Le storie che contano

Un orso di peluche, un vaso di vetro, un paesaggio montano, una piazza affollata, una strada deserta, il sorriso di una donna, uno sguardo da biscotto.
Un abbraccio che scalda, due pesci che giocano a rincorrersi in uno spazio chiuso, la neve che cade, la gente di Roma, il deserto, Las Vegas, un sentimento forte, un biscotto.
Come può cambiare l’aspetto delle cose a seconda dell’angolazione. Le puoi guardare, chiamare per nome, descriverle per quello che sono o per ciò che rappresentano.
Arricchirle con un ricordo, arredarle con una storia, riempirle di significato, ma non potrai mai cambiare la natura di quello che sono.
Stamattina ho un vago senso di inquietudine che riesco a placare solo in alcuni momenti. Quando guardo una tua foto con il faccino buffo. Quando ti immagino riposare e percepisco ogni tuo respiro. Quando penso ai miei sentimenti e ci vedo crescere un girasole.
Oggi tutto scivola via nel sifone di un lavandino mentre gioco allo specchio con le mie espressioni imperfette. Il mio passato, un lavoro che dava sicurezza, amicizie che credevo indissolubili, amori radicati negli anni. Poi mi fisso sul pensiero dei tuoi occhi ed è come un fulmine a ciel sereno che mi colpisce e incenerisce ogni oltre significato.
Sei stata la cosa più importante per me e da qualsiasi prospettiva io ti guardassi, anche la peggiore, vedevo comunque amore.
Potrei allontanarmi anni luce, o prenderti per mano, ma la chimica di ciò che provo non cambierebbe.
Ho voglia di un abbraccio e una ciambella calda. Rincorrere ombre sulla spiaggia a piedi nudi. Accarezzare un sogno tutta la notte fino a vederlo scomparire nei tuoi occhi.
Sei mille pensieri e sempre lo stesso sogno. Sei cento espressioni e sempre lo stesso desiderio.
Non esiste collisione di stelle in grado di strapparmi l’anima dal petto, ma tu riuscivi a farlo con un sorriso.
Mi guardavi, non riuscivo a respirare e all’improvviso assegnavo un senso a tutto quello che stavo vivendo.
Attimo dopo attimo, sorriso dopo sorriso e pianto dopo pianto.
Tutto quello che mi arricchiva di significati e mi rendeva felice, eri tu.
Specialmente nelle piccole cose. Quei minimi gesti compiuti con amore. Quelli che sfiorano la normalità e che per me sono così importanti.
Non serve fare i conti con la propria vita e non c’è mai troppo tempo per tirare le somme. Bisogna vivere. Trovare la forza di alzarsi e rialzarsi. Combattere la tristezza, sfidare il tempo, difendere le cose e le persone che ami.
C’è un mondo intorno a me eppure stamattina la paranoia è il mio nemico da abbattere.
Non importa che tu sia Adolf Hitler, o Madre Teresa di Calcutta. La paranoia non ti giudica, si limita a colpire la tua vita polverizzando ogni briciola di buonsenso e caricandola di sensi di colpa. E così succede che un giorno sei felice e il giorno successivo ti ritrovi sdraiato sul letto a cercare le stelle in un soffitto grigio.
Senza pensieri.
Senza memoria.
Quando non ricordi le domande che ti sei appena fatto è del tutto impossibile trovare risposte.
Esiste una cosa peggiore che perdere la propria strada ed è perdere l’entusiasmo nel percorrerla. Puoi smarrirti e ritrovarti mille volte, ma se non assegni a tutto quello che fai una ragione importante, non avrà più senso che quella percorsa sia o meno la strada giusta.
Una volta mi hai parlato del fascino di un deserto e in quello stesso istante ho immaginato un’oasi. C’era acqua pura in abbondanza, cibo, riparo dal caldo, la tua dolcezza a farmi compagnia, un paesaggio di una bellezza indefinibile e la tua bussola che continuava a indicare la direzione da prendere.
Mi accontento di poco. Mi basta stare accanto a chi amo per sentire il bisogno di un piacere sconosciuto, quello di vivere davvero.
Ma tu forse sognavi un mondo fuori dalle regole dove poter essere quello che volevi, dove non c’era chi conoscesse il tuo passato e nessuno sapeva realmente chi tu fossi.
Può sembrare difficile scrollarsi di dosso il peso degli anni, i dubbi, gli sbagli, le malinconie, ma non serve creare un mondo nuovo. Basta trovare la mano giusta da stringere. Quella persona col sorriso sulle labbra, sempre pronta ad ascoltare una storia, a condividere le ansie, le gioie e le tante imperfezioni. Qualcuno che sappia perderti e ritrovarti, ridere e piangere con te e che trovi il tempo ogni mattina di dedicarti un pensiero.
C’è sempre un oasi in qualunque deserto.

Ora avvicina i pensieri. Siediti nella mia tenda. Togliti gli abiti. Mettiti a tuo agio e rinfrescati con acqua pulita. Io rimango qui, nell’universo accanto e ti ascolto con attenzione. Ma ti guarderò solo quando sarà il momento.
Forse allora ti accorgerai che non c’è felicità senza costruzione, che non c’è verità senza sofferenza, che non c’è libertà senza un legame autentico.
A volte la paura del mondo che crolla fa più male del crollo del mondo. Perché non è dalle paure che si riparte, ma è dalle macerie che si può ricostruire qualsiasi grattacielo.
Chi ti ascolta è la roccia su cui progettare ed edificare il futuro, e c’è uno straordinario paesaggio in vetta a ogni vita insieme.
Questo è ciò che penso.
Non serve essere un vincente se riesci semplicemente a essere soddisfatto, a dare un significato anche semplice a tutto ciò che fai, a rispondere sempre alle domande di una bambina di 9 anni, a non abbandonare mai un amico in difficoltà, a non preoccuparti se qualcosa non va come vorresti, ad avere sempre il tempo di ascoltare e di rispondere, di regalare un fiore, un abbraccio, uno sguardo.
Periodo dopo periodo gli anni comunque passano. Da quando ho mollato gli ormeggi mi sono accorto che sono svaniti i profili di un porto sicuro, ma giunto a metà del viaggio poi l’avevo ritrovato in te.
Così questa mattina apro gli occhi dopo 6 ore di sonno profondo e ti scrivo per dare un senso di solennità alla giornata. Perché so che leggermi ti da sensazioni positive.
Rifletto e sono frasi scritte scandagliando il mio cuore. Istantanee scattate diligentemente e disposte in un improvvisato puzzle che hanno solo lo scopo di riempire il vuoto che provo dentro ogni volta che ti sento piangere.
Vederti sorridere è stata quasi una dipendenza, ma anche vederti mangiare e riposare è una dipendenza, anche l’amore è una dipendenza. Anche la rabbia. Oddio non sarò mica un tossico?
Le mie droghe sono il tuo sorriso, il peccato, la preghiera, la complicità, la trasgressione, la devozione, le esperienze insieme, le parole che ancora non ti ho detto, le cose ancora tutte da fare, le amicizie, tutti i miei successi e le strade lastricate di fallimenti che mi hanno portato a ognuno di essi.
E poi tu che in ogni istante non smetti di essere la meraviglia che sei.
Credo di essere drogato di vita.
Credo di essere drogato di te.

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