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Un’emozione elevata al quadrato

8 dicembre 2013

Ci sono mattine in cui mi sveglio con la stramaledetta voglia di una emozione elevata al quadrato.
Ad un tratto un dirompente bisogno di accelerare si sostituisce alla solita prudente armonia e la necessità di vincere trasforma un complicato desiderio in qualcosa di semplicemente paranoico.
Accendo la tv ed curioso un omino ingiacchettato sta offrendo, ad una sorridente signora, due fustini di detersivo in cambio di quello appena acquistato.
Lei rifiuta.
Lui insiste.
Lei rifiuta ancora.
Rinuncerei anche io se mi offrissero quant’anche 3 vite nuove in cambio della mia.
Vorrei però smettere di pensare.
Nervoso, certo.
Ma non devo esserlo.
Non oggi.
Apro incautamente un cassetto di esperienze passate e cerco la maschera giusta da indossare per l’occasione.
Provo dapprima una smorfia inopportuna, poi uno sguardo melanconico, ma alla fine è la disillusione di un ironico sorriso che sembra finalmente calzarmi a pennello.
Soddisfatto.
Mi cerco nello specchio ed è come se il mio volto fosse scomparso, cancellato, fuso tra le difformi sfumature delle mie quotidiane e molteplici maschere e io rielaboro il concetto di smorfia in precario equilibrio tra etica ed emetica.
Oggi immagino il destino in reggicalze nere e pugni chiusi.
“Più importante è la meta e più difficile sarà il tragitto.”
Intanto però cammino e mi tengo ben stretta la mia vita.

La maschera

22 dicembre 2010


Riordinare concetti ed idee e per questo forzare il pensiero per individuare da che parte è il lato oscuro.
Alzarsi con un pugno ed ascoltare una improbabile musica, è un buon tentativo di dare una collocazione ottimistica anche a questa quotidianità.
La direzione da prendere appare chiara eppure mi sento spietatamente debole, indeciso, confuso. Perso in uno scostante intimismo di idee che non migliorerà finché non avrò capito se mi trovo alla fine di un sogno oppure nel bel mezzo di una pausa.
Mi immergo in un caffellatte ancora caldo e regredisco fino a toccare il fondo del bicchiere.
I pensieri di oggi se ne stanno immobili raschiando il fondo come tanti mollicci frammenti di biscotto.
Un uomo spontaneamente creativo ed uno squallidamente superficiale si danno appuntamento nella mia testa come fossero al bar. Si guardano e si studiano a vicenda.
Indossano entrambi una maschera che vagamente ricorda alcune scene di uno stupendo film di Stanley Kubrik, “Eyes Wide Shut”.
Vorrebbero scendere a patti, ma hanno la pessima abitudine di far troppo rumore e nella mia testa stamattina il silenzio è d’oro.
In 40 anni ho incontrato troppe maschere, troppi visi nascosti, visi mascherati che spesso nascondevano i commedianti, ma non le loro inopportune commedie.
Bugiardi.
Per mentire bisogna imparare a nascondere i pensieri veri e comunicarne altri e spesso si usa una maschera.
Buffoni.
Io li conosco, anzi li riconosco ed è proprio in quel momento che sento sul mio viso il tremendo bisogno del peso di una maschera.
Così sogno di indossare anche io un costume e truccarmi in modo perfetto.
Non più una maschera, ma la maschera.
L’unica e la sola possibile quando iniziano le danze e c’è da ballare.
E’ la mia maschera.
La maschera che non nasconde.
La vera maschera di un me stesso vero fino allo stare male.
Spontaneamente maschera.
Sapientemente maschera.
Spietatamente maschera.
Posso portarla in viso con stile e naturalezza, senza che nessuno se ne accorga, perché in realtà non c’è proprio alcuna maschera a celare il mio volto.
Io sono io.
Divertente e farsesco, ma non falso, non bugiardo.
I miei pensieri sono veri.
Tragicamente veri.
Stramaledettamente veri.
A volte dissacranti, magari divertenti e che sfiorano il ridicolo, ma veri.
Posso mascherarmi, ma i panni di ciò che sono mi restano sempre attaccati addosso.
Sempre uguali.
Sempre gli stessi.

Qual’è la maschera?
Io ne possiedo una sola.
La mia faccia.
Sfruttata.
Strautilizzata ed in passato anche derisa.
Ma questo un commediante non può capirlo.
Per lui maschera significa solo finzione ed inganno.
Camaleontico.
Ipocrita.
Ti mette in crisi. Ti blocca la porta nascondendosi dietro uno sguardo, e tu non hai che un solo pensiero sincero da sbattergli in faccia.
Non hai nient’altro da proteggere se non te stesso, le tue idee, la voglia di correggere i tuoi errori.
Dietro la mia maschera c’è un io che non è niente di più di ciò che appare.
Non nascondo nessun misterioso segreto.
Io sono i miei gesti, ma non provocatemi.
E’ un avvertimento per tutte le numerose maschere ancora in circolazione.
Se avrò qualcosa da dire la dirò.
Se avrò una verità da scrivere la scriverò.
Tagliatemi la testa, le mani e lo sguardo oppure statemi lontano.
Sono infettato di verità e posso spingermi fino al limite, dove un me stesso può arrivare senza essere sconfitto.
Posso toccare il fondo, ma non frenare il mio desiderio di inseguirmi e sono sempre in grado di riconoscere un commediante.
Se sbatti la sua maschera contro il muro dell’indifferenza e dell’ipocrisia, del calcolo e dell’interesse.
Si frantuma in tanti pezzi mollicci, come i biscotti nel mio caffellatte.


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