Bandiere bianche

Cinque passate. La notte ha schivato il temporale. C’è l’orologio del campanile che rintocca silenzi, mentre la penombra dei lampioni fa da anticamera alle prime luci del giorno.

Stamattina ho già sulla pelle una teoria fatta di cornetti caldi e caffellatte. Sono fantastici quelli con le gocce di cioccolato, ma è ancora troppo presto per trovarne.

Che silenzio! Ho quasi nostalgia delle zanzare. Quelle che ti bacchettano le caviglie. Quelle che ti apprezzano mentre guardi inebetito disorientati pezzi di asteroide cadere a caso dal cielo. Piccoli. Inutili sassolini che le coppiette chiamano stelle.

Alice intanto è distante. Ha nascosto i suoi desideri in un posto lontano, in modo che non siano facili da trovare. Lo ha fatto per i ladri. Per i vanitosi. Lo ha fatto per i saltimbanchi e per i buffoni. Dribblando con lo sguardo il tempo e lo spazio.

Ogni tanto qualcuno si innamora delle mie parole, ma non oggi. Stamattina l’insolenza dei miei pregiudizi divampa a tutte le latitudini. Nel ragazzo che ero una volta. Nella persona in cui mi trasformo ogni giorno.

Intanto crollano ponti sotto le persone di tutte le età. È non è una metafora. Ricordo il terremoto in Abruzzo. Una volta Alice mi ha detto:” La verità è una bandiera che sbatte fiacca. Inconsistente e controvento.”

“Chissà”, le risposi io. “L’importante è che a sventolare non siano sempre queste maledette bandiere bianche.”

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