Succede e basta

Ieri ho comprato un biglietto per Amsterdam. Era tanto che volevo andare. Parto il 7 novembre.
Lo sai che ci sono oltre 50 musei?
Ho immaginato spesso di passeggiare con te in questa città e guardarli tutti. Con il freddo, mano nella mano. Accorgermi a un certo punto che hai un sorriso triste e darti un bacio. Riuscire a farti fare una smorfia dove mimi la gioia. Forse sorrideresti in modo diverso e il mio desiderio di serenità sarebbe temporaneamente appagato.
La verità è che sai sorridere. I sorrisi li sai trattare, li sai adoperare e mettere disciplinatamente in fila senza che rompano le righe. Anche quando sei maledettamente triste.
Sorridere è una grande libertà. La capacità di bersi la vita e immaginare un “magari” diverso.
L’autunno si sta finalmente disimpegnando con le foglie. Occorre dargliene atto. Non ho idea di che tempo faccia ad Amsterdam. Immagino un bagliore giallastro al posto del sole.
Stamattina aspetto, rifletto, tergiverso. Ho sbucciato una mela indispettito, pensando che da qualche parte nasconda carboidrati. Me lo hai detto tu. Poi ho bevuto un po’ d’acqua e limone.
Aspetto pazientemente. Aspetto il massaggio delle dieci. Aspetto il caffè lasciato morire in una tazzina mette parlo con il mio amico in Unicredit. Aspetto e gioco a infiocchettare con un “nastro azzurro” la latente malinconia che circonda le parole che stanno per nascere.
Aspetto un sorriso diverso, aspetto la fila al check in e il diluirsi lento delle ore sotto un cielo color preservativo.
Ogni mattina ci vediamo. Al solito posto. Dentro le parole. Seduti in quel nostro modo di dirsi buongiorno come fosse il bancone di un bar.
Non conosco altro modo di stringerti forte e mettere fine alle farneticanti bugie che ogni tanto mi racconto. Alle illusioni che coltivo con scarsa coerenza. Alle deliranti aberrazioni di un sentimento a cui non so dare un nome e dal quale sfuggo per non farmi riconoscere.
Le mie maschere sono fatte di ossimori, avverbi, aggettivi, predicati e sottintesi. Figure retoriche, sottrazioni indebite di senso, ricerche spasmodiche di significato, verbi senza tempo. E l’unica costante è il sorriso. A volte triste, amaro, raffermo, ma sempre spontaneamente sincero.
Un sorriso a tratti, episodico, lasciato defluire o annichilito dalla riflessione, liquido come un bicchiere di vino rosso o denso come la cioccolata calda.
Ci sarebbero un paio di cose che vorrei dirti.
Sei deliziosa quando la luce del giorno ti si appoggia sulla pelle e illumina il tuo viso. Quella luce che passa anche attraverso un sorriso, un silenzio, uno sguardo. Non te lo sto scrivendo, succede e basta.
Quanta inquantificabile meraviglia e quanta indecifrabile bellezza nasconde ogni tuo risveglio.
E quante parole sfuggono ogni mattina al mio buongiorno.
Non lo so. Non te lo sto scrivendo.
Succede e basta.

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