L’ho fatto oggi  

Quel giorno avrei dovuto capire una serie di cose. Percepire meglio i dettagli. Interagire con tutto quello che il destino avrebbe tenuto in serbo per me. Ma non trovai cartelli ad avvisarmi. Non c’erano indicazioni. Nessuna didascalia.

Così dopo due ore ci avevo depositato una pesante pietra sopra. Soltanto tre giorni prima invece, ero stato stregato dalla muraglia cinese, ma non credevo che emularne l’architettura mi sarebbe venuto così naturale. Così ho meravigliosamente e definitivamente alzato una inutile struttura di pensieri e azioni, tutto intorno a me. Qualcosa che non mi permettesse più di vedere oltre, o di guardare indietro.

Una situazione simile mi era già accaduta qualche anno prima. Ma quando visitai l’interno del Gran Canyon in Arizona, non avevo ancora mai abbinato la parola “meraviglia” a un essere umano. Soltanto a cose. A luoghi. Fu ancor prima di scrivere un libro. Ancora prima che nascesse mia figlia. Ancora prima di capire che si può anche arrivare a scegliere di non volersi più bene. 

Quel giorno invece non immaginavo momenti epici. Dopo anni passati a leggere romanzi di ogni tipo. A capire che tra il dire e il fare c’è di mezzo il buonsenso, la lucidità, l’onestà intellettuale e la sapienza linguistica. 

Sono stato un uomo pazzo d’amore per i suoi personaggi. Reali o inventati. Ma soprattutto un uomo innamorato delle sue sceneggiature e dei suoi “lieto fine”. Anche se soltanto sognati. Un uomo che ha corso a perdifiato per stare vicino ai sospiri, alle mezze parole, alle occhiate e a quei passaggi quasi casuali che poi tanto casuali non lo sono mai stati.

Le esperienze passate non mi avevano detto tutto. Ma erano state oneste, perché mi avevano comunque trasmesso tutto quello che avevano potuto. Lei però era oltre. E non avevo idea di cosa volesse dire.

Certo è che a volte il destino organizza i dettagli come fosse un dio cattivo. Ma questo è secondario. Perché prima è sempre venuto il mio disperato desiderio di averla vinta su tutto, destino compreso. Sui miei molteplici stati d’animo. Sui miei stessi personaggi. Sulle conseguenze delle tante transazioni emotive. Sul mio profondo desiderio di trovare risposte. Di capire.

Ecco, il desiderio di capire. Che è fondamentale perchè rovescia l’approccio. Quando desidero è perché non ho. E desiderare di capire significa soprattutto “non aver capito”. Allora il meglio che ho saputo fare è stato gridare sbracciandomi nell’ignoranza. Solo per farmi notare da qualche “mezzo di soccorso” e uscirne. 

È la lotta disperata per vedere quando non si vede, per sapere quando non si sa, per credere quando non si crede. Ma che cosa passa nella testa di una persona innamorata quando non accetta lo stato dei fatti? 
Sembra una sciocchezza. Invece è un passaggio fondamentale nella vita di tutti. Perché tutti, ma proprio tutti, alla fine si innamorano.

E che cosa fai quando solo la parte oscura di te ti offre aiuto? 

Il controllo è impossibile. Perché si esercita solo sul controllabile. E non su tutto quello su cui andrebbe esercitato. 

Indesiderabile destino. Sintatticamente la parola suona ineccepibile. E il destino drammaticamente non parteggia. Non spiega cosa bisognerebbe fare, dire, o pensare nella vita. Non commenta. Non invade. La sua azione ti sta accanto. Ti cammina dietro. Ti avvicina alla vita che è, perché lui la vita la sente con la pancia.

E amare non vuol dire anche “saper amare”. Così come “amare visceralmente”, non implica il saper amare allo stesso tempo anche noi stessi. Esiste una parte oscura nell’amore. Un luogo pericoloso. Un tugurio ossessivo e perverso dove alla fine trovi anche comodo e confortevole stare. 

Quando ci passi troppo tempo finisci con l’affezionarti alle sue parti più nere. Oppure col voler a tutti i costi fuggire demolendo i ponti dietro. Distruggendo strade. Edificando quelle grandi muraglie di cui parlavo prima. Così l’amore non vince. Non vince nessuno. 

Ecco cosa non mi avevano detto a scuola. In nessuna delle scuole. Non mi avevano parlato dell’amore. Del sentimento sì, del desiderio tantissimo. Dell’odio anche, molto. Dell’amore mai. 

Nemmeno di quel coraggio inconsciente che ci vuole per buttarsi senza riserve alla ricerca dell’altro. Ignorando che l’altro magari sta conducendo una “sua battaglia”, e la sua battaglia apparterrebbe anche a te, se davvero amassi. Se davvero credessi di essere vivente e premuroso nello stesso mondo.

In questo momento credo che una delle parole più usate sull’intero pianeta sia la parola “ti voglio bene”. Difendiamo giustamente i nostri “ti voglio bene”, ma soltanto a parole. Dire è un diritto di tutti, ma è il “fare” che qualifica tutti i diritti. E questo clima si era infiltrato anche in questa storia. Fatta anche di momenti bellissimi da ricordare, ma soprattutto di cose deprecabili da cancellare. Per sempre. 

Ottima cosa il diritto. A volte basta a restituire un uomo a se stesso e alla sua dignità. La vita in fondo non ti accusa. Non ti giuduca. Ci rende solo testimoni. Ci mette in pericolo. E quando può, ci sveglia.

Bisognerebbe fare una prova concreta. Fermare tutto, osservare, considerare. Rendersi conto di quanto amore ci vuole per se stessi, prima di imparare a “saper amare” qualcun altro. E che le persone esistono anche quando non sono amate. 

Come noi. Come gli altri dentro e fuori di noi. E come noi dentro il cuore degli altri. Esistiamo a intermittenza, a volte più incisi a volte sbiaditi. Poi è la vita che arriva a ricordarci che siamo vivi. Con i nostri sbagli. E che ogni parte di ciò che facciamo contribuisce a essere quello che siamo. Ciò che decideremo di raccontare dopo conta poco. 

Niente fa presa sulla vita, più della nostra stessa vita. Quel giorno avrei dovuto capire una serie di cose. L’ho fatto ora.

3 Risposte to “L’ho fatto oggi  ”

  1. Come parole di polvere Says:

    Meglio tardi che mai😁😁😁dicono.

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  2. fede63 Says:

    tutto ciò è molto umano, è comprensibile, e molto mascolino… tu almeno hai avuto la volontà di guardarti, di dichiararlo e di fare qualcosa in merito. i miei complimenti.

    Liked by 1 persona

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