Archive for settembre 2018

#io pensiero

26 settembre 2018

I pensieri non fanno rumore, eppure lasciano un’eco.

“Ti ricordi di me Jep? Sono un pensiero, e sono già stato qui.”

Ogni volta che la tua testa si trasforma in un castello di sabbia la tua mente diventa casa mia. Un posto dove abitare e dove gli altri pensieri mi conoscono e riconoscono.

Sono abituati a me. Ormai faccio parte del paesaggio circostante. Io sono come un ricordo che non scompare, un profumo che non svanisce, un rumoroso silenzio da ascoltare, un oscuro bagliore di luce, l’insegna spenta di un sogno ancora irrealizzato, il cuore pulsante di ogni emozione ancora da provare.

Se i tuoi occhi non mi vedono, tu non temere. Se le tue orecchie non mi ascoltano, tu non avere paura.

Non ti sei mai accorto di me prima di ora. Io invece ho sempre visto e continuo a vedere tutto.

Ascolto ogni tua considerazione con pazienza, anche la più sciocca. Attendo ogni tua decisione con fiducia, perché pazienza e fiducia sono le sole cose che fanno la differenza.

Si è fatto buio. L’attesa del mondo che ti crolla addosso è più dolorosa del crollo del mondo. L’oscurità vuole ingoiare ogni pensiero e fare sua anche la più scontata retorica. Dove sei Jep? Non riesco a vederti. Mi sono perso.

Il castello di sabbia sta venendo giù e percepisco lo spazio vuoto intorno. Percepisco ogni singola vibrazione che ruba granelli di sabbia e lascia spazio allo spazio. Ho cercato di comunicare con te ma sento che non mi ascolti. Ti ho parlato, ti sto parlando e non smetterò di chiamarti.

Non lasciarmi solo in questo spazio vuoto. Non lasciare che io sia l’unico pensiero possibile. Non lasciarmi qui, intrappolato tra tanta doverosa volontà e tanto dubbioso cannibalismo.

Non c’è più sabbia. Anche l’ultimo granello di ragione è svanito nella tua testa. Rimangono dubbi enormi come dinosauri che si incontrano e scontrano tentando di avere la meglio prima uno sull’altro e poi sull’ultimo pensiero.

Io, pensiero. Unico puntino luminoso di una lunga notte che si annuncia senza luce.

È come avere una vita in più

22 settembre 2018

A volte trovavo un ragno accomodato sul parabrezza della mia macchina. Lo sentivo come una presenza amica. Qualcuno che mi avrebbe presto liberato della prossima zanzara tigre. Per questo, ogni volta che accade, lascio che bivacchi mentre guido.

Stamattina parcheggio malissimo ed entro alla Feltrinelli di Largo Argentina. Glisso le ultime uscite. Vado diretto agli scaffali della narrativa. Comincio a scorrere i testi. Li trovo insipidi. Inizialmente non afferro neanche un libro.

Poi comincio a studiare copertine a caso. Intanto sbircio le commesse carine. Ascolto chiacchiere. Osservo i titoli dei libri in mano agli altri. Poi comincio ad ammucchiare nell’altra mano tanti libri che vorrei leggere, accudire, coccolare, a cui vorrei ridare vita.

Leggo trame. Mi interrogo sulla natura dell’ordine alfabetico. Poi sull’opportunità di un ordine cosmico. Nella mia libreria ideale, i testi sarebbero tutti in ordine di interesse crescente. Ovviamente parlo del mio interesse.

Così potrei un giorno entrare in Feltrinelli. Prendere un libro e sbuffare esclamando a mezza bocca:”eccolo”. Poi vederne un altro: “eccolo”. E così via fino al momento di andare via, avendo detto un mucchio di volte “eccolo”.

Le cassiere di Feltrinelli mi hanno sempre messo addosso una sorta di agitazione. Quasi un’ansia da prestazione. Stamattina le immagino che se ne stanno lì a giudicare spietatamente in base agli acquisti fatti. “Ecco un altro sfigato che legge Zafon e vuole fare lo scrittore”.

Rimetto sullo scaffale un testo di Carofiglio che non ho ancora letto e che avevo pensato di prendere, ma che ho poi deciso di mollare. Ora immagino di avere un debito nei suoi confronti. Di Carofiglio intendo.

Intanto dalla porta entra un ragazzotto di 14 anni insieme a quello che potrebbe essere il padre. Il ragazzo gli sta spiegando che :”lo sai che se accumuli punti sulla carta feltrinelli, è come assicurarsi una vita in più?”

Mi guardo intorno, cercando di incrociare lo sguardo di qualcun altro che abbia sentito. C’è solo un signore attempato e calvo. Indossa giacca e camicia chiari, un paio di occhiali scuri, spessi e squadrati.

Lo guardo dritto nella direzione delle lenti.

Lui mi sembra osservi di riflesso. Ma non ha capito niente. “Deve essere un altro sfigato che legge Zafon e vuole fare lo scrittore”. Penso, sorridendo di gusto.

“È come avere una vita in più”, diceva il ragazzo.

Sorrido ancora. Ecco, sì, più o meno. O forse no.

Colpiscimi forte

11 settembre 2018

È che in verità non lo so quante tempeste io abbia evitato. O in quante invece mi sia mai lanciato impunemente. Urlante. Spesso a testa bassa, come chi non pensa. In fondo nella mia vita ho temuto soltanto il tempo.

Stanotte rimetto ordine tra i miei sospetti. Disinnesco dubbi. Ricomincio a cercare un luogo. Una strada. Una ragione. E insieme alla ragione, un modo.

La colonna sonora di questo sogno stavolta la lascio scegliere ad altri. Agli animali. Alle cose. Ai rumori. Alla paganinica indifferenza di un ragno violino. Alle farfalle e ai grilli. Quelli estvi.

Tutto alla fine ritorna. Soprattutto i bei ricordi. Come torna un debito dell’ombra col sole. Come tornano gli sconfinati controcampi della mia infanzia.

Ieri guardavo l’orizzonte. L’ultima volta era stato tanto tempo fa. Ebbene lo ammetto, so essere spietatamente malinconico. Ma anche romantico. E questo fa di me una vittima predestinata.

Intanto passano i giorni e dentro i giorni si ammucchiano le ore. Esondano i minuti.

Colpiscimi tempo. Fallo in fretta dove fai più male. Cancella il passato, senza esitazione. Ma colpisci veloce che è già tempo di andare via.


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