Archive for agosto 2018

Una persona qualsiasi

28 agosto 2018

Questa volta ci ha sorpreso il buio. Non il silenzio, ma l’oscurità. Da una città che non conosci puoi aspettarti qualsiasi tempo, ma non il buio. Non la notte fonda.

Sembrava di essere in un vecchio film di John Carpenter. Un caldo umido e pungente. La nebbia. La visibilità ai minimi storici. Eppure sentivo il mare muoversi. Continuamente. A volte sornione. Altre volte rabbioso e violento.

Alice camminava sul pontile, giusto qualche passo avanti a me. È molto cresciuta in altezza. Ondeggia i fianchi su tacchi piccolissimi e sottili. Io non ho mai saputo riconoscere un vestito griffato, ma è sicuramente e costosamente coperta da capo a piedi.

Parla al telefono con un’amica che sembra più silenziosa di lei. Un personaggio inventato che ha passato così tanto tempo tra i libri da non conoscere il rumore del mare. Un qualcuno fuori luogo e fuori contesto.

Camminare senza una meta è come parlare senza avere nulla da dire. Disorienta. E non so se sia colpa del caldo. Del contesto poco abituale, o soltanto perché a in certo punto ti rendi conto di essere il tuo miglior compagno di fuga.

Queste destinazioni così abilmente nascoste dalla fretta e dalle cadenze leggere. Così celate agli occhi dal tempo. Dalla noia. Da un marchio di fabbrica di un uomo che non ha bisogno di un corso per essere una persona qualsiasi.

La mano sinistra di Alice intanto toglie via la pellicola di un pacchetto di sigarette. Un gesto ripetitivo e quasi anestetica. Poi riparla al telefono. Racconta di posti lontani e di un lavoro che ormai non ha più senso. Si porta dietro il tempo nelle parole, nelle immagini, nei gesti.

I suoi ricordi riemergono da un intreccio abissale di alghe e correnti. I ricordi si fanno largo tra il rumore delle onde e le oscurità insondabili di ogni pensiero.

Vorrei che fosse davvero qui, ma il sonno ha le valigie vuote. Infatti se mi volto è già ora di fare ritorno.

Bandiere bianche

11 agosto 2018

Cinque passate. La notte ha schivato il temporale. C’è l’orologio del campanile che rintocca silenzi, mentre la penombra dei lampioni fa da anticamera alle prime luci del giorno.

Stamattina ho già sulla pelle una teoria fatta di cornetti caldi e caffellatte. Sono fantastici quelli con le gocce di cioccolato, ma è ancora troppo presto per trovarne.

Che silenzio! Ho quasi nostalgia delle zanzare. Quelle che ti bacchettano le caviglie. Quelle che ti apprezzano mentre guardi inebetito disorientati pezzi di asteroide cadere a caso dal cielo. Piccoli. Inutili sassolini che le coppiette chiamano stelle.

Alice intanto è distante. Ha nascosto i suoi desideri in un posto lontano, in modo che non siano facili da trovare. Lo ha fatto per i ladri. Per i vanitosi. Lo ha fatto per i saltimbanchi e per i buffoni. Dribblando con lo sguardo il tempo e lo spazio.

Ogni tanto qualcuno si innamora delle mie parole, ma non oggi. Stamattina l’insolenza dei miei pregiudizi divampa a tutte le latitudini. Nel ragazzo che ero una volta. Nella persona in cui mi trasformo ogni giorno.

Intanto crollano ponti sotto le persone di tutte le età. È non è una metafora. Ricordo il terremoto in Abruzzo. Una volta Alice mi ha detto:” La verità è una bandiera che sbatte fiacca. Inconsistente e controvento.”

“Chissà”, le risposi io. “L’importante è che a sventolare non siano sempre queste maledette bandiere bianche.”


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