Folli al vento

Quasi le sei del mattino. Eppure sembrano così lontani i tempi in cui la luna si presentava alle porte del giorno solo per andare a dormire.

Stanotte un divano scomodo è tutto ciò che ho, ma è meglio di un materasso fatto di pensieri. Facile edificare qualche castello in aria, o incastrare draghi di carta tra le travi del soffitto. Questa è la notte giusta in cui scrivere favole a occhi aperti.

C’era una volta un neon che tossiva l’ultima luce. In un silenzio assordante come l’incubazione di grido. C’era una volta una coscienza che vomitava intermittenze, insieme a tutte le mie più stupide convinzioni.

E poi c’erano la pioggia, i sorrisi strappati e un luogo quasi segreto. Un posto sicuro nascosto dietro ai luoghi più comuni.

C’era una volta un altrove. Un emisfero di mille stanze di hotel, centomila accelerazioni e qualche pausa, tra un piatto di pasta e due caffè in Autogrill.

E poi c’era un demone buono che sorseggiava birra gelata, nascosto sotto al mio letto. Sembrava quasi un uomo con la sua donna e tante, troppe, ragnatele di pensieri da spolverare.

Raccontare fiabe al passato è più facile, perché la storia ha risposte migliori di questo presente. E ogni monologo fatto di immagini non si può studiare e ripetere a memoria.

C’era una volta una ragazza che raccontava l’attimo. Quel momento esatto in cui si ripeteva da sola “sì Jep, va tutto bene”, e “no Jep, non ricordo niente di quel giorno.”

Ecco tutto quello che rimane quando la musica è finita. Un bicchiere sporco e i coriandoli sul pavimento sono tutto quello che resta.

C’era una volta un’ombra che si allungava sulla mia torta di compleanno. Ma tu dove eri quel giorno? Dove avevi nascosto i momenti belli che mi sarei aspettato?

C’era una volta un disegno, un abbraccio e un foglio bianco dove scrivere parole.

C’era una volta il camino acceso, il pane appena sfornato e la marmellata di visciole.

C’era il ticchettio dell’inverno che spingeva le lancette sul quadrante del tempo. E poi c’era il tempo che non torna più.

“La vedi Jep? È una nave che va alla deriva. Quante barche spariscono con il vento alle spalle, convinte di avere gonfie le vele e ben saldo il timone.

Quante meravigliose imitazioni di incoscienza si ritrovano alla deriva. In fondo non siamo altro che “folli” spostati dal vento.”

2 Risposte to “Folli al vento”

  1. amleta Says:

    Mi piace moltissimo il tuo stile “folle” di descrivere queste microfavole 😊

    Liked by 1 persona

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