Archive for marzo 2017

L’uomo della favola dopo

25 marzo 2017

“Se solo parlassi per la metà delle cose che scrivo sarei il surrogato di una bella persona. Ma spesso mi trovo solo. Sul palcoscenico. A guardare il pubblico senza nemmeno ricordare le battute. Forse la fantasia è un posto dove essere felici è già successo a qualcuno. Basterebbe chiedere.

Stamattina vorrei essere liberato dai condizionali e invece tutto si riduce al mio solito elenco. 

Vorrei contrarre un sentimento epidemico. Vorrei per chi amo il migliore dei mondi possibili. Vorrei incontrare Bukowski al baretto sotto casa. Vorrei trasformare la rabbia in un piacere fatto di sesso consumato. Vorrei convincere Chopin a comporre un notturno che mi faccia davvero compagnia. 

Suggerire a Leonardo di dipingerla ancora riconsiderando il profilo del suo seno. Vorrei scoprire con Galileo costellazioni nuove e tenerle al riparo da ogni impossibile infelicità. 

Vorrei un nome da gridare. Una storia da vivere. Un uomo migliore di cui farti innamorare e un cielo che non fa più paura.

Vorrei accarezzare le tue gambe. Addormentarmi sui tuoi fianchi. Partire per una missione e attraversare quell’universo che separa la testa e il cuore. 

Vorrei perdermi nel detto e ritrovarmi nel contraddetto. Vorrei uno scambio sincero di emozioni. Quel silenzioso corrispondersi intriso di sospiri e saliva che occupa abusivamente ogni mio pensiero. 

Stanotte ho arrotolato i miei sogni come la mappa di un tesoro.

Ho riempito le mie notti caricandole di responsabilità in cerca di ogni possibile significato.

Ho rimproverato il destino che sorseggiava caffè nascosto dietro al suo giornale. Poi quando ogni cosa è diventata silenzio, mi sono finalmente dannato. 

Ho ucciso tutti i miei sospiri e sono rimasto li fermo, sfinito a guardarmi sanguinare le mani.”

Natale Babbo

23 marzo 2017

Eccoli. I miei esercizi mattutini di scrittura per imparare a essere nessuno. Vivo nelle stanze d’hotel e quando rientro in pochissimi mi sentono arrivare. Poi comincio a scrivere  e spesso finisco col ripetermi.
Come tutte quelle vecchie barzellette che cominciano con “Dottore, dottore”. 
Forse ho solo paura di cosa potrebbe rimanere di me se smettessi di farlo. 
Le contraddizioni si accatastano nella mia testa e “non vederle” è più un esercizio di fantasia che una semplice distrazione. 
Un giorno dalla folla si farà avanti un uomo vestito di rosso con baffi e barba bianca che puntando il dito mi griderà: “A chi vuoi che importi che tu sia buono o cattivo, tanto babbo natale non esiste. Esiste Natale Babbo e lavora in un call center sulla Tiburtina.”

Caro Jep

14 marzo 2017

Caro Jep, è proprio vero. Si può anche rimanere intrappolati. In quello che facciamo abitualmente. In quello che siamo convinti di essere. 

Stasera, amico mio, avresti amato i colori di questa città. Roma non è una donna che si può comprare. E comunque, una donna che si può comprare, non vale mai la spesa. 

Un giorno vorrei confrontarmi con te sulla rabbia. Un sentimento che non ho mai capito. Non che possa affermare di conoscere bene gli altri, ma tra tutti la rabbia sembra dia garanzia di efficacia, di intelligenza, di laboriosità.

Mi arrabbio quando non amo lo stato delle cose. Quando le conseguenze hanno il potere di devastare la mia interiorità. Non so il motivo per cui te ne stia parlando. Forse perché anche tu, come me, sei famoso per le insonnie ostinate. Per i tuoi momenti di malinconia e per la tua rara propensione all’ottimismo troppo facile. 

Che non vuol dire essere necessariamente pessimisti. Ma solo privare di aspettative le cose intorno, prima abbiamo il potere di togliere senso a noi.

Mentre lo scrivo però ho già cambiato idea. Più invecchio e meno questa storia della rabbia mi convince. Forse la rabbia non è altro che il primo successo. Quello che una quotidianità sfavorevole può sempre vantarsi di aver avuto su di me. 

Caro Jep, adesso ti saluto. Ho stranamente sonno. Anche stanotte so che berrai molti drink, ma non molti da diventare troppo molesto. E quando mi alzerò domattina so già che te ne sarai appena andato dormire.

Piuttosto avevi ragione. “Alla fine finiamo per dare il meglio di noi proprio con gli sconosciuti.”

La zona morta

12 marzo 2017

Tutti hanno un lato oscuro. Un posto dove è difficile trovare le spiegazioni. E dove le motivazioni non sono mai chiare. Una zona morta dove la percezione di noi stessi si fonde con tutte le delusioni di una vita. Non con una. Non con due. Con tutte.

È una visione così potente e allo stesso tempo terrificante. E non si può esplorare questa zona senza una oggettiva consapevolezza di se stessi. Il rischio è cadere nella frustrazione e nel rammarico. O peggio ancora nella rabbiosa non accettazione dei propri fallimenti. 

Per non rimanere bloccati all’interno di questa trappola di auto delusioni si può solamente evitare di caderci. Per questo è fondamentale sapere dove si poggiano i piedi. Perché in questo posto il rischio è perdersi e continuare a fallire incoscientemente. Per sempre.

Non sui pensieri

10 marzo 2017

Ci sono conseguenze interessanti in ogni tramonto. Diventare all’improvviso invisibili per esempio. Fare parte del profilo semi-buio del paesaggio. Esistere più come un ricordo che una presenza tangibile. 

Certo che di cose ne accadono la sera mentre il sole tramonta. E non potrebbe essere diversamente. Esiste un altrove da cui proviene la luce che illumina le cose che accadono. Curiosi fasci di particelle che risalgono indisciplinati le correnti gravitazionali. Io intanto mi fermo un momento a pensare alle parole giuste per descrivere un evento spietatamente fisico.

Tra la via lattea e la costellazione del cigno esiste una specie di nulla nel quale tutto quello che dico fa esistere tutto quello in cui credo. Non conosco modo diverso che dare un nome alle cose per farle esistere. Alle persone. Ai fatti. Perché cose, persone e fatti assumono una forma percettibile e provocano reazioni ed emozioni soprattutto nella mia mente.

Stasera il sole tramonta sul presente. Sulle cose successe in passato. Sui posti da cui si proviene. E su tutti i luoghi dove sarò in futuro. Ma non su tutto quello che ho mangiato e bevuto stasera. Non sui pensieri. Non su tutto quello che ho fisicamente o filosoficamente racchiusi dentro.

Il brutto di dosso

8 marzo 2017

Jep direbbe che è tutto un andirivieni di pensieri. Che si parte dalla realtà per tornare alla realtà stessa, passando dal desiderio delle cose che non accadono mai. E l’abilità sta nel saper ritornare sopportando le difficoltà delle disillusioni. 

Stamattina improvviso calcoli complessi in un comodo sedile di un frecciarossa. La luce mattutina di un finestrino che inghiotte i paesaggi è la luce più giusta. Quella che illumina alla perfezione i pensieri. Ma non è questo mio correre perennemente da un lato all’altro dell’Italia che mi colpisce.

Mi colpisce più che altro la fatica che implica ogni viaggio. Quella che serve a cancellare i timori di un futuro incerto. 
Temere un errore. Stare scomodi. Essere frastornati dal rumore stesso generato dai ricordi. Viaggiare è anche questo. 

Dimenticare di essere in viaggio. Dimenticare che quel posto non è casa tua. E che lontano da casa non sei mai al sicuro. Ecco cos’è. Analizzare maniacalmente i dettagli in modo che la superficie dell’oceano sia una linea di galleggiamento perfetta sopra il mare dei pensieri più profondi. 

Bisogna avere la giusta presunzione. Prendere la propria vita, staccarla da terra e sentirla finalmente leggera. Vederla addirittura volare mentre ti ripulisci le mani dal grasso dei brutti ricordi.

Certi viaggi mi sembrano nuove comprensioni del mio lavoro. E credo che in fondo facciamo tutti più o meno lo stesso mestiere. Diamo il meglio. Togliamo al mondo il suo peso. Lo rendiamo più vicino a quello che potrebbe diventare un giorno. In qualche modo cerchiamo di toglierci solo il brutto di dosso.

Un abbraccio sincero

2 marzo 2017

Non riesco a ricordare l’ultimo giorno in cui possa affermare di essere stato davvero felice. Ma in fondo a cosa servirebbe farlo. Ricordare intendo. 

Però so che eravamo insieme in qualche altrove. In un, non meglio precisato, quando. E il tempo era diverso. Semplicemente scorreva per il gusto di scorrere.

Anche io a volte ho detto e fatto cose per il gusto di farle. Pur sapendo che non avrebbero portato a niente. Pur cosciente di essere conseguenza di una realtà effettiva così lontana da quelle distorte che mi sono sempre costruito nella testa.

Dovrei chiamare qualche stella col suo nome. Recuperare qualche lettera d’amore. Magari lasciarla nella bacheca di un bar, per chi volesse leggerla. 

Dovrei incominciare ogni una frase con un nome proprio di donna. Ho necessità di piccole risolutezze. Di situazioni emozionanti. Di una linea prospettica, nuovi punti di vista e tanti infiniti punti di fuga. 

Ma soprattutto ho necessità di un caffè doppio in tazza grande. E l’abbraccio sincero di un amico vero.

Ora come allora

1 marzo 2017

È così che l’inutile si guadagna importanza? Con la noia?

Quando il tempo mi vortica intorno. Quando non posso fare a meno di ricordare il profilo delle cose che non mi accadono mai. E sono li che mi chiedo quale nome attribuire a quel qualcuno che non le fa succedere. 

Scrivere è l’ultima possibilità che si è dato un uomo imperfetto di rileggersi. L’unica maniera che conosca per fare in modo che un qualcosa possa finalmente accadere. 

Perché mi sarei fatto parole per lei.  Mi sarei fatto storia. Ieri come oggi. Ora come allora. Per sempre mai.


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