato con le nocciole, fondente o se magari eri golosa di cioccolato bianco.
Non sapevo se eri un tipo che rimane a letto la mattina, oppure che si alza alle sei per andare a correre.
Non avevo idea dei tuoi gusti musicali, dei tuoi hobbies, delle tue passioni. Se amavi trascorrere un pomeriggio al cinema o magari in teatro. Se al bagno eri una che lasciava il tubetto di dentifricio spremuto a metà, o senza tappino.
Non sapevo cosa preferissi, l’ordine maniacale oppure occupare anche la mia parte di armadio con le tue scarpe a caso.
L’amore è proprio questo.
È una scommessa.
È dire “Io non so ancora molto di te, ma voglio starti accanto, in ogni momento, respiro dopo respiro. Un istante dopo l’altro e un giorno dopo l’altro, anche se una sera dovessi scoprire che dormi con i mutandoni di lana fino al ginocchio.”
Qualche volta so che mi hai guardato pensando “Ma chi te lo fa fare?”
È che malgrado le briciole, malgrado le frustrazioni, i difetti, le paranoie, la confusione, le incertezze e tutte le cose che ancora non conosco di te. Io credo davvero che ne valga la pena.
Perché sei un essere unico, forte, sorprendente. Una meraviglia.
Ti voglio bene e stamattina vorrei tenderti un agguato fatto di abbracci, per poi sparire di nuovo nel buio delle mie distanze.

Attese

18 giugno 2014

Ci sono attese che mettono più paura di tutte le possibili conseguenze.

Speranza

18 giugno 2014

La speranza è la felicità che ancora non abbiamo ed è compatibile solo con il nostro desiderio di raggiungerla.

Dare, ricevere e restituire.

17 giugno 2014

Correre carico di buste della spesa sotto la pioggia battente. Dimenticare in quale tasca sono le chiavi della macchina, ma sorridere, mentre il telefono ti scivola di mano in una pozzanghera e il disappunto si perde comunque in un sorriso.
Essere svegliato nel cuore della notte da un messaggio e riaddormentarsi con la faccia da biscotto.
Se solo fossimo più semplici, più coraggiosi, più irrazionali, più ironici, più ottimisti, più fatalisti e meno combattivi, meno orgogliosi, meno timidi, meno volubili.
Con uno sguardo o un messaggio al momento giusto anche una brutta giornata smette di esserlo.
Bisognerebbe ripartire da qui. Un abbraccio, il sole sul viso e il vento che ci soffia addosso.
Imparare a dare, a ricevere e restituire tutto.

Fingendo

16 giugno 2014

Conosco persone che anche fingendo sembrano essere più sincere di me.


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