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Pillole di pensiero

15 novembre 2011

Stamattina ho guardato sorridente il ritratto di un uomo riflesso nello specchio e per un attimo mi è sembrato che quell’immagine ricambiasse compiaciuta il mio sorriso. Sincronie del mattino.

La mia natura tende a non separarmi mai da tutti quei pensieri che mi hanno reso canaglia e diffidente. La mia natura mi spinge verso una compulsiva collisione comunicativa, invadente, talvolta ironica ed agguerrita, soprattutto quando percepisco netta la presenza dell’imbecillità ed un suo possibile trionfo. E’ tutto questo pensare, manifestare e dubitare che mi riconcilia con il mondo intorno.

Ho una bimba di 7 anni. Quando la guardo penso al futuro e la immagino muoversi in questa società di marmellata. Eppure la vedo esuberante, decisa, sempre alla ricerca di nuove esperienze, cullata da quella fretta di crescere che avevo anche io e che ora mi riempie di inquietudine, perché i modelli di futuro che si troverà intorno sono esasperati da una società sempre più fatta di litigi, furbizie, ingiustizie e regolata da una politica ormai ridotta ad una mera tecnica di gestione del potere.
Non so quanti si siano mai fermati a riflettere come sto facendo io, ma credo che ne valga proprio la pena.

Lo sbaglio era considerare la felicità come il raggiungimento di un unico obiettivo, invece è un percorso a tappe e gli obiettivi sono ovunque intorno a me. Ho imparato a pianificare la felicità attraverso il raggiungimento di piccoli traguardi ed il mio viaggio non dura mai più di 24 ore.
Domani e domani ancora mi sveglieró, darò tutto me stesso e mi addormenterò la sera guardando l’espressione innocente di mia figlia, assaggiando una cheesecake, leggendo un libro, parlando con mio padre, i miei migliori amici, abbracciando la persona che amo e sapendo di non avere per quel giorno altro da dare, cosciente di non poter essere più felice.

Preferisco sbagliare seguendo una teoria piuttosto che una semplice sensazione.

Per essere così piccola, in questa mia realtà c’è davvero troppa confusione.

Non è nel numero delle vittorie, ma nella gestione delle proprie sconfitte che si differenzia un vincente da un perdente di lusso.

Che c’è di male, anche i giocatori di scacchi iniziano sempre con la stessa mossa. La mia è bombolone e caffellatte!

La vita è monotona, la vita è eccitante. Sono pigro, sono dinamico. Sono in gamba, sono un irresponsabile. Qualche volta mi piaccio, altre volte affatto. Lancio la monetina, non ho spicci.
Sono in tempo ed è troppo tardi per comprendere, in tempo e troppo tardi per accorgermi, in tempo e troppo tardi per prepararmi, in tempo e troppo tardi per riavere quelle mie ali nere ed il mantello scuro.
Niente si crea, qualcosa si trasforma e tutto, in fondo, si distrugge da se.

Dopo il primo calice di Masseto del 2007 senti che qualcosa può accadere. Dopo il secondo bicchiere tutto diventa possibile e verosimile. Dopo il terzo il tempo cessa, lo spazio si espande e dopo il quarto ti guardi in giro e sono tutte Charlize Theron.

Avere troppe cose da fare e non saper da che parte iniziare, equivale a non fare. L’effetto anestetizzante di questo caffè bollente trasforma la mia mente in una lama di rasoio che stamattina non è in grado nè di pensare, nè di farmi la barba, nè di tagliare a pezzi la giornata.

È proprio vero. Non siamo altro che una complessa combinazione di sentimenti, carattere, umore e condizioni fisiche. Ed in quei giorni in cui “non si sta bene” in uno o più di questi aspetti, tutto diventa maledettamente più faticoso.

A trasformare le cose che facciamo in mediocri, accettabili o eccezionali a volte sono solo piccoli, ed apparentemente trascurabili, dettagli.

A volte l’unico modo di migliorare è essere spietati con se stessi al limite della brutalità.
Potrà sembrare ingenua retorica, e forse lo è, ma io penso che per uscire dal pantano in cui qualche volta ci infiliamo servano sincera autocritica, onestà intellettuale ed un po’ di quella saggezza conquistata magari nel tempo con fatica e disciplina.

Ho il desiderio di sgranchirmi un po’ le gambe e la testa. Voglio allontanarmi da questo mucchio di carcasse di pensieri e dubbi in assetto antisommossa. Pochi passi bastano per uscire dalla mia camera, pochi metri per uscire dalla mia città, pochi anni per uscire dalla mia vita. Ma se chiudo gli occhi per un istante posso addirittura perdermi nello stesso spazio, perchè al buio tutto sembra enorme ed ogni distanza incolmabile, come nei miei sogni.

Per capire certi sentimenti devi prima allenarti bene a distinguere un’alba da un tramonto e non è solo una questione di concentrazione.

I valori importanti sono quelli che ti trasmettono i genitori, tutto il resto sono solo chiacchiere da bar e distintivo di plastica.

Certe amicizie nascono con l’etichetta di scadenza e non è mai ben visibile sulla confezione.

Per fortuna le capacità umane di creare il falso non superano mai le nostre capacità di scoprirlo.

A volte mi sveglio prima al mattino ed è solo per avere qualche decina di minuti in più da raccontare.

Oggi vorrei scrivere. Ma non posso.
Dovrei rileggere. Ma non voglio.
Osservo un criceto far girare la sua ruota senza preoccuparsi troppo delle curve a gomito. Lui accelera e dimentica. Lui corre e lascia correre. E mentre il rumore di quella ruota che gira copre il ticchettio di una vecchia sveglia analogica, io rimango qui a guardare fuori, a domandarmi in quante parti stanno cercando di frantumare il mondo.

Disegna sempre con la fantasia piccole indicazioni da lasciare in giro per chi ti sta cercando, perché anche un tesoro, per sentirsi davvero un tesoro, ha comunque bisogno di essere trovato.

Dicono che sia un professionista del poker, ma la mia vittoria piu’ grande è alta circa un metro, fa qualche capriccio e quando sorride mi trasforma in Peter Pan.

Non ho mai sopportato l’invidia e tutte quelle persone che parlano solo per svalutare gli altri, invece di riflettere su sé stessi, sulle proprie aspirazioni mancate e su un modo intelligente che li aiuti a superare i propri limiti.

Non riesco più a sognare. Mi stó trasformando lentamente in una figura mitologica con la testa di un folle disilluso ed il corpo di un insonne realista.

Come diceva sempre Ben Johnson, nella vita ci vuole tanta positività.

Perchè perdere tempo e pazienza a cercare un ago in un pagliaio quando per 40 euro si può comprare un fantastico metal detector su e-bay ?

Disegno con il pensiero una retta che unisce due desideri ed è un viaggio che termina la sua corsa nel medesimo punto di partenza.
La mia testa.
Non esistono punizioni peggiori per un pensiero del sostare stancanente nella mia testa. Quella di un bambino. Ma in fondo cosa c’è di male a sentirsi piccolo?

Ci sono notti in cui parcheggio i pensieri in doppia fila.
Notti insonni in cui respiro solitudini incurante dei divieti e dello sguardo critico delle persone che mi passano accanto.
Notti in cui passo in rassegna emozioni soffocate come farebbe un sottotenente con il suo piccolo plotone.
Sono tutte lì, ben disposte in fila.
Geometricamente silenziose. Disciplinate.
Perché io esigo rispetto dalle mie emozioni.

Il cuore è quello che la mente spesso non ha il coraggio di essere.

Il futuro è un posto sicuro dove ripongo quei pensieri che non resistono al silenzioso caos della mia mente. Un quadro senza cornice dove sovrappongo immagini, stropiccio ricordi ed etichetto i sogni inadeguati e le certezze azzoppate di un uomo dissacrante ed imperfetto.

E’ la spietata follia del bambino che è in me a spingermi alla continua ricerca del colpo di genio. E non importa se questo arriverà o meno, perché ritengo sia geniale già solo l’averci provato. Qualcuno mi ha definito “immaturo”, ma se essere “immaturo” vuol dire non cedere alla spietata quotidianità dei nostri tempi, accettando un semplice ruolo di comparsa, allora non mi resta che sorridere all’evidenza ed arrendermi alla mia immaturità.

Le persone importanti della mia vita vanno e vengono da sempre. Alcune mi sono vissute accanto, altre sono troppo distanti per farlo e certe non esistono ancora. L’unica cosa che ho imparato è che per tenerle vicine bisogna sempre sedurle.

Non dobbiamo temere il futuro, lo abbiamo già battuto in passato.

Non sono nè un architetto geniale e nemmeno un ingegnere ispirato, ma posso comunque costruire dei castelli in aria ogni volta che lo desidero.

Si può essere single per scelta o per necessità, ma difficilmente le tue scelte coincidono con le necessità dell’altra o viceversa.

Ci sono giorni in cui me ne resto passivo, seduto sul mio gradino rotto, con i pensieri appoggiati sulle cose a caso e gli occhi che sgomitano con lo sguardo per rastrellare immagini e ricordi intorpiditi dal sonno. Sono i frammenti dolciastri di una vita che in qualche modo mi parlerà sempre di te.

La mia voglia di volere qualcosa spesso si scontra con la mia voglia di non volere nulla!

Anche le più brutte parole dette da determinate persone si trasformano in romantici equilibrismi dialettici.

Lo spread tra quello che me piacerebbe magnà e quello che me posso effettivamente magnà ha raggiunto livelli record da 20 anni a questa parte.

Uno sguardo, per quanto acuto e penetrante, è comunque inutile se non hai idea di cosa guardare.

Io e il mio desiderio di partire siamo diventati amici col tempo. Chiacchierando negli scompartimenti di un treno, nelle sale d’attesa negli aeroporti e lungo tutte quelle autostrade che portavano ovunque, ma altrove.

Non esistono solo numeri e lettere, ma anche una serie infinita di puntini di sospensione! Se sai usare quelli sei a cavallo!

Questa vita somiglia sempre di più ad un viaggio in treno. Sei a bordo con la tua storia, non sai bene dove puoi arrivare e non hai più modo di saltare le soste. Così ti limiti a camminare tra gli scompartimenti alla ricerca di un posto tranquillo ed è solo un ingannevole movimento all’interno di un movimento. Una banale ed illusoria sensazione di libertà.

Un giorno un perdente vide un vincente che camminava dall’altro lato della strada e gli si rivolse dicendo: “Scusa, sai come posso fare ad attraversare?”. E l’altro gli rispose: “Guarda, non so. Non ricordo di essermi mai posto il problema di quale fosse il lato giusto, ma la direzione!”

A volte mi sento circondato da persone che sembrano le comparse dei film di natale di Carlo Vanzina.

Esiste un terzo volto della medaglia. E’ quello che puoi cogliere solo mentre la tua moneta fluttua libera nell’aria. In quel momento tutto è testa ed allo stesso tempo anche croce. Giusto e sbagliato si fondono e confondono e tu non puoi fare altro che guardare e sperare.

Lasciavo le porte del mio universo sempre aperte. Entravi era facile, uscirne pure. Oggi, se qualche volta decido di chiuderle, è perchè ho scoperto che in fondo ho già avuto, anche se solo un acconto. E per ora sto bene così.

A volte osservo le mie dita zoppicare esitanti sui tasti di questo notebook. Come spaventate da quella irrefrenabile piena di ricordi che ha rotto gli argini e trasformato ogni mio pensiero in una inconsistente ed irriconoscibile poltiglia di presente e passato.

La mia natura tende a non separarmi mai da tutti quei pensieri che mi hanno reso canaglia e diffidente. La mia natura mi spinge verso una compulsiva collisione comunicativa, invadente, talvolta ironica ed agguerrita, soprattutto quando percepisco netta la presenza dell’imbecillità ed un suo possibile trionfo.
E’ tutto questo pensare, manifestare e dubitare che mi riconcilia con il mondo intorno.

E’ come un film al cinema dove ti ostini a leggere i titoli di coda con i nomi degli operatori, produttori, stuntmen, segretarie di produzione, ringraziamenti, ma la storia è finita da un pezzo e rimanere seduti a leggere tutto il resto è solo una ricca presa in giro.

Parafrasando quel libro che non ho mai letto, direi che quando ti accorgi che tutto comincia è comunque un buon inizio.

Non serve un corso di recitazione per essere quello che sono e quello che sono è già abbastanza.

‎”Non esistono più quei valori che c’erano ai tempi di mio padre e nemmeno quelli che c’erano ai tempi miei…” cit. Mario Marcucci (mio padre), che equivale quasi and un “Dai cazzo, Gianluca!”

Prima di lamentarvi del buio, provate ad aprire gli occhi.

Vorrei regalarti un pensiero interessante, ma possiedo soltanto un miscuglio di perplessità, un mucchio di incertezze disordinate e di esperienze azzoppate, ammucchiate disordinatamente tra gli scaffali della memoria.
Ti penso. Sorrido. Mi sforzo di immaginarti. Scrivo sciocchezze e forse anche qualcosa di intelligente, ma non ne sono cosciente.
Il mio sorriso è irritante e la mia intelligenza é patetica, ma questo è il personaggio che in fondo mi appartiene di più.

C’è un conflitto sempre aperto tra quello che vorrebbe il cuore e quello che suggerisce la mente.

Sono un imperfetto sognatore, dotato di tenacia e caratteristiche pratiche eccezionali. Ho una spiccata tendenza alla scrittura, all’avventura, all’ironia, alla bizzarria e per quanto ami trascorrere il tempo con alcuni amici veramente speciali a volte non disdegno la solitudine. Quella che solo i miei pensieri sono in grado di regalare. In quei momenti il mio cuore diventa ghiaccio e nessuno puó guardarvi dentro senza prima scaldarlo almeno un po’.

C’è chi gioca per trovare la sua strada e chi per dimenticarsi di quella che sta percorrendo. Poi c’è chi crede di averla trovata una strada ed è talmente preso dalla necessità compulsiva di mostrarla a se stesso da non accorgersi che non si tratta della strada giusta.

E’ la vita. Tutto ciò che vedrai potrà essere usato contro di te…

Sono affezionato a tante persone, ma non a tutti e non alla stessa maniera. Non ho nemmeno bisogno della bidirezionalità o dei grandi numeri. La falsità e l’invidia faticano a nascondersi malgrado le maschere che alcune persone tentano di portare con disinvoltura. Anche io, volendo, ne avrei un armadio pieno, ma sento di non averne bisogno. Le trovo fuori moda come un paio di pantaloni a “zampa di elefante”. Il massimo che ho indossato in vita mia è stato un sorriso di circostanza. Un taglio classico.

Viviamo ogni giorno i paradossi della vita, pensiamo senza stupire, leggiamo senza capire, tracciamo senza definire, mangiamo senza gustare e stringiamo senza possedere.
Ogni cosa, anche la più evidente, risulta terribilmente artefatta, parziale e mutevole, come in quei paesaggi nella sfera di vetro, dove si puó alzare un po’ di neve artificiale solo scuotendone il contenuto.
Stamattina scuoto il mio mondo, respiro profondamente e provo un vago senso di irrazionale riconoscenza verso l’ossigeno, ma nessun profumo che mi ricordi chi ero e tutte quelle fantastiche esperienze vissute da bambino.
Una volta mi sono chiesto se avessi un obiettivo nella vita, e la risposta sembrava semplice: “Essere felice”.
Ora non mi basta più e mi rendo conto che vorrei sempre essere felice, ma con te.

Più passa il tempo e più mi rendo conto della ciclicità di certe conoscenze.
Amicizie che vanno, amicizie che vengono. Tutto sembra ridursi ad una specie di torre dalla quale le persone si lanciano, si frequentano ed alla fine si dimenticano quasi di averlo fatto.
Io riesco a rendermi conto delle cose solo quando smettono di cadere e toccano il fondo.
Quando arriva l’ora di sagomarle con il gessetto bianco.

Le certezze sono come grattacieli. Mi piace edificarle senza progetto e senza chiedere autorizzazioni, anche appoggiandomi su macerie di speranze pericolanti. In fondo l’abusivismo di pensieri non è mica un reato.

Ho sempre accolto ogni mia scelta accudendola, confidando in tutte quelle destinazioni che ogni volta diventavano partenze. Ogni scelta porta conseguenze ed ogni conseguenza non è che un biglietto per una poltrona di prima fila nel grande teatro che è la vita. Qui il futuro è una sorta di esclamazione da recitare a denti stretti e si pone esattamente tra un “Ahhhhhhh, ecco!” e un “Nooooooo, cazzo!”
Ma non posso saperlo prima.
Mi devo sedere.

A volte getto uno sguardo sterile sugli uomini e sulle cose che mi circondano. Così metto tra me ed il mondo un solido vetro opaco fatto di cinismo e opportunismo.
Si è vero, arriva per tutti il giorno di pensare solo ed unicamente a se stessi.


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