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Ferro Arrugginito

1 agosto 2011

La peggior cosa che possa accadere ad un uomo è non riuscire più a ricordare il proprio passato o non riuscire più a guardare attraverso il futuro. Non rimanere orfano di pensieri, ma di utopie.

Quando scrivo posso descrivere il mio passato e posso ricreare le condizioni per un futuro che forse non potró vedere, ma che nessuno puó impedirmi di vivere. Ieri ho perso un amico che non frequentavo più da anni ed è stato come ripercorrere il tempo avanti ed indietro a 300 all’ora, zigzagando tra ricordi di ogni tipo, per poi infrangersi contro una barriera di carcasse arrugginite.
Si vive. A volte poco, poi si muore. Ed è una profezia, l’unica certa.
Disordinato e confuso anche oggi sono alle prese con una realtà che mi indigna e mi incattivisce.

Odio l’aria che respiro, l’ambiente che mi circonda, odio il tempo che avanza costante e risoluto nella sua spietata solitudine. Odio l’aridità di questo deserto che non è più sabbia, ma inspiegabile speranza ed odio le vecchie assurde emozioni troppo difficili da rivivere.

Il ferro arruginito è impossibile da digerire in questo mio mondo fatto sempre di più di caotica fantasia e sempre meno di bruciante realtà. Oggi peró è la quotidianità ad avere il sopravvento con le sue spietate e chirurgiche rappresentazioni. Provo ad esorcizzare il presente con una iniezione di instancabile ironia, ma ottengo solo ostinato e religioso silenzio.
Non riesco a pensare ad altro stamattina caro Alberto. Non riesco a credere che tutto ció abbia una spiegazione ed è come una matassa impossibile da sciogliere, ma che mi ostino a tenere in mano. Ho messo tra me e te centinaia di vecchi ricordi d’infanzia e li ho tenuti insieme in queste mie inutili frasi, in questi miei pensieri disordinati, balordi e scritti una mattina di un giorno qualsiasi, un giorno in cui tu non c’eri più.

C’è una versione di me che nessuno conosce, è quella che ogni tanto prega, è quella che non scrive, è quella che non sorride, è quella che va veloce, è quella che al momento di agire, agisce senza aspettare. E’ quella che parla poco, è quella che “esistere” gli fa il solletico” e quella che corre senza freni verso quel mucchio di carcasse arrugginite alla fine della tua stessa strada.

Addio Alberto.
Spero che tu possa ritrovarti in pace, in quell’altrove che immaginavi poter essere vero.


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