Dall’uno al cento

Stasera mi guardo allo specchio ed è come aspettare un vecchio ascensore. Osservo quel bagliore arrivare dal basso e riempire lo spazio libero tra i pensieri. Poi nuovamente il buio. 

Nella stessa identica maniera Alice mi guardava dritto negli occhi. Era un interesse passeggero. Lo stesso di chi si ferma a guardare la propria ombra e si domanda se sia davvero la sua.

Alla fine finisco sempre per immedesimarmi con gli stessi ricordi. Solitario come un’impercettibile onda gravitazionale. In sequenza come quei tasti luminosi che annunciano il susseguirsi dei piani. 

Alice misurava lo spazio lasciato libero dai ricordi. Amava tratteggiare con gli occhi il vuoto. Le piaceva unire tutti i puntini dall’uno al cento. E credo fosse questo il suo modo di orientarsi tra gli uomini.

 

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