La spiaggia

Misterioso, goloso, ironico, generoso, permaloso, voglioso, tenero, sensibile, picchiatello, malizioso. Sono stanco anche io di cercare gli aggettivi. In fondo non sono altro che parole rumorose nella mia testa.
Forse sono, forse non sono.
Cosa sono?
Alle 4 di notte in strada le luci appaiono appariscenti e ipnotiche, soprattutto quelle ai lati dei cancelli all’entrata delle abitazioni.
Forse perché di notte nessuno vi entra più, quindi l’atto del passaggio si sposta su un piano metafisico.
Ieri sera i tuoi baci avrebbero avuto il sapore del tabacco.
Quante volte li ho desiderati.
Quante volte ho sognato di stare insieme. In un letto, sulla neve o su un sottile strato di ghiaccio, ridendo nervosamente per la difficoltà a mantenere l’equilibrio.
Quante volte ho immaginato di andare al mare insieme.
“E se fa freddo?”
Vabbè, ci saremmo portati una coperta, un cane e qualcosa da leggere.
Il desiderio di ciò che non sai se puoi ottenere è una terra di mezzo tra sogno e realtà.
Mi piace il tuo labirinto.
Ti chiedo solo di potermi perdere ancora e magari ogni tanto dormire un po’.
Domani mi sveglierei e troverei un grande fiocco azzurro a nascondere il desiderio di esserti accanto.
Non potere non è poi così diverso dal fare finta di non potere.
Col passare del tempo, la realtà percepita guardandomi allo specchio somiglia sempre meno ad ogni aggettivo possibile. Non si fa né più interessante, né più banale, né più difficile, solo diversa.
Stanotte ho scoperto che non vale la pena fare progetti se non sai affrontare chi tenterà di farteli mettere da parte e c’è una figura riflessa che non vuole proprio mollare il mio sguardo. Mi fissa come se si trattasse di un cazzutissimo duello stile far west.
Se estraggo veloce lo sguardo forse qualcuno spara.
Bang bang, miravo a te.
Bang bang, mirava a me.
Sembra qualcosa che avrebbero potuto scrivere anche i Subsonica.
Ora sono fermo in auto sotto casa a guardare il mio naso rosso riflesso sullo specchietto retrovisore.
Aspetto ancora qualche minuto prima di entrare.
Ascolto Istrice.
Ti fa ridere?
Lo so, sembro un pagliaccio, ma non c’è problema. Posso anche accomodarmi sul sedile posteriore di questa Smart e dormire fino a farmi sanguinare i ricordi.
Il mio cuore è una spiaggia deserta e mi sento come pieno di tutto quello che la marea ha riportato a riva. Forse il mio amore è l’insieme di tutto ciò che il mare rifiuta silenziosamente e mi restituisce la notte, di nascosto, senza pietà, con imbarazzo.
La spiaggia tanto accoglie tutto. Carcasse di balene spiaggiate, vecchi relitti di barche affondate, naufraghi in difficoltà e centinaia di bottiglie di plastica.
La spiaggia è un cuore grande, immodesto e caritatevole. E io il misterioso proprietario che se ne prende cura da sempre.

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