Archive for the ‘Paradossi’ Category

Anche quando mi accorgo che mi fa stare bene farlo

4 ottobre 2017

Adoro quel preciso istante. Quello che precede il sonno. Quell’attimo di ovattata percezione del tempo. 

L’inizio un viaggio diversamente avventuroso dove non c’è necessità che accada davvero nulla. 

Nessuna principessa da salvare. Niente evasioni spettacolari. Nessun gol all’ultimo minuto. Niente indipendenze catalane, rivoluzioni francesi, o affilate ghigliottine repubblicane. 

Soltanto tanta consapevole assenza. O magari inconsapevole, chissà. Non posso esserne certo. 

È in questa specie di universo parallelo, un po’ mellifluo, che ogni tanto mi e ti ritrovo. Dietro al solito ricordo sbiadito. Ma ho la stessa percezione di quando andavo sott’acqua a cercare le stelle marine. 

Immagini sfocate e bugiarde. E il rumore del mio respiro che fa da colonna sonora. Non è così male non riuscire a fidarsi dei propri sensi. Ha quel non so che di esoterico e lieve.

Non è poi così devastante arrendersi al proprio “essere in balia dello spazio”. Ai margini di una singolarità fisica non descrivibile. Non misurabile. 

Un qualcosa che inghiotte si la tua lucidità, ma senza masticarla. E comunque, poi ti viene restituita sempre.

Un posto dove il tempo non conta. Dove è impossibile pensare al passato, o al futuro. Dove non si possono declinare condizionali. Soltanto interminabili tempi al presente. 

Un luogo dove la nostalgia, la noia e la frustrazione non hanno alcun valore. Dove non esiste la stanchezza. Nessuno sogna mai di dormire.

Quando questo succede ripenso ai viaggi di Ulisse. Ad Itaca. Alle cose che alla fine ritornano. E mi accorgo che per quanto un uomo si possa spostare in avanti, non si può mai esorcizzare quel bisogno confortante, che abbiamo, di rimanere ancorati a qualcosa. 

Quando riapro gli occhi poi torno a essere quello di sempre. Sbadiglio. Guardo il cellulare. Continuo a non essere in grado di spiccare il volo, o camminare sull’acqua. 

Continuo a dividere, e non a moltiplicare, pani e pesci. A non avere un piano perseguibile per salvare il mondo. 

Persevero con puntualità svizzera con le mie consolidate imperfezioni e mi ostino a non voler rifare il letto. A sbagliare la differenziata. A non saper bene accanto a chi stare.

In una sorta di “volontarismo” cosmico stamattina mi descrivo, in precario equilibrio sulla lama del “rasoio di Okham”. Un uomo sta dove si sente a suo agio. Io sto bene accanto a chi mi fa stare bene.

Il “sentirsi bene” è alla base di ogni mia scelta. Che sia un locale alla moda. Una spiaggia. Un cinema. Una persona. O una panchina all’ombra. 

Non che sia sbagliato, ma a volte stare bene mi basta. Non sento il bisogno di conoscere profondamente ciò che mi sta facendo stare bene.

La ricetta di quel piatto, o gli ingredienti. La forma di quella panchina, o il suo grado di robustezza. Il pentagramma di quella melodia che mi ha fatto chiudere gli occhi. 

La fisica di quel tramonto. O il volto di tutti gli ospiti e i dipendenti di quell’hotel a strapiombo sulla costiera amalfitana dove ho scelto di non sentirla più.

Non ho mai provato il bisogno di conoscerla a fondo una persona che mi ha fatto stare bene. Mi accontentavo di questa sua proprietà. Non pensavo che anche quella persona poteva ferirmi profondamente. 

Certo è una mia affermazione del tutto soggettiva e discutibile. Basata su una esperienza nemmeno troppo provata e sul mio essere rigorosamente logico. Quasi un teorema da accettare per assurdo.

Se una persona ci fa stare male è la giusta motivazione per allontanarsi. Ma stare bene insieme a una persona non è mai un motivo abbastanza valido per tenerla sempre accanto.”

Perché in tutto questo stare bene, l’altra, o altro, non c’entrano mai. Dipende solo e unicamente dalla nostra percezione di lei, o di lui. Dipende soltanto da come ci sentiamo noi dentro.

E “noi” non siamo una relazione, noi rappresentiamo soltanto noi stessi.

Per dirla alla Jep Gambardella, mi sono accorto che alla soglia dei 50 anni trovo difficile camminare per troppo tempo al fianco di qualcuno. Anche quando mi accorgo che mi fa stare bene farlo.

Dall’uno al cento

27 settembre 2017

Stasera mi guardo allo specchio ed è come aspettare un vecchio ascensore. Osservo quel bagliore arrivare dal basso e riempire lo spazio libero tra i pensieri. Poi nuovamente il buio. 

Nella stessa identica maniera Alice mi guardava dritto negli occhi. Era un interesse passeggero. Lo stesso di chi si ferma a guardare la propria ombra e si domanda se sia davvero la sua.

Alla fine finisco sempre per immedesimarmi con gli stessi ricordi. Solitario come un’impercettibile onda gravitazionale. In sequenza come quei tasti luminosi che annunciano il susseguirsi dei piani. 

Alice misurava lo spazio lasciato libero dai ricordi. Amava tratteggiare con gli occhi il vuoto. Le piaceva unire tutti i puntini dall’uno al cento. E credo fosse questo il suo modo di orientarsi tra gli uomini.

 

Non ci parliamo da tempo

29 aprile 2017

Città. Le nostre città. Ma anche tutte le altre città. Sono edificate nel tempo. E forse somigliano molto a chi le ha costruite. Somigliano ai nostri stati d’animo. Al nostro modo di essere. Di reagire.

Tutte ad esempio hanno un centro e delle periferie. Le periferie rappresentano il limite, il confine. Invece in centro si trovano i negozi. Le griffe. I ristoranti migliori. È in centro che si puliscono meglio le strade. Che i buchi sull’asfalto vengono riparati all’istante. 

Un parallelismo interessante. Amiamo stare nelle zone più curate della città come nelle zone migliori di noi. E poi ci sono le nostre spiagge. Le nostre favelas. Le nostre borgate. Un confine quasi sconosciuto, perché da sempre poco e mal frequentato. 

Finché la vita ci permette di stare al centro della vita stessa non abbiamo motivo di addentrarci verso i limiti. Non abbiamo voglia di scrutare la periferia. Le zone della nostra più devastante impotenza. 

Charles Darwin ci ha riconosciuto un istinto, che ci ha salvaguardato nel tempo. E che oggi ci conduce e ci rende esperti di fronte ai rischi. Un qualcosa che vive annidato nella cultura di ogni popolo.

Ogni storia può essere osservata con il punto di vista del calciatore brasiliano, del pastore sardo, dell’astronauta russo. Oppure con l’angolazione dell’agricoltore, del prete, del cow boy. Che magari osserva il mondo da dentro e coglie soltanto l’immensità del deserto attorno a lui. 

Chissà. L’astronauta invece vedrà la terra nel suo complesso. Questi pensieri sono un trasferimento continuo dalla sella all’astronave. È l’immenso racchiuso nel dettaglio che ci proietta dalle stalle, alle stelle. A guardare, come un astronauta, da lontano tutta la nostra vita. 

E viceversa, solo una considerazione più alta e assoluta ci spiega meglio un dettaglio. L’impronta di rossetto in un bicchiere. I lineamenti di un sorriso, o il sapore delle labbra di una persona. Una che oggi non sappiamo nemmeno in che città, o periferia, sia finita.

Ma abbiamo bisogno di questi racconti? Abbiamo necessità di essere una città dentro la città? A cosa mi è servito viaggiare, scrivere, parlare e ascoltare? A cosa mi serve questo blog? Che cosa cambia mentre niente sta cambiando?

Di fronte a “tutto quello che rimane lo stesso” io posso mutare solo il mio punto di vista. Scegliere la collina da cui osservo me stesso e il mondo. Posso partire dalla mia intelligenza, dalla mia speranza, dalla mia ironia, da tutti i miei sbagli. Dalla rabbia. Dalla paura. 

Ecco a cosa serve guardare “le cose che non cambiano”. Serve a riconoscere ciò che invece sta cambiando in me. Il significato più profondo di tutti quei centri e tutte quelle periferie. 

Mi sfugge il significato della vita, ma non sfuggirò mai alla vita. Non posso capirla, ma posso domandarmi in quanti modi mi è possibile considerarla. A quali siano le diverse profondità raggiungibili. A quali siano i momenti più esaltanti, o rabbiosi della mia esperienza. 

Direi che sono arrivato al dunque di questo pensiero. È “me stesso” che sto raccontando in queste pagine. È “me stesso” che ogni volta rimprovero e giustifico con il solito mezzo. Le parole. 

E ringrazio la vita, per tutta questa vita. Perché finché avrò la fortuna di esistere sarò io il passato, il presente e il futuro di ogni singolo giorno della mia esistenza. 

Non conta dove. Non conta con chi. Questo lo stabilirà il destino. E ormai non ci parliamo da tempo.

Inevitabilmente

24 agosto 2016

Il destino non è un rettilineo. A volte c’è una rotonda. Altre volte un bivio. Sei tu che scegli. Solo che poi ti accorgi che la strada scelta ti sta riportando indietro. Inevitabilmente verso il tuo destino.

E’ certo

28 agosto 2013

In un universo dove avvengono miliardi di eventi per ogni secondo, che qualcosa di molto improbabile accada non è solo assolutamente probabile. E’ certo!

I tagli della politica.

21 aprile 2013

Con Napolitano rieletto, subito i primi benefici per il paese! Risparmiati almeno 100.000 euro tra quadretti, poster e cornicette varie con la foto del nuovo presidente. Caserme, scuole e uffici comunali manterranno quelle vecchie! I più tecnologici aggiungeranno un paio di rughe con photoshop!

Il meccanismo alieno

13 marzo 2010


Ci sono notti in cui ho la netta percezione che esista un meccanismo alieno nascosto sotto al mio letto, qualcosa in grado di spingermi talmente in alto da farmi sfiorare il soffitto.
Un sistema apparentemente perfetto che si accende nell’istante esatto in cui il sonno si impadronisce dei miei pensieri.

Il meccanismo alieno è uno strumento di religiosa tecnologia che non fa paura, ma inquieta.
Il meccanismo alieno non ama, non odia e non ha un libretto di istruzioni, è un insieme puro di paradossi irrisolvibili e completi.
Il meccanismo alieno consente di sognare il futuro, il passato e soprattutto il presente.
Il meccanismo alieno è il tempo in sè che costruisce il mio mondo un secondo prima di aprire gli occhi, per distruggerlo nell’attimo esatto in cui li richiudo e mi addormento.
Il quella frazione di storia che dura il tempo di un sogno, il meccanismo alieno disallinea le rotazioni dei cieli e dei pianeti, centrifuga la materia per creare tutto lo spazio possibile che poi irradia di contaminante fantasia.
Il meccanismo alieno rielabora la realtà del giorno all’interno dei miei sogni. Sogni che spesso non ricordo.

Nel mio sonno senza memoria, le sillabe e le parole si confondono come a voler creare un linguaggio nuovo, drammaticamente privo di alcuna grammatica. Ed io non faccio altro che rielaborarlo alla costante ricerca di un significato nascosto.:
“..frapposto il siffatto sonno, al contrario tre per tre uomini energicamente, ma non testa a testa. Seduti in spirale che non da fastidio, si o no, forse gira male che alla sintesi conducano vincente il bianconiglio..”

Il meccanismo alieno ha prodotto un altro discorso meravigliosamente insensato. Un concetto paradossalmente illogico, inconfutabile e quindi perfetto.

Ma la traduzione è chiara:
“..il bianconiglio mi conduce all’interno del mio sogno alieno, dove nove persone giocano a carte. Un gioco antico dove vince chi, anche mediocremente e con il consenso della fortuna, è il solo in grado di mostrare la carta giusta.”

Sogni. Sogni. Sogni. Roba da dormirci sopra ancora per un po’.

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Leoni e gazzelle al bar

19 febbraio 2010


L’atmosfera di stamattina è quella che si respirerebbe nella savana..
Non importa che tu sia leone o gazzella.. al sorgere del sole alzati e corri.. si dice così..
Ed io..? Da navigato orso apro gli occhi.. ma solo per richiuderli..
Non mi nutrirei mai di gazzelle.. mia figlia non approverebbe.. ed anche un leone con me troverebbe qualche problema improvvisando improbabili agguati..
Quindi perché correre?
Potrei dormire ancora un pochino assaporando i vantaggi dell’essere orso, ma consumo gli ultimi spiccioli di relax sognando ad occhi aperti.. Passeggiando in equilibrio tra passato.. presente e futuro possibile..
Così, mentre il mondo intorno a me corre, vengo improvvisamente distratto da un’idea.. Torno ai miei dubbi.. alle mie contraddizioni.. alle mie proficue soluzioni..
Ogni giorno posso connettermi wifi con la spietata realtà che mi circonda e trasformare ogni mio pensiero disordinato in un rumoroso tumulto di parole con un preciso significato..
Il tempo avrà sempre una forma circolare e prima o poi tutti abbiamo la possibilità di riparare ad un nostro errore.. è il terrible ed affascinante cerchio dell’esistenza.. Mi chiedo solo quando arriverà il mio turno..
Per capirlo dovrò vivere fino a morire..
L’importante è imparare a farlo sempre con il sorriso.. evitando di augurare agli altri l’inferno anche quando lo meriterebbero.. perché è impossibile farlo senza ustionarsi un po’ l’anima..
Stamattina una gazzella, un leone ed un orso si scambiano battute al bar sostituendo al terribile destino della savana un bombolone bello caldo ed un cappuccino..
Sembrerebbe realtà ed invece è solo una nuova stupenda favola da raccontare un giorno a mia figlia..

Buon inizio di settimana a tutti..

Questo è reato..

19 febbraio 2010


Stamattina anche Roma sembra quasi soffocare sotto un cuscino di nuvole indifferenti..
Mi sveglio nella mia vecchia camera tra ricordi impolverati e tutto è esattamente allo stesso posto di dieci anni fa’..
Pensieri disarmati ora si muovono confusamente e danno vita ad un ragionamento a salve che non fa male a nessuno….. tantomeno a me stesso..
Tutto intorno è rumoroso silenzio..
Un niente sordo fatto di dubbi controllati.. Chiudo ancora gli occhi ed inconsciamente maturo l’ingenua certezza che qualcuno, in fondo, mi voglia davvero bene..

Dubbi obliqui fanno da supporto
ad ipotetiche storie rallentate.. Mi alleno con la mente a disinnescare un dubbio ed è un po’ come pompare l’addominale..
Faticoso..
Credo sia per questo che mi sento stanco..
Tanto vale mollare ogni allenamento ed inseguire l’indecifrabile canto della sirena di turno..
Perdermi in un mare fatto di sogni con il solo scopo di naufragare contro scogli di vita reale..
Giocare e perdere tutto per poi ricominciare ancora.. ed ancora.. ed ancora..
Stamattina il mio immutato bisogno di comunicare si frantuma in gorghi di scrittura che poco hanno a che vedere con la cultura..
Mi vengono in mente insensate frasi e storie di rara banalità.. ma tutto questo mi diverte..
Quando l’ironia prende possesso delle mie idee.. le riprese migrano in un controcampo immaginario..
Pensieri buffoni giocano a rubarsi il ruolo da protagonista e si azzuffano per guadagnare un po’ di attenzione..
Questo è reato.. e parte la mia arringa..

“Chiedo perdono a voi giudici e giurati..
Sono solo un pessimo poeta che, ubriaco di parole, stamattina ha voluto osservare da vicino la follia..
In fondo che cosa è la follia se non una donna bellissima che la ragione vuole soltanto portare a letto..
Eccomi qui quindi..! Innocuo.. dissacrante e balordo intellettuale..
Miei cari giurati non siate preoccupati..
Non verrà fatto male ad alcuno..
Non abbiate paura delle mie frasi banali..
Non temete i miei dubbi spietati..
Scrivo soltanto parole e qualche volta magari vivo sparando pensieri a salve..”

Mentre la giuria decide, io mi allontano da questa sala immaginaria senza far rumore..
Lascio un pensiero pagliaccio al posto mio.. lui sa parlare.. è un grande attore.. giudicassero lui per bene mentre io me ne vado..

Per me è giunto il tempo di fare colazione.. spremuta e bombolone..
Oggi ero solo nella mia solita stanza di quando ero piccolo..
Ed un sogno m’ha fregato..

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Lui non sa che gli vuoi bene..

4 febbraio 2010

Stamattina il freddo ghiaccia i pensieri ed influenza tutte le menti capaci di concepirli..
Pur adorando questo clima l’immagine che mi piace ricordare oggi è quella di un sole leggero che sfiora il mare ed accarezza il cielo..
Ho una irrefrenabile necessità di smarrirmi in un tramonto estivo..
Giocare rimescolando a piedi nudi la sabbia tiepida e pensare al suono discreto del mare che si fonde con quello del mio respiro..
Stamattina torno ad essere il ragazzo delle estati trascorse sui litorali romani.. Ricordo deliziosi amori e tutte quelle storie realmente vissute.. Storie antiche come il destino, amori ciechi e distratti da gesti affrettati ed incerti, dettagli di un passato che non ho mai dimenticato.. Anni anche senza troppa fortuna ed insuccessi da annegare nel vino rosso.. Un niente fatto di un tutto forse mai compreso completamante..

Oggi il bianconiglio non vuole saperne di fermarsi davanti alla mia finestra..
“Papa’ ma il coniglietto ha fame?”
“Niki non è un coniglietto, si chiama scoiattolo..”
“Gli regaliamo una carota papa’ ? Ha freddo papà?”

Mentre ero immerso in qualche pensiero di troppo, una bimba aveva ben chiaro l’obiettivo di questa mattina.. Salvare il bianconiglio dal freddo e dalla fame..
Una mano minuscola di infantile fattura mi tende una carota, lo sguardo è quello tenero di una bimba di 5 anni.. Nessun bianconiglio al mondo rifiuterebbe la sua offerta d’aiuto..

Ora l’ortaggio è in bella mostra sul terrazzo di casa ed aspetta immobile il suo improbabile commensale..
Spero solo che gli scoiattoli mangino carote..
I cuccioli di orso invece si nutrono notoriamente di bomboloni caldi e caffellatte..
“Vieni a fare colazione con papà Niki.. Se resti in finestra il bianconiglio non si avvicina per timore.. Lui non sa che gli vuoi bene..”

Tutta per colpa di questa tiepida malinconia

31 gennaio 2010

Forse non è un caso che una luna piena sfumata di azzurro occupi un posto così importante in questo cielo..
Una innaturale luce riflessa unge le montagne circostanti e tutto intorno a me sembra contagiato dalle sfumature fredde di un paesaggio lunare..
E’ notte.. Una di quelle notti in cui ci si perde solo per il gusto infantile di ritrovarsi..
Puntello pensieri dai colori forti alle pareti della mia mente e rimango immobile ad ammirarne ogni piccolo particolare..
Quello che la testa crea a volte la realtà distrugge, ma ti prego.. non stanotte..
Ad un tratto però, il mio credo si trasforma in un sentimento da masticare e ne percepisco chiaro il sapore.. La notte cigola sotto il peso della luna ed il cielo sembra ridimensionarsi in uno spazio angusto..
Nella penombra del mio pensiero raccolgo tutta la fantasia possibile, ma ritorna chiaro il ricordo di tutte le mie notti insonni, colme di pensieri vuoti da riempire a qualsiasi costo..
Ora tutto é buio.. Anche la luna sparisce coperta dal torpore di un cielo dubbioso..
In questi momenti di oscurità lunare mi accorgo che il pensare è solo una spietata, ma efficace, barriera che allontana me stesso dagli altri..
Come in un assurdo gioco di corteggiamenti e rifiuti i miei pensieri si rinocorrono.. si respingono.. si annullano..
La luce dei fari di un’auto che si accinge a partire, mi invita a percorrere una stradina a ritroso ed io sono pronto a farlo accompagnato da una frammentata realtà fatta di freddo, neve e ricordi un po’ marci..
La solitudine di questa sera si ammala di incomprensioni, forse siamo in troppi a balbettare passioni fingendo di provare veri sentimenti.. oppure, in fondo, è solo tutta colpa di questa mia tiepida ed inutile malinconia..

Tutta l’oscurità possibile

23 gennaio 2010

Cammino con attenzione su strade spietatamente strette.. Nessun parapetto.. Nessuna balaustra.. Ai lati di questo paradossale viottolo si apre solo il baratro..
La paura di cadere è ben diversa dal timore di volare.. e poi qui è tutto così assurdamente buio..
Camminare si trasforma un po’ come scivolare in un sonno qualsiasi..
Nessun colore.. Nessun rumore.. Delego per un istante il senso della vista alle mie mani..
Le allungo nell’oscurità tagliando lo spazio circostante senza un metodo..
Cerco di disegnare un percorso sicuro ma senza entusiasmo..
Trovo l’interruttore.. Lo premo.. Sento distintamente il click e posso immaginarmi le mie pupille dilatarsi per ricevere tutta la luce possibile in un solo momento..
C’è una profonda differenza tra una stanze buia ed un locale illuminato.. Sagome di idee scomposte rimangono piantate a terra un po’ sparpagliate e senza alcun senso logico..
Spengo di nuovo la lampada per percepire distintamente la sensazione di passare dalla luce all’oscurità totale..
Declinazioni di pensieri si sostituiscono alla delizia dei colori e delle tinte..
Smetto repentinamente di guardare.. eppure continuo a vedere..
Tutto quello che immagino possa accadere ora è un solco di luce tenue che mi indica la strada da percorrere.. e come percorrerla al meglio..
Quando la luce acceca il risultato è il buio totale.. per questo a volte è più opportuno avere a che fare con una “luminosa oscurità” di pensieri, piuttosto che affidarsi ad una “abbagliante realtà”..
Buona giornata a tutti..!

L’indifferenza degli esseri vaganti

15 novembre 2009

Un polo a Nord.. un polo a Sud..
e tra i due poli miliardi di esseri pensanti.. vaganti..
A ridosso di un’altra domenica di novembre.. mi fermo a riflettere sulla vita reale.. e sono attimi che sembrano non finire mai..
Stamattina troppi pensieri.. alcuni negativi.. Vorrei poterli scegliere e tirar via dal mucchio.. garantirmi in questo senso un po’ di tranquillità.. un break di sana positività.. ma non è facile..!
Dovrei prima imparare a riconoscerlo.. ma non so come è fatto un pensiero negativo.. Non so quanto pesa o che colore ha..
E’ solo l’intangibilità di un segnale elettrico che muta in qualcosa di virtualmente materiale.. Qualcosa di etereo.. ma allo stesso tempo così pesantemente reale..
Un messaggio che la mente sapientemente decodifica.. ed opportunamente registra.. in qualità HD..!!
Se mi chiedessero quali ingredienti ci vogliono per un sugo all’amatriciana.. risponderei senza esitare.. guanciale.. pepe.. pecorino e pomodoro..
Ma per un pensiero negativo mi riesce difficile..!
Il bisogno di capire si sovrappone alla voglia di far capire..!
I cattivi pensieri sono gli unici assassini reali in questa quotidianità.. non c’è atto sbagliato che non venga preceduto da un ragionamento sbagliato..
La mattina puoi aprire un quotidiano.. sfogliarne i pensieri.. e contare le vittime innocenti di cui le cronache sono piene..
Oppure scegliere di ignorare il marciume.. e far colazione con il solito bombolone.. immaginando che tra gli esseri negativamente vaganti.. esistano anche esseri positivamente pensanti..!!

Tra la sconfinata grandezza di una catena di stelle.. e la sconosciuta scienza di un buco nero.. lontano milioni di anni luce.. da galassie senza luce.. dimenticato in uno spazio infinito.. esiste un posto unico.. chiamato terra..!
Poi ti svegli una domenica mattina.. e ti accorgi che questa infinità di spazio è nulla.. in confronto alla distanza che separa gli esseri pensanti.. dagli esseri vaganti..
L’unità di misura è l’indifferenza.. e non è purtroppo convertibile in metri..!

Orizzonti inventati

1 novembre 2009

L’orizzonte arriva sempre al di là di dove osano gli occhi. Altrimenti è solo un limite.

Ancora un sogno

22 ottobre 2009

Ancora un sogno.. palazzi diroccati..  muri scrostati.. paesaggi completamente vuoti.. foreste secolari.. spazi aperti sconfinati ed inquietanti..! E poi una montagna avvolta in un silenzio quasi metafisico.. un’aria irrespirabile..!

Sono esattamente in un imprecisato punto dell’universo.. e  non so se sto guardando un cielo senza stelle.. tutto è così spietatamente buio..!
Vago infreddolito fra le macerie di questo sogno.. calpesto frammenti di idee e sogni stracciati.. pensieri elaborati nel sonno che forse non sono nemmeno miei..

Poi d’un tratto una luce dolciastra mi sporca gli occhi.. Riconosco amici che mi vergogno di conoscere.. Tutto si allontana e non c’è più nulla che mi sia vicino..  Conati di vita ritornano su come una nausea sconquassante..

C’è un qualcosa di orribile che si muove qualche metro sopra di me.. con lentezza.. scruta.. cerca.. squlibrato ma composto.. immobile ed idealmente invisibile.. Ma io so che è là.. e tento di cogliere l’attimo per esorcizzare questo inquietante e sconsacrato nulla.. 

E’ come se ogni barlume di purezza si fosse definitivamente spento.. vorrei esorcizzare il nulla.. ma non ho nulla da offrire.. nulla da amare.. e nulla da odiare..

E’ qualche metro sopra di me.. è il custode della mia vita.. Lui veglia addormentato sul mio deliro notturno.. E sogna la realtà..


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