Archive for aprile 2014

La spiaggia

30 aprile 2014

Misterioso, goloso, ironico, generoso, permaloso, voglioso, tenero, sensibile, picchiatello, malizioso. Sono stanco anche io di cercare gli aggettivi. In fondo non sono altro che parole rumorose nella mia testa.
Forse sono, forse non sono.
Cosa sono?
Alle 4 di notte in strada le luci appaiono appariscenti e ipnotiche, soprattutto quelle ai lati dei cancelli all’entrata delle abitazioni.
Forse perché di notte nessuno vi entra più, quindi l’atto del passaggio si sposta su un piano metafisico.
Ieri sera i tuoi baci avrebbero avuto il sapore del tabacco.
Quante volte li ho desiderati.
Quante volte ho sognato di stare insieme. In un letto, sulla neve o su un sottile strato di ghiaccio, ridendo nervosamente per la difficoltà a mantenere l’equilibrio.
Quante volte ho immaginato di andare al mare insieme.
“E se fa freddo?”
Vabbè, ci saremmo portati una coperta, un cane e qualcosa da leggere.
Il desiderio di ciò che non sai se puoi ottenere è una terra di mezzo tra sogno e realtà.
Mi piace il tuo labirinto.
Ti chiedo solo di potermi perdere ancora e magari ogni tanto dormire un po’.
Domani mi sveglierei e troverei un grande fiocco azzurro a nascondere il desiderio di esserti accanto.
Non potere non è poi così diverso dal fare finta di non potere.
Col passare del tempo, la realtà percepita guardandomi allo specchio somiglia sempre meno ad ogni aggettivo possibile. Non si fa né più interessante, né più banale, né più difficile, solo diversa.
Stanotte ho scoperto che non vale la pena fare progetti se non sai affrontare chi tenterà di farteli mettere da parte e c’è una figura riflessa che non vuole proprio mollare il mio sguardo. Mi fissa come se si trattasse di un cazzutissimo duello stile far west.
Se estraggo veloce lo sguardo forse qualcuno spara.
Bang bang, miravo a te.
Bang bang, mirava a me.
Sembra qualcosa che avrebbero potuto scrivere anche i Subsonica.
Ora sono fermo in auto sotto casa a guardare il mio naso rosso riflesso sullo specchietto retrovisore.
Aspetto ancora qualche minuto prima di entrare.
Ascolto Istrice.
Ti fa ridere?
Lo so, sembro un pagliaccio, ma non c’è problema. Posso anche accomodarmi sul sedile posteriore di questa Smart e dormire fino a farmi sanguinare i ricordi.
Il mio cuore è una spiaggia deserta e mi sento come pieno di tutto quello che la marea ha riportato a riva. Forse il mio amore è l’insieme di tutto ciò che il mare rifiuta silenziosamente e mi restituisce la notte, di nascosto, senza pietà, con imbarazzo.
La spiaggia tanto accoglie tutto. Carcasse di balene spiaggiate, vecchi relitti di barche affondate, naufraghi in difficoltà e centinaia di bottiglie di plastica.
La spiaggia è un cuore grande, immodesto e caritatevole. E io il misterioso proprietario che se ne prende cura da sempre.

Sfumature

29 aprile 2014

Non credo che esistano persone in grado di essere felici in solitudine. Ma se così fosse probabilmente avrebbero vinto loro.

Perdersi

26 aprile 2014

È sempre lo stesso sogno.
Io che sto guardando il mare agitato da una spiaggia deserta e tu che arrivi camminando lungo la riva.
Ti avvicini, allunghi la mano e mi accarezzi il viso con un petalo di rosa.
Stamattina apro gli occhi per appoggiarmi con i pensieri all’espressione dei tuoi occhi.
Lo sai?
Adoro il modo in cui mi guardi.
Adoro il modo in cui mi sento quando lo fai.
Adoro la tua fronte, le tue labbra e quelle guance che a volte giochi a colorare di rosso.
Adoro il tuo corpo, l’odore che rilascia la tua pelle quando l’accarezzo col naso e quel luogo non troppo segreto che nascondi gelosamente tra le gambe.
Adoro la tua bocca, poggiarci le labbra e poi lasciarle scivolare fino al punto dove si incontrano i tuoi seni.
Adoro accarezzarli e temporeggiare con le dita intorno al disegno del tuo ombelico. Mi piace sognare di essere così vicino da poterci bere dentro.
Adoro esplorare le tue gambe lunghe come il giorno, sfiorare le tue caviglie di metallo prezioso e stringere quei tuoi piedi, un tempo sanguinanti, che sembrano ancora così indifesi tra le mie dita.
La tua schiena è la valle incantata delle mie fiabe di bambino. I tuoi glutei un porto sicuro dove passare la notte e solo le tue mani sanno quale sia la strada del ritorno.
Mi accompagnano, mi accarezzano, mi trascinano e si lasciano trascinare.
Ora non ci sei eppure sento chiaro il profumo dei tuoi capelli.
Se chiudo gli occhi mi perdo, ma non è il solito smarrirsi.
E adesso chiedimi che cosa vuol dire in fondo “perdersi”.
Perdersi è un pensiero distratto, uno schiavo senza padrone, un diario gonfio di pagine vuote, una voce sussurrata che attraversa l’aria in solitudine.
Perdersi sono le occhiaie che ti lascia il sonno, quel calore che somiglia a un bacio e tutti i petali senza una rosa.
Perdersi è tutto e niente.
È bene, ma non benissimo.
È “ti prego stringimi la mano”.
È una goccia, un granello, un momento. Una piuma che non si accorge da quale parte sta soffiando il vento.
Perdersi è amore.
Questo mio ostinato e profondo desiderio che mi regala ogni giorno il privilegio di volerti bene.

Le storie che contano

23 aprile 2014

Un orso di peluche, un vaso di vetro, un paesaggio montano, una piazza affollata, una strada deserta, il sorriso di una donna, uno sguardo da biscotto.
Un abbraccio che scalda, due pesci che giocano a rincorrersi in uno spazio chiuso, la neve che cade, la gente di Roma, il deserto, Las Vegas, un sentimento forte, un biscotto.
Come può cambiare l’aspetto delle cose a seconda dell’angolazione. Le puoi guardare, chiamare per nome, descriverle per quello che sono o per ciò che rappresentano.
Arricchirle con un ricordo, arredarle con una storia, riempirle di significato, ma non potrai mai cambiare la natura di quello che sono.
Stamattina ho un vago senso di inquietudine che riesco a placare solo in alcuni momenti. Quando guardo una tua foto con il faccino buffo. Quando ti immagino riposare e percepisco ogni tuo respiro. Quando penso ai miei sentimenti e ci vedo crescere un girasole.
Oggi tutto scivola via nel sifone di un lavandino mentre gioco allo specchio con le mie espressioni imperfette. Il mio passato, un lavoro che dava sicurezza, amicizie che credevo indissolubili, amori radicati negli anni. Poi mi fisso sul pensiero dei tuoi occhi ed è come un fulmine a ciel sereno che mi colpisce e incenerisce ogni oltre significato.
Sei stata la cosa più importante per me e da qualsiasi prospettiva io ti guardassi, anche la peggiore, vedevo comunque amore.
Potrei allontanarmi anni luce, o prenderti per mano, ma la chimica di ciò che provo non cambierebbe.
Ho voglia di un abbraccio e una ciambella calda. Rincorrere ombre sulla spiaggia a piedi nudi. Accarezzare un sogno tutta la notte fino a vederlo scomparire nei tuoi occhi.
Sei mille pensieri e sempre lo stesso sogno. Sei cento espressioni e sempre lo stesso desiderio.
Non esiste collisione di stelle in grado di strapparmi l’anima dal petto, ma tu riuscivi a farlo con un sorriso.
Mi guardavi, non riuscivo a respirare e all’improvviso assegnavo un senso a tutto quello che stavo vivendo.
Attimo dopo attimo, sorriso dopo sorriso e pianto dopo pianto.
Tutto quello che mi arricchiva di significati e mi rendeva felice, eri tu.
Specialmente nelle piccole cose. Quei minimi gesti compiuti con amore. Quelli che sfiorano la normalità e che per me sono così importanti.
Non serve fare i conti con la propria vita e non c’è mai troppo tempo per tirare le somme. Bisogna vivere. Trovare la forza di alzarsi e rialzarsi. Combattere la tristezza, sfidare il tempo, difendere le cose e le persone che ami.
C’è un mondo intorno a me eppure stamattina la paranoia è il mio nemico da abbattere.
Non importa che tu sia Adolf Hitler, o Madre Teresa di Calcutta. La paranoia non ti giudica, si limita a colpire la tua vita polverizzando ogni briciola di buonsenso e caricandola di sensi di colpa. E così succede che un giorno sei felice e il giorno successivo ti ritrovi sdraiato sul letto a cercare le stelle in un soffitto grigio.
Senza pensieri.
Senza memoria.
Quando non ricordi le domande che ti sei appena fatto è del tutto impossibile trovare risposte.
Esiste una cosa peggiore che perdere la propria strada ed è perdere l’entusiasmo nel percorrerla. Puoi smarrirti e ritrovarti mille volte, ma se non assegni a tutto quello che fai una ragione importante, non avrà più senso che quella percorsa sia o meno la strada giusta.
Una volta mi hai parlato del fascino di un deserto e in quello stesso istante ho immaginato un’oasi. C’era acqua pura in abbondanza, cibo, riparo dal caldo, la tua dolcezza a farmi compagnia, un paesaggio di una bellezza indefinibile e la tua bussola che continuava a indicare la direzione da prendere.
Mi accontento di poco. Mi basta stare accanto a chi amo per sentire il bisogno di un piacere sconosciuto, quello di vivere davvero.
Ma tu forse sognavi un mondo fuori dalle regole dove poter essere quello che volevi, dove non c’era chi conoscesse il tuo passato e nessuno sapeva realmente chi tu fossi.
Può sembrare difficile scrollarsi di dosso il peso degli anni, i dubbi, gli sbagli, le malinconie, ma non serve creare un mondo nuovo. Basta trovare la mano giusta da stringere. Quella persona col sorriso sulle labbra, sempre pronta ad ascoltare una storia, a condividere le ansie, le gioie e le tante imperfezioni. Qualcuno che sappia perderti e ritrovarti, ridere e piangere con te e che trovi il tempo ogni mattina di dedicarti un pensiero.
C’è sempre un oasi in qualunque deserto.

Ora avvicina i pensieri. Siediti nella mia tenda. Togliti gli abiti. Mettiti a tuo agio e rinfrescati con acqua pulita. Io rimango qui, nell’universo accanto e ti ascolto con attenzione. Ma ti guarderò solo quando sarà il momento.
Forse allora ti accorgerai che non c’è felicità senza costruzione, che non c’è verità senza sofferenza, che non c’è libertà senza un legame autentico.
A volte la paura del mondo che crolla fa più male del crollo del mondo. Perché non è dalle paure che si riparte, ma è dalle macerie che si può ricostruire qualsiasi grattacielo.
Chi ti ascolta è la roccia su cui progettare ed edificare il futuro, e c’è uno straordinario paesaggio in vetta a ogni vita insieme.
Questo è ciò che penso.
Non serve essere un vincente se riesci semplicemente a essere soddisfatto, a dare un significato anche semplice a tutto ciò che fai, a rispondere sempre alle domande di una bambina di 9 anni, a non abbandonare mai un amico in difficoltà, a non preoccuparti se qualcosa non va come vorresti, ad avere sempre il tempo di ascoltare e di rispondere, di regalare un fiore, un abbraccio, uno sguardo.
Periodo dopo periodo gli anni comunque passano. Da quando ho mollato gli ormeggi mi sono accorto che sono svaniti i profili di un porto sicuro, ma giunto a metà del viaggio poi l’avevo ritrovato in te.
Così questa mattina apro gli occhi dopo 6 ore di sonno profondo e ti scrivo per dare un senso di solennità alla giornata. Perché so che leggermi ti da sensazioni positive.
Rifletto e sono frasi scritte scandagliando il mio cuore. Istantanee scattate diligentemente e disposte in un improvvisato puzzle che hanno solo lo scopo di riempire il vuoto che provo dentro ogni volta che ti sento piangere.
Vederti sorridere è stata quasi una dipendenza, ma anche vederti mangiare e riposare è una dipendenza, anche l’amore è una dipendenza. Anche la rabbia. Oddio non sarò mica un tossico?
Le mie droghe sono il tuo sorriso, il peccato, la preghiera, la complicità, la trasgressione, la devozione, le esperienze insieme, le parole che ancora non ti ho detto, le cose ancora tutte da fare, le amicizie, tutti i miei successi e le strade lastricate di fallimenti che mi hanno portato a ognuno di essi.
E poi tu che in ogni istante non smetti di essere la meraviglia che sei.
Credo di essere drogato di vita.
Credo di essere drogato di te.

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Guardo avanti

21 aprile 2014

Quando perdo qualcosa cerco prima nella tasca di un giaccone che non indosso più e se non trovo niente guardo avanti.

Sbagli

20 aprile 2014

I miei sbagli mi hanno insegnato talmente tanto che adesso trovo addirittura inutile fare una cosa giusta.

Spigolo

20 aprile 2014

L’amore è dietro l’angolo, si ma vicino a uno spigolo.

Amarti

20 aprile 2014

Amarti è un sussulto di gioia,
una fitta di dolore,
un piacere intenso.
Amarti è sangue che scorre,
tempo che non passa,
brividi sulla pelle.
Non c’è nient’altro di vero che potrei raccontare.

Quello che non capisci

18 aprile 2014

Non capirai mai che la tua anima viaggia insieme a me in ogni istante della mia giornata.
Ad occhi aperti o in ogni minuto del sonno.
Sei sempre li, in fondo al mio cuore, dolce come una carezza.
Non capirai mai che la bellezza ha sempre il profilo del tuo viso.
Che la dolcezza nasce nel chiarore dei tuoi occhi.
Che all’orizzonte di ogni pensiero brutto c’è sempre un mare fatto di serenità.
Non capirai mai che voglio solo traghettarci la tua anima.
Che un po’ del tuo profumo sarà sempre nei miei respiri.
Non voglio tirarti a me, ma indicarti la strada.
Sei il mio desiderio di sentimenti ignoti.
Quelli che scuotono.
Quelli che danno i brividi.
Quelli che acquistano forza solo se li condivido con te.
Per questo solo tu puoi vedermi sorridere o piangere veramente.
E finché il tuo cuore rimarrà una inespugnabile fortezza.
Io lo cingerò d’assedio.
Sono la tua rete sospesa sull’abisso.
E tu la meravigliosa funambola che vorrebbe attraversarlo a occhi chiusi camminando in punta di piedi su una corda tesa.

Meglio Gerusalemme

18 aprile 2014

Finché il tuo cuore sarà una inespugnabile fortezza io lo cingerò d’assedio.
Sarò il tuo cavallo e tu la mia Troia.
No vabbe’, facciamo Gerusalemme che è meglio.

Guardami

12 aprile 2014

Guardami,
fallo attraverso il tempo che passa,
lungo questa strada in salita.

Guardami,
e stringimi forte la mano,
poi guardami ancora
e non temere,
perché in ogni minuto
che passa,
il mio amore si rinnova.

Guardami
sull’orlo del baratro,
In mezzo alla gente,
o lontano dal mondo.

Guardami da vicino
o da altezze infinite,
quando sono solo,
quando sento che sto per cadere,
quando lotto per rimanere a galla,
quando mi sdraio sulla spiaggia tiepida,
o quando in cielo
si alzano le rondini.

Guardami,
più che puoi
e ascolta
i miei silenzi,
le mie promesse,
le mie incertezze,
la mie speranze effimere.

Perché
finché mi guardi,
attimo dopo attimo,
Io so che
ci apparterremo
sempre.

Briciole

5 aprile 2014

Le briciole anche servite su un piatto d’argento rimangono comunque briciole.

Quello che davvero conta

3 aprile 2014

Stamattina la stazione è fredda come gli sguardi incupiti della gente che incontro.
Per ogni viaggiatore che aspetta il treno giusto ne esiste uno che ha già raggiunto il proprio obiettivo.
Per ogni pagina rimasta nervosamente vuota c’è un foglio ricolmo di pensieri e cose già dette.
Per ogni “si” esiste un “quando”.
Per ogni “se” esiste un “come”.
Per ogni fuga esistono un “dove” e un “perché”.
Non credo di essere l’unico su questa stramaledetta terra che non ha mai pensato di tornare indietro per commettere meno sbagli, per ragionare di più sulle proprie azioni. Io vivo infettato da questo desiderio eppure contino a consumare strade e andare avanti, buttando macerie alle mie spalle e ostruendo la via che porterebbe al ritorno.
Poi però apro l’iPhone e mi fermo un istante a guardare una foto di qualche giorno fa.
I tuoi occhi. Il tuo profilo. La meraviglia di ciò che sei è un anticorpo potentissimo e ad un tratto non ho più voglia di tornare indietro, di non commettere gli stessi errori, perché cambiare anche un solo dettaglio del mio passato potrebbe non consentirmi di incontrare te.
Cosa vuoi che me ne faccia di una esistenza vuota di sbagli e piena del niente che sarei se non ci fossi tu?
Forse è proprio questo che mi aspetto dal futuro. Essere coerente con tutte le scelte della mia vita. Convincermi che il passato è importante, ma che è il domani quello che davvero conta.

La mia gioia

1 aprile 2014

Stanotte non ho fatto in tempo a dedicarti un sogno, così adesso ti dedico un pensiero piccolo. Quasi impercettibile.
Potrei essere li con te ora. Guardarti dormire e accarezzarti fino al risveglio. Cercare con la mia mano tra i tuoi capelli il perché di ogni cosa.
Stremato dai sogni e cullato dalla speranza vivo ogni giorno immaginando che tutto questo in fondo sia possibile.
Oggi ti dedico le mie dita, i miei occhi e un respiro profondo, leggero, quasi impalpabile. Una mano lenta, sensuale, incalzante che non smette di coccolarti la fronte.
Stamattina ti dedico il mio mattino, un raggio di sole, il vento fresco, avvolgente e puro.
Vorrei aprire la finestra, versarti un caffè e perdermi nei tuoi occhi.
Regalarti l’entusiasmo della quotidianità, la pace di un momento semplice dopo l’altro, senza curve d’assenza, senza picchi e ripartenze.
Vorrei stare in un altro posto ora, ma non so dove e non saprei con chi se tu non esistessi. Tu che riesci a farmi scrivere di carezze, di sogni, di mattine, di improbabili caffè e finestre aperte.
La mia gioia è nella gioia dei tuoi occhi e io la cerco ogni mattina come un talentuoso giardiniere cerca una rosa in uno sconfinato giardino senza fiori.

Fino a 10

1 aprile 2014

Da piccolo una delle prime cose che impari è “contare fino a 10”. È un gran peccato che con gli anni si dimentichi l’importanza di questo grande, immenso insegnamento…


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