Archive for ottobre 2018

#amartofobia

30 ottobre 2018

Se solo le persone si accorgessero delle stelle che hanno dentro forse reagirebbero ad una vita piena di automatismi rischiando di più per i propri sogni.

Si chiama “amartofobia” ed è la paura di sbagliare.

Stamattina frugo tra i cassetti e mi accorgo di non avere un piano per modificare il mondo. Forse perchè l’unica cosa che sono stato in grado di cambiare è stata la mia vita e non mi sono mai preoccupato del resto.

Questa rivelazione mi solleva da tutte le responsabilità, tranne quella di scoprire le definizioni nascoste tra le più piccole pieghe di questa esistenza, come quei raggi di un sole curioso che ogni tanto mi accarezzano il volto.

Come il bruciore per i tanti minuscoli graffi che la vita mi ha lasciato. Vivere in base al desiderio profondo è l’unica vita che ritengo degna di chiamarsi tale e solo chi non ha mai ceduto alla paura di sbagliare può capirmi.

Chi invece tiene chiuso il coraggio sottovuoto può anche accontentarsi di sopravvivere leggendo l’oroscopo del giorno.

Chi è migliore di chi?

Chi è più forte di chi?

Ed essere migliore vuol dire essere anche più forte?

Migliore lo scrittore del poeta, o il filosofo del giornalista?

Più forte l’uomo imprenditore o il giocatore di poker?

Io non credo che esista il migliore e per quel che vale, non credo che esista nemmeno il più forte.

Esiste il coraggio di agire e il momento giusto per farlo.

Tutto il resto è solo l’immaginazione di qualcosa che sta nel mezzo.

L’aerofagia mentale e l’abusivismo di sogni non sono reato in questa dimensione. Sto qui. Ma dovrei essere altrove nell’emisfero opposto. Sospeso con la mente tra le pagine bianche di una storia ancora tutta da scrivere.

Adoro la montagna, il mare, le mie città, ma sarei pronto a barattare ogni colore del giorno per le mille luci notturne di Las Vegas.

È un mercoledì qualsiasi, l’ultimo di ottobre. Ma fatemi pensare che sia già quel martedì pomeriggio. Fatemi immaginare il Wynn e il sole che cala riflesso sui cristalli dorati delle sue finestre. Fatemi immaginare di rivivere le emozioni delle world series di poker.

Le sconfinate sale del pavillion che si aprono mentre ogni pensiero si trasforma in un nodo alla gola. Uno di quelli che più tenti di sciogliere e più ti si stringe addosso.

Occhiali bianchi, lente scura, camicia griffata e una tazza di caffè nero nella mano destra. Ecco, quello sarà il mio martedì. La mia onda perfetta. Sarò lì, circondato dai più forti del mondo e in testa un solo pensiero. “Lasciatemi passare! Toglietevi di mezzo o vedremo cosa succede quando a una forza impossibile da fermare si oppone un ostacolo impossibile da spostare.”

Reazioni a catena nella testa mi spingono ora nella tana di un bianconiglio a stelle e strisce. Galleggio tra espropriazioni governative di pensieri, tavoli finali apparecchiati e un conto sempre aperto con il mio destino. Sul fondo solo razioni di desiderio in scatolette di alluminio mono porzione e sogni talmente affilati che solo al pensiero ti ferisci le dita.

Si è mosso il desiderio. In questo mio sogno aerei e orari non potevano essere coinvolti. E’ solo una scintilla, quella che annuncia il grande fuoco.

Il suo migliore amico

26 ottobre 2018

Alice si addormentava accarezzata da un raggio di luna. Poco importava che si trattasse di una panchina gelida, un pavimento anonimo, oppure un letto comodo.

“Qualcuno si sta prendendo cura di lei” pensava Jep, distante anni luce. E nei suoi pensieri si affollavano figure senza un volto definito, senza apparente identità.

Jep ne avrebbe voluta scegliere una per credere in lei. Una, per sperare che qualcuno si stesse davvero prendendo cura di Alice, come avrebbe fatto lui in un’altra vita. Ma come diceva il suo amico Titta di Girolamo, è difficile scegliere tra le cose che non ti fanno dormire.

“Esiste nel mondo una specie di setta della quale fanno parte uomini e donne di tutte le estrazioni sociali. Di tutte le età, razze e religioni. È la setta degli insonni. Io ne faccio parte da dieci anni.

Gli uomini non aderenti alla setta a volte dicono a quelli che ne fanno parte: ‘se non riesci a dormire puoi sempre leggere, guardare la tv, studiare o fare qualsiasi altra cosa’.

Questo genere di frasi irrita profondamente i componenti della setta degli insonni. Il motivo è molto semplice. Chi soffre d’insonnia ha un’unica ossessione. Addormentarsi.”

Stanotte l’incertezza sembra più reale del me stesso riflesso in questo specchio. “Io non sono un bastardo” mi ripeteva Jep, “non lo sono mai stato. L’universo intorno ha complottato che mi trasformassi in ciò che fino a ieri credevo di non poter mai diventare.

Per questo la continuo a cercare tra la cenere dei ricordi. Anche se continuo a sostenere che sto bene solo. Anche se ancora m’inganno con il sesso e gioco a fare finta che sia amore.

Un tempo passeggiavo per le strade di Roma. A volte solo. Altre volte con un cane stanco al guinzaglio. Oggi non riconosco più quei palazzi. Le fontane e i monumenti non mi appartengono. Tutti quei luoghi che sembravano il nostro gioco somigliano alla sceneggiatura di un vecchio film finito nel dimenticatoio.

Che fine hanno fatto i vicoli semibui che percorrevo spensierato. Che fine ha fatto Dio? Ogni giorno si prende una parte della mia vita. Un po’ di me scompare. E anche queste figure sono cambiate nella mia testa.”

Una sola cosa avrebbe desiderato Jep. Io lo so. Che ogni tanto, tra le pagine della sua vita, in mezzo a una distesa di persone, o tra i vicoli semideserti della sua città, Alice si fosse finalmente fermata malinconicamente a pensare. Osservando il nulla attraverso una fontana. Immobile. E avesse preso, anche solo per un istante, in considerazione il fatto che lui, Jep Gambardella, era stato il suo migliore amico.

#singole molecole di romanticismo

25 ottobre 2018

Giornata strana. Troppo silenzio per un giovedì mattina. Bevo un caffè e mi sembra di bere dalla tazzina dell’altro ieri. Una volta ho scritto da qualche parte che avrei sempre voglia di fare l’amore. Idee gonfie, dense. E non so quanto cose del mattino o residui di desideri di una notte andata.

Esiste uno spessore di pensieri con cui devo sempre venire a patti. Alcuni poco realizzabili. Altri nemmeno particolarmente intelligenti. Ma ce ne sono anche di veri. E sono sicuramente quelli più difficili da scrivere.

Eppure ci voglio provare. Ora, proprio adesso. Anche se è presto. Anche se sembra banale e riduttivo desiderare qualcosa di così umano a quest’ora del mattino. Che poi scrivere non mi è mai venuto difficile. Forse perchè tengo i concetti in disordine insieme ai desideri. Certo. Ma ci sono sempre tutti. Anche se dovessi farlo a caso qualcosa resta. Intanto penso.

Intanto ricordo e bevo il mio secondo caffè. Il sole mi accarezza la faccia. I gabbiani mi suggeriscono direzioni da prendere. Io restituisco sguardi con gli occhi a fessura e un’invidiabile smorfia sul viso. Volevo iniziare la giornata facendo l’amore, ma non ne sono più così sicuro. Forse volevo chiudere quella di ieri.

In verità non ricordo nemmeno cosa ho fatto stanotte. Ho visto un film. Ho mangiato un piatto di spaghetti aio e oio. Poi una fetta di formaggio. Ma non ho letto nulla. Non ho ascoltato musica. E nemmeno usato il cellulare. Ho camminato, credo. Poi mi hanno chiamato, ma non ho risposto. Non ricordo a chi.

Sono tornato a casa e ho incastrato cose nei cassetti. Ho giocato col puzzle. Poi mi sono sdraiato sul divano in terrazza e ho trascorso qualche minuto cercando di fotografare una luna bugiarda. Quel tipo di luna che a occhio nudo sembra bellissima, ma poi sulle immagini ti appare come un lampione sfocato. Una truffa che spazza via ogni singola molecola di romanticismo.

Le realtà che vediamo forse non hanno molto in comune con le realtà che memorizziamo. Guardi una tipa con gli occhiali scuri. Reggicalze e scarpe tacco quattordici. Si piega a raccogliere un fazzoletto. Ma memorizzi qualcosa di molto più simile a una colazione in Piazza di Spagna con Vivien Leigh. E poi? E poi basta.

Magari questa mattina non è stato altro che un tentativo forte di comunicare. Magari è fallito. Magari me ne farò una ragione. E magari troverò quella singola molecola di romanticismo che cerco, soltanto nella puneggiatura.

Il trucco

7 ottobre 2018

Si può essere lontani anni luce anche seduti allo stesso tavolo, nella stessa città. Oppure vicinissimi pur divisi da un oceano. 

L’amore è una percezione profonda che prescinde dalle variabili di tempo e spazio. E percepire non vuol dire altro che ascoltare col cuore. Trasformare il passato in presente. Le distanze in centimetri.  

Nella mia vita ho fatto tentativi su tentativi con l’intento di spiegarmi alcune cose legate all’amore e spesso ho fallito. Per questo ho pagato conseguenze dolorose. In qualche caso ho anche reiterato degli errori. E per quanto riguarda certi fatti sto ancora cercando di capire.

Forse la vita non è soltanto la sequenza delle cose che mi sono accadute e che sogno di realizzare, ma tutto quel dolore che ho attraversato per riuscire a capire e realizzare ogni cosa.

Tutte quello che ho sempre saputo e che nel flusso del tempo spesso ho preferito far finta di non sapere. Ho scelto di dare spazio a quel silenzio, autentico e trasparente, che se ne stava dentro, incurante come un gatto. L’ho preso, accudito e nutrito quel silenzio con parole di circostanza e copertura. Un anestetico alla quotidianità.

In fondo la vita, se smetti di farti domande, si riduce a un continuo e meno doloroso flusso di presente. Un trucco che forse, e sottolineo forse, dovrei usare più spesso.


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