Archive for marzo 2019

Libero

19 marzo 2019

Il primo giorno Dio separò la luce dalle tenebre. Per Alice invece ogni giorno era luce. Ogni notte era tenebre. Fatta eccezione per quelle sere da ricordare, quelle con la luna smussata. Come stasera.

Dalla terrazza Alice la vedeva conquistarsi il suo spazio attraverso il buio sopra la piazza. Jep provò a distrarla con uno sguardo, poi con qualche smorfia. Lungo il profilo di quella donna traspariva l’inesorabilità della perfezione.

Intanto il tempo declinava il silenzio al passato, lasciando lo spazio al brusio dei passanti sulla piazza. La grande bellezza. La luce. Il buio e tutto ciò che non può essere pronunciato, si perse nell’azzurro degli occhi di Alice e nell’imbrunire incerto di un lunedì amaro.

Non poteva essere che così. All’alba del suo cinquantesimo anno di vita Jep si era reso conto che un uomo è uomo solo quando è libero di essere quello che è.

Una porta da sbattere

9 marzo 2019

E poi finalmente fai piazza pulita degli opportunismi. Dei dilettantismi. Dei falsi amici. Delle conoscenze con la data di scadenza. Dei pregiudizi e dei giudizi.

Rimangono solo le righe che tiravi sul foglio prima di calcolare il totale. Sempre e comunque a tuo favore.

Quello che mi piace della rabbia gridata è la sua verità. Il suo essere presente. Il suo astenersi da ogni controllo. La rabbia gridata non fa prigionieri. Non promette futuro. Non guarda al passato. Gli basta il presente e una porta da sbattere.

#alta marea negli occhi

2 marzo 2019

Le sensazioni positive, le frasi scritte, cancellate, sussurrate, gridate, dette e contraddette.

Le immagini colorate, le impressioni sbagliate, le decisioni affrettate, gli sguardi non ricambiati e i sogni ad occhi aperti.

La irrinunciabili curiosità, le deduzioni geniali, gli aggettivi inventati, gli avverbi e gli ossimori. Le figure retoriche, i verbi all’infinito, la punteggiatura, le dichiarazioni, gli intenti, le certezze, le paure, le frustrazioni, le fragilità.

E poi la gioia, i faccini tristi, i sorrisi sinceri, gli scheletri nell’armadio, le camice stirate, i jeans strappati, il sesso spinto, gli abbracci forti, la musica di nicchia, i libri, le mani nelle mani e le mani sugli occhi.

Speravo che tutto questo mi avrebbe trasmesso la serenità di cui ho bisogno. Ma ho costruito un castello di sabbia e parole, da guardare con l’alta marea negli occhi.


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