Archive for maggio 2010

Meditandoci su

26 maggio 2010

Lo specchio che la mia amica Gisella nasconde in cantina non è molto diverso da quello appeso nel mio bagno.
Se lo fisso tutto muta, pur rimanendo ambiziosamente uguale.

Stamattina cerco tracce di diversità riflesse, eppure questo volto sembra somigliare ancora una volta al me stesso di sempre.
L’acqua scorre calda ed il mio lavandino riflesso è una sorta di lago artificiale, dove non si può certo andare a pesca.

Un luogo appena al di fuori dell’insieme dei luoghi che vale la pena ritrarre in questa foto fatta di quotidianitá ricorrenti.
Confini che ogni giorno vorrei varcare per oltrepassare il significato di ogni singolo dettaglio. Capire davvero se in quell’altrove tutto è veramente come appare essere.

“Smettila di domandartelo!”
Alzo gli occhi, l’immagine ha rotto il suo abituale silenzio.
“Credi davvero che questa sia una porta che conduce a improbabili parallelismi?

Ogni mattina indossi le tue curiose espressioni e io non posso fare altro che assecondarti. Ma i dubbi, le speranze ed i sogni, quelli uno specchio non li riflette e l’unico modo per leggerli è guardarsi dentro.

Non credere che io sia un povero diavolo che ha sbagliato mondo! Esisto come te e non per scelta. Anche se mi vedi riflesso solo nelle vetrine dei centri commerciali, nei retrovisori delle auto in sosta, o seduto sulle girevoli di un barbiere. Anche se sono confuso tra migliaia di altre immagini frammentarie che non sento certo mie.
Esisto e non sto qui a farmene un problema.

Passo il mio tempo persuadendomi di vivere una vita normale.
Eppure non sai quante volte mi sia chiesto cosa si nasconda dietro la tela di un quadro appeso, o dentro le pagine di un libro chiuso. Tutti dettagli che al contrario tuo, io non vedrò mai.

Ormai ti conosco. Sei un’ingenuo, o forse un sognatore. Un personaggio che vive nella speranza di dare un significato a tutto, anche quando non c’è alcun significato da dare.

Svegliati!
La vita è una palese evidenza.
Ogni mattina percepisco chiara la sensazione di avere davanti un qualcuno pronto a mentire a se stesso pur di dare significato a ciò che non capisce.

Tu vivi davvero.
Io esisto di riflesso caro amico mio!
E al di là di questi confini che vorresti varcare, si vive solo di spietata apparenza.

Cerca di non essere il tuo riflesso.
Quella risposta che cerchi è in tutto quello che questo specchio non riuscirà mai a riflettere.”

Fisso quell’immagine con i suoi medesimi occhi, mentre un respiro affannoso fa eco al tam tam di pensieri confusi. Incertezze da correggere e rivedere, come tanti compiti a casa.

Mi chiedo come mai non mi abbia chiesto di fare un giro sulla ruota panoramica. Ridacchio senza terminare la frase e per un attimo rivedo alcune scene della fiaba di Biancaneve, quelle in cui una strega insicura e sucettibile parla con il suo specchio.

Il messaggio è chiaro. Se pur di trovare risposte sei disposto a credere a tutto, perderai con il tempo la capacità interpretare le persone e diventerai il riflesso di vite altrui.

Non mi rimane che custodire questa nuova delirante storia nel cassetto delle esperienze impossibili.
Medititandoci su.

Aforismi in disordine

24 maggio 2010

Se scrivi un libro al contrario, è al contrario che poi costringi le persone a leggerlo.

La prima cosa che mi colpisce in una donna bellissima è la simpatia.

Vorrei tanto un coccodrillo ! Ma dovrei trovare qualcuno disposto a scavare il fossato !

“Prima o poi sta ruota dovrà girare nel verso giusto no?” Lo dice spesso anche il mio criceto !

Se un tipo con le rose mi si avvicina al semaforo scendo e cerco di vendergli una settimana bianca. Perché la miglior difesa è sempre l’attacco.

Più si osserva un orizzonte è più ci si sente sollevati dal senso di responsabilità. In fondo siamo così piccoli.

Non c’è una via di mezzo. Esistono solo strade, alcune le percorriamo, altre no. C’è sempre un qualcosa per cui valga la pena lottare e visto che lo abbiamo fatto fino ad oggi, non vedo perchè non farlo anche domani.

A volte mi sembra di vivere come in una partita a scacchi giocata senza regole, dove ognuno si riprende i pezzi che l’avversario gli brucia. L’unica soluzione sarebbe non giocare, ma sareste capaci voi?

Il suo sorriso è la mia religione.

Non ho mai avuto problemi a tracciare quella linea che divide il superfluo dal necessario. Il dubbio è solo scegliere da che parte stare.

Forse questa non sarà una gran vita, ma cosa dovrebbe dire allora la balena azzurra. Trascorre circa 120 giorni all’anno nei freddi mari polari, si accoppia solo una volta ogni 2-3 anni. E quando emerge trova sempre qualche squilibrato che vuole piantargli un arpione nel sedere.

E mentre, al canto di improbabili sirene, ambulanze continuano a portare santi in paradiso. Io rispondo all’emetico assedio di improbabili programmi alla tv, vagando come un vampiro di giorno e nutrendomi di sole emozioni.

Brancolo di notte in cerca di spigoli.

Dicono che ripetere sempre la stessa cosa o la stessa azione e aspettarsi ogni volta un risultato diverso sia una follia. Vi sembro un folle?

Wendy, amore, sono a casa…

24 maggio 2010


Stamattina non ho tutta questa voglia di scrivere e rischio di riempire il foglio con quattro frasi gettate lì come uno sputo.
Come in una sorta di gocciante eccedenza, mi riempio la bocca di frasi al retrogusto di Acquafresh ed improbabili scomposizioni letterarie.
Prima le spingo con la lingua contro la guancia sinistra, poi contro la destra ed alla fine lascio che un misto di pensieri, saliva e menta finisca nello scarico lavandino.
Questo è cosa ho dentro oggi, deliranti pensieri dall’alito fresco.
Torno ad alzare gli occhi ed a rivolgere al solito specchio uno dei miei sorrisi forzati.
Quelli da maniaco.
Eccomi.
Una sorta di personaggio partorito dal genio di Stanley Kubrick ora si diverte a guardarmi dall’altro lato della realtà riflessa.
Mi sembra di conoscerlo.
E’ lo scrittore Jack Torrance:
“Wendy, tesoro, luce della mia vita! Non ti farò niente. Solo che devi lasciarmi finire la frase. Ho detto che non ti farò niente. Soltanto, quella testa te la spacco in due, quella tua testolina te la faccio a pezzi!”

Che capolavoro Shining…
Ora rido di gusto ed è un sorriso chiazzato di sangue. Darebbe i brividi anche a Jack Nicholson. Mi viene da sorridere ancora di più.

E’ incredibile quanta delirante mercanzia si nasconda nell’anticamera della follia di un uomo normale. La mente umana non è altro un lungo corridoio da percorrere con il triciclo, basta fermarsi ogni tanto e guardare attraverso la serratura di ogni singola porta per scoprire un universo di cose da non dire, di pensieri da non fare, di cose che forse sarebbe opportuno anche evitare di pensare.
Eppure a volte queste porte si spalancano da sole, ti traggono dentro e si chiudono per riaprirsi di nuovo in un altrove oscuro e tu ne esci completamente cambiato.

Il triciclo si trasforma in una bicicletta.
Il corridoio diventa un’autostrada.
Bisogna solo pedalare di più.
Ecco, le mie porte sono sempre aperte, entrare è facile, uscire pure, ma probabilmente si sta meglio fuori.

Oggi scrivo perché scrivendo è più difficile mentire. Non ho mai saputo farlo da ragazzo e col passare degli anni, mi accorgo di non essere né troppo saggio, né opportunamente serio per farlo da adulto.
Sprizzo normalità e imperfezione da tutti i pori.
Stamattina avrei potuto parlare ancora di me, ma ci sono troppi “me” sempre diversi e non è possibile stare qui a narrarveli tutti.

Meglio mettere un bel punto a capo e approfittarne per fare colazione.

Quello che non sono

18 maggio 2010

Vorrei stare qui a sognare fino a farmi sanguinare i pensieri.
Stamattina le parole non bastano nemmeno a riempire una pagina e tutto intorno a me sembra messo duramente alla prova.
Mi interrogo sulle cose da fare ed improvvisamente divento il relatore di una interminabile giornata storta.
Mi trasformo nell’ospite d’onore ad una improbabile “convention” sul “dubbio”.
Sì. Proprio come in uno di quei congressi dove ti appiccicano una etichetta adesiva sul petto con scritto il tuo nome. Tutti sanno “chi sei” e nessuno “cosa sei”.
Ed io cosa sono?
Io non sono un alieno.
Io non sono un vegetariano e non “credo” di essere del tutto agnostico.
Non sono un genio, ma nemmeno un idiota e difficilmente sto qui a pensarla come gli altri.
Mi piace anche sbagliare, ma “a modo mio”.
Non sono in forma.
Non sono malato.
Non sono un artista, uno scrittore e nemmeno uno scienziato.
Non sono ottimista o pessimista tanto per esserlo.
Qualche volta magari distratto, mai superficiale.
Non sono nè razionale, nè irrazionale.
Leale nei rapporti.
Letale davanti alla porta.
Malgrado tutto la somma di ogni mia variabile è sempre un numero intero positivo.
Fatico a volte a riconoscermi allo specchio, ma non tardo mai a ritrovarmi tutte le volte che mi perdo.
Stamattina il treno dei miei pensieri si ferma alla stazione del “non ho più nulla da dire”, non certo per una laconica mancanza di idee, ma solo per rispetto ad una sottile forma di scaramanzia letteraria.
A volte l’inchiostro elettronico si trasforma in una assurda miscela di fuoco ed acido che rischia addirittura di corrodere la memoria di questo iphone.
Sarà la spietata voglia di cancellare ogni cosa!
Spesso scrivo per non dimenticare, altre volte solo per esorcizzare. Oggi invece navigo a vista sempre con le ancore e le scialuppe di salvataggio pronte ad essere gettate in mare. Nessuno si merita di naufragare, tantomeno io e non mollo certo il timone solo per un po’ di sana paura.
Poco importano le mie fitte allo stomaco e la sfrenata voglia che ho di vomitare. Sono un tributo dovuto alla vita.
Ogni mattina mi illudo di scegliere nuove abitudini, nuovi rapporti, nuove situazioni, e poi mi accorgo che il mare è sempre lo stesso che navigavo ieri, sporco, infestato di carcasse maleodoranti e mi rendo conto che al massimo potrei solo scegliere rotte diverse in uno stesso oceano.
Non sopporto l’inaffidabilità di certi personaggi, ma ho da tempo terminato di esprimere in pubblico tutte le mie opinioni. Ho anche smesso di giudicare tutti quei comportamenti che ancora mi infastidiscono ed il bello è che mi sono accorto di vivere e sopravvivere lo stesso.
Le regole del gioco. Non ci vuole molta intelligenza a condividerle ed un po’ di pace oggi non guasterebbe.

Cara nonna

4 maggio 2010



Eccomi qui.
Impegnato nella compulsiva ricerca della solita serratura dove appoggiare l’occhio destro ed attraverso la quale spiare il passato di nascosto.
Stamattina al posto del cuore ho un gomitolo di lana che invece di pompare e soffiare via sangue si srotola, come sollecitato dalle mani di una anziana signora.
Posso vederla ancora lì seduta sul suo divano rosso.
Ha il sorriso scavato sul volto e fissa lo sguardo nella mia direzione.
Mi guarda, alza un sopracciglio, sorride di nuovo.
Io rivivo la scena ed un istante di felicità mi passa sopra la testa sibilante come un proiettile di piccolo calibro. Purtroppo però mi supera, capisco che è destinato ovunque, ma altrove.

“Ciao nonna!”
“Vuoi una sciarpa o un bel maglione?”
“Una sciarpa giallorossa nonna!”
“Lunghissima come piace a te.”
“Si lunghissima.”
“Ti voglio bene nonna!”

A distanza di tanti anni colmo questa spietata sensazione di vuoto come non farebbe una persona qualsiasi.
Scrivendo.
Non ci sei più e non è un trucco da risolversi con il solito specchio nel bagno.
Come intrappolato in un vecchio film, rivivo centinaia di volte le stesse inquadrature e vengo travolto da quelle immagini in parte bianche ed in aprte nere che nessuno apprezza più.
Ricordo ancora tutte le battute a memoria, ma non rammento quale fosse la frase nella scena finale.
Sei rimasta in silenzio e, del momento in cui nulla è stato più come prima, non rimane che l’eco di quello che accadde dopo la fine.
Ci sarà però sempre un qualcosa che mi parlerà al posto tuo e sarà come se tu fossi ancora qui.
E’ accaduto un sabato pomeriggio dopo tanto tempo.
Avevo al collo quella lunghissima sciarpa e nel cuore solo il pensiero di quanto ti avrebbe fatto piacere rivederla.
Cara nonna, ricordo quella giornata ventosa al mare, quando mi indicasti gabbiani in cielo che sembravano immobili.
Volavano, eppure non si spostavano di un metro, nè avanti nè indietro.
Ecco, oggi io mi sento davvero così.
Volo immobile sfruttando il vento contrario.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: