Posts Tagged ‘alice nel paese delle meraviglie’

Se non con gli occhi chiusi

1 agosto 2019

Alice pensava a questo. Tutti dovrebbero avere un momento nel quale ci si abbandona a una qualche forma di maliconia.

Alice diceva che non sempre è necessario dichiararlo nei propri intenti. Che molte volte è opportuno sottrarre parole e non dire.

Per questo ogni tanto preferisco non raccontare. Per questo oggi uso i silenzi per lasciare intendere e per non rivelarmi.

Il mio animale domestico si è sempre chiamato ossimoro. Lo accarezzo spesso. Il mio mantra invece è l’attrazione magnetica dei poli opposti.

Ultimamente leggo molto meno, ma credo davvero di farlo meglio. Con maggiore attenzione. Dedicando la disponibilità di chi vuole imparare a imparare.

In questi giorni leggo Foucault, (non quello del pendolo, bensì Michel il filosofo) e nutro la spietata consapevolezza di non poterne uscire fuori uguale a prima.

Non c’è nessun dogma filosofico in quello che dico. Solo la devastante convinzione che questo libro finirà con il dimostrarmi la concretezza del tempo. Il suo senso pratico. La sua democratica capacità di lasciare segni profondi con precisione chirurgica e quel liberatorio “non poterci fare assolutamente nulla”.

Il mio cerchio credo di averlo chiuso anni fa con discreta precisione. Non ho detto più nulla. Non ho più fatto intendere alcunché. Solo che stamattina mi è venuta voglia di mettermi un momento davanti alla finestra a contemplare un qualcosa che non riesco a vedere, se non con gli occhi chiusi.

Scrivere e soprattutto sognare

30 giugno 2018

Il freddo. Avete presente quella scossa leggera che ne precede la percezione? Qualcosa di molto simile alle conseguenze generate dalle dita di una bella donna che ti sfiorano, in un momento in cui non ti saresti mai aspettato quelle carezze. Un gesto spietatamente proibito che ridisegna i confini di ogni pensiero.

“Avvicinati!” Le avrebbe voluto chiedere Jep. Ma Alice non sembrava aver dimenticato. “Non ci penso affatto!” Gli avrebbe sicuramente risposto. E lo avrebbe detto guardandolo negli occhi. In piedi. A pochi metri da una di quelle incantevoli fontane del centro. Osservando i vicoli di Roma come se ne fosse stata da sempre l’unica padrona.

Ci sono sere in cui ricordo ancora quelle parole mai pronunciate. “Non ci penso affatto! Fattene una ragione.”

E così mi appoggio da qualche parte. Innocuo come un arco senza frecce. Tanto più che nemmeno lo saprei usare un arco. Freccia, o non freccia.

Ieri sera il tramonto era incantevole come le donne che non ho ancora desiderato. Magari un giorno riuscirò a convincere l’estate a diventare inverno.

Baratterò la luna con la luce leggera di un’alba. Poi la trasformerò in un nuovo giorno. Insomma, mi darò da fare nel fare quello che meglio so fare. Scrivere e soprattutto sognare.

Con la coscienza sporca di uno scrittore maledetto. Uno di quelli che sarebbero capaci anche a narrarlo un lieto fine. Ma che invece “non c’è mai una stazione dei carabinieri dietro la casetta di marzapane”.


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