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Amartofobia

11 luglio 2010


Se solo le persone si accorgessero delle stelle che hanno dentro forse reagirebbero ad una vita piena di automatismi rischiando di più per i propri sogni.
Si chiama “amartofobia” ed è la paura di sbagliare.
Stamattina frugo tra i cassetti e mi accorgo di non avere un piano per modificare il mondo.
Forse perchè l’unica cosa che sono stato in grado di cambiare è stata la mia vita e non mi sono mai preoccupato del resto.
Questa rivelazione mi solleva da tutte le responsabilità, tranne quella di scoprire le definizioni nascoste tra le più piccole pieghe di questa esistenza, come i raggi di un sole curioso che mi accarezzano il volto.
Come il bruciore per i tanti minuscoli graffi che la vita mi ha lasciato.
Vivere in base al desiderio profondo è l’unica vita che ritengo degna di chiamarsi tale e solo chi non ha mai ceduto alla paura di sbagliare può capirmi.
Chi invece tiene chiuso il coraggio sottovuoto può anche accontentarsi di sopravvivere leggendo l’oroscopo del giorno.
Chi è migliore di chi?
Chi è più forte di chi?
Ed essere migliore vuol dire essere anche più forte?
Migliore lo scrittore del poeta, o il filosofo del giornalista?
Più forte l’uomo o il giocatore di poker?
Io non credo che esista il migliore e per quel che vale, non credo che esista nemmeno il più forte.
Esiste il coraggio di agire ed il momento giusto per farlo.
Tutto il resto è solo l’immaginazione di qualcosa che sta nel mezzo.
L’aerofagia mentale e l’abusivismo di sogni non sono reato in questa dimensione.
Sto qui. Ma dovrei essere altrove nell’emisfero opposto. Sospeso con la mente tra le pagine bianche di una storia ancora tutta da scrivere.
Adoro la montagna, ma sarei pronto a barattare ogni colore della primavera per le mille luci notturne di Las Vegas.
E’ il mio ultimo lunedì di maggio, ma fatemi pensare che sia già quel martedì pomeriggio.
Fatemi immaginare il Wynn ed il sole che cala riflesso sui cristalli dorati delle sue finestre.
Fatemi immaginare di vivere già queste world series di poker.
Le sconfinate sale del pavillion che si aprono mentre ogni pensiero si trasforma in un nodo alla gola.
Uno di quelli che più tenti di sciogliere e più ti si stringe addosso.
Occhiali bianchi, lente scura, camicia griffata “tilt completo” ed una tazza di caffè nero nella mano destra.
Ecco, quello sarà il mio martedì.
La mia onda perfetta.
Sarò lì, circondato dai più forti del mondo.
“Lasciatemi passare! Toglietevi di mezzo o vedremo cosa succede quando ad una forza impossibile da fermare si oppone un ostacolo impossibile da spostare.”
Reazioni a catena nella testa mi spingono ora nella tana di un bianconiglio a stelle e strisce.
Precipito tra espropriazioni governative di pensieri, tavoli finali apparecchiati ed un conto sempre aperto con il mio destino.
Sul fondo solo razioni di desiderio in scatolette di alluminio monoporzione e sogni talmente affilati che solo al pensiero mi ferisco le dita.
Si è mosso il desiderio.
In questo mio sogno aerei ed orari non potevano essere coinvolti.
E’ solo la scintilla che annuncia il grande fuoco.


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